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Segnalato su Webtrekitalia - Portale di cultura Trek

L’ospite accanto a me è Federico Zecca. Semiologo.
Lo spunto per quest’incontro è dato dalla recente uscita del volume “Il porno espanso. Dal cinema ai nuovi media” (Pagine 484, Euro 34.00) – da lui curato insieme con Enrico Biasin e Giovanna Maina – pubblicato dalle Edizioni Mimesis.
Riunisce una serie di contributi dedicati alla pornografia audiovisiva contemporanea, intesa come forma culturale veicolata attraverso molteplici piattaforme tecnologiche (cinema, televisione, Internet). Nella prima parte, il volume analizza i meccanismi economici, sociali e linguistici che sottendono l’attuale produzione pornografica, soffermandosi in particolare sulle modalità di produzione/rappresentazione e sulle pratiche di fruizione/partecipazione. Nella seconda parte, il volume esamina i processi di migrazione che portano la pornografia audiovisiva a disseminarsi all’interno di altri sistemi espressivi (cinema d’autore e di genere, arti visive, video-clip, fiction televisiva, fashion design).
Per più diffuse notizie sul libro, sugli altri due co-curatori, e gli autori dei saggi: CLIC!
Federico Zecca svolge attività didattica e di ricerca presso l’Università di Udine, dove ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Studi Audiovisivi. Ha insegnato Linguaggi del teatro presso l’Università di Cagliari e Comunicazione artistica e Semiologia del cinema e dei nuovi media presso l’Università di Trieste. E’ autore di numerosi saggi in volumi e riviste nazionali e internazionali. Collaboratore dei Quaderni del CSCI, è redattore di Cinergie. Il cinema e le altre arti e di Cinéma & Cie. International Film Studies Journal. Tra le sue pubblicazioni, Tullio Kezich, il mestiere della scrittura (2008, con Riccardo Costantini), Cinema e fumetto/Cinema and Comics (2009, con Leonardo Quaresima e Laura Ester Sangalli).

 

 

Benvenuto a bordo, Federico…
Bentrovato Armando
I tre fratelli, Massimiliano, Andrea, Jacopo Arcioni del Centrovini Arcioni, stellare enoteca romana in Via della Giuliana 13, hanno consigliato d’assaggiare durante la nostra conversazione nello Spazio questo “Luigi e Giovanna” di Barberani; il vino – prodotto in bottiglie numerate da 1 a 2660 – è così chiamato quale omaggio dedicato dai figli Bernardo e Niccolò ai genitori in occasione del cinquantesimo anniversario dell’Azienda… cin cin! 
Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo “a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore… insomma, chi è Federico secondo Federico…
Tre aggettivi: introverso, ossessivo, appassionato.
Ora che i miei avventori ti conoscono meglio, dimmi da quali motivazioni nasce il libro “Il porno espanso”
Nasce dalla presa d’atto che la pornografia audiovisiva rappresenta una realtà saldamente attesta sia sul piano economico sia sul piano sociale. Basti pensare che esistono circa 4 milioni di siti pornografici (il 12% di quelli presenti nella rete) e che ogni mese questi siti ricevono circa 72 milioni di visite da tutto il mondo. Il volume intende rendere conto proprio della “deflagrazione fenomenica” della pornografia audiovisiva, e della sua “proliferazione” all’interno del panorama mediale contemporaneo. In accordo con l’assunto teorico dei porn studies, il volume concepisce la pornografia audiovisiva come una forma culturale complessa, compiutamente sviscerabile solo attraverso una prospettiva sistemica e multi-disciplinare.
So che il libro fa parte di un più vasto progetto internazionale…
Sì, “Il porno espanso. Dal cinema ai nuovi media” rappresenta il primo frutto di un progetto di ricerca più ampio, di carattere squisitamente accademico. Il volume raccoglie, tra l’altro, alcune delle relazioni tenute all’VIII International Film Studies Spring School di Gorizia, una scuola di dottorato internazionale organizzata dall’Università degli Studi di Udine in collaborazione con gli atenei di Amsterdam, Bochum, Francoforte, Liegi, Malta, Parigi 3 e Pisa. Dal 2009, la Spring School ospita anche una sezione dedicata allo studio della pornografia audiovisiva, coordinata da me insieme a Enrico Biasin e Giovanna Maina che, come hai ricordato prima, sono co-curatori del volume. Proprio quest’anno abbiamo lanciato un progetto di ricerca pluriennale, intitolato Cartography of Pornographic Audiovisuals, che ha l’ambizione di compilare una sorta di “atlante storico” della pornografia mondiale, con particolare riguardo alle differenti produzioni nazionali. In più, dal prossimo anno la sezione disporrà di una propria collana di studi in lingua inglese; abbiamo già in cantiere due volumi sulla pornografia audiovisiva sud-americana e nord-europea.
Sul piano della fruizione quale il principale segno che è cambiato rispetto alla pornografia stampata (scritta o fotografica) con l'avvento della pornografia audiovisiva?
La pornografia cinematografica si fonda su una fruizione collettiva e pubblica: il principale elemento distintivo in rapporto alla pornografia stampata è questo. Le prime pellicole pornografiche venivano proiettate nei bordelli, per eccitare i convenuti e prepararli ai successivi amplessi. In seguito, la sala a luci rosse ha per così dire “disciplinarizzato” lo spettatore, limitandone le possibilità autoerotiche in presentia. Prima dell’avvento dell’home video (e poi della Rete), dunque, i film porno forniscono uno stimolo “prolettico”, che lo spettatore soddisfa (forse) in seguito, magari proprio con l’aiuto di una rivista.
Che cos'è accaduto poi nell'audiovisivo con l'avvento della Rete?
Portando alle estreme conseguenze la “logica” dell’home video, la Rete ha per così dire normalizzato e “quotidianizzato” il consumo di pornografia, trasformandolo in un genere di intrattenimento “comune”, soprattutto in alcune fasce socio-anagrafiche. La fruizione computer-based di materiali hardcore è divenuta infatti parte di una più generale modalità di consumo multitasking, che incoraggia gli utenti a soddisfare diversi bisogni, portandoli a intervallare – come ha scritto Katrien Jacobs – attività diverse come fare shopping, chattare, spiare, andare a caccia, masturbarsi e fare amicizie.
Quali discipline sono coinvolte nei "porn studies" ai cui assunti teorici il volume appartiene?
I porn studies rappresentano una sorta di “ircocervo disciplinare”, che raccoglie film e media studies, cultural studies, gender e body studies, queer studies, eccetera. Ciò che tiene insieme queste diverse discipline è la comune “sensibilità” verso l’oggetto. I porn studies non sono infatti interessati a stabilire, in un’ottica censoria o libertaria, il valore “politico” della pornografia, e a dibattere se essa debba esistere o meno – questione che sembra continuare a suscitare l’interesse di filosofi come Michela Marzano o Simone Regazzoni –, ma a metterne in luce l’eterogeneità discorsiva, le tipologie industriali, le modalità di consumo, eccetera.
Sia nella Premessa, sia in altri momenti dei vari saggi che compongono il libro, si trova l'espressione plurale "pornografie". Non esiste, quindi, una sola pornografia? Perché?
La “svolta digitale” (e la rivoluzione delle ICT che ne è seguita) ha determinato l’irrefrenabile proliferazione delle pornografie, portando la circolazione dei materiali hardcore (grazie alla nuova accessibilità telematica) a raggiungere un volume mai sfiorato in precedenza. Tale proliferazione si è declinata non solo nella moltiplicazione quantitativa della produzione pornografica, ma anche nella sua differenziazione (e targettizzazione) “qualitativa” lungo l’asse intergenerico-parafiliaco-sottoculturale. La Rete ha permesso, infatti, anche la produzione di pornografie indipendenti e alternative e lo sviluppo di nuovi stili pornografici capaci di rivolgersi efficacemente a nuove audience, in particolare a quella femminile.
Secondo molti studiosi in un tempo meno lontano di quanto s'immagini impareremo codici capaci di svelare nuovi segreti della natura, passeremo la barriera dell'infinitamente piccolo, si dilaterà la concezione di Spazio, saremo capaci di percepire nuovi stati e livelli di esistenza, la nostra coscienza-mente-identità sarà più vasta e ne saremo consapevoli… in che modo prevedi che tutto questo influenzerà la sessualità?
Penso che la “tecnologia del piacere” (in senso lato) rappresenti uno dei principali campi di investimento sociale. Qualunque evoluzione tecnologica viene (e verrà) declinata (anche) in senso sessuale. Positivamente? Non so dirlo.
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… che cosa rappresenta quel videomito nel suo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
Impossibile negarne l’importanza culturale, e in ambiti diversi: il genere fantascientifico, la serialità televisiva, l’economia culturale, eccetera. Debbo confessare, però, che Star Trek non ha grande rilevanza nel mio immaginario personale.
Siamo quasi arrivati a Zekka-F, pianeta abitato da alieni che nei loro programmi scolastici, fin dalle elementari, hanno fra le materie i porn studies… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di “Luigi e Giovanna” consigliatoci dal Centrovini Arcioni di Roma. Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Contaci!
Ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

È possibile l'utilizzazione di queste conversazioni citando il sito dal quale sono tratte e menzionando il nome dell'intervenuto.

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commenti presenti

Ottima intervista. Uno sguardo del tutto nuovo su un paesaggio antico.

inviato da Luca Massa
 

Grazie x la segnalazione di questo libro di cui non sapevo e che acquisterò prossimamente. Seguo questo sito proprio perché segnalate cose che spesso non si trovano altrove, continuate così. Giorgio Saraceno

inviato da Giorgo Saraceno
 

Gradirei sapere da l prof. Zecca se esiste una valutazione, in cifre, della contrazione del numero delle sale cinematografiche a luci rosse in Italia dopo la diffusione dell’home video e della Rete? Grazie. ornella maugeri

inviato da ornella maugeri
 

Non direi che si tratta di un “paesaggio antico” come sostiene Massa. Il merito di questo libro mi pare che srisieda nel riflettere su un paesaggio nuovo della pornografia. Ne approfitto, però, per una domanda all’intervistato. Che cosa c’è di “antico” nel nuovo che lei ha affrontato? Enrica Sarti

inviato da Enrica Sarti
 

Pur riconoscendo che lì intervista è ben condotta, una domanda che mi pare importante mi pare manchi. Il consumo della pornografia da parte del pubblico femminile in quali caratteristiche cambia rispetto a quello maschile? Vorrei una risposta da Federico Zecca. gianni smuniak

inviato da gianni smuniak
 

A proposito di quanto detto (fra domanda e risposta circa futuro e tecnologia) penso che la tecnologia uccida il piacere. So che su questo sito tanto tecnofilo (troppo, mi pare) le mie parole saranno sgradite. Mara Picchi

inviato da Mara Picchi
 

In realtà ho notato anch’io che Adolgiso dà molto spazio alla filosofia PostUmanista e a tutto quanto le tecnologie propongono esaltandone la forza e trascurandone i limiti. Mi piacerebbe ospitasse anche qualche “antichista”. Chiedo troppo? Furio M.

inviato da Furio M.
 

Invio qui di seguito indirizzo di pagina - di mio blog - che tratta di cinematografia d'essai . L 'essai' è arte ben lontana da quella a 'luci rosse' trattata qui con la collaborazione di Federico ZECCA . Tuttavia le valutazioni su ciò che viene rappresentato in entrambe sono accomunate da riflessioni che - se ben svolte - portano a considerazioni artistico/scientifico di rilievo . Ecco l'indiririzzo della pagina ; http://soloalsecondogrado.wordpress.com/quattro-chiacchiere-sul-cinema-d-essai-e-sul-suo-scomodo-valore/ ,buona lettura !

inviato da soloalsecondogrado
 

 

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