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The guest of horror

 

283. Tante il numero di copie per la distribuzione nelle sale italiane del film “Barbarossa”.
Voluto a tutti i costi da Bossi per celebrare la Lega del 1167 (priva allora dei Gentilini, Borghezio, Tosi, altrimenti il Barbarossa avrebbe vinto di goleada); pellicola caldeggiata, insieme con altri piacerini richiesti, da Berlusconi in una famosa telefonata ad Agostino Saccà (“C´è Bossi che mi sta facendo una testa tanto, con questa cavolo di fiction del Barbarossa”) e finanziata con 4 milioni e 650mila euro da Rai Fiction e un altro milione da Rai Cinema in aggiunta a non meno di 1,6 milioni dati dal Fus – Fondo Unico per lo Spettacolo –, vale a dire tre quarti dei costi di produzione coperti con soldi pubblici, ha realizzato un clamoroso flop al botteghino.
Brunetta – quello del famoso urlo “Registi parassiti!” – stavolta tace.
Fantozzi, intanto, usa la sua famosa battuta non più sulla Corazzata Potemkin.

 

 

Ai Weiwei. Chissà chi è stato quel buontempone che alla Fiera del libro di Francoforte ha voluto la Cina come “Guest of horror”… pardon!... of honor. Qualcuno non è riuscito ad andarci, ad esempio l’artista Ai Weiwei, perché nella foto sul passaporto forse non era tanto riconoscibile, chissà, sarà stato qualche burocrate pignolo, giudicate voi.
Tanti gli assenti illustri: poeti, scrittori e giornalisti dissidenti che non hanno potuto partecipare perché al gabbio o perché è stato impedito loro di lasciare il Paese; come il più noto scrittore uiguro, Nurmuhemmet Yasin, in carcere dal 2004.
Eppure Amnesty International aveva già pubblicato un'eloquente scheda su quel paese.
Alla Merkel che ha pronunciato un timido riferimento alla libertà d’espressione, il vice-presidente della corporazione degli editori (tutti rigorosamente sotto il controllo governativo) ha replicato seccato: “Non ci aspettavamo d’essere trattati proprio in tal modo dal governo tedesco”.
I dissidenti, invece, si aspettavano d’essere trattati, come, in effetti, è avvenuto, proprio in quel modo in cui li ha trattati il governo cinese.

 

 

Burocrati in culla. Su di un muro del mio quartiere giovani di destra hanno scritto “Grazie Alemanno!” firmandosi: I ragazzi del XIX Municipio.
Che strana scritta… burocrati fin da bebè. Non si firmano “Ragazzi fascisti”, o “I giovani neri di questo quartiere”. No, “I ragazzi del XIX Municipio”. Scelgono un’identità dal tratto amministrativo, fiscale. Li vedi già incollati in un ufficio, insalatona consumata in piedi nell’ora di pausa, anime pallide, collerici nel traffico, vestiti da cassamortari, rancorosi in famiglia, cuori che battono sul niente, giovanotti con pensieri dai cernecchi grigi… ragazzi del XIX Municipio.

 

 

Knock out. La parola ‘prevenzione’ con la sua eco minatoria domina la comunicazione sanitaria.
Voglio ricordare una commedia del 1923 di Jules Romains: “Knock o il trionfo della medicina”.
Accade che il dottor Knock subentri al dottor Parpalaid nel paese di St. Maurice. Parpalaid informa il giovane collega che lì la popolazione è, purtroppo, sana e c’è poco lavoro per i medici.
Knock non si scoraggia, anzi, decide che quello è il luogo ideale per destarvi una “coscienza sanitaria” basata sulla prevenzione, sfruttando il lato ipocondriaco latente in ogni uomo.
Nel giro di pochi mesi, l’astuto Knock assiste al suo trionfo. Metà della popolazione è in cura. L’unico albergo in paese è stato necessario trasformarlo in ospedale.
Giungono pazienti perfino da lontano, ammalandosi per prevenire eventuali malattie.
Torna a St. Maurice anche il vecchio medico Parpalaid. Dopo un abile discorsetto tenutogli da Knock, anche lui cede. E diventa paziente del dottor Knock.
Oggi, accanto alla rispettabile, valorosa, Associazione “Medici senza Frontiere”, bisogna pensare a fondarne anche un’altra: “Frontiere senza Medici”.

 

 

Parapsicoiettatori. L’astrologo di Mumbai Raj Kumar Sharma, in occasione dell’eclissi del luglio scorso, si disse certo di alcune vicine disgrazie: un devastante attacco di Al Quaeda in India; una terribile calamità naturale nel Sudest asiatico; l’assassinio di un leader politico; una guerra tra Stati Uniti e Iran intorno al 9 settembre. Su quest’ultimo vaticinio, per fortuna, ha già toppato.
Molti che credono nella parapsicologia sono tra quelli più pronti a seguire capi carismatici, salvatori ora della patria, ora della salute, anche se raccontano balle un giorno sì e l’altro pure.
C’è chi scrive sui muri “Grazie Alemanno!”. Io vorrei scrivere “Grazie Cicap!”.

 

 

Zoom. Gene Hackman: "Una volta ho chiesto al mio agente letterario quali scritti pagano meglio, e lui mi ha detto: le richieste di riscatto".

 

 

Esco e chiudo se qualcuno mi cerca sto al bar.

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