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A l'Adro, a l'Adro

 

1050. In Italia, dati Inail: nel 2009, 1050 morti sul lavoro, vale a dire 3 al giorno, e 790.000 infortuni cioè oltre 2.000 al dì. E si tenga conto che molti infortuni non vengono denunciati.
Al 12 settembre di quest’anno la cifra dei deceduti a causa d’incidenti in cantieri, campi, officine, era di 350 (50 solo in agosto). Il Ministro del Lavoro va dicendo ch’è diminuito il numero di morti e infortunati… a parte che le cifre restano vergognose, è così perché sono diminuiti i posti di lavoro, però questo non viene detto. C’è di più, un altro Ministro, Tremonti, ha definito «un lusso che non possiamo permetterci robe come la 626», cioè la legge sulla sicurezza sul lavoro.
Piccola proposta. I giornali che si riferiscono all’area della Sinistra (anche nella loro edizione sul web) mettano tutti in prima pagina un piccolo box con il numero quotidianamente aggiornato delle vittime. Darebbe risalto a questo gravissimo problema, accanto alle notizie di leggi studiate per salvare dai processi una sola persona, dettagliate informazioni su monocamere con cucina a Montecarlo, le parolacce disonorevoli di qualche cosiddetto onorevole.

 

 

A l’Adro, a l’Adro! Hanno scritto in molti che il sindaco di Adro ha perso la testa; io non credo la cosa possibile. Piuttosto noto che stampigliare il Sole delle Alpi anche nel chiuso dei gabinetti della scuola sia, è il caso di dire, un eccesso. Non troppo gratificante per quell’arioso simbolo.
Inoltre, ha fatto imbullonare alle pareti il crocefisso. Secondo alcuni, per rendere obbligatoria quella presenza nelle aule. E se si trattasse di prudenza? Ben si sa che quello lì è capace di spiccare all’improvviso un volo verso l’alto e scomparire alla vista. Il previdente sindaco, per evitare birichinate, ha deciso stavolta di ben fissarlo al muro.

 

 

Ancora a l’Adro, a l’Adro! La scuola di Adro è intestata a Gianfranco Miglio, teorico della Lega.
Ecco quanto dichiarava a “il Giornale” del 20 marzo 1999: Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto […] C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno d’essere costituzionalizzate.
Ecco un testo di cultura civile da far studiare agli allievi della “Miglio” di Adro, illuminati dal Sole delle Alpi e protetti dal Cristo crocefisso dai suoi carnefici e imbullonato dal sindaco.

 

 

Burqa. Martha Nussbaum ha difeso l’uso del Burqa sostenendo sulla rivista “Reset”, fra varie ragioni degne di passare alla storia del varietà, che quell’abbigliamento non rappresenti un segno della supremazia maschile sulla donna, trascurando che il burqa nasce proprio come strumento di controllo del corpo della donna che essendo proprietà del marito, non deve essere guardata da nessun altro. La Nussbaum si spinge oltre affermando che il burqa equivale nella nostra società al maschilismo rilevabile nelle donne in “foto di nudo e jeans attillati”. Quasi che mai i maschi figurassero anche loro ritratti nudi e mai portassero jeans attillati. Ma se il burqa (secondo alcuni neuroscienziati, altera gravemente il senso della realtà) non è un segno della dominazione maschile in quelle società, perché non lasciare libere le donne che non volessero indossare quell’abito di vestirsi in modo diverso? Mentre quelle che ci hanno provato o ci hanno rimesso la pelle, oppure se la sono vista assai brutta?
La Nussbaum è nota anche per la sua valorosa interpretazione del “Simposio” di Platone; temo che a quel banchetto abbia bevuto qualche bicchiere di troppo. Vittima della ‘mbriachezza di Martha è stata la rivista Reset. Resettare la Nussbaum.

 

 

Giovani. Il 3 settembre, il Papa preparando la 26esima Giornata mondiale della gioventù che si terrà nell’agosto 2011 a Madrid, ha detto: “Giovani, c'è qualcosa di più grande oltre il posto fisso”.
Santità, i giovani già lo sanno: grande è la disoccupazione.

 

 

SPQR. Le recenti, raffinate, parole di Bossi mi hanno ricordato una canzone del grande Fabrizio de Andrè: "Non tutti nella Capitale, sbocciano i fiori del male/ Qualche assassinio senza pretese, abbiamo anche noi in paese”.

 

 

Unicredit. Rimproverando a Geronzi un asse con Berlusconi, un giornalista, prendendo spunto dall’età del banchiere, si è chiesto se, invece d’occuparsi di banche, non era più opportuno che assistesse i nipoti nella preparazione all’esame di maturità. Capisco avercela con Geronzi, ma trovo ingiusto e crudele desiderare la bocciatura di quelle povere creature.

 

Esco e chiudo, se qualcuno mi cerca sto al bar.

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