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Segnalato su Webtrekitalia - Portale di cultura Trek

L’ospite accanto a me è Alessandra Comazzi. Grande firma della critica televisiva, dalle colonne del quotidiano “La Stampa” ben fa capire, con pochi tratti, pregi e difetti di programmi e personaggi.
In più di 7000 articoli ha analizzato la televisione da vent’anni a oggi, il cambiamento dei generi,  il mutare delle tendenze.
Ha scritto e condotto programmi (“Gente di Broadway”, “Televisionando”, “Trebisonda”).
Ha pubblicato "Schermi. Le immagini del cinema, della televisione e del computer" (Utet); “Le inchieste di Report. Le mani sulla salute” (Sperling & Kupfer).

Se non siete assidui lettori del giornale torinese, potete godere della scrittura di Alessandra sul suo vivacissimo blog Cose di Tele; per chi non l’avesse ancora fatto, lo legga e mi ringrazierà.

Altri ringraziament… sì, oggi ho bisogno di còccole… me li farete dopo aver letto il suo più recente volume uscito  in questo 2014, quando la nostra tv ha sessant’anni. Titolo: La tv che mi piace.
Libro scandito per generi: dai documentari ai quiz, dal teatro al cinema, dalla fiction al varietà, dal talk show ai reality show. Racconta, con elegante e acuta scrittura, vizi e virtù del piccolo schermo proiettati nello scenario della società italiana dal 1954 ad oggi notando, ad esempio, fin dalla Premessa, che negli anni Cinquanta “… La televisione insieme con il frigo (Fiat) e l’automobile (una 600) rappresentava quella triade di oggetti simbolo di affrancamento dalla ristrettezza se non dalla povertà”. 

Con Tangram Teatro, il libro è diventato anche uno spettacolo protagonisti, insieme con la Comazzi, Bruno Maria Ferraro e Bruno Gambarotta, per la regìa di Ivana Ferri.

Tra i Premi ricevuti, il più recente, luglio ’14, è il Premio Charlot come giornalista dell’anno.
Altre notizie biografiche – in questo che per i terrestri è il mese d’ottobre ’14 – le trovate QUI.

 

Benvenuta a bordo, Alessandra…
Mi hai chiamato perché sai che ho frequentato il corso AIS da sommelier, dì la verità!
Giuro che non lo sapevo… però ti do subito l’occasione di gustare un vino che dovrebbe incontrare i tuoi gusti. La stellata e stellare chef Cristina Bowerman, che illumina la cucina del Glass  di Roma, ci ha consigliato di sorseggiare durante la nostra conversazione nello Spazio, una bottiglia di Vorberg 2011 della Cantina Terlan… cin cin!
Cin cin!
Ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello Spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore… insomma, chi è Alessandra  secondo Alessandra…
È una giornalista che cerca di essere una persona perbene
Missione riuscita. Con quale spirito nasce “La tv che mi piace”?
Ricordare i 60 anni della televisione italiana. Ricordiamo che la prima trasmissione avvenne il 3 gennaio 1954. Ma anche andare controcorrente: tutti dicono che la televisione fa male, è “cattiva maestra”, come sostiene Popper? Invece io voglio dimostrare che è possibile trovare buona tv: ma siccome non si può seguire tutto, qualcuno deve fare da guida. Ecco qui la funzione del critico tv.
“La tv che mi piace” dimostra la maestrìa che, non da ieri, riconosciamo al tuo lavoro critico. Puoi dirci, quindi, qual è la prima cosa indispensabile che deve fare un critico tv di fronte a un programma da giudicare (oltre ad accendere l’apparecchio, s’intende) e quale la prima che debba assolutamente evitare?
Da evitare: avere pregiudizi. Da fare: liberarsi dei pregiudizi. Non sempre è facile, intendiamoci. A me, per esempio, i reality non piacciono. Però, ogni volta che ne devo, ne voglio parlare, cerco di sgombrare il campo mentale dalle mie idee precedenti.
La televisione generalista ha i minuti o i secoli contati?
Sembra sempre morta, ma invece forse è soltanto svenuta.
Che cosa succede al nostro cervello quando guardiamo la tv?
La televisione è un mezzo potente, racconta per immagini, ma questo lo fa anche il cinema. Però per guardare la tele non ci si deve mettere le scarpe. Questa metafora è del professor Lamberto Maffei, neurobiologo alla Normale di Pisa. Una volta lo intervistai proprio per capire che cosa succede al nostro cervello quando guardiamo la tv. Succede, in buona sostanza, che abbassiamo la coscienza vigile. Per andare al cinema dobbiamo compiere diversi atti della volontà, tra cui, per l’appunto, mettersi le scarpe.
La tv non è quindi pericolosa come alcuni sostengono?
La tv è pericolosa perché non ci chiede niente, e colpisce direttamente l’emisfero destro del cervello, quello non razionale. Per questo è importante lo spirito critico. La tv non va criminalizzata, dipende da come la si usa.
Bruce Sterling – ai più distratti ricordo che insieme con William Gibson è uno dei fondatori del filone letterario cyberpunk – ha detto che “la tv in un non lontano futuro sarà come il teatro, una cosa di nicchia, con un pubblico molto ristretto rispetto a quello di oggi, anche se culturalmente di livello meno alto del pubblico teatrale”. Sei d’accordo oppure no?
Credo che possa morire il televisore, cioè il mezzo con cui oggi la maggioranza del pubblico segue i programmi. Non morirà la televisione. Che sarà sul web. Che guarderemo sul telefono, sul tablet, sul computer, chissà dove.
Web e Tv, che cosa nasce da questo connubio?
Nasce un modo di seguire i programmi “on demand”; nasce la possibilità di scaricare intere serie, per esempio; nasce un genere spezzato, l’estetica del frammento, che trae sostanza proprio dalle caratteristiche della rete.
Il 15 luglio del 2000, in Italia accadde un curioso avvenimento.
Per un incidente tecnico, andò in onda per 15’00” circa la sola immagine di un orologio che, com’è suo mestiere, scandiva il tempo. Fu calcolato che a questo “programma” arrise il 15 per cento di share per un totale di oltre tre milioni di audience.
La stessa cosa potrebbe ripetersi oggi?
Può capitare. Gli ascolti sono legati a un sistema di rilevamento basato sulla sincerità degli ascoltatori campionati. Nel mio libro sono molto fiera di aver scovato e intervistato una signora che ha tenuto a lungo sul suo televisore la scatola dei meter. 
Domande salienti: si può barare? Sì. Cercano di corrompere? No.
Quindi l’episodio da te descritto si potrebbe ripetere, eccome.
“Di buona televisione ce n’è stata e ce n’è”, scrivi in ‘La tv che mi piace’.
Qual è la tv che non ti piace? Non ti chiedo titoli di programmi o nomi di personaggi (ma sei ben libera di farli se ti va), bensì quegli elementi che formando un programma, giornalistico o di varietà, ti fanno venire la scarlattina?
Ho già anticipato che non mi piacciono i reality, non riesco a entrare nel “mood” di questo studio spicciolo della psicologia da bar. Non mi piacciono le risse: adesso hanno scoperto che fanno meno ascolti, quindi ne fanno meno. Non mi piace quando gli ospiti si parlano addosso. Non mi piacciono i miei colleghi che aizzano, senza far capire niente: è già difficile far capire quando si è pacati, figuriamoci gridando...
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… come sai, Roddenberry ideò il suo progetto avvalendosi non solo di scienziati ma anche di scrittori, e non soltanto di fantascienza, tanto che ST risulta ricca di rimandi letterari sotterranei, e talvolta non troppo sotterranei… che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
Rappresenta soprattutto il capitano Kirk, William Shatner, che ho avuto la ventura di intervistare, qualche anno fa, a Los Angeles: adesso è molto diverso da allora, ha messo su pancia e non fa più il sex symbol. Ma ugualmente corteggia le donne. Disse: “Ho faticato molto a liberarmi del capitano Kirk: l'ho interpretato 40 anni fa e mi ha segnato per la vita, mi ha dato la celebrità ma mi ha reso una maschera. E no, non tornerei nello spazio: allenarsi per fare uno di quei personaggi mi farebbe vomitare”.
Siamo quasi arrivati a Comazzi-A, pianeta abitato da alieni televisionari… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di Vorberg 2011 della Cantina Terlan consigliata da Cristina Bowerman chef del Glass… Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Viva il Vorberg 2011! Va bene la tv, ma non dimentichiamo mai che: in vino veritas
Ti ringrazio d’essere salita quassù nello Spazio e ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

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