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Segnalato su Webtrekitalia - Portale di cultura Trek

L’ospite accanto a me è Danilo Mainardi. Etologo.
E’ professore emerito di Ecologia comportamentale all’Università Ca’Foscari di Venezia e direttore della Scuola Internazionale di Etologia di Erica. Presidente onorario della LIPU, membro di accademie e società tra le quali l’Accademia Nazionale delle Scienze e dell’International Ethological Society di cui è stato presidente. Collabora con il Corriere della Sera e Il Sole-24 Ore. E’ ospite abituale in tv di importanti trasmissioni scientifiche come Superquark.
Nel 2003 ha ricevuto a Milano il premio "Campione" per la categoria "Ambiente"
Vastissima la sua bibliografia. Ricordo: "Zoo privato" (Premio Capri) Longanesi; "Il cane e la volpe" (Premio Glaxo per la divulgazione scientifica) e "Lo zoo aperto" (Premio Gambrinus), recentemente ristampate da Einaudi, che ha pure pubblicato il "Dizionario di Etologia".
Particolarmente cari sui miei scaffali sono i suoi “La scelta sessuale nell'evoluzione della specie” (Bollati Boringhieri) e “Nella mente degli animali” (Cairo editore), giunto alla quinta edizione
Per un più completo sguardo sulla sua produzione editoriale, cliccare QUI.
Sulla carta stampata il suo più recente lavoro,in questo che per i terrestri è l’autunno 2010, è la prefazione al libro di Mark Bekoff “La vita emozionale degli animali”, edito dal marchio Oasi Alberto Perdisa.
È, inoltre, e lo segnalo con personale gioia, uno dei presidenti onorari dell'Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti).

 

Benvenuto a bordo, Danilo…
Grazie, è bello essere qui a parlare e a bere con te.
Siamo in una taverna spaziale ed è d’obbligo stappare una bottiglia, ho chiesto consiglio al giovane ma già affermato chef Gabriele Muro del ristorante Giuliana 59. Mi ha proposto d’assaggiare durante la nostra conversazione nello Spazio questo Chardonnay 2008 prodotto da Castello di Buttrio… cin cin!…
…Ottimo questo vino; meno male che non sono io a guidare…
Già. Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello Spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore…insomma, chi è Danilo (alcuni mettono l’accento sulla “a”, altri no) … secondo Danilo…
Danilo secondo Danilo (con o senza l’accento sulla “a”, a me non importa) è una persona fortunata perché ha speso la sua vita, anzi la sta spendendo, facendo la cosa che, fin da bambino, ha sognato di fare: vivere tra gli animali, osservarli, cercare di capirli. E tutto ciò, come si dice, senza fini di lucro. Pura passione. Meglio di così…
Partiamo dalle tue esperienze di docente. Come giudichi l’attuale stato in Italia del sistema scolastico e dell’università?
Lo giudico pessimo e in peggioramento, nonostante le continue riforme. Le troppe riforme, anzi. Anche se è vero che esistono isole felici, ma sempre e solo per la volontà di singoli. E’ una faccenda seria, comunque, questa della nostra scuola e della nostra università, e preoccupante. Mi spiace molto per le nuove generazioni, per non dire di tutti quei ragazzi che ormai ragazzi non son più perché hanno abbondantemente superato i trent’anni. E che si trovano, se va bene, in uno stato di precariato preoccupante, se non addirittura disoccupati. Che spreco per la nazione e che crudeltà, che inganno, per loro…
Quali sono, secondo te, le origini “culturali” (detesto l’uso delle virgolette, ma in questo caso mi sembrano d’obbligo) del disprezzo per la Natura al quale s’assiste in tanti paesi?
Sì, certo, è un fatto indubbiamente culturale, anche se d’una cultura diciamo così cattiva, anche se, dovendo usare le parole della scienza, dovrei semplicemente dire maladattativa. L’origine, comunque, è lontana, direi qualcosa come diecimila anni fa, più o meno. Credo che tutto sia infatti cominciato con l’addomesticamento delle piante e degli animali. Con quella che si chiama la transizione dal paleolitico al neolitico. Insomma, per farla semplice, fino ad allora gli uomini, che erano meno d’un milione di individui, vivevano in equilibrio con la natura come cacciatori-raccoglitori. Una cultura semplice e fondata su una raffinata conoscenza della natura. C’era allora, mi piace dirlo, una centralità della cultura naturalistica, cultura che poi, però, s’è andata sempre più lateralizzando. Ora non conta quasi più niente, e ciò perché, appunto con l’addomesticamento delle piante e degli animali, sono saltati tutti gli equilibri. Intanto il conseguente incremento delle risorse ha dato il via a quell’incremento demografico che è la vera causa remota di tutti i guai che stiamo vivendo, e poi perché da lì, ma sarebbe una storia troppo lunga per raccontarla qui, è nata l’idea pericolosa della natura al servizio della nostra specie, dell’uomo estraneo alla natura, e così via.
Inoltriamoci ora ancora più specificamente nel tuo territorio di studi.
Usando il sottotitolo proprio di un tuo libro (“Arbitri e galline”), ti chiedo: qual è la più forte analogia che hai trovato tra il mondo animale e quello di noi umani?
Be’, qui devo riagganciarmi a quanto stavo appena dicendo, e cioè che non ha molto senso mettere da un lato gli altri animali, milioni di specie, da unicellulari a esseri intelligenti come i delfini e i gorilla, e dall’altra una sola specie, anch’essa comunque appartenente al regno animale, com’è Homo sapiens.
Ricordo che in un libro, tra l’altro bellissimo, “Microservi” di Douglas Coupland, c’è al proposito questo minimo folgorante dialogo:
Domanda: “Che animale vorresti essere se potessi essere un animale?”
Risposta: “Tu sei già un animale”.
Ecco, vedi, appunto questa è la cultura sbagliata. L’idea cioè che noi siamo qualcosa al di fuori della natura, o addirittura al di sopra della natura. Perciò, rispondendo finalmente alla tua domanda, la più forte analogia tra noi e tutti gli altri animali è che, anche noi, non possiamo permetterci di comportarci in modo non adattativo. Nessuno ce ne ha dato licenza.
E la più forte differenza?
La più forte differenza è che noi, Homo sapiens, abbiamo perso quasi completamente le istruzioni innate, cioè scritte dentro al nostro Dna, su come si sta al mondo in equilibrio con le altre specie. Noi siamo troppo sbilanciati in quanto troppo culturali, e ciò che è peggio è che portiamo avanti una cultura non adattativa. La sapienza degli istinti, se vogliamo usare questa parola un po’ superata, è invece sempre adattativa, perché collaudata generazione dopo generazione dalla selezione naturale. Chi nel corso della storia della vita ha sgarrato si è sempre estinto. I musei di storia naturale sono pieni di gente così. L’unica differenza con tutti questi fossili che stanno nei musei è che noi i comportamenti disadattativi non li abbiamo scritti nel nostro Dna, e questo, volendo, ci regala una speranza. Occorre scansarsi in fretta, però, e forse è già troppo tardi.
Il tuo libro “L’intelligenza degli animali” dovrebbe essere inserito per decreto legge nei programmi scolastici perché tratta uno dei più interessanti temi (dal quale discendono molte conseguenze) che governano il nostro rapporto con gli animali: la loro intelligenza che, a molti umani, appare tale solo quando assume (o si crede assuma) forme antropomorfe.
Qual è il più corretto approccio per capire il loro modo d’essere intelligenti e, quindi, favorire la nostra convivenza con loro? La prima cosa da fare e la prima da non fare…
Credo che la prima cosa da fare sia di osservarli con la mente sgombra di pregiudizi, e allora la loro intelligenza, che è sempre un misto di esperienze individuali e di gruppo e di istruzioni provenienti dal Dna (la sapienza della specie), viene fuori tutta, e in qualsiasi specie. La prima cosa da non fare, invece, l’hai già detta tu: non ha senso prendere noi come modello, tanto più che spessissimo i nostri comportamenti sono tutt’altro che intelligenti, nel senso di scarsamente adattativi.
Ho ricordato in apertura che sei uno dei presidenti onorari dell’Uaar.
Una delle maggiori innovazioni vantate dal Vaticano del Giubileo 2000 fu l'aggiunta di molti ‘Giubilei particolari’. Fra questi ci fu il Giubileo dei Cacciatori. Ben due cardinali presenziarono il 6 ottobre 2000 a quel particolare momento sacro svolto al Santuario della Mentorella, nei Monti Prenestini: il Cardinale Roger Etchegaray e il Cardinale Paul Augustin Mayer.
Domanda: dobbiamo meravigliarcene oppure no? Come giudichi il rapporto fra cristianesimo e mondo animale?
No, non credo che dobbiamo meravigliarcene. In fin dei conti è una strategia assai praticata da grandi gruppi sociali in cerca di consenso quella di presentarsi con diverse facce, a seconda dei differenti atteggiamenti culturali di coloro che stanno ad ascoltare. Così da un lato c’è San Francesco con fratello lupo e dall’altro ci stanno quelli che ai lupi sparano. Santi anche loro, evidentemente. E poi le religioni, sempre e comunque, si basano sulla fede, che è qualcosa che ha poco o niente a che fare con la ragione, e pertanto che sto a perdere il tempo cercando di darti risposte razionali?
Il problema, semmai, sta nel fatto che la nostra specie s’è evoluta dando molto spazio all’irrazionalità, per tanti motivi che ho cercato di spiegare ne “L’animale irrazionale”. Il rapporto fra cristianesimo e mondo animale, a ogni modo, fatica sempre a essere corretto, proprio per la difficoltà insita nel cristianesimo di accettare completamente la teoria evolutiva, che tra l’altro è ben più che una teoria ormai, ma un insieme di dati di fatto stradimostrati.
Qual è per te il significato positivo di un’etica senza dio?
Il fatto più positivo è che non solo può esistere, ma che effettivamente esiste. Noi infatti siamo animali consapevoli, altruisti ed empatici. Abbiamo tutti gli strumenti, a livello biologico, per divenire, culturalmente, animali etici. Sviluppare un’etica, o tante differenti etiche, con o senza dio, è un’esigenza profonda per la nostra specie proprio perché, in quanto animali sociali, ci sentiamo remunerati agendo secondo principi etici. E poi, lasciamelo usare per un’ultima volta quest’aggettivo che mi piace tanto: essere etici è adattativo.
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
Sì, effettivamente qualcosa deve rappresentare anche per me, se non altro perché c’è stato un periodo che gli episodi di Star Trek li seguivo, e mi piacevano. Però non mi ci sono mai troppo soffermato e pertanto mi stai facendo una domanda un po’ troppo impegnativa… Che vuoi che ti dica? Sarò più preparato la prossima volta.
Siamo quasi arrivati a Mainardi-D, pianeta abitato da alieni che hanno per motto un aforisma di Publio Ovidio Nasone: "La crudeltà verso gli animali è tirocinio della crudeltà contro gli uomini." … se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di Chardonnay 2008 Castello di Buttrio consigliata da Gabriele Muro chef del ristorante Giuliana 59. Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Intesi, grazie, e la prossima volta sarò più preparato su Star Tek. Buon viaggio.
Grazie per essere salito a bordo, ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

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Ho avuto lunghissime conversazioni con Mainardi. Sarebbe stato interessante chiedergli qualcosa sulla " coscienza " degli animali. Coscienza nel senso di consapevolezza di esistere. Ho parlato molto con lui di questo. E di etologia umana,appunto. Branca sconosciuta in Italia, Paese di integralisti cattolici.

inviato da Cinzia Bellumori
 

 

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