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L’ospite accanto a me è Guido Barbujani. Docente di Genetica all’Università di Ferrara.
Pubblicato da il Mulino, il più recente suo libro (con Andrea Brunelli) è “Il giro del mondo in sei milioni di anni”, ecco il ghiotto Indice.
Volume che tra i suoi non pochi meriti ha quello d’essere un maiuscolo esempio di come si fa divulgazione scientifica senza per questo essere sciatti, senza per questo essere criptici.
Un libro che, scandito da un personaggio immaginario, si chiama Esumim, attraverso i suoi capitoli fa capire quanto la creatura umana è stata capace di grandi imprese tutte sostenute dalle stesse urgenze: irrequietezza e curiosità.
Tante le valorose pubblicazioni di Barbujani, tutte segnate da rigore scientifico unito a una scrittura assolutamente non accademica, frizzante, a tratti umoristica fin dal titolo come, ad esempio ”Sono razzista ma sto cercando di smetterla”.
QUI un elenco forse non esaustivo dei suoi libri.
Per bussare alla porta del sito web di Barbujani: CLIC.

 

 

Benvenuto a bordo, Guido…
Buondì
La stellare Irina Freguja che da patronne illumina lo storico Vecio Fritolin veneziano aperto (non da lei) nel 1700 ci ha consigliato di sorseggiare durante la nostra conversazione una bottiglia diSoave “Calvarino” dell’Azienda Pieropan… cin cin!
Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore… insomma, chi è Guido… secondo Guido…
Non saprei. E comunque, siccome siamo nella vineria dell’astronave: mai chiedere all’oste se il vino è buono, a meno che non si vada in cerca di risposte scontate.
Bene così. Com’è nato “Il giro del mondo in sei milioni di anni”?
È stata soprattutto Alessia Graziano, del Mulino, a insistere perché lo scrivessimo. Non è detto che, senza di lei, mi ci sarei messo. Però da un pezzo pensavo che ci aggiriamo nei nostri tempi con un paio di paraocchi che ci impediscono di guardare oltre il nostro naso. I livelli mediocrissimi dell’ultima campagna elettorale ne sono un triste documento, mi sembra. Così, però, di fronte alle sfide del presente, siamo un po’ come bambini, che soffrono atrocemente quando hanno un guaio perché non hanno esperienza, non sanno che quel guaio è già capitato ad altri. Allargando un po’ il campo visivo, mi sembrava di poter dimostrare che la tendenza a migrare è insita nella natura umana; che da sempre ci spostiamo, in cerca di migliori condizioni di vita o per sfuggire a condizioni insopportabili; e quindi che i flussi migratori del presente sono la prosecuzione di tendenze che sono sempre esistite, e che ci hanno portato a essere la specie ibrida che oggi siamo. Non significa che i fenomeni planetari a cui stiamo partecipando vadano presi alla leggera, ma significa che possiamo imparare da chi è riuscito a gestirli in maniera ragionevole, riducendo il carico complessivo di sofferenza.
Nello scrivere quel libro, qual è la prima cosa che avete ritenuto assolutamente fare per prima e quale la prima assolutamente da evitare?
Bisognava evitare a tutti i costi, e lo sapevamo bene, di fare delle prediche. Chi scrive un libro non la sa più lunga degli altri in generale, ma ritiene di avere competenze specifiche su un aspetto, spesso minuscolo, delle nostre conoscenze, e di volerle condividere, punto. E siccome spesso si fa fatica a mettersi nei panni anche del nostro vicino di casa, abbiamo ritenuto assolutamente necessario uno sforzo per far sentire al lettore come ci si sentiva milioni di anni fa (e ci si sente tuttora) mettendosi in viaggio per mete remote. Da questo nasce la figura di Esumim, il testimone oculare di tutte le migrazioni umane, che in ogni capitolo introduce la parte più propriamente scientifica del testo. Non è un’idea nostra, ci aveva già pensato Calvino, nelle Cosmicomiche; noi abbiamo semplicemente invertito le proporzioni del cocktail: 5 per cento di narrativa e 95 per cento di scienza.
Secondo te, aveva ragione Hobbes con la sua immagine dell’uomo, egoista e predatore, oppure no?
È il centenario di Karl Marx, e mi si perdonerà se lascio la risposta a lui: L’uomo è un essere sociale. Non c’è una natura umana immutabile, ci sono persone e classi, le cui diverse caratteristiche si sono costruite attraverso la loro storia.
Il postumanesimo sostiene che per l’effetto della crescente integrazione Uomo-Macchina, se ci sarà un prossimo passo dell’evoluzione non sarà scritto in un libro di biologia ma di informatica.
Il tuo pensiero al riguardo?
Boh. Per quanto mi riguarda, la mia integrazione con le macchine decresce stabilmente, man mano che loro si rinnovano e io no.
Come si spiega che nel XXI secolo, dopo la tragedia generata dal nazismo, dopo le tante scoperte scientifiche della biologia, esistano scienziati che giustificano l’antievoluzionismo o addirittura se ne fanno propugnatori?
Si spiega, si spiega. Fra il concetto di razza umana, che lo studio dell’evoluzione e della genetica hanno messo in crisi, e il razzismo, c’è un rapporto solo etimologico. Le ossessioni e le paranoie che generano atteggiamenti discriminatori, xenofobi e razzisti, nascono nell’insicurezza economica, nell’ignoranza, nella solitudine dei ghetti urbani: e anche, vorrei aggiungere, nell’inspiegabile silenzio delle forze politiche che tradizionalmente si sono battute contro razzismo e xenofobia. Hanno poco o niente a che vedere con la nostra natura biologica, e molto invece con la struttura sempre più squilibrata delle nostre società, con i fondamentalismi religiosi e con le ormai abissali disuguaglianze economiche.
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… come sai, Roddenberry ideò il suo progetto avvalendosi non solo di scienziati ma anche di scrittori, e non soltanto di fantascienza, tanto che ST risulta ricca di rimandi letterari sotterranei, e talvolta non troppo sotterranei… che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
Ahimè, non ho mai visto una puntata di Star Trek, sono impreparato a rispondere.
Il mio immaginario è occupato da altri miti: Charles Darwin, Ursula Andress, Bohumil Hrabal, Gianni Rivera, le stampe giapponesi, Parigi, l’Africa, l’Asia…
… prezioso catalogo.
Siamo ora quasi arrivati a Barbujani-G, pianeta abitato da alieni fin dall’origine razzisti ma stanno cercando di smetterla… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di “Calvarino” consigliata da Irina Freguja patronne dello storico Vecio Fritolin veneziano… Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Non mancherò
Ed io ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

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