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L’ospite accanto a me è Claudio Del Bello. Epistemologo, ed editore di Odradek www.odradek.it .

Epistemologo… lo so, è parola tozza. Spiego, soprattutto a me stesso, leggendo nel Dizionario di Filosofia: “Teoria della conoscenza scientifica, con particolare riferimento alla matematica e alla fisica. Mentre nella cultura anglosassone ‘epistemology’ ha il senso di <teoria generale della conoscenza>, o ‘gnoseologia’, in italiano il termine è usato, prevalentemente, nella più ristretta accezione sopra definita”. Non è che adesso tutto mi sia chiarissimo, ma qualcosa in più…
Pur sapendo di Del Bello, sia attraverso l’Editrice che dirige e sia per ammirata eco di chi me ne riferiva conoscendolo, l’ho incontrato di persona solo di recente, nell’anno che per i terrestri è il 2005, nel corso di una cena durante la quale abbiamo cordialmente – e pure allegramente – verificato le distanze che ci separano su molti convincimenti…
Non mi sono arrischiato troppo a dibattere con lui, ha dalla sua una monumentale cultura, ne sarei uscito a pezzi. Sono un pugile professionista, combatto solo gli incontri che sono alla mia portata… come dite?... le becco pure allora?... vabbè, ma non siete troppo carini a ricordarmelo!
Sia come sia, è stata per me una felice serata perché ho conosciuto uno che ha gentilezza di cuore, onestà intellettuale, amore per la risata e il vino. Insomma, per fare l’abusato esempio, buon compagno naufrago su di un’isola deserta. Anche se - spero non s’offenda Del Bello - su quell’isola, alla sua compagnia preferirei quella di Sharon Stone; a conoscenza di teorie filosofiche e piani editoriali, starà pure messa maluccio, però…
Ad ogni ospite, prima che salga su questa taverna spaziale, per meglio presentarlo ai miei avventori, chiedo che mi trasmetta qualche rigo biografico. Claudio, mi ha risposto con un msg in Panicomail in cui diceva: “Caro Armando, mi sono accorto di non avere un curriculum, se non uno del 1980, anno in cui decisero di bocciarmi a un concorso, e in cui io decisi di non partecipare mai più a concorsi, e che stavo benissimo dove stavo”.
Ma, don’t panic please!, troverete sue notizie di sicuro più avanti perché sono intenzionato a riproporgli la richiesta. Così come della Casa Editrice Odradek, qualcosa lo costringerò a dire.

Benvenuto a bordo, Claudio…
Spero che questa sia una nave di tolleranza... voglio dire: si può fumare?
Sì. E poi c’è tolleranza in questo spazio di cui sono il tenutario. Del resto, la serie Star Trek è ispirata alla Tolleranza. Certo, io ho poca di tolleranza solo verso coloro i quali ritengono che un libro solo, laico o religioso che sia, possa spiegare il mondo, e non ho tolleranza alcuna per gli italo-forzuti… ah!… a scanso di equivoci… Pannella e Bonino qui non sono tollerati neppure in ologramma…
Accendo la mia sigaretta.
Il sommellier Giuseppe Palmieri de “ La Francescana” di Modena, diretta dal patron e magico chef Massimo Bottura, mi ha consigliato di assaggiare durante la nostra conversazione nello Spazio questo dolce Torcolato, inviandomi anche una nota in Spacefax che dice “Buon viaggio spaziale con questo vicentino Torcolato di Firmino Miotti 2000, fatto di un incredibile carciofo e una succulenta marmellata di albicocche”. Bene…qua il bicchiere.
Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore…insomma, chi è Claudio secondo Claudio…
Come ti dicevo, dopo che mi fecero arrivare quarto, nel 1980 ad un concorso, non volli farne altri. Sono rimasto Ricercatore.
Erano tempi in cui la borghesia iscriveva i suoi figli cadetti a Filosofia, e in cui qualche proletario curioso riusciva ancora a infiltrarsi. Da filosofo della scienza, quale fui e sono, per circa quindici anni mi sono occupato principalmente di critica della scienza economica. Più recentemente, passato al corso di laurea di Scienze dell'educazione e della formazione della Facoltà di Filosofia, faccio corsi più rispondenti al nuovo corso di laurea, occupandomi di costruttivismo e operazionismo, ritornando cioè ai primitivi interessi.
Cosa fa di me un border line? La considerazione della storia, cioè dei processi, anche nella scienza – in questo rifacendomi a Thomas S. Kuhn che andava giù dur…
…scusami l’interruzione… per chi, come me, non avesse completato la scuola dell’obbligo, copio e incollo dall’Enciclopedia Spaziale: “Thomas Samuel Kuhn nasce a Cincinnati in Ohio, sul pianeta Terra, nel 1922 e muore nel 1996. Si laurea in fisica ad Harvard nel 1943. Nel 1962 pubblica “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”, opera che lo renderà in pochi anni famoso in tutto il mondo filosofico e scientifico statunitense e europeo”.
Già. Dunque dicevo…
Cosa fa di me un border line? La considerazione della storia, cioè dei processi, anche nella scienza – in questo rifacendomi a Thomas S. Kuhn che andava giù duro aprendo il suo libro più famoso con l'affermazione: “La scienza è la sua storia” – e persevero in tempi in cui la storia viene bandita, e non solo dagli àmbiti specificamente scientifici, perché troppo costosa e soprattutto troppo critica. Si sono detti: non va, un massimo di costi e un minimo di benefici! Mi interessa la rappresentazione dei processi, meglio se accidentati e conflittuali. I processi lineari, mi interessano meno. Sempre che esistano, fuori della lavagna.
C’è sul sito di Odradek che prima hai citato, una breve nota – dedicata a Giordano Bruno – che mi pare possa chiarificare che cosa e perché mi interessa, e in cui ricordo che il Moderno non è soltanto la capacità di manipolare la materia a proprio piacimento, inventarsi la “realtà”, formulare ipotesi, ma anche, la drammatica risposta della “natura” , perché la vita stessa è intelligenza e non informe materia. O l’intelligenza è solo quella artificiale?
Ricordo che quella nota la si può leggere al link Odradek che ho dato in apertura…
Molti studiosi sono divisi nel giudicare le prospettive del futuro di noi umani.
Al pessimismo, ad esempio, di Katherine Hayles (“Come siamo diventati post-umani”), o di Bill Joy, scienziato della Sun Microsystems, il quale sostiene che “il futuro non ha bisogno di noi”, s’oppongono, per citarne alcuni, Chris Meyer e Stan Davis che nel libro “Bioeconomia” sostengono che la futura complessità non sarà incomprensibile e offrirà molti vantaggi; oppure Andy Clark, docente di scienze cognitive all’Università dell’Indiana, autore di “Natural-Born Cyborgs”.
Tu a quale dei due schieramenti ti senti più vicino, o meno lontano?
Oppure hai altre frequentazioni di pensiero che preferisci a quelle due?
Armando, non ci casco. “Lei è favorevole o contrario?”, tenta mellifluo l’intervistatore, e uno si ritrova addosso abiti di serie che lo costringono in pose innaturali e alla lunga anchilosanti.
Mi sembrate schizzati…, voglio dire, proiettati in avanti, senza aver risolto alcuni problemucci, da quello degli universali, a quello delle risorse.
A me interessano i limiti, non quelli della fantasia, che sono molto elastici, ma quelli delle condizioni storiche. Tutti affascinati dall’infinito potenziale, e quello attuale? Comunque, non voglio deluderti. La mia risposta è: io un catastrofista? Ma per carità, sono risolutamente un crollista.
Semir Zeki – docente di Neurobiologia all’Università di Londra – prospetta, nel suo libro “La visione dall’interno”, la nascita di una neurologia dell’estetica, neurestetica la chiama, e scrive: <…esprimo l’impressione che le teorie estetiche diventeranno comprensibili e profonde solo quando saranno fondate sul funzionamento del cervello, e che nessuna teoria estetica che non abbia una forte base biologica può essere completa e profonda>.
Sei d’accordo con quest’affermazione? Se sì, oppure no, perché?
Ma dài, questo è puro Dada, per sorridere con qualche brivido. Sennò è delirio. Per quanto mi riguarda l’estetica è contestualizzazione, è educazione a collocare e a collocarsi. O, se vuoi, ri-costruzione. Non ho mai pensato a formulare teorie estetiche, né ci provo, ma posso dire che quando fruisco – si dice così? – i segni che sono portato a cogliere sono tanti e di diverse famiglie. Ma anche in questo caso, i limiti del mio mondo artistico sono i limiti del mio linguaggio, del linguaggio che io conosco. Ma forse l’ha già detto qualcun altro…
Comunque, di’ ai neurobiologi di Londra che, se ci tengono, e non hanno fretta, potranno sezionare il mio cervello con agio e scoprire per quale ingorgo neurale presento una simile resistenza. Ma non avranno modo di spiegarmelo, temo.
Diceva Braque: “L’arte inquieta, la scienza rassicura”. E’ ancora vero oppure oggi è il contrario?
Armà, tutta questa inquietudine, in Braque, non mi ricordo di averla mai trovata. Nell’arte, dipende. Che la scienza rassicuri era un luogo comune del suo tempo, purtroppo è rimasto nella testa di quelle oche giulive dei giornalisti scientifici. Ricordo la battuta di un vecchio operaista. A chi flautava “Hanno inventato una nuova scienza”, rispose: “Contro chi?”. Come avrai capito, di mio, sono un comunista conservatore. E per me, arte e scienza, sono funzioni sociali da riguardare con attenzione, rispetto e sospetto.
Alcune cose che amo: la rockpoetry, il video, i fumetti, la web art, il cyberpunk.
Tu hai interesse per qualcuna di queste espressioni?
Sui fumetti – o meglio, sui loro estimatori – ho scritto un articolo rancoroso che non ti troverebbe d’accordo neanche un po’. I fumetti hanno attraversato la mia generazione come una ola, e io non ho mancato di mostrare qualche entusiasmo. Se mi capita in mano qualche cimelio, lo sfoglio senza commozione; quando penso che da grande sarebbe diventato un manga, lo richiudo e basta.
Per quanto riguarda l’arte fatta a macchina, non so che dirti. Però, provo a immaginare che cosa diventerà, se insisti.
Non insisto. Veniamo ad una tua creatura di cellulosa: Odradek.
Tre domande in una. Quando è nata? Dove nasce quel nome? Il suo significato, che ora ci spiegherai, quale relazione ha con la vocazione dell’Editrice?
Odradek è nata nel 1996.
Il nome è tratto da un breve racconto di Kafka, e più precisamente da “Le preoccupazioni di un padre di famiglia”. Significati: la marginalità, il limite che si sposta. Per Kafka, Odradek è una presenza domestica angosciosa – un rocchetto informe di fili – e noi ci abbiamo visto il rimosso che ritorna, che preoccupa i padri, e da cui non ci si libera. Mai. Hai presente la guerra civile?
Pubblichiamo: due riviste di storia: “Giano”, di storia e geopolitica e “Zapruder”, storie in movimento: molto bella, ma siccome Paola, socia e grafica, si è scapricciata un po’ troppo, non posso leggere più di un articolo alla volta. Pena il mal di mare. Però piace ai giovani.
Due collane di storia: “Collana blu”, di Storia e politica e “Collana verde”, di Storia orale, storia dal basso.
Siamo revisionisti storici convinti, però di sinistra. Revisionisti, perché la revisione è l’abito di tutti i giorni dello storico. Ci mancherebbe. Di sinistra, perché è necessario “sanare paradigmi feriti da furbastri e inetti uniti nella subordinazione ideologica al Potere", come direbbe il mio amico Felice Accame.
Facciamo storia dei margini nella “Collana rossa” di Culture sul margine, e nella “Collana gialla - La macchina da prosa” raccontiamo storie indecenti.
Con Lunetta, Muzzioli e Sproccati facciamo l’ Almanacco. Una volta si chiamava Avanguardia, ma siccome è diventata una parolaccia, l’abbiamo dedicato alle “scritture antagoniste”.
Qual è lo spazio di mercato su cui punta Odradek?
Ah, saperlo. Con questa crisi, che non è congiunturale, mi pare che siamo in piena ritirata. Il lettore di riferimento rimane quello curioso, cólto, esigente, disperso e nascosto. Generazionalmente trasversale. Quando non si tiene più, ci scrive lettere appassionate.
Come selezioni le proposte che t’arrivano?
Senza lettera di raccomandazione, nemmeno sfoglio i manoscritti. Senza cioè qualcuno che mi dia un giudizio motivato e autorevole sul valore del testo. Ho quattro casse di manoscritti non richiesti e non letti, una grandezza che può variare da cinquanta a centomila cartelle. Tieni conto che non sono un letterato, quindi onnivoro, ingordo e cursorio. Che mi rifiuto di leggere l’incipit, pagina 7, 34 e il brano finale, come mi si dice si faccia abitualmente. Sono lento, a qualsiasi genere appartenga il testo in cui m’immergo – alla lettera. D’altra parte, se è vero che come editore appartengo alla categoria delle puttane, purtroppo mi trovo assegnato al sottoinsieme delle puttane che si innamorano dei clienti. Una disgrazia.
Il print-on-demand è nei tuoi programmi? Se sì oppure no, perché…
E’ dietro l’angolo. Per un po’, prima di sparire, ingrasseremo anche questo neologismo esotico.
Ho notato sul sito di Odradek la mancanza di una Sezione destinata all’Ufficio Stampa e Comunicazione. E’ una provvisoria assenza oppure una raccapricciante scelta?
E chi lo fa? Ho molti cappelli (da fattorino, da fine dicitore, da magazziniere) oltre alla visiera da redattore (in tinta con le mezze maniche); cappelli che cambio velocissimamente, ma quello da piazzista-comunicatore mi manca. Ti ho risposto prima, il nostro è un lettore curioso, prima o poi ci trova e s’invischia.
Secondo te, perché mentre il cinema s’avvale di esercizi che con i locali d’essai riesce – e anche con risultati spesso commercialmente apprezzabili – a presentare opere sgradite alla grande distribuzione, non avviene altrettanto con le librerie?
Questa è un’idea di cui ti sono debitore: l’editrice con tessera. Ma sarebbe la mia sconfitta.
Io credo nel mercato, senza ideologismi, – cioè in quel sistema di relazioni che esiste da almeno tremila o quattromila anni, a far tempo dal mercato muto – così come credo nell’aria che respiro. Ma se ti rendono l’aria irrespirabile, se l’offerta controlla definitivamente la domanda, se nelle loro librerie non prendono più i tuoi libri, se non li mostrano e invece costringono vecchi e nuovi lettori a non vedere nel libro una merce (che è cosa buona e giusta) ma un evento, non un pezzo della propria formazione individuale, ma un momento di conformizzazione, beh, non sono un editore di testimonianza... Potrei dormire di più il giorno e rendermi disponibile per crociere notturne. Arma’, conosco un posto…
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
Facilitazione collettiva, “svagellamento”, direbbe Maria Turchetto, nonnismo culturale, collezionismo basso, complicità da ultimo banco. Lo riconosco, perché al liceo quello era il mio luogo abituale. E ti voglio raccontare un aneddoto. “Del Bello, vai fuori”, sentenziava la prof. spazientita. Caracollavo tra due lunghe file di banchi e guadagnavo la porta, che trovavo già aperta dal capo classe, quello del primo banco, e che mi sorrideva. Un sorriso indefinibile di adesione e solidarietà, non ho mai capito se con me o con la prof. Era uno di quelli che hai già intervistato su questa nave…
Siamo quasi arrivati a Delbellø , pianeta di cellulosa abitato da alieni che hanno tutti l’aspetto di rocchetti di filo… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di Torcolato, Firmino Miotti 2000, consigliata dal sommelier Giuseppe Palmieri de “ La Francescana” di Modena… Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Qua dove?... A proposito, chi mi riporta a casa?
Sei fortunato. Sta proprio ora tornando sul Pianeta Terra un neurobiologo londinese, da me assai stimato, sul quale ti sei espresso sul suo pensiero nel corso di questa nostra conversazione. T’affido a Semir Zeki. Ti va?
Non ho scelta, spero solo che non si lasci andare a pratiche cruente.
Ai miei occhi, ciò appare come un trascurabile dettaglio.
Ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

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commenti presenti

Francamente non capisco cosa c'entri Del Bello in questo sito. La mia perplessità non va alle sue idee che neppure le prendo in considerazione, ma alla redazione di questo sito. E poi, nello stesso numero due come Lipperini e Rubini che rispecchiano il pensiero del webmagazine. Insomma, non vi capisco. E' possibile saperne di più?. mario rossetti

inviato da mario rossetti
 

Del Bello ha idee interessanti, si tratta solo di stabilirne l'età visyo che appartengono a lontane ere geologiche della Terra. Wanda de Rosa

inviato da wanda de rosa
 

Non sapevo che voi del sito faceste anche sedute medianiche, perché è chiaro che l'intervistato in questione manca da questo mondo da parecchio tempo. Ma pasi! Quello che è intollerabile è la superbia e l'intolleranza che dimostra!

inviato da Silvia Mantelli
 

Adolgiso, affettuosità giornalistiche? Rossofuoco

inviato da Rossofuoco
 

Non discuto le idee di Del Bello. Ne sono lontana, ma ognuno è libero di avere le proprie e non condivido certe critiche che ho letto perché mi sembrano troppo dure. Una cosa, però, mi va di dirla su quews'intervista. Devo fare un passo indietro. Ho letto prima di questo il colloquio di Adolgiso con la Lipperini e lì (condivido,condivido!) se la pòrendevano con la cultura come noia. Ora Del Bello ne è un perfetto esempio. Leggendo m'è venuto il dubbio che fosse stato invitato apposta come dimostrazione della tesi sostenuta con Lipperini. Saluti a tutti. Marisa Colli

inviato da marisa colli
 

Ilgesuitismo ha tante facce. Prima Del Bello sidice "comunista conservatore, poi "revisionisti di sinistra", ma non faceva prima a dire sono stalinista? Walter

inviato da walter de domenico
 

Non condivido nulla di quanto afferma Del Bello. Condivido le critiche al sito già espresse in questo forum. E' un sito di tendenza oppure no? Quali ragioni guidano nella scelta degli ospiti?

inviato da Francesco Satta
 

Mi pare che gli intervenuti abbiano sottovalutato gli interventi di Del Bello talvolta scherzandoci su. C’è poco da ridere. Le idee dell’intervistato sono terribilmente serie e, dal suo punto di vista, ben argomentate. Sono le stesse che hanno portato molti intellettuali e artisti delle avanguardie in galera o peggio ancora. Né è detto che siano tramontate sotto le macerie del muro di Berlino. In Italia, solo Berlusconi per i suoi noti scopi può sostenere che esista un pericolo comunista, ma in parecchi paesi dell’est europeo la cosa è invece diversa e quelle idee sono massicciamente rappresentate quando addirittura non sono tornate al potere. La lotta contro il totalitarismo culturale di destra e di sinistra è ancora attualissima. Meditate, gente, meditate.

inviato da sergio martone
 

Capisco l’allarme lanciato, ma mi sento di confortare i timori di chi è intervenuto prima. Quando qualcuno, come fa Del Bello, per riferirsi alla nuova espressività elettronica dice “l’arte fatta a macchina”, si può stare tranquilli perché vuiol dire che è completamente fuori dalla comprensione non solo di quelle tecnichema da tutta la comprensione del mondo contemporaneo e non ha alcuna possibilitàdi nuocere. Mi preoccupa, piuttosto, certa asserit modernità della destra che può insidiare contenuti e (soprattutto)la produzione del nuovo in arte e nella comunicazione.

inviato da manlio saltini
 

salve, da frquentatore abituale del sito, non ho proprio capito nulla dei commenti. se non che ciascuno si affanna a premettere di non condividere nulla dell'intervista. personalmente non riesco a vedere nulla di piu' vecchio di chi continua a dare del vecchio agli altri. qualcuno potrebbe riassumermi due o tre cose del nuovo mondo che mi sarei perso? ps insegno in una universita' estera. sarei lieto di utilizzare i vostri commenti per aiutare i miei studenti a capire il mondo nuovo. grazie

inviato da valerio barontini
 

Due o tre cose? L'area della performance, la bootleg culture, la videoart, la net art... e siamo a solo a 4. Non insisto oltre. Con affetto al precedente visitatore. Saluti a tutti gli amici di questo (splendido) sito. Salvo De Giovanni

inviato da salvo de giovanni
 

... ho capito ancora meno. e, sopratutto, mi sfugge il legame tra l'area della performance, la bootleg culture, i totalitarismi e marx, che qualcuno ha qui scomodato con assoluta innocenza (?!). mah. con simpatia per l'ultimo intervento

inviato da valerio barontini
 

Non mi pare che sia tanto difficile da capire il mio intervento. I totalitarismi censurano e reprimono in modi spicci tutte le manifestazioni d’arte d’avanguardia cui mi riferivo perché tutte le nuove tendenze muovono una critica, diversificata sul piano stilistico ma compatta su quello espressivo, ad ogni tartufesca centralità culturale che è il primo motore d’ogni regime, anche quando è travestito con panni democratici, come nell’America di Bush o in casa nostra. E perfino quando qualche innovatore sposa le idee di un regime, se lo fa in una maniera che non è gradita ai boss, fa una brutta fine. E non solo oggi. Ricordo qui il regista russo Mejechol’d che in seguito alla campagna contro il ‘formalismo’, morì in un gulag staliniano. Una curiosità: ho letto con attenzione i commenti e mai vi ho trovato il nome di Marx. Il solo a citarlo è proprio il Prof.Barontini al quale, forse, quel nome è tanto caro da citarlo con assoluta colpevolezza. Salvo De Giovanni

inviato da Salvo De Giovanni
 

salve di nuovo, non intendo disturbare o annoiare ancora, per cui questo sara' senz'altro il mio ultimo intervento. sicuramente non sara' difficile capire gli interventi di Salvo De Giovanni, che ringrazio per la sua correttezza, posto di accettare come premesse nozioni come quella di "totalitarismo" che a me paiono di utilita' assai dubbia alla comprensione storica. oltre che profondamente intrise di una chiara visione ideologica, tutta proiettata sull'oggi. aggiungo (e non per spirito di polemica) che il riferimento a marx (meglio ai marxismi...) non e' certo da me introdotto ex-abrupto. nell'intervista, del bello non fa mistero delle proprie convinzioni. basta rileggerla (l'intervista, non i commenti). I "commenti" sono tutti riferiti alle idee di del bello, trattate da alcuni come semplicemente "dure" da altri come "medioevali", prototerroriste, e chi piu' ne ha piu' ne metta. pardon, ho dimenticato lo stalinismo, variante rossa del totalitarismo. giusto? la confusione e' enorme, e temi classici delle destre storiche vengono spacciati per innovazioni e "sperimentazioni". posso dire di non capire senza dover apparire sostenitore di alcuna ortodossia? grazie per l'attenzione

inviato da valerio barontini
 

Ricordate Flaiano? "Non sono comunista, non me lo posso permettere". Saluti alla redazione e agli intervenuti flavio arena

inviato da flavio arena
 

Non capisco perché ve la prendiate tanto con Del Bello. In fondo, ci ha fatto ridere.

inviato da Emma Conti
 

Forse hai ragione, ci ha fatto ridere. Restando in tema ecco una cosa che dovrebbe far riflettere persino all'intervistato. La racconta Moni Ovadia nel libro Einaudi Lavoratori di tutto il mondo ridete . L'ebreo Izrailsky viene convovato alla sede del Partito Comunista russo per verificare la sua lealtà al regime (scusi Del Bello, è Ovadia che chiama così quel governo) sovietico. E I. : Con potere sovietico ce l'ho lo stesso rapporto ke con il mia moglie. "E cioè?", dice il commissario comunista che lo interroga. ' Del mia moglie un po ce l'jho paura, un po' ce l'ho rispetto, un pò la amo, un pò la sgrido a bassavoce. Ma, soprattutto, desidero altra moglie.

inviato da dario
 

e sarebbe invece un estetica rigorosamente fondata sulla neurobiologia il 'nuovo che avanza'? queste suggestioni neopositivistiche sono già vecchie di almeno un secolo.... mi sembra che alcune delle critiche all'intervistato siano pregiudiziali.

inviato da giacomo
 

Chiedo ospitalità per una breve riflessione. Titto questo gran dibattere sulle dichiarazioni di Del Bello mi pare che non tengano xconto di una cosa avvenuta. Del Bello è caduto in un gran trappolone tesogli da Adolgiso non accorgendosi (e per un editore, un uomo cioè di comunicazione è parecchio grave) che le domande erano fatte proprio per fargli dire l'indicibile cioè le sue troglodite idee . E Del Bello, (chiedo comprensione per lui), ci è cascato e perciò n'è uscito, giustamente, con la faccia piena di lividi culturali. Non potendo inviare al sito agenti del Kgb come tanto gli sarebbe piaciuto un tempo, ben gli sta. Attento a rilasciare interviste la prossima volta a meno che non si tratti di interventi concordati con questurini di un tempo a lui cari. rosario de luigi

inviato da rosario de luigi
 

Il futuro non appartiene ai talebani ai cardinali ai comunisti ai fascisti e a tanti come loro. Va tutt'altra parte anche se al momento i Del Bello pssono apparie tra i vincitori in quanto appartenenti al pensiero unico. Le loro posizioni hanno giià il rigor mortis del cadavere. Non infierite su di loro. Non infierite su questo intervistato. Pietà per loro, ragazzi, pietà!! freccia sioux

inviato da freccia sioux
 

Del Bello sembra avere il merito di aver attirato su di sé un'alta concentrazione di mosche, o di talebani militanti, se si vuole. Un demi monde diffuso e pervasivo, un coro che gracchia: ora non si pensa più così, oggi è un altro giorno. Essere in, essere à la page, stare sull'onda... Appena uno mostra di tenere presenti i rapporti e i processi, la storia delle forme, e di starsene discosto ad osservare, mal gliene incoglie.

inviato da Giorgio
 

Torno in quest'antro e trovo graffiti per lo più anonimi, una via di mezzo tra tag e scritte nei cessi. L'anonimato rende irresponsabili, o i confusi preferiscono l'anonimato. La mia intervista su Enterprise è stata, credo, quella più commentata. Rileggendo i commenti, ne vado fiero. È passato tanto tempo, ma certo è che devo aver toccato qualche nervo a me sconosciuto della fisiologia del demi-monde, del piccolo borghese acculturato. Non è bello vedere le parole - concetti, mai - usate come randelli; vedere un branco accanirsi contro un diverso e, nella furia, rifilare colpi a casaccio, col rischio di farsi del male; complici e omertosi, si dànno di gomito, finendo per convergere - tralasciando il resto - su una rosa di insulti (che sono pur sempre determinazioni) quali: passatista, neopositivista, stalinista (per di più, vetero), nostalgico del Gulag. A proposito, ho pubblicato una Storia del dissenso sovietico e Stalinismo e grande Terrore. Che glielo dico a fare? Che dire di Freccia sioux che mi dà del fascista e affetto da pensiero unico. Lui, a me. Un saluto grato a tutti coloro che hanno firmato con nome e cognome. Uno particolare a quel prode di Valerio Barontini che ha tentato di por fine al tentativo di linciaggio. Rilascio questo commento a uso e consumo dei futuri archeologi del Web, affinché possano ricostruire umori e liquami del primo decennio del xxi secolo. c.d.b., ottobre 2010

inviato da claudio del bello
 

Sono fra quelli che ha firmato il mio msg. Non trovo peròstrano inun un Forum (al quale il Prof. De Bello è forse poco abituato) che si firmi con pseudonimi o soltanto col nome. E' cosa frequente e non scandalizza nessuno che sia nato dopo il pleistocene. Circa quanto afferma - con graziosa quanto innocua insolenza - il Prof. mi va di segnalargli l'opportunità di una felice carriera nella questura della capitale del Nord Corea - paese immagino a lui caro - dove certamente sarebbe accolto con favore il suo pensiero in un luogo in cui il pensiero è bandito quale pericoloso elemento sovversivo. Saluti comuni. salvo de giovanni

inviato da salvo de giovanni
 

Sono uno che ha firmato solo "Dario". Mi chiamo Dario De Monte. Spesso accade nei dibattiti in Rete di firmare con nomi o pseudonimi e - hai visto mai? - per no farsi pubblicità. Lo fa anche un suo difensore che segue al primo mio intervento. Quanto dice Del Bello mi suscita un allarme. Dovesse andarsene dall'Italia? In questi bui tempi berlusconiani abbiamo bisogno di un po' di allegria e le sue parole ci fanno ridere. Non ci abbandoni, la prego! Circa nervi scoperti, vuoi vedere che ce li abbiano i comunisti che hanno fucilato gli anarchici in Spagna? Del Bello, resti fra noi, abbiamo disperatamente bisogno del suo umorismo involontario. Firmo in maiuscolo non per per vanità ma perché legga oltre la miopia intellettuale che l'affligge. DARIO DE MONTE.

inviato da dario de monte
 

Noto che con lo slogan "le ideologie sono morte, obsolete, pleistoceniche etc" ci si riferisce sempre a UNA ideologia, che evidentemente non solo crea ancora qualche problema ma dà ancora lavoro ai suoi instancabili e zelanti detrattori, i fascisti mascherati.

inviato da saimon
 

mettere alla berlina qualcuno per le sue idee è fascista. è questa l'impressione che sin ricava da questi commenti. Non conosco Del Bello se non per alcuni libri da lui editi e per la rivista zapruder, e per quanto ho visto non posso che complimentarmi. questo linciaggio non ha più neanche la vecchia scusa dei fascisti piagnoni, visto che ormai sono al potere e hanno riscritto la storia a loro uso e consumo.

inviato da simona
 

non ricordo chi ha parlato di lividi culturali riportati in qusto debattito dal Prof. Del Bello. C'è un modo di dire nella boxe per indicare uno che fra le corde non ci sa faree, dil l ui si dice: "Li para tutti con la faccia". Ecco il Prof. dopo averne parati con la faccia proprio tanti manda insulti dall'angolo ai suoi avversari perché gli hanno fatto la bua. Ma che colpa ne hanno i suoi avversari se la sua è una difesa inesistente (e impossibile)? Appenda i guantoni al chiodo della sua vecchia ideologia che ha portato anche idee nuove insieme con un maggiore numro, pero, di gulag. Per fortuna i giovani oggi non vogliono più sapene di fascismi e comunismi. viaggiano, giocano, parlano evivono in Rete. Si rende conto Prof d el Bello di quanto (e sia detto con rispetto, lo stesso che si deve non solo ai trapassati) di quanti secoli lei sta arretrato? C'è una signora Pur se distante da lei per idee - mi creda, se può, non c'ee ironia in ciò che sto per dirle- che ha bisogno d'essre consolata proprio perché non ha capito le stesse cose che sfuggono a lei. Ci vada, sta a Milano, si chiama Moratti,la consoli. forse ne trarrete reciproca consolazione. sabatino leoni

inviato da sabatino leoni
 

Una cosa mi pare alquanto evidente di wquest'appassionato forse fin troppo) dibattito. E' il linguaggio usato da chi accusa e chi difende il Prof. Del Bello - a cominciare da Del Bello stesso. Del Bello e i suoi sostenitori si dimosteano arrabbiati, violenti, e quando tentano umorismo gli si disegna sul viso quel riso (che è un ghigno) alla La Russa. Gli altri, invece, aldilà di qualche durezza, nella maggior parte dei casi, prendono allegramente in giro, appaiono più rilassati, piùche il randello usano le bucce di cocomero. Che il viola sia colore più allegro del rosso? Walter

inviato da Walter
 

Da questo Forum traggo un'indicazione. La Sinistra, se mette in soffitta i DAlema vari e accoglie le nuove energie che provengono da aree antagoniste - fatte di giovani e meno giovani - non legate al passato (si pensi a Vendola, sono una sua sostenitrice, che ha rinunciato al termine "comunista" rifondato o non che sia), riesce a vincere. Altrimenti è condannata a vedersi schiacciata da Berlusconi e affini su schemi sconfitti usati apposta per spaventare nel ricordo di gulag, br, e battisterie varie. Qualcuno dice che qui in troppi hanno usato il termine "vecchio" come offesa. Dipende. Ci sono vecchi bellissimi come Gramsci, Gobetti, Spinelli, e altri bruttissimi come Lenin e discendenti. Un vecchio bellissimo l'ebbe in casa anche Marx, si chiamava Lafargue. carolina persico

inviato da carolina persico
 

 

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