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Segnalato su Webtrekitalia - Portale di cultura Trek

L'ospite accanto a me è Severino Cesari. Critico. Ed editore, con Paolo Repetti, della collana einaudiana Stile Libero www.einaudi.it
Ha curato tra gli anni '70 e i '90 prima le pagine culturali, poi l'edizione domenicale del quotidiano "Il Manifesto", segnalandosi per l'attenzione verso i nuovi talenti, molti dei quali in seguito s'affermeranno dimostrando la validità dell'intuito di Severino. Massiccia la sua presenza su diversi settimanali, riviste, programmi radiofonici. Fu proprio a RadioRai che lo conobbi parecchi anni fa e ne ricordo gli interventi sapienti e vispi, lontani, per scatto di pensiero e lessico, dagli stereotipi della dannata genìa dei giovani critici che te li ritrovi con le parole in jeans e con la testa che aspira alla feluca.
Negli anni, passando attraverso varie esperienze editoriali, la sua curiosità, l'interesse per le forme di contaminazione tra i diversi generi, non si è attenuata, ma acuita, n'è testimonianza anche Stile Libero; collana che ha suscitato stime e pure dissensi, ma questo è un altro segno della sua vitalità.
Ha pubblicato tra l'altro, "Colloquio con Giulio Einaudi", Theoria 1991, che racchiude il testamento intellettuale e professionale dell'editore torinese.

 

Benvenuto a bordo, Severino…
...aspetta, temo che un pezzo sia rimasto fuori. Mi capita spesso, non ti preoccupare. Ho rinunciato all'idea di essere intero. A proposito, che ne dici del raggio che parte ogni quarantacinque minuti da un certo punto caldo di Giove? Come ha scritto il quotidiano La Stampa
…data e pagina, please…
domenica 10 marzo 2002, pagina 15…
Giuda ballerino!...Riuscissi una volta a prenderti in castagna!
…Hai una qualche idea, o dobbiamo improvvisamente pensare a 2001 Odissea nello spazio come a una specie di documentario un po' impreciso?
Sull'argomento ho poche idee ma ben confuse. Più chiaro ho invece un pur complesso concetto, quello di farti assaggiare questo Salice Salentino dell'Antica Masseria del Sigillo…qua il bicchiere…ecco fatto.
Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero "è un bel manico", però noi nello spazio stiamo, schizziamo "a manetta", prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto …risparmiaci quello fisico…interiore…insomma, chi è Severino secondo Severino…
Severino è uno che ascolta; o che ci prova…ad ascoltare, voglio dire. Come dici?
Dico: com'è nata la collana Stile Libero, su quali linee editoriali si muove, e qual è il suo obiettivo di mercato?
Quante domande! Stile libero è nata molte volte, in un certo senso nasce ogni volta che Paolo e io ci sediamo e ci raccontiamo, anche animatamente, tutto quello che ci ha colpito nelle ultime due ore, o due giorni, o due minuti che non ci siamo visti. In un altro senso, è nato un mese d'inverno del 1995, quando ci sedemmo un po' inquieti al Tavolo Ovale (della Einaudi a Torino) e presentammo un guazzabuglio su due fogliettini che era tutto il nostro "Piano editoriale", di fronte a Einaudi, Cerati, Bo e tutti gli altri. Qualcuno fece un sorrisetto di incoraggiamento. Ce n'era bisogno. Lì, con molta impudenza, dicemmo che volevamo fare tutti libri importanti, per esempio le Camerette (degli adolescenti italiani) e Benigni. Cerati disse subito, Benigni può andare. Le camerette, non so.
Poi Stile libero era già nato mesi prima, quando Vittorio Bo, allora Amministratore Delegato Einaudi, ci chiamò e disse, voi ragazzoli, invece di perder tempo e baloccarvi in giro, volete fare una collana nuova rivolta a un lettore che non sia il Notaio di Voghera, noto acquirente di libri della Real Casa Einaudi? Noi, ben consigliati anche da Gianarturo Ferrari, rispondemmo che sì, si poteva fare. Da Roma, però. E a una condizione. Di rispondere soltanto a lui, lui Bo. Lei sa, capitan Kirk, la Storia della Foundation di Asimov? E della Seconda Fondazione?
Ma certamente!
Bene, la dimentichi subito. Non l'ho mai nominata.
…m'era parso…
…Obiettivi di mercato! Linee editoriali! Secondo lei Stile libero ha obiettivi di mercato e linee editoriali? Ma mi faccia il piacere! Lei quando guida l'astronave cosa fa, si muove secondo obiettivi di mercato e linee editoriali?
Veramente l'astronave la guida il Comandante Picard, con me alla guida si sarebbe già scontrata col 38 barrato…
Capisco. Dicevamo? Ah sì, obiettivi di mercato…linee editoriali…ma lo sa che queste cose non esistono? Qui almeno, posso dirlo? O meglio: se qualcuno gliele spiega, lei finge davvero di crederci? Stile libero, dia retta a me, si muove come tutte le astronavi: seguendo la Forza, e le mappe stellari più rinomate, naturalmente modificate secondo il Principio di Indeterminazione di Heisenberg.
Se non sono indiscreto, quale metodo usate per selezionare le proposte che v'arrivano?
Il naso. In casi molto, molto particolari diciamo, L'Enciclopedia galattica. Se c'è già scritto lì, non ci interessa. Poi, come cercavo di dire, non sembra ma i libri emettono un suono, che a certe frequenze si può udire. Noi abbiamo un apparecchio straordinario che, quando riusciamo a farlo funzionare, si ascoltano dei libri che è una meraviglia. Così si sente il suono e se piace, il più è fatto. Il difficile è che io inoltre sono sordo, proprio di natura. Come dici? Ah sì, la cantante di Kafka? Una cosa del genere: nessuno riesce a capire la bellezza del suo canto, eppure lei è una grandissima, misteriosa cantante. Noi non riusciamo a capire la natura di quel suono, che emettono i libri, però o c'è, o non c'è.
Poi, ma questa è la nostra arma segreta, a volte ricorriamo a dei trucchi ignobili. Ci facciamo suggerire. Abbiamo una catena di Ascoltatori, da Orione a Belatrix, ai picchi di Tannhäuser. Ognuno di loro è allenato a captare una o più frequenze e si fa ogni tanto un raccolto di suoni e voci, è una confusione bellissima, inebriante, sì, come dici?
Ehm…l'e-book è nei programmi di Stile Libero?
L'e-book è nei programmi di qualcuno? Ci sono due scuole. Una dice che l'editore deve sperimentare e innovare e pagare fantastiliardi per stimolare l'innovazione nelle masse incolte e un po' stronze, che non sempre ti seguono. L'altra sostiene che solo con uno spirito puro si può capire che cos'è innovazione e che cos'è muffa. Poi c'è una terza scuola che...Scusa, mi presti un e-fazzoletto? Devo soffiarmi il naso…
Ecco un e-klenex…Una delle accuse rivolte a Stile Libero è una sua certa mancanza di complessità. Francamente, penso che la "complessità" possa significare tante cose che è poi difficile arrivare ad una conclusione univoca, ma, sia come sia, così è stato fantasiosamente detto. Ammesso poi che sia un'accusa, tu cosa replichi?
Al Cercatore Ignoto di Complessità, che io qui pubblicamente ringrazio, consiglio tuttavia di esaminare, per esempio, i Cofanetti di Stile libero in modo non puramente unidimensionale. Sollevando il lato superiore seguendo una certa inclinazione, si aprono e rendono accessibile il contenuto, con molta meraviglia in effetti per chi pensava che si trattasse in fondo di una pura superficie piana. Ma con meraviglia anche di chi pensava che non di una superficie piana si trattasse ma, forse, di un parallelepipedo "materico" puro, completamente denso. Ebbene, non è così. Dentro i cofanetti, una volta aperti, c'è un video e un libro, che si possono guardare e leggere con diletto. Anche i libri, perfino: dentro, una volta aperti, si possono sfogliare e leggere. Incredibile, vero?
…gesù, è straordinario…
Il problema è, e questo mi permetto di ricordarlo umilmente ai Cercatori di Complessità, che bisogna togliere il cellophane. Certo se ci si limita alla superficie individuata dalla pura copertina si può avere una visione, come dire, appunto, in un certo senso, limitata.
C'è stato un grande affanno tra molti critici a cercare chi fossero i "padri" degli scrittori cosiddetti cannibali. Io penso che non abbiano padri letterari e che non avranno figli di carta. E' una delle mie solite cappellate, oppure no? E ancora: come venne a te e Repetti l'idea di definirli cannibali? Forse anche il motivo della scelta di questo vocabolo potrebbe illuminare il profilo di quel gruppo d'autori (tra l'altro assai diversi fra loro, cosa scarsamente notata in giro) da voi lanciato…
Ecco, appunto: l'idea non è venuta a me e a Rep, ma a Daniele Brolli. Il libro doveva intitolarsi "Spaghetti Splatter", e giuro su dio che non sarebbe accaduto nulla. Non eravamo per nulla soddisfatti di quel titolo. Ma Daniele, che curava l'antologia, mandò una lista di titoli possibili, tra cui Gioventù cannibale, e Giovani cannibali. Ricordo che quando lessi "Gioventù cannibale" provai un brivido, proprio così, e guardai Paolo, e lo sventurato sorrise, o fece una capriola, non ricordo bene. E fu "Gioventù cannibale". Ovvio che per Daniele il richiamo, tra i tanti altri, da Jean Luc Godard ad Andrea Pazienza, era considerato scontato quasi: una "generazione cannibale" avrebbe detto Paz, perché la società, quella cosa lì che esiste alla fine, ha inciso se stessa in ogni nostro corpo, e altro non possiamo fare che divorare segni come corpi e corpi come... ma che sto dicendo? Sono impazzito?
Credo di no. Ma se fosse successo non è accaduto adesso, bisogna risalire indietro negli anni. Per esempio quando fosti tra i primi in Italia a tenere sulla stampa rubriche che si occupavano delle relazioni fra Internet, nuove tecnologie, letteratura…a proposito, quale differenza espressiva vedi tra testo scritto e ipertesto?
Un testo scritto, disse il saggio pensosamente, anzi chiariamo, un testo scritto bene, è oggi solo il cuore tenero del carciofo, il bianco più interno del sedano, il gheriglio della noce, l'anima morbida e intensa che riscalda o può riscaldare, nella sua dolce consistenza, nelle nostre fredde e tristi notti, l'immenso Ipertesto Galattico nel quale nuotiamo confusamente. Mai come nel testo la nostra civiltà si è slanciata in alto. Ciò disse il saggio, agitando la lunga coda squamata, mentre rientrava nella tana, sotto il sasso, nella sua pozza…
…però disse anche, lo ricordo bene, che si fanno numerosi gli attacchi al diritto d'autore, nominò i vari Luther Blisset, Linux, Wu Ming…Io campo pure di Siae e, capiscimi, tremo. Tu che mi racconti?
Se te lo racconto, mi paghi il diritto d'autore? Guarda che Luther Blissett prima e Wu Ming poi, non attaccano in modo indiscriminato il diritto d'autore, tanto è vero che le case editrici li pubblicano, noi per primi, pagando loro regolari diritti d'autore…
musica per le mie orecchie…
…quelli si limitano a dire che le loro opere sono riproducibili per uso personale e non speculativo, il che, mi sembra, tutela il "lavoratore dell'ingegno", ma elimina anche l'ipocrisia assurda che non vuol riconoscere che ognuno di noi è abituato a fotocopiare le pagine che gli servono di un libro (certo, se le rivende è un altro discorso); o, cambiando terreno, non vuol rendersi conto dell'immensa libertà creativa concessa oggi a un ragazzino di tredici anni che non ha soldi per comprare un cd, ma ha abbastanza creatività da "masterizzarlo" e da lì ricavare la base per la sua propria musica. Cosa sarebbe meglio, costringerlo a sborsare venti euro, rubandoli magari alla madre, o farlo soffrire di frustrazione inutile? Se si abitua a far musica, non svilupperà comunque il mercato? Non comprerà nuovi o vecchi culti, appena sarà in grado di farlo? Chi lavora con l'ingegno, trovi modi per ingegnarsi. Compreso l'onesto guadagno rappresentato dal giusto diritto d'autore, quello che si paga per acquistare un'opera dell'ingegno stampata nella giusta forma editoriale, che deve rappresentare un vero valore "aggiunto" al testo e non una pura rendita di posizione; e così per la musica e tutto il resto. Naturalmente per un editore è un discorso molto delicato, alla fine un conto è la prospettiva storica che pensi di intuire, un conto la realtà immediata.
Nel tuo interesse verso la cultura giovanile e i nuovi strumenti ludici, non hai trascurato i videogiochi. Ad esempio, ricordo ai miei avventori che quando eri all'Adn Kronos Libri pubblicasti "Il grande libro della Play Station". Detesto su quest'argomento discorsi sui rischi che correrebbero i ragazzi, roba che arriva fino a goffi intenti di medicalizzazione…pussa via! Piuttosto, nei videogames - congegni che, spesso, s'avvalgono d'immagini bellissime, e qui il discorso porta anche alle arti visive - quali pulsioni, quali cifre di linguaggio vi leggi?
Sono molto riconoscente alla AdnKronos per avermi dato libertà d'azione, il che ha portato a poter fare esperimenti anche molto belli, come secondo me è il Grande libro della Playstation. Purtroppo le vendite di quell'oggetto molto bello non sono andate bene, e questo mi ha spinto a interrogarmi sul motivo di un insuccesso. Temo che la libreria non sia in sostanza il canale giusto per parlare di videogiochi. I videogiochi si giocano. E si vendono le riviste che li recensiscono. Il libro è davvero all'altro capo della frontiera. In un videogioco non si "legge" nulla. Si gioca. Si provano emozioni del tutto diverse da quelle che si hanno leggendo un libro. Non mi piace l'uso indiscriminato del termine "leggere": non si "legge" la società, non si "legge" un fenomeno. Quali siano i "linguaggi" del videogioco...Ti consiglio di parlare con un ragazzino, ne sa più di me. Qui, devo imparare da zero. Beam me up!
Vedo che ti stai avvicinando al portello d'uscita, ma hai ancora un po' di tempo, aspetta e dimmi: perché da noi non c'è una letteratura di fantascienza? Mi sembra, infatti, che l'ottimo Evangelisti, da solo, non autorizzi a parlare di una nostra letteratura di quel genere, nemmeno se - con molta buona volontà, e piuttosto impropriamente - vogliamo metterci anche "Cancro Regina" di Landolfi…
Ma non c'è più da nessuna parte una letteratura di fantascienza! Valerio Evangelisti è grande - e modernissimo - proprio per questo: perché, anche se è un appassionato di fantascienza, che ama non solo Dick, ma Schekley, Disch, Leiber, di sicuro Damon Knight e, temo, anche Van Vogt, non si sogna di scrivere come loro. La realtà è che, nel mondo dove l'immaginario sembra e forse è dominato da motivi "fantascientifici", da Alien e Spielberg in poi, e dove sembrerebbe dunque che la science-fiction abbia trionfato, la "vera" vecchia narrativa di science-fiction, presa nel suo insieme, è irrimediabilmente invecchiata. Nessuna critica sociologico-fantascientifica resiste di fronte alle Twin Towers, per dirne una, ma nemmeno resiste ad Alien, che nel suo delirio visivo può fare benissimo a meno della componente "scientifica" così fondamentale, mettiamo, in un Asimov. Siamo diventati un pianeta molto piccolo, e claustrofobico, e le paure e i pericoli che sentiamo non sono più dicibili nei vecchi modi. Cosa c'entra con la nobile antica s-f la paura della infinita modificabilità e vulnerabilità dei corpi, anche genetica, che è alla base di una serie come X-Files e dei film di Alien, con i vecchi incubi scientifici? Temi in superficie simili, hanno un sgnificato diverso nel tempo. L'immaginario in apparenza "fantasientifico" di oggi rischia di essere puro realismo, e la vecchia s-f ci appare come l'antica Roma nei film "peplum", un po' di tenerezza un po' di paccottiglia. Evangelisti non scrive fantascienza: parte da lì - c'è perfino un'astronave in uno dei suoi primi libri, ma è mossa da una ben strana energia, l'energia...dell'immaginazione, appunto - per costruire in realtà una saga la cui base potrebbe dirsi perfino fantasy, come Il signore degli anelli, di Tolkien, se non fosse molto più complessa e sofisticata, e dominata dalla più radicale operazione di critica della nostra razionalità che io conosca, tra gli scrittori italiani viventi, e forse non solo tra gli italiani. La saga dell'Inquisitore Eymerich. Straordinaria.
Sinceramente, non avverto così tanto la mancanza di una poderosa letteratura italiana di fantascienza. Mi auguro e credo che invece che ci sia... una letteratura italiana... e basta.
A tutti gli ospiti di questa taverna spaziale, prima di lasciarci, infliggo una riflessione su Star Trek… che cosa rappresenta quel videomito nel nostro immaginario?
Per me c'è questa specie di insopportabile Ulisse che se ne va in giro su qualunque pianeta a corteggiare belle principesse con la pelle viola o le antenne e insomma a cercar guai mentre sulla Enterprise tutti stanno per schiantarsi contro un immane mostro galattico un buco nero un SuperGyzmo e tra lampi e tuoni e lampadine che si fulminano ognuno rimane aggrappato impavido alla sua stupida poltroncina e insomma lo schema di fondo direi è molto riconoscibile non c'è mica da cercar lontano...ma che diavolo sta accadendo? Cos'è quella palla nera sullo schermo?…Aiuto!...
E' che siamo quasi arrivati a S-Cesary, pianeta di cellulosa abitato da alieni cannibali ghiottissimi delle loro stesse carni…se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l'intervista, anche perché è finita la bottiglia di Salice Salentino dell'Antica Masseria del Sigillo …. Però torna a trovarmi, io qua sto…intesi eh?
Benissimo, torno. Quando mi pagherai i diritti d'autore, intesi?
...ma allora non ci vedremo più?!...sigh!...ti saluto com'è d'obbligo sull'Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

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La cultura italiana contemporanea deve tantissimo a Stile Libero che insieme a Stampa Alternativa è fra le pochissime editrici a pubblicare le cose più interessanti che si vedono in giro. Circa quest'incontro fra Cesari e Adolgiso, questa sì che è una maniera di fare cultura mettendo alla porta la noia. Bravi! dylan

inviato da dylan
 

POSTA PERE SEVERINO CESARI: EGREGIO SEVERINO CESARI, SONO LO SCRITTORE IGOR GHERDOL E LEGGENDO UN ARTICOLO SUL QUOTIDIANO IL PICCOLO DI TRIESTE, IN MERITO ALLA SCRITTRICE GIULIA BLASI, MI SONO CHIESTO SE POTEVO FR PRTE NCH'IO DELL STIMT CASA EDITRICE EINAUDI. PER MAGGIORI INFORMAZIONI E' ATTIVO IL MIO SITO INTERNET: WWW.IGORGHERDOL.COM, DOVE POTR' TROVARE TUTTE LE INFORMZIONI SUI MIEI 10 LIBRI PUBBLICTI CON DIVERSE CSE EDITRICI. MI FREBBE MOLTO PICERE SE POTESSI FR PRTE DI UN VOSTR ANTOLOGI, OPPURE SCRIVERE UN ROMANZO O RACCONTO PER L'EINAUDI. HO 25 ANNI E TANT VOGLIA DI SCRIVERE. CREDO SAREBBE PECCATO LASCIARE CHE LE MIA VOGLIA DI SCRIVERE SVANISCA NEL NULLA A CAUSA DI EDITORI "NON SERI" E DI "PICCOLE" DIMENSIONI". LA SALUTO CORDIALMENTE, ATTENDENDO UNA SUA RISPOSTA QUANTO PRIMA E SE CREDERA' OPPORTUNO, LE INVIERO' COPIE DEI MIEI LIBRI SCRITTI. CORDIALI E STIMATI SALUTI. LO SCRITTORE IGOR GHERDOL PS: RISPONDA CORTESEMENTE ALL'INDIRIZZO E-MAIL: scrittoregherdol@tiscali.it

inviato da igor gherdol
 

 

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