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Segnalato su Webtrekitalia - Portale di cultura Trek

L’ospite accanto a me è Mimmo Cuticchio. Puparo e cuntista. La definizione è esatta, ma devo aggiungere subito che gli sta stretta perché si può parlare di lui come autore-regista fra i protagonisti della nuova scena italiana. Le innovazioni e le contaminazioni da lui operate, pur nel sostanziale rispetto della tradizione (molto più difficili, quindi, da farsi), lo indicano a pieno titolo come un rappresentante del teatro di sperimentazione. N’è testimonianza anche una recente realizzazione come il “Don Giovanni all’Opera dei Pupi” che dopo il debutto romano, sarà portata a Mosca in primavera. Già altre volte s’era accostato al melodramma con una serie di spettacoli - Macbeth, Tosca, Manon - che hanno dimostrato il felice connubio tra gli intrecci dell'opera lirica e le trame del cunto. Nel suo ‘Don Giovanni’ s’intersecano due mondi drammatici, quello delle "vastasate" palermitane del Settecento, e quello delle avventure di  Don Giovanni, secondo il libretto di Lorenzo da Ponte.
Cuticchio, da trent’anni ottiene consensi di pubblico e di critica in Italia e all’estero, e chi tra voi non ha ancora visto un suo spettacolo provveda a riempire la lacuna. Passerà qualche ora deliziosa e assisterà ad una lezione di grande teatro. A proposito di lezioni, nel gennaio dell’anno terrestre 2005 si è inaugurato il primo “Corso di specializzazione in Opera dei pupi” organizzato dall’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico in collaborazione proprio con Mimmo Cuticchio, e l’Associazione Figli d’arte Cuticchio. L'iniziativa viene realizzata sotto l’alto patrocinio dell’Unesco e rappresenta il primo passo verso un obiettivo ambizioso: “Accogliere le tecniche del “cunto” e dell’opera dei pupi in seno ai programmi di formazione dell’Accademia” – come ha spiegato Luigi Maria Musati, direttore dell’ Accademia – “è un primo passo verso la creazione di una vera e propria facoltà di teatro di figura che rilascerà titoli di livello universitario”.
Ma già da tempo, a Palermo, Cuticchio tiene corsi che hanno il sostegno di prestigiose istituzioni italiane e straniere.
Per saperne di più su Mimmo e l’Associazione che dirige: http://www.figlidartecuticchio.com; un altro buon angolo web lo trovate cliccando www.carloforte.net/botti/laboratori_2003_cuticchio.htm.
Credo che sia a suo agio sull’Enterprise, infatti, non è nuovo a imprese spaziali avendo accompagnato in un suo spettacolo del 2003 Astolfo sulla Luna.

 

Benvenuto a bordo, Mimmo…
Ben trovati, Amici
Il sommelier Giuseppe Palmieri de “ La Francescana” di Modena, diretta dal patron e magico chef Massimo Bottura, mi ha consigliato di assaggiare durante la nostra conversazione nello Spazio questo “Giarone” Chardonnay 1998, inviandomi una nota in spacefax che dice: “Un omaggio all’eleganza, allo stile, alla personalità dell'uva gialla più importante: Chardonnay; questo vino ha provenienza dalla regione Piemonte e, più precisamente, e meglio ancora, da Costiglione d'Asti e dalla famiglia Bertelli. Riflette autentiche le doti di Borgogna patria del vino bianco quindi mineralità, frutto, struttura, equilibrio”. Bene… qua il bicchiere.
Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore…insomma, chi è Mimmo secondo Mimmo…
E’ un uomo dalla folta barba color del grano, brizzolata. Nato tra i pupi, vive con i pupi. Molti lo chiamano “maestro dei pupi”. A lui piace questo appellativo perché sa che solo i “maestri” hanno voglia di imparare… di viaggiare
Prima di addentrarci nel tuo stile, nella tua poetica, per mettere a proprio agio i miei avventori che meno sanno del Teatro dei Pupi, vorrei qualche, sia pur telegrafica, informazione; anche perché con te ho a tiro non solo un innovativo artista di quell’area, ma anche uno storico della stessa.
Quale la differenza fra l’arte del puparo e quella del cuntista, da te entrambe praticate come ho detto presentandoti?
Il puparo opera con i pupi e attraverso loro mette in scena storie che vanno dall’antico testamento a quelle a lui più contemporanee. Il cuntista è un puparo senza pupi, lavora utilizzando il suo corpo, la sua voce. E’ un “teatro ambulante”. La tecnica vocale, l’alternanza di ritmi binari e ternari, la voce che si alza di volume e frequenze per poi riabbassarsi e rialzarsi a seconda dell’esigenze interpretative della narrazione, sono elementi di forte spettacolarità. La sua metrica supera il significato stesso della parola e si inscrive nella emozionale tensione musicale.
Nel Teatro dei Pupi, si parla di scuola palermitana e scuola catanese. In che cosa differiscono?
I pupi di scuola palermitana sono diffusi nella Sicilia Occidentale. Sono alti cm 90 dai piedi al cimiero. Le armature sono riccamente arabescate con applicazioni saldate a stagno.
Hanno le ginocchia articolate, possono prendere e rimettere la spada nel fodero, alcuni di loro muovono occhi e bocca.
I pupi di scuola catanese operano nella Sicilia Orientale. L’altezza arriva fino a cm 130; le insegne delle armature sono sbalzate nello stesso metallo. Hanno le gambe rigide e tengono la spada in pugno. I paladini portano tutti i mantelli e i colori, sia delle piume sia del vestiario, sono opposti a quelli dei pupi palermitani. Ad esempio, il colore predominante di Orlando e Rinaldo a Palermo è rispettivamente il verde e il rosso; a Catania esattamente l’opposto.
Avviciniamoci in particolare al tuo lavoro. Nel dire del ‘Don Giovanni’, ho riferito che s’avvale anche delle "vastasate" palermitane del Settecento. In che cosa consistevano le "vastasate"?
Durante l’ultimo trentennio del Settecento, a Palermo, al Piano della Marina, ci fu un movimento teatrale che ha attirato critici da tutta Europa. “I Vastasi” (erano trasportatori di sabbia di mare che utilizzavano delle ceste che erano chiamate “vaste”) avevano costruito una quantità di baracche che chiamavano “casotti” . In queste baracche, munite di panche e palcoscenico, venivano messe in scena delle farse con antiche maschere popolari (fratelli meno famosi di quelli della Commedia dell’Arte) che mettevano alla berlina il governo borbonico con il suo potere feudale.
Quando trent’anni fa partisti con la tua felice avventura espressiva, quale fu il principale elemento, quale considerazione, che ti spinse a cercare vie nuove?
Inizialmente pensai che bisognava ridurre il tempo di una rappresentazione. Non più due ore e mezzo ma un’ora. Curare i ritmi dello spettacolo, i testi, le luci, la messa in scena. Poi mi accorsi che era necessario studiare perché a frequentare il Teatro dei pupi era un pubblico più istruito che poteva fraintendere le imprecisioni storiche e poetiche del vecchio puparo. Poi veniva un pubblico di turisti che avevano un tempo limitato e non potevano seguire uno spettacolo che andasse oltre un certo tempo.
Immagina di trovarti ora di fronte a un pubblico di non addetti ai lavori, come gli spiegheresti la tua poetica?
Il pubblico di oggi ha studiato e viaggiato, per cui è più disposto alla conoscenza di altre culture sia regionali, sia nazionali ed internazionali. Noi accompagniamo sempre i nostri spettacoli con programmi di sala in cui sono spiegati quegli elementi indispensabili per conoscere una tradizione, antropologicamente in continua trasformazione.
Difficoltà incontrate nello spiegare il tuo lavoro ai critici…
Agli inizi degli anni settanta facevo fatica a far capire che l’Opera dei Pupi era prima di tutto un teatro, poi un teatro siciliano; che il contastorie era il continuatore dei narratori medievali, eredi degli antichi aedi. Una figura diversa dal più noto cantastorie che cantava fatti di attualità. Il contastorie, attraverso la trasmissione orale, sostituiva lo storico e perpetuava casi storici come quelli omerici, le Chanson de Geste.
Oggi, per fortuna, critici e studiosi mi sono vicini, mi danno un aiuto con importanti pubblicazioni
Sinteticamente, percorso ed evoluzione del tuo stile…
Ho sempre lavorato per rinnovare e restaurare lo spettacolo così detto “classico”. Nello stesso tempo ho sperimentato nuovi metodi per utilizzare i pupi sia per il piccolo boccascena, sia per la grande scena. Ho realizzato testi nati da antichi canovacci o da autori come Pirandello, Marlowe, Shakespeare. Negli ultimi anni mi sono dedicato a lavori che hanno accostato il teatro dei pupi all’opera lirica, ma in tutti i miei spettacoli i pupi sono stati inseriti contemporaneamente su due piani, quello narrativo e quello di ricerca e sebbene possiedono il respiro della novità, essi si collocano nel privilegio della forza della tradizione.
Ci avviamo alla conclusione del nostro incontro. Da uno come te che è partito da un’antica forma teatrale facendola approdare su nuovi orizzonti di ricerca e interpretazione, m’interessa sapere, aldilà del teatro, in quale delle aree espressive trovi che ci siano oggi i lavori più interessanti nella sperimentazione di nuovi linguaggi?
Nel mio lavoro ho avuto bisogno di utilizzare da un lato, tutto il “sapere” che i pupari si sono tramandati da padre in figlio e/o da maestro ad allievo, dall’altro di sperimentare la possibilità di utilizzare nuovi linguaggi. Per quanto mi riguarda penso che i lavori più interessanti possono trovarsi nelle arti visive, nei video e nella ricerca musicale, tutte aree espressive sufficientemente sperimentate. Penso inoltre che l’web sia un campo assolutamente nuovo ed interessante, dove c’è ancora molto da mostrare.
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa…che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
 Come puparo e cuntista mi sento da un lato un archeologo, dall’altro un astronauta. La prima figura mi permette di sviscerare le radici della storia, la seconda di viaggiare e perché no anche di perdermi.
Star Trek per me rappresenta il desiderio di conoscere, il viaggio, la possibilità di trovare un luogo ideale, immaginario o reale che sia, la speranza di poter migliorare il nostro spirito.
Siamo quasi arrivati a Cutìchyo, pianeta scenico abitato da alieni dalle corazze argentee che viaggiano nello spazio cavalcando l’Ippogrifo… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di “Giarone” Chardonnay 1998 … Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Sicuramente. Ciao a tutti e… buon viaggio
Vabbè, ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

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commenti presenti

Mi piacerebbe sapere da Cuticchio perché in tv i pupi compaiono nei documentari ma non si dedica a loro spazi come si fa, sia pure pochino - ma penso a "Palcoscenico" sulla rai, uno spazio di rappresentazione vero e proprio. Il linguaggio dei pupi non è adatto per la tv? Incapacità di capire quel teatro da parte dei dirigentitv? Grazie. tina brusati

inviato da tina brusati
 

Bene fa questo sito a ospitare esperienze come quello del teatro dei Pupi assimilando nel caso di Cuticchio il suo teatro a quello delle avanguardie. Mi piacete. Complimenti. Franco De Tollis

inviato da Franco de Tollis
 

Mai visto uno spettacolo coi pupi. M'avete fatto venire voglia di vederne uno. Saluti agli astronaviganti debora masini

inviato da debora masini
 

 

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