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Segnalato su Webtrekitalia - Portale di cultura Trek

L’ospite accanto a me è Pippo Di Marca. Autore, performer, regista teatrale.

Catanese di nascita e romano di elezione, appartiene alla seconda generazione dell’avanguardia teatrale italiana: quella di Nanni, Perlini, Vasilicò, Cecchi, Carella fino ai Magazzini e alla Gaia Scienza che è venuta alla ribalta intorno ai primi anni Settanta.

Ha debuttato come attore al Teatro La Fede (’69 e ’70) in due spettacoli di Giancarlo Nanni e ha creato il suo gruppo, Meta-Teatro, nel ’71 mettendo in scena il primo spettacolo da regista, Evento-Collage n. 1. Da allora, per sinergie e sodalizi con Carmelo Bene, Leo de Berardinis, il Living e sulla scia di sfide e confronti via via con Lautréamont, Genet, Duchamp, Joyce, Shakespeare, Bernhard, Gadda, Sanguineti, Kantor, Bausch, Beckett, Pirandello, Bolaño, ha costruito le tappe di un continuum unico e personalissimo (oltre sessanta spettacoli e decine di performance in Italia e nel mondo) portando a compiuta sintesi artistica un’esperienza ininterrotta di oltre quarant’anni.

L’occasione per quest’incontro – avviene per quello che per i terrestri è il maggio 2014 – è data dalla pubblicazione presso Titivillus di Sotto la tenda dell'avanguardia un libro prezioso in cui l’autore nel narrare le proprie esperienze sceniche, riferisce anche dei tanti compagni di strada incontrati nel corso del tempo costruendo così una storia del teatro d’avanguardia in Italia di quasi mezzo secolo.

 

Benvenuto a bordo, Pippo…
Per cominciare berrei un bel calice di...Bricco dell'Uccellone. Non so se il capitano Picard che è francese... gradirà... è un rosso che loro se lo sognano... Ma siccome i sogni sono per così dire il nutrimento 'celeste' dell 'U.S.S. Entterprise NCC-1701-D...ma che dico? ...siccome l'Enterprise è già tutto un 'sogno', conto proprio sulla riuscita di questa bevuta...rossa, bella sanguigna... Brindiamo ai viaggi!  
I fratelli Arcioni dell’omonima enoteca romana in Via Giuliana mi hanno consigliato di sorseggiare durante la nostra conversazione questa bottiglia di Curtefranca Doc prodotto dalla Casa di altri Fratelli, i Berlucchi, ma sono ben forniti anche dell’altra bottiglia da te suggerita. Vorrà dire che le berremo entrambe… cin cin!
Ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore… insomma, chi è Pippo secondo Pippo…
Pippo secondo Pippo è Pippo… ci sono tanti Pippi  c'è un Pippo primo un Pippo secondo e un Pippo secondo terzi, quanti Pippi dice Pippo Delbono c'è un Pippo Del e un Pippo Dim dice Pippo Di Marca e 'bibo' diceva Lisi Natoli rifacendo l'eco di Leo de Berardinis e 'bibo' di qua e 'bibo' di là e 'bibo' di su e 'bibo' di giù rifaceva entrambi Silvana Natoli e “bibo bibo non lo sa” riprendeva tenerissimo Leo. E la scopa. “Pippo mi sembra di offenderti  quando la reclamizzo alla tele” si scusava Sandro Lombardi e Pippo Baudo mio vicino di casa e Pippo Fava mio primo maestro di scrittura e Pippo Di Stefano che steccò e pianse al Massimo Bellini - nella Catania che fu  e quanti pippi e quante pippe e tutti/e buoni/e e tutti/e marci/e e tutti/e belli/e e tutti/e arteatrali e tutti/e radicali e pippo / giuseppe 'padre di dio' dove lo vogliamo mettere…
A questi tanti Pippi in un solo Pippo chiedo: che cosa principalmente lo ha spinto a scrivere “Sotto la tenda dell’avanguardia”?
La memoria. Una società senza memoria è morta, perduta. La testimonianza 'necessaria' di una avventura umana, artistica, ideale, ideologica, politica, irripetibile, soprattutto negli anni settanta e ottanta, in cui più generazioni di artisti di teatro e la comunità, o microsocietà, che li seguiva e li sosteneva vissero alla loro maniera il sogno utopico del sessantotto. Se ci fu una stagione nel XX secolo in cui l'immaginazione al potere si realizzò, fu quella. Gridare l'euforia, la bellezza e insieme il dolore, le sconfitte di questa storia e di tutti quelli che l'hanno fatta e vissuta nelle generazioni, rendere onore ai magnifici 'caduti', è diventato 'necessario'. Prima di me nessuno ci aveva mai provato, almeno in termini così completi ed esaustivi. E per di più dall'interno, nell'ottica 'vitale' e 'creativa' di un artista. Il vero critico, diceva Carmelo, è l'Artista! Il libro è dedicato a Leo de Berardinis: quando compresi che non si sarebbe 'svegliato' dal coma mi fu chiaro che 'dovevo', che era giunto il momento di, scrivere “Sotto la tenda dell’avanguardia”.
E l'ho fatto.
Il tuo libro comincia con la frase: “In principio fu Carmelo. Era il 1959”.
Che cosa significò quel principio e quale fu la sua più immediata eco?
“In principio fu Carmelo”, in sé, non significa niente. E' solo un'enfatizzazione per così dire 'biblica'... della piccola bibbia che seguirà... Carmelo fu indubbiamente una sorta di energia primordiale e primigenia, ma senza gli altri che seguirono e la situazione politico-culturale che maturò già nei primi anni '60 e che 'esplose' alla fine del decennio, la nostra 'rivoluzione' non ci sarebbe stata. Nel libro io la descrivo così: “...C'e n'est qu'un debut. Solo l'inizio di una battaglia. In uno scenario dominato da figure come Strehler, Visconti, Gassman... l'uomo di Campi Salentina 'apparve' come una madonna blasfema alla serva Italia... Cominciava un periodo nuovo per il teatro italiano che avrebbe rappresentato una svolta “radicale” e segnato di fatto l'avvento di un modo diverso, sconvolgente, barbaro, devastante di pensare e praticare l'arte scenica... Prendeva forma un mondo a sé, un mondo 'separato', 'altro', parallelo e alternativo a quello del teatro 'ufficiale'.
Come scrivi nel libro, nasci in area letteraria. Come e perché avvenne il tuo approdo al teatro?
Quando avevo poco più di vent'anni ebbi un incidente d'auto quasi mortale. Un anno prima nella stessa superstrada un altro giovane catanese in un incidente simile aveva perso la vita. Fu così che scrissi il mio primo 'romanzo', “Storie parallele”. Tipico romanzo di formazione con dentro l'avventurosità un pò folle, e sentimentale, della 'provincia' italiana. Piacque a Geno Pampaloni e soprattutto a Niccolò Gallo, che cercò molto 'paternamente' di convincermi a 'pulirlo' di qualche 'scoria', ma invano. Per me era perfetto! Così finì prima di cominciare la mia via (interiore, introversa) letteraria. E lì cominciò la mia via (esteriore, estroversa) teatrale. Dopo una sorta di tabula rasa generale, da assoluto neofita, perfetto e consapevole autodidatta, ritrovai il mio percorso partendo dalla 'vita', dall'esperienza diretta del teatro e trasferendola sulla 'scena' come atto, come gesto, prima che come testo. Naturalmente la letteratura non è affatto scomparsa: è solo rimasta 'dietro le quinte' a motivare e illuminare, nel tempo, i miei gesti teatrali, creazioni sceniche o regie che fossero.
Nel panorama scenico che hai tracciato, negli anni e nel libro, che cosa ha rappresentato la proposta del tuo Meta-Teatro?
Domanda da un milione di dollari! Ce li ha il capitano Picard a bordo della Enterprise? E soprattutto hanno ancora valore ora che 'viaggiamo'  verso la fine del 2300?... Comunque, siccome i vini qui sono eccezionali, l'ospitalità squisita e abbiamo anche la certezza di scansare il pianeta Terra e dunque di ritornare... nella tenda spaziale casa, rispondo. Rispondo pseudo-twittando: Meta-Teatro stato uno principali centri Galassia Teatro Sperimentale o Avanguardia Orbitato attorno capitani-fari Beck, Bene, de Berardinis, Kantor, Baush, Nekrosius... grazie spericolata appassionata determinazione capitan Di Marca attraversato/intrecciato orbite tentato atterraggi ritenuti 'impossibili' attorno corpi celesti Lautrèamont, Duchamp, Joyce, Gadda, Sanguineti, Tzara, Ribemont-Dessaignes, Shakespeare, Bernhard, Shakespeare, Bolaño... Imbarcato in sua navicella spaziale navicelle giovani astronauti Raffaello Sanzio, Gaia Scienza, Valdoca, Krypton, Accademia Artefatti... Avuto assistenza esploratori Bartolucci, Quadri, Cordelli, Mango, Palladini, Grande...
A proposito di Maurizio Grande, in un suo intervento di anni fa si chiese: “Ma chi è l’attore: un corpo promosso a figura? Una maschera promossa a persona? Un sostituto promosso a originale?”
Tu come risponderesti a tali domande?
E' una figura promossa a corpo! Ed è anche una persona promossa a maschera! E pure un originale promosso a sostituto! E altro ancora. Questa risposta non vuole essere affatto parodica rispetto alle domande di Maurizio Grande. Questa è una domanda filosofica: vale a dire senza risposta e aperta a tutte le risposte. E dunque una domanda tragica, senza alternative, e comica, ridicola, come il mistero, l'assoluto, l'ignoto... l'abisso verso cui tende la grande poesia, il grande teatro e Grande Maurizio lo sapeva perfettamente (e nel 'comico'- come ipotesi del sublime - investì gran parte delle sue energie)... Perché l'attore non è altri che... l' uomo ed è figura e corpo e persona e maschera e originale e sostituto e verbo e immagine e sogno e sangue e merda e specchio e riflesso e azione e negazione e realtà e finzione e silenzio e phoné.E arriviamo a Carmelo, il 'mostro' che può contenere tutte le definizioni, l'impossibilità del possibile o la macchina attoriale: di cui Grande ebbe a dire “...codici senza più forma o regola… 'macchine', attori 'automatici' dentro 'il meccanismo-testo'... che compie il suo misfatto e si fa pornografia del senso”.
Teatro di avanguardia, sperimentazione, alternativo, e poi con i fatali prefissi neo, post, trans… insomma, che cosa vuol dire per te “teatro di ricerca” oggi?
Oggi non lo so. Oggi mi sembra una 'maniera', una ripetizione piuttosto stanca e spesso finta, senza spinta etica, o ideale, di una grammatica codificata nei decenni precedenti, soprattutto negli anni '60-'80. Sia italiani che stranieri (pensiamo a Pina Baush, a Kantor, a Wilson). La Raffaello Sanzio degli inizi (tutti gli anni '80) è stata l'ultima grande epifania di qualcosa che possiamo chiamare avanguardia (senza prefissi - che sono la cosa più idiota e strumentale, perché l'autentico talento, l'artista di genio, che spacca il discorso, si vede subito e non ha bisogno di prefissi!); tutti gli altri sono epigoni, magari  eccezionali, bravissimi, espertissimi, sensibilissimi, ma pur sempre epigoni, anche i più originali. Il paradosso dell'avanguardia peraltro è che non muore mai ed è come se fosse sempre e da sempre 'morta'. Appena comparirà il suo 'nuovo' autentico 'fantasma' lo capiremo subito. Ma forse i tempi non sono quelli giusti. Chissà... oltre il 2300...
Non solo performers quali Orlan, Stelarc, Stelios Arcadiou, Yann Marussich, usano il proprio corpo come esplorazione antropologica della fisicità. Penso, ad esempio, a quanto accade alla Genetic Savings and Clone che ha ispirato la nascita della BioArts Gallery alla quale si riferiscono gli artisti biopunk – come Dale Hoyt che n’è capofila -  che considerano le biotecnologie una nuova forma estrema di Body Art.
Come interpreti quest’interesse delle arti per una sorta di neocorpo?
Il corpo è da millenni al centro dell'arte e della cultura occidentali, è la prima e più importante 'cosa', materia, che l'uomo conosce - ce l'ha addosso, c'è dentro - insieme al corpo animale. Tanto è vero che tutta la cosmogonia e la religione sono  raffigurazioni, 'proiezioni' del corpo, che l'uomo ha antropologizzato Dio e l'Universo. Il moderno, la cosiddetta civilizzazione, ha distrutto tutto questo, ha per così dire 'rivestito', annullato la natura, la nudità. Ora, nel postmoderno, assistiamo all'esasperazione opposta ed è giusto che l'arte se ne faccia carico. Con tutti i rischi del caso. Se certe performances le avanza un autentico artista possono avere un significato simbolico forte e quindi poetico, se le fa un artista 'pubblicitario' sono pornografia mascherata, quindi il rischio c'è ed è grande. Con la poetica del biopunk come biotecnologia del neocorpo siamo sulla stessa strada della più avanzata ricerca scientifica, siamo in certo senso in un regno 'terreno' della fantascienza, verso abissi ignoti. L'ignoto mi piace, è lì che bisogna andare, per denunciare, testimoniare o soltanto per 'sognare' o per 'sfidare', ricordandoci però sempre che siamo 'maravigliosi' donchisciotte...
Oltre il teatro, in quale delle altre aree espressive - arti visive, letteratura, fumetto, video, musica, Net art, etc. - credi che ci siano oggi i lavori più interessanti nella sperimentazione di nuovi linguaggi?
Il teatro nel suo complesso in questi anni è piuttosto 'fermo' in quanto a sperimentazione di nuovi linguaggi, guarda troppo a se stesso, è ancora 'letterario'.  Tuttavia moltissimi artisti appartenenti all'area teatrale debordano verso le altre arti, e in certo senso sono 'fuori' del teatro, nelle arti visive, nella performance, nella tecnologia. La musica, la videoart, la net art, il cinema d'avanguardia, forme d'arte che prescindono dalla narrazione, dal senso e vanno direttamente alla percezione, alla sensibilità sono strutturalmente avanti, costituiscono, fattualmente, sul piano dell'esperienza-esperimento, un'avanguardia. Soprattutto la musica e la videoart che sono ormai arte di tutti, paradossalmente d'avanguardia e di massa. In questa ottica, a prescindere dal fatto che possa essere 'contaminata' dal fruitore, metterei anche la net art, l'arte del futuro. Resta il fatto da una parte che la vera arte non ha confini, può creare un nuovo linguaggio dentro ciascuna delle sue forme; dall'altro che l'ipertestualità è l'unica vera 'forma', infinita e indefinita, del contemporaneo e del futuro.
Ci avviamo alla conclusione del nostro incontro. Dimmi con la sincerità di cui ti so capace: che cos’è che quando oggi la noti in scena ti fa venire la scarlattina…
La scarlattina ce l'ho avuta da piccolo e l'ho dimenticata. Ora sarei più manesco, getterei in scena una di tutto, ortaggi, uova marce, merda secca; o più pedante, prenderei a calci in culo gli attori e soprattutto i registi. E lo farei tutte le sere, se andassi a teatro tutte le sere... In realtà ci vado poco, seleziono al massimo... La cosa che mi dà più fastidio è l'arroganza e l'idiozia con cui tantissimi attori cani che si danno un sacco di arie si mettono nelle mani di sedicenti registi tromboni che si danno un sacco di arie per abbaiare a un pubblico di cavalli che credono per una sera di essere anch'essi cani senza rendersi conto che in realtà sono scimmie e che non sono neppure cani, sono amebe senza forma... Ascolto le loro parole amebiche e non capisco l'italiano, lo sento bene ma non c'è verso di capirlo, mi dissocio, che altro potrei fare se non... riprendermi la scarlattina o prenderli a calci?
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… come sai, Roddenberry ideò il suo progetto avvalendosi non solo di scienziati ma anche di scrittori, e non soltanto di fantascienza, tanto che ST risulta ricca di rimandi letterari sotterranei, e talvolta non troppo sotterranei…che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
Già negli anni '70, prima di sapere di Star Trek, che poi ho scoperto e seguito, ero completamente in ‘star’ e viaggiavo sulle 'mie' Enterprise... In “Erratum Musical” (1979) c'era una grande “cosmoscacchiera” (fatta di 'pezzi' ipertecnologici) in cui giocavo con aliena nuda duchampianamente a scacchi dentro la Via Lattea: raffigurata con diapositive (dotazione Centro Fisica Nucleare C.N.R. Frascati) su tutto il Soffitto-Cielo (15x15 metri) del Teatro, che era ogni sera l'Universo in cui viaggiavamo, attori e pubblico... In “Iura-Paris: Big Bang Agency”(1981) alla fine del 'viaggio', stipata in una Astronave Alfa(romeo) S(port) S(print) tutta la 'compagnia' entrava dentro una enorme cassa di legno e di ferro, una Super Base Galattica, per essere 'spedita' nello 'spazio' con la scritta cubitale : From Meta-Teatro Company / Destination Big Bang... In “Admiral's Men (More Vlade Runner Invaders)”, gli shakespeariani 'Uomini dell'Ammiraviglio' incontravano e si scontravano, in uno sciabolare di laser e citando il film Blade Runner, con un manipolo di agguerriti androidi e 'replicanti'... Quindi nel mio immaginario questo 'videomito' c'è tutto...
Siamo in avvicinamento alla tenda spaziale dove gli alieni leggono le tue pagine in ologramma… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui il nostro incontro, anche perché è finita la bottiglia di Curtefranca Berlucchi consigliata dai fratelli Arcioni dell’omonima enoteca romana in Via Giuliana e pure la tua…
…Ah, lo dicevo io, ci siamo scolati tutte le due bottiglie! E quasi non me n'ero neppure accorto!... Ecco perché mi gira la testa... Però tra Uccellone e Berlucchino ci siamo fatti un bel trippino, mi potete lasciare alla Giuliana Space Station, così prima di tornare nel mio loculo terrestre passo all'enoteca Arcioni e mi faccio uno stellare 'grappino'! Ah quanto m'è piaciuto 'essere'… voyager...nella tua fantasmagorica Enterprise... Pensando all' obiettivo primo della Federazione Unita dei Pianeti “...fino ad arrivare dove nessuno è mai giunto prima”, nella mia mente ebbra di vino e d'avventura fa capolino il verso di un grande 'viaggiatore' che se lo farebbe volentieri un bel viaggio con te... “Desideriamo, tanto può la fiamma che ci brucia / cadere nell'abisso, cielo, inferno, che importa?/ In fondo all'ignoto per incontrare il 'nuovo'”... Ora chissà in quale galassia sta navigando, si chiamava Baudel/aire...
Me lo ricordo bene, giocava nel Paris Saint-Germaine…
Ehm… forse confondi… sappi che tornerò a trovarti! Dimenticavo... un abbraccio al capitano Picard...
Ed io ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

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