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L’ospite accanto a me è Bruno Di Marino. Storico dell’arte contemporanea.
È specializzato in sperimentazione audiovisiva, insegna Teoria e metodo dei mass media presso l’Accademia di Belle Arti di Frosinone.
Tra i volumi da lui scritti o curati segnalo: Studio Azzurro. Tracce, sguardi e altri pensieri (Feltrinelli, 2007); Pose in movimento. Fotografia e cinema (Bollati Boringhieri, 2009); Film, Oggetto, Design. La messa in scena delle cose (postmediabooks, 2011).  
I suoi saggi sono stati pubblicati in Francia, Belgio, Portogallo, Germania, Russia, Giappone, Cina, Ungheria. Tante sono poi le mostre da lui curate.

Siamo in quello che per i terrestri è l’ottobre 2013, l’occasione per quest’incontro è data dall’uscita del recente “Hard Media. La pornografia nelle arti visive, nel cinema e nel web” (pagine 184, euro 20.00), Editore Johan & Levi.

Si tratta della più completa opera storico-critica di cui disponiamo sul tema perché estende su tutti i media l’investigazione sull’immagine pornografica (e l’autore tiene a precisare che in questo testo ha scelto di occuparsi esclusivamente del porno e non dell’arte erotica pur osservando che oggi esiste un eros che sconfina nel porno e viceversa).

In questo imperdibile volume, sono sterminate le citazioni di opere ed artisti (raccolte in un opportuno Indice dei Nomi troppo spesso trascurato dagli editori), ben selezionata la scelta delle immagini, felicissima la struttura espositiva della materia; illuminante al proposito la lettura del Sommario.
Di Marino ha la capacità di osservare non solo quanto accade nel cinema professionale, amatoriale, e in quello sperimentale, nelle arti visive, nelle performances, nella Rete, ma ne studia gli intrecci di linguaggio, lo scambio delle esperienze espressive, in pagine che riflettono un grande vissuto antropologico dei nostri giorni. Libro di valore e di grandissima attualità in un momento in cui vanno affermandosi – anche in Italia – pure in sede accademica i Porn Studies.

 

 

Benvenuto a bordo, Bruno…
Buongiorno a tutti e grazie per l’invito (scusate l’originalità del mio saluto)
Lo Chef Gabriele Muro della romana Enoteca al Parlamento  ci ha consigliato di sorseggiare durante la nostra conversazione una bottiglia di Friulano Buri 2010 prodotta dall’Azienda Agricola Miani di Enzo Pontoni… cin cin!
Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore… insomma, chi è Bruno secondo Bruno…
Difficile dirlo, farei prima a rispondere ciò che non sono, per citare il poeta (che poi è Montale). Mi limito a dire: uno studioso di immagini, in particolare di immagini in movimento, che ha la fortuna di fare nella vita ciò che voleva esattamente fare, riuscendo perfino a sopravvivere. Cosa volere di più?
 Quali le principali motivazioni che ti hanno spinto a scrivere “Hard Media”?
Innanzitutto avevo bisogno di sistematizzare una serie di cose scritte negli anni, di aggiornarle, di approfondirle, di dare loro una forma migliore, più convincente: Senza naturalmente ambire a costruire una teoria (non ne sarei capace) ma comunque tentando di suggerire un percorso al lettore
Qual è per te il confine che separa l’erotismo dalla pornografia?
Domanda classica ma alla quale è difficile rispondere, anche perché il confine si è sempre più assottigliato, per via di contaminazioni tra i due territori e anche perché con l’evoluzione del costume oggi la pornografia è sempre più accettata dalle persone. Stranamente però le donne hanno sempre meno problemi a dire di frequentare siti come Youporn, ma hanno sempre più remore a mostrarsi in topless sulle spiagge. Vorrà dire qualcosa? Insomma è solo un esempio per dire che l’evoluzione del costume non è mai lineare, anzi spesso è contraddittoria e schizofrenica.
Per ritornare alla domanda credo che il confine tra erotismo e pornografia sia sempre meno tecnico e sempre più mentale, quindi soggettivo, un confine interiore… che ciascuno stabilisce. Io non lo saprei definire, dal momento che c’è un erotismo pornograficizzato e una pornografia eroticizzata (per esempio piena di preliminari, rivolta a un pubblico femminile, meno brutale e aggressiva, più glamour e ricca di attenzioni, una pornografia “sensibile”).
Pornografie. Dizione che ricorre anche nel tuo “Hard Media”. Ne esiste più di una? Le ragioni di quel plurale?
Diciamo che è il titolo del secondo capitolo e avrei voluto intitolare tutto il libro così, ma mi sono accorto che alcuni anni fa era già uscito un saggio con un titolo simile. Pornografie inizialmente doveva essere distinto, in porno (tondo) e grafie (corsivo). Le scritture dell’osceno sono varie, sono diversificate. Soprattutto nella storia dell’arte contemporanea, dove l’appropriazione dell’elemento osceno (e quindi massimamente perturbante) varia da epoca a contesto, oltre a variare a seconda del singolo stile dell’artista. Mi si dirà che anche nel cinema pornografico è così. Molto meno. E’ ben più difficile distinguere un film porno di un regista da quello di un altro regista (salvo alcune eccezioni più “autoriali”), mentre riconosciamo subito la differenza tra un’opera della Sherman e una di Koons tanto per fare un esempio. Ma non so se è questa la risposta giusta. Comunque in generale parlerei di pornografia al plurale perché si tratta di un’area molto vasta e complessa…
Quale il principale segno che è cambiato sul piano della fruizione rispetto alla pornografia stampata (scritta o fotografica) con l'avvento della pornografia audiovisiva?
Se vogliamo essere filologici l’avvento della pornografia audiovisiva nasce ai primi del secolo: i primissimi film pornografici furono realizzati già nei primi anni del cinematografo, diciamo ai primi del XX secolo, anche se circolavano in ambienti molto élitari. Il grande cambiamento c’è stato alla fine degli anni ’70 con il passaggio dalla fruizione in sala a quella in casa, quindi tramite il vhs e la diffusione dell’home video. Il terzo, fondamentale passaggio dell’era audiovisiva in questo campo, c’è stato infine con internet
Già, che cos'è accaduto con l'avvento della Rete, del digitale?
Una rivoluzione capillare, che è coincisa in gran parte con un’altra evoluzione: il passaggio dal professionale all’amatoriale. Il porno fai-da-te è stata la vera rivoluzione copernicana, da cui non si è potuti tornare indietro e dalla quale non si può più prescindere. Il porno professionale ha dovuto in qualche modo adeguarsi a quello amatoriale. Il potere ormai è nelle mani del fruitore e non più in quello del produttore. Un fruitore che è in primis anche produttore di immagini. Naturalmente tutto questo ha avuto ricadute dal piano della rappresentazione a quello della sessualità reale.
Esiste una produzione sui media che usa la pornografia come strumento di contestazione politica?
Diciamo che la pornografia come arma “politica” risale agli anni ’70, però ancora oggi anche il semplice nudo è utilizzato come arma sovversiva e di contestazione al potere costituito. Pensiamo a Femen. Se restiamo nel campo della pornografia vera e propria, tra tanta omologazione e normalizzazione del fenomeno (tutti possiamo fare pornografia quindi siamo alla democraticizzazione del porno), dobbiamo sottolineare come la tendenza queer e più in generale la pornografia legata al genere, al gender, all’identità, e quindi anche la pornografia omosessuale, eccetera, abbia ancora un forte contenuto politico. Io la tratto appena nel mio saggio, ma su questo argomento esiste una sterminata pubblicistica.
Perché, oggi, molte post femministe accettano il porno a differenza delle femministe d’un tempo che lo combattevano? È cambiato il porno? È cambiato il femminismo?
A dire il vero ci sono sempre state due correnti negli Usa: le femministe pro-censura (cioè quelle che teorizzavano l’equivalenza tra pornografia e violenza sulle donne) e quelle anti-censura (che invece vedevano il porno come liberazione sessuale e quindi la leggevano in chiave positiva nei confronti delle donne represse dalla società puritana maschilista). Oggi, le cose sono molto cambiate. Il 33% dei visitatori di Youporn sono donne. Vorrà pur dire qualcosa. Ma ciò nonostante leggo ancora di sociologhe (o filosofe o parlamentari PD) che, dopo aver studiato a lungo la pornografia, ne hanno dedotto che trattasi solo di un modo per mortificare e degradare le donne. Tanto per non fare nomi sto parlando di Michela Marzano. Mi sembra un po’ riduttiva e superficiale come conclusione soprattutto da parte di una donna che viene dall’Accademia. E allora tutte le donne studiose – femministe o non – che si occupano dei porn studies, come Linda Williams, cosa sono? Complici di stupri? Non so che dire…
Tante le riflessioni che fai nel tuo libro su linguaggio e interlinguaggio.
A questo proposito, ti chiedo: perché su YouPorn “in molti casi è difficile” – come scrivi – “separare il materiale professionale da quello amatoriale”?
Perché se i generi “forti” non esistono più e ci troviamo di fronte a contaminazioni continue, figuriamoci se è possibile separare una rappresentazione “autentica” (ammesso che possa esistere) e una rappresentazione simulata. A parte i dibattiti filosofici ora in atto tra postmoderno e new realism, tra fatti e interpretazioni, il confine tra vero e falso è labile. Su Youporn ci sono per esempio centinaia di filmati su casting di film porno, con ragazze imbranate, timide o diffidenti, ma alla fine si spogliano tutte e fanno sesso con il selezionatore (che si rivela essere un “falso agente” davanti alla videocamera). Ora è difficile pensare che non siano d’accordo. Eppure sono sequenze che eccitano molto di più lo spettatore, perché – anche se finte – fondono due esigenze: da un lato la bellezza delle ragazze che, se non professioniste, sono comunque aspiranti tali e dall’altro la spontaneità delle ragazze della porta accanto, che tutti vorremmo incontrare.
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… come sai, Roddenberry ideò il suo progetto avvalendosi non solo di scienziati ma anche di scrittori, e non soltanto di fantascienza, tanto che ST risulta ricca di rimandi letterari sotterranei, e talvolta non troppo sotterranei…che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
Mi spiace deluderti ma non sono un appassionato di Star Trek e non ho visto da ragazzino i telefilm, né successivamente i film della saga. Diciamo che ero appassionato di U.F.O. la serie inglese tv o di The Prisoner per restare alla fantascienza. Inoltre credo che 2001 di Kubrick resti ancora oggi insuperato. Quindi se proprio dovessi trovarmi su un’astronave all’Enterprise preferirei la navicella di Dave Bowman proiettata nello star gate in un viaggio avanti/indietro nello spaziotempo.
Siamo quasi arrivati a Di Marino-B pianeta abitato da alieni che nelle loro scuole dell’obbligo hanno per testo necessario "Hard Media"… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di Friulano Buri dell’Azienda Agricola Miani consigliata da Gabriele Muro Chef alla romana Enoteca al Parlamento… Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Ne sarei nuovamente onorato, ad ogni modo mi auguro che gli alieni non abbiano bisogno di leggere il mio Hard Media, avranno di meglio da fare e credo che per loro tanto la pornografia quanto forse la sessualità, saranno un armamentario superato, praticheranno un sesso telepatico, più sicuro, rapido e coinvolgente. Arrivederci e grazie dello spazio concessomi.
… ed io ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

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