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L’ospite accanto a me è Nicola Fano. Giornalista, storico del teatro, autore teatrale.
QUI il suo sito web.
Fra le sue più recenti iniziative, c’è la fondazione del webmagazine succedeoggi che da lui è stato fatto nascere (non credo sia casuale) in modo birichino il primo aprile.
Da tre anni on line, Fano è affiancato nel suo lavoro da Gloria Piccioni e Anna Camaiti Hostert.
Il progetto grafico è di Alberto Hohenegger.
Per uno sguardo ai nomi degli altri collaboratori: CLIC.
Di questo e di tante altre cose, di cui Fano è protagonista, si dirà nelle righe che seguono.
Saranno citati, inoltre, i suoi libri ai quali sono grato sia per quanto mi hanno dato in conoscenza e sia perché mi hanno ricordato molti miei momenti professionali che ho vissuto con tante figure con le quali ho lavorato - da Pietro De Vico a Marcello Marchesi, da Aldo Fabrizi a Beniamino Maggio, da Nino Taranto a Tino Scotti, a parecchi altri - che i tanti (sigh!) miei anni Enpals hanno permesso.

 

Benvenuto a bordo, Nicola…
Ben ritrovato!
La stellare Irina Freguja che da patronne illumina lo storico
Vecio Fritolin ristorante veneziano aperto nel 1700 ci ha consigliato di sorseggiare durante la nostra conversazione una bottiglia di Orto Venezia, bianco prodotto dalle cantine Thoulouze sull’isola di S. Erasmo… cin cin!
Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore… insomma, chi è Nicola secondo Nicola…
Sono una persona onesta. Che ha ricevuto un buon esempio da suo padre e conta di dare un buon esempio a sua figlia: altro nella vita non è dato ottenere, io credo. La rivoluzione è tutta qui.
Quali i contenuti e quali le principali finalità di comunicazione di “succedeoggi”?
“Succedeoggi” è un webmagazine culturale che cerca di mantenere vivo il senso critico dei suoi lettori. La realtà è complessa, anche se da qualche decennio la maggioranza delle persone pensa che sia facile; o che, quanto meno, ci siano sempre buone scorciatoie a disposizione per ottenere ciò che si vuole ottenere. Noi di “Succedeoggi” la pensiamo al contrario. E cerchiamo di fornire qualche strumento per affrontare la complessità. Facendo sempre la strada più lunga insieme ai lettori. Che mostrano di apprezzare…
“Succedeoggi” l’hai voluta anche editrice con E-book, Testo a fronte, una collana di ghiotte rarità bibliografiche. A quali esigenze hai voluto dare risposta con quest’impresa?
Sono sempre stato convinto (e tutta la mia ormai quasi quarantennale esperienza di giornalista me lo conferma) che ci fosse un mercato per la qualità culturale. Un piccolo mercato, se vogliamo: ma c’è. E noi a quel mercato ci rivolgiamo. In certi casi, con successo.
Hai plurali esperienze giornalistiche: dalla carta stampata alla radio al web.
A tuo avviso, qual è la più importante specificità che è richiesta dal linguaggio della Rete?
La Rete ha vincoli tecnici (anche di scrittura giornalistica) completamente diversi da quelli imposti dagli altri mezzi di comunicazione di massa. Ma non è automaticamente sinonimo di superficialità e sciattezza. Ci sono siti, webmagazine e blog che hanno portato idee verticali in questo strumento orizzontale che è la Rete. Il vantaggio del Web è che può contenere tutto e il contrario di tutto. E ciascuno vi può trovare un uditorio
Conosci il teatro come storico, critico, autore. La domanda che segue attraverso tutte le tre aree. Maurizio Grande in un suo intervento di anni fa si chiese: “Ma chi è l’attore: un corpo promosso a figura? Una maschera promossa a persona? Un sostituto promosso a originale?”
Tu come risponderesti a tali domande?
Un bugiardo a cui fa molto comodo credere. Anche quando è un attore cane.
“Vieni avanti, cretino!” (1993); “De Rege Varietà” (1998); ”Tessere o non tessere” (1999), sono tutti titoli di tuoi libri.
Chi meglio di te può rispondere alla domanda: perché, e com’è morto l’avanspettacolo?
L’avanspettacolo è un genere tecnicamente morto perché non ci sono più rappresentazioni teatrali prima delle proiezioni al cinema. Ma la comicità popolare non è morta: ha solo cambiato pelle. Ha traslocato nella televisione generalista dove un comico, invece di avere dieci, quindici minuti per costruire uno sketch e poi colpire (come capitava fino a trenta, quarant’anni fa in teatro), ha a disposizione al massimo 90 secondi. In queste condizioni di mercato (un comico deve farsi notare in quel tempo: nessuna trasmissione tv gliene darà mai di più) si può fare poco di più che dire banalità o volgarità o battute fini a se stesse.
Teatro di avanguardia, sperimentazione, alternativo, e poi con i fatali prefissi neo, post, trans… insomma, che cosa vuol dire per te “teatro di ricerca” oggi?
Tutto il teatro d’arte è teatro di ricerca. E che cosa vuol dire teatro d’arte? Vuol dire che ha un obiettivo che va oltre il botteghino, il potere, la sopravvivenza. Che si fa una domanda e cerca una risposta. Senza mai trovarla: il discrimine è questo. Solo Picasso diceva di trovare senza cercare; ma era un genio, lui.
Dimmi con la sincerità di cui ti so capace: che cos’è che quando la noti in scena – come critico, come autore e come storico del teatro - ti fa venire la scarlattina?
Il fatto che un attore non pensi ciò che sta dicendo. E che non pensi ciò che sta dicendo il suo interlocutore, in scena. Una volta si chiamava teatro boulevardier, o teatro commerciale. Un rito vuoto.
Oltre il teatro, in quale delle altre aree espressive - arti visive, letteratura, fumetto, video, musica, net art, e altro ancora - credi che ci siano oggi i lavori più interessanti nella sperimentazione di nuovi linguaggi?
Nel Web ci sono spazi autogestiti dove attori e autori riescono a scardinare le regole del mercato (televisivo) per costruire i propri tempi, i propri modelli… Recuperare il tempo lungo della drammaturgia, della costruzione delle storie, del disvelamento delle emozioni credo che sia l’unica sperimentazione possibile.
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… come sai, Roddenberry ideò il suo progetto avvalendosi non solo di scienziati ma anche di scrittori, e non soltanto di fantascienza, tanto che ST risulta ricca di rimandi letterari sotterranei, e talvolta non troppo sotterranei…che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
Mi dispiace, non ho mai visto Star Trek. Sono felice che piaccia molto, ma non so dire alcunché di sensato in merito. Non sono un amante della fantascienza e da tanti anni non guardo la televisione. Perdonatemi!
Siamo quasi arrivati a Fano-N, pianeta abitato da alieni che riflettono su “Colmi, lazzi, scherzi, inezie / stupidaggini, freddure / cose serie oppur facezie / cose molli e cose dure”… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di “Orto Venezia” consigliata da Irina Freguja patronne del veneziano Vecio Fritolin… però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Grazie dell’ospitalità!
… ed io ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

È possibile l'utilizzazione di queste conversazioni citando il sito dal quale sono tratte e menzionando il nome dell'intervenuto.

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