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Segnalato su Webtrekitalia - Portale di cultura Trek

L’ospite accanto a me è Daniele Bolelli. Scrittore e Martial Artist.
Nato a Milano nel 1974, vive a Los Angeles dove è professore universitario. Artista marziale  pratica le MMA quei combattimenti che si svolgono in una gabbia miscelando tecniche di kung fu, pugilato, judo, kickboxing, brazilian jiujitsu, e varie altre ancora. 
L’autore (figlio d’arte in quanto a filosofia – non ad arti marziali – ha per padre il filosofo Franco) è un esemplare umano raro dalle nostre parti dove l’immagine del Prof è di solito ben lontana da palestre e il praticante di sport da combattimento mai ha visitato una biblioteca.
Bolelli, in Italia ha pubblicato “La tenera arte del Guerriero” (Castelvecchi).
Negli Stati Uniti, il suo “On The Warrior’s Path (Philosophy, Fighting and Martial Arts Mythology)” è diventato un book cult. Ora Add Editore ha mandato nelle librerie: “Per un cuore guerriero. Le arti marziali, la filosofia e Bruce Lee” (pagine 288, euro 15.00).
È un libro straordinario nelle cui pagine troverete non la solita “spiritualità” attribuita alle arti marziali da ciarlieri saggisti e da più di una panciuta cintura nera, ma un’indagine psichica sulle motivazioni che spingono gli umani a lottare, sul confronto con la paura, sulla conoscenza del proprio corpo tanto compromessa anche da “religioni nate dalla paura di essere davvero vivi. La terra come valle di lacrime (…) corpo come fardello ostacolo sulla via del paradiso”.
“Per un cuore da guerriero” è un libro assolutamente unico nel panorama della saggistica che siamo abituati a conoscere, perché supera lo stesso tema delle arti marziali, delle quali pure tratta, ponendosi come un anarchico manuale filosofico per l’arte di vivere.
L’autore è ospite oggi dell’Enterprise in quello che per i Terrestri è il novembre 2013.
Per visitare il sito web di Bolelli, basta un CLIC.

 

Benvenuto a bordo, Daniele…
Bentrovato Armando!
Lo chef Gabriele Muro con il direttore di sala Paolo De Angelis della romana Enoteca al Parlamento ci hanno consigliato di sorseggiare durante la nostra conversazione una bottiglia di Etna Rosso San Lorenzo 2009 di Girolamo Russo… cin cin!
Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore… insomma, chi è Daniele secondo Daniele…
Sono il prodotto di uno strano intruglio creato da uno scienziato pazzo. Ho passato molto tempo a darle e a prenderle in incontri di arti marziali. Insegno presso un paio di università californiane (un po’ di tutto: storia degli Stati Uniti, studi sulla cultura degli Indiani d’America, religioni, filosofia delle arti marziali, la storia nel cinema) Tengo un podcast che viene ascoltato in più nazioni di quante io ne sappia riconoscere su un mappamondo (http://thedrunkentaoist.com/) Ho scritto un paio di libri in Italia e tre in America. E questo è quello di cui mi occupo nelle giornate pigre…
La principale ragione che ti ha spinto a scrivere “Per un cuore da guerriero”…
“Per un cuore da guerriero” e’  una manifesto di filosofia di vita. Il tema e’ intimamente legato alla pratica marziale, ma in un certo senso le questioni essenziali del libro sono questioni con cui tutti fanno i conti — sia chi pratica arti marziali che no.
Il libro e’ quindi una sintesi del mio approccio alla vita.
Come e perché ti sei avvicinato alla pratica delle arti marziali?
Per natura tendo all’essere ipersensibile e sono molto disturbato dal conflitto. La pratica marziale è un modo per aggiungere una sana dose di pragmatismo alle mie tendenze più romantico-intellettuali – un modo per lavorare sulla mia personalità e arricchirle. E forse ancora più importante di questo e’ il fatto che la pratica marziale mi aiuta a fronteggiare le mie paure e la mia stessa vulnerabilità.
Quando senti parlare della “spiritualità della via del guerriero” – come in un episodio narrato nel tuo libro –  ti dici: “Ho capito che aria tira” e te ne vai da un’altra parte. Perché?
Chiunque metta l’accento sulla “spiritualità” come qualcosa di separato dalla vita di tutti i giorni non ha capito nulla di spiritualità. Più spesso che no questa è gente che cerca disperatamente di convincere se stessi e gli altri di quanto siano spirituali. La vera spiritualità non ha bisogno di farsi pubblicità. La vera spiritualità non pensa di essere “spirituale” – semplicemente vive la vita con piena consapevolezza e in tutta la sua intensità. Giocare con i bambini o scalare una montagna non è meno spirituale di dieci anni di meditazione in un monastero.
Nel primo capitolo del libro, scrivi “… Aristotele, Platone, Cartesio hanno spianato la strada al decadimento del corpo”. Come lo hanno fatto? E quali le conseguenze?
Hanno spinto una divisione tra corpo e mente, promuovendo la superiorità del mentale sull’organico, dell’ideale sul terreno. Le conseguenze si possono vedere nel pessimo rapporto con il corpo che molte persone si vivono. E si vedono ugualmente nella moderna crisi ambientale che è, almeno in parte, motivata da filosofie e religioni che sminuiscono il valore della nostra natura animale.
Qual è il profilo del “samurai hippie” di cui parli nel volume?
E’ un mix di qualità essenziali. Il samurai rappresenta efficienza, forza di volontà, disciplina e capacità di rapportarsi con i conflitti. L’archetipo hippie è legato alla gioia di vivere, alla creatività e a una dimensione da festa. La maggior parte degli umani o è realista o è idealista, o è pragmatica oppure si perde in grandi sogni. A me interessa un’ umanità che sappia essere tutt’e due.
Il samurai hippie è un modo un po’ colorito di parlare dell’unione di Yin e Yang.
Tante le citazioni nelle tue pagine di Nietzsche. In una affermi: “In tutte le epoche e in tutti i luoghi, Friedrich non troverebbe chi può danzare con lui”. Perché?
Perché individui come Nietzsche sono animati da una sensibilità fuori dal comune, che permette loro di sentire tutto in maniera molto intensa. Ma questo inevitabilmente li spinge a trovarsi in difficoltà nelle relazioni con gli altri. Se la tipica gamma emotiva umana passa da -1 quando uno è triste a +1 quando è felice, Nietzsche passa da -10 a +10. Questo vuol dire che più spesso che no gli umani “normali” in cui ti imbatti non possono condividere una grossa parte del tuo sentire e della tua esperienza.
Bruce Lee filosofo, leggiamo nelle tue pagine, lo si può già capire dai concetti alla base del Jeet Kune Do arte marziale da lui creata.
Prosegui scrivendo che “… Lee aveva più in comune filosofi quali Feyerabend, Lao Tsu, e Krishnamurti che con attori come Jackie Chan, Sammo Hung o Jean Claude Van Damme”.
Quali riflessioni ti hanno portato a queste conclusioni?
Nel leggere gli scritti di Lee (e aver chiacchierato con sua figlia in un episodio del mio podcast) mi è divenuto ovvio come la qualità più intrigante di Bruce Lee fosse la sua disposizione filosofica, la sua tendenza anti-tradizionale e anti-dogmatica in nome di creatività e libertà di pensiero. Più che un arte marziale come un’altra, il jeet kune do è uno splendido principio filosofico applicato alle arti marziali.
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… come sai, Roddenberry ideò il suo progetto avvalendosi non solo di scienziati ma anche di scrittori, e non soltanto di fantascienza, tanto che ST risulta ricca di rimandi letterari sotterranei, e talvolta non troppo sotterranei… che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
Sfortunatamente non rappresenta. Temo di confessare la mia superficialità, ma uno sguardo alle uniformi indossate dai protagonisti di Star Trek mi è bastato e non sono riuscito ad andare avanti. Se non fossero stati vestiti dal sarto dei Village People, mi sarei appassionato di più.
Siamo quasi arrivati a Bolelli-D, pianeta dove gli alieni praticano tutti le MMA e per questo altri abitanti della Galassia li evitano ignorando che, invece, sono tra i più pacifici dell’Universo… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia Etna Rosso San Lorenzo 2009 di Girolamo Russo consigliataci da Gabriele Muro e Paolo De Angelis, chef il primo e direttore di sala il secondo, alla romana Enoteca al Parlamento…
Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Contaci.
… ed io ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

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