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Segnalato su Webtrekitalia - Portale di cultura Trek

L’ospite accanto a me è Maria Rosa Sossai. Critica d’arti visive, esperta in linguaggi multimediali. Insegna Storia dell’Arte. Tra le tante rilevanti iniziative di cui si è occupata ricordo i progetti ‘site specific’ per il Museo d’Arte Contemporanea MAN di Nuoro, la mostra internazionale “Sounds & Visions Artists’ Films and Videos from Europe - The Last Decade” al Tel Aviv Museum. La collaborazione con l’artista Avelino Sala per l’esposizione “L’arte dell’ospitalità”, tenutasi presso l’Accademia Reale di Spagna a Roma.  La mostra “Le teste in oggetto” di Rossella Biscotti alla Nomas Foundation a Roma.
E’ autrice di notevoli saggi, pubblicati da Silvana Editoriale, come “Artevideo. Storie e culture del video d’artista in Italia” (2002) dove per la prima volta viene ricostruita la storia del video d'arte in Italia. Altro suo testo è “Film d’artista Percorsi e confronti tra arte e cinema” (2008).
Nel 2010 ha fondato con un collettivo di studenti “esterno22”, un’Associazione non profit sul rapporto tra arte ed educazione che è poi evoluta nella piattaforma Alagroup di cui parleremo più avanti. Per Artribune cura la rubricaLettere da una professoressa”.
Il prossimo 13 novembre vernissage alla Pelanda della mostra da lei curata Lontano da dove sulla scena artistica sarda contemporanea.

 

Benvenuta a bordo, Maria Rosa, in questo che per i Terrestri è il novembre 2012…
Grazie dell’invito, dall’ultima volta che ci siamo visti, alcune cose sono cambiate per me, provo a elencarle: i comportamenti e le azioni contano più delle parole, le domande di più delle certezze, così come la volontà di comprendere gli altri, in particolare gli studenti. Contano di più: la scoperta reciproca partendo da un comune non so, un panorama globale senza concetti preconfezionati, la consapevolezza dell’imprevedibilità che governa la nostra vita e infine la frase dell’antropologo delle scienze francese Bruno Latour: “gli esperti sono ciechi come noi”.
Di lunga vista, invece, i tre fratelli, Massimiliano, Andrea, Jacopo Arcioni del Centrovini Arcioni, stellare enoteca romana in Via della Giuliana 13, hanno consigliato d’assaggiare durante la nostra conversazione nello Spazio questo Aglianico “Gudarrà”, Casa Agricola Bisceglia… cin cin!
Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore… insomma, chi è Maria Rosa… secondo Maria Rosa…
Non so bene definirmi, tante cose insieme, forse una prof di Storia dell’arte che cerca di conciliare la sua professione di docente così bistrattata dalle istituzioni con la passione per l’arte contemporanea.
Nella presentazione accennavo a “Lontano da dove” In sintesi: qual è il concept che ispira la mostra?
Della Sardegna abbiamo una visione un po’ stereotipata, il luogo dove c’è il mare più bello del Mediterraneo e questo è senz’altro vero ma è anche altro e gli artisti delle giovani generazioni possono raccontarcelo in modo esemplare. “Lontano da dove” sarà la prima mostra che permetterà di fare una ricognizione importante anche se non esaustiva sulla produzione artistica sarda contemporanea. La mostra, allestita a Roma negli spazi della Pelanda, a Piazza Giustiniani, Testaccio, come hai prima ricordato, si inaugura il 13 novembre e si chiuderà il 29 novembre; si struttura come un percorso di scoperta di opere d’arte appartenenti a generi espressivi diversi tra loro - foto, video, installazioni sonore, performance, sculture, dipinti, disegni - di artisti sardi selezionati tra le ultime generazioni. Gli artisti invitati sono AZ. Namusn.Art, Giulia Casula, Cristian Chironi, Marco Lampis, Pietro Mele, Stefano Serusi, Carlo Spiga, Rachele Sotgiu.  La poetessa Antonella Anedda parteciperà con un lavoro site specific.
Che cosa ha significato il passaggio da “esterno 22” ad “Alagroup”?
Gli studenti hanno proseguito per la loro strada ed è giusto che sia stato così. Io invece ho continuato perché credo che in questo momento storico l’educazione e l’arte abbiano molte cose da dirsi e da fare insieme. Lo testimoniano i progetti non solo curati da me ma anche quelli prodotti da tante associazioni che stanno riflettendo su questa relazione. E quindi insieme a una nuova collaboratrice Claudia Rampelli e al web designer che è rimasto lo stesso, il mio ex studente Alessandro Mingione, abbiamo costituito Alagroup, un’accademia libera delle arti. Insieme a un gruppo di artisti abbiamo redatto un manifesto che è pubblicato sul sito www.alagroup.org. Fare arte per Alagroup significa riattivare un senso civico e di responsabilità comune attraverso la partecipazione a progetti che attivino una consapevolezza reale e pragmatica nella collettività.
Ho ricordato nella presentazione quel tuo imperdibile libro del 2002 “Artevideo”.
Con il video quale nuovo ruolo ha assunto l'artista, a quali nuovi modi è approdato nel leggere e rappresentare la realtà?
Oggi c’è da parte di tutti e degli artisti in particolare la consapevolezza che, come scrive Guy Debord “Il mondo è già filmato. Si tratta ora di trasformarlo”. Questa fase sintetizza in maniera efficace il tramonto di una visione delle immagini in movimento, cinema e video, che decretava un ruolo passivo dello spettatore al quale la società dello spettacolo lo aveva destinato. A una tale rivoluzione di prospettiva hanno contribuito in modo determinante gli artisti visivi i quali, attraverso la loro ricerca nel campo del film e video d’artista, hanno esteso le potenzialità della visione sino a coinvolgere aspetti della vita sociale.
Per illustrare il tuo pensiero critico desidero ricordare un altro tuo libro “Film d’artista”.
Qual è il principale elemento di linguaggio che distingue il "film d'artista"?
Film d’artista è un termine critico che include la vasta e complessa produzione di immagini in movimento all’interno del sistema dell’arte contemporanea. Oggi gli artisti visivi - ma ciò accadeva anche in passato, un esempio significativo e seminale è stato il lavoro di Marcel Brooathers negli anni ’70 - spaziano nei generi più diversi, dal musical, al trailer, al documentario, al reportage, sino alla narrazione cinematografica, in contesti come le mostre d’arte contemporanea, all’interno di musei e gallerie, ma sempre più spesso anche nell’ambito dei festival di cinema. Il film d’artista è caratterizzato da una forte componente concettuale.
Nel film d’artista, Tempo e Spazio a quali destinazioni espressive principalmente rispondono?
Nel cinema il tempo corrisponde al montaggio e al susseguirsi dei fotogrammi che creano una temporalità del simil reale. Ma anche lo spazio è entrato a far parte in maniera significativa delle opere filmiche e video, nel momento in cui gli artisti hanno sperimentato quello che Dominique Païni chiama il cinema installato, ovvero l’uso di dispositivi come la narrazione o proiezioni di formato cinematografico in proiezioni multi canale, che hanno inglobato lo spazio di proiezione, in chiave concettuale e fisica. La combinazione delle dimensioni spazio-temporali ha accresciuto le potenzialità di fruizione, diventate un’esperienza plurisensoriale.
Con l’avvento delle nuove tecnologie, qual è a tuo avviso il ruolo che può e deve assumere il critico d’arte?
Se posso autocitarmi, vorrei riportare uno stralcio di quello che recentemente ho scritto in occasione di un’intervista su questo stesso tema: Parola di critico.
Le nuove tecnologie non hanno cambiato la condizione della critica d’arte. Da anni in Italia la parola del critico d’arte sembra essersi appannata, rivelando una crescente difficoltà a esprimere un punto di vista autorevole nelle questioni riguardanti il valore e il senso dell’opera d’arte. Le cause di questa sua perdita di autorevolezza sono da ricercarsi in una serie di fattori non solo di ordine politico-economico ma anche di miope strategia culturale da parte degli stessi soggetti che operano nel settore dell’arte. Proviamo a elencarne alcuni: le collaborazioni per lo più gratuite con giornali e riviste scoraggiano un serio impegno professionale, così come l’assenza di sostegno economico alla produzione di saggi, libri e pubblicazioni o la difficoltà di accesso a borse di studio che permettano di approfondire filoni di ricerca.
Come può allora la parola del critico ritrovare una necessità d’essere e una centralità in un mondo in cui le regole evolvono a un ritmo continuo? E qui ritorniamo al punto di partenza del nostro discorso. Forse una possibile risposta è nella scommessa di dare forza e sostegno all’attività di ricerca, con finanziamenti adeguati che permettano di esercitare la professione di critico, dando a tutti l’opportunità di studiare e di scoprire insomma la passione per lo studio e la conoscenza.
Avanguardia è parola che, come alcuni affermano, appartiene all' “archeologia della cultura”, oppure è una parola che, aldilà dell'uso comune nel nostro linguaggio, ha ancora un senso nelle arti?
Come si sa, il termine Avanguardia ha un’origine militare e indica il drappello che andava in avanscoperta e precedeva l’esercito. Sarebbe bello se l’arte riscoprisse questa accezione di scoperta di qualcosa ma oggi è difficile, per diverse ragioni: la prima è sicuramente il fatto che la cultura in generale ha subito un processo di spettacolarizzazione e ricopre sempre di più un ruolo di intrattenimento. Sembra non esserci più spazio per i piccoli gruppi, le sperimentazioni locali, senza la visibilità dei media e della comunicazione in generale. Se non se ne parla o non se ne scrive, le opere d’arte sembrano non esistere di vita propria ed è un peccato. E poi c’è l’aspetto economico che ha preso il sopravvento ed è diventato il fattore determinante. Il mercato detta legge ed è in mano ai grandi collezionisti, come Pinault e Saatchi. Al loro potere tutti si piegano e si adeguano e il pensiero critico e la ricerca artistica ne risentono.
Multimedialità, è un termine che ha avuto tanto successo da provocare un abuso. Ho perfino visto reclamizzata una cucina come "cucina multimediale". Insomma, i suoi significati diventano troppi, rischiando di rendere generico il concetto. Una tua definizione di quel termine…
Con la multimedialità, l’esperienza sensoriale dell’essere umano è stata sostituita da una memoria del tipo banca dati e la smaterializzazione della percezione ha modificato completamente la nostra percezione dello spazio. In arte ha significato per gli artisti la possibilità di muoversi liberamente tra un genere e l’altro senza dovere dichiarare necessariamente la propria appartenenza a una corrente o fare riferimento a una specifica forma espressiva. Dipende dall’uso che se ne fa: è un bene se aiuta a scoprire qualcosa di più su di noi, è un male se ci aliena da noi.
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo crudelmente a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa… che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s’intende…
Non sono una conoscitrice dei film di fantascienza e non fanno parte del mio immaginario. Sono più terrestre e se fantastico, utilizzo altre fonti come la letteratura, le arti visive, il film d’autore.
Siamo quasi arrivati a MR-Sossai, pianeta abitato da alieni che sono lontani da dove si pratica il Vecchio e sempre vicini laddove c’è il Futuro… se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l’intervista, anche perché è finita la bottiglia di Aglianico “Gudarrà” - prodotto dalla Casa Agricola Bisceglia - consigliata dai Fratelli Arcioni dell’omonima enoteca romana … Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Nel lasciarti cito una frase di Jung: “L’arte è una branchia del sapere, una epistemologia nel senso più profondo e non solo una pratica estetica”.
… ed io ti saluto com’è d’obbligo sull’Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

È possibile l'utilizzazione di queste conversazioni citando il sito dal quale sono tratte e menzionando il nome dell'intervenuta.

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