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Segnalato su Webtrekitalia - Portale di cultura Trek

L'ospite accanto a me è Franca Rovigatti. Scrittrice, artista visiva, organizzatrice culturale.

Di famiglia veneta, nata a Pescara, è romana d'adozione.

Aria da bambinaccia dallo sguardo timido, parlata dal ritmo pigro e di sostanza velocissima, intelligenza riservata ed elegante, è una presenza finissima del nostro scenario espressivo.

Dopo la laurea in lettere classiche, ha lavorato, dal 1969 al 1992, all'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani organizzando convegni internazionali, ideando e realizzando mostre, tra le quali ricordo: "Casa Balla e il futurismo a Roma", "L'Italia nella psicoanalisi", "Carlo Lorenzini oltre l'ombra di Collodi", "Iconografia colombiana".

E' stata collaboratrice di molti programmi culturali della Rai e conduttrice di rubriche di poesia su radio private.

Insieme ad altre scrittrici (Avalli, Cascella, Maraini, Petrignani, Beer), ha fondato, presso il Teatro La Maddalena di Roma, un gruppo sullo specifico della scrittura femminile con mostre di poesia visiva e happenings teatrali.

E fondando fondando eccola, con Ugo Pitozzi e Lidia Firpo, fondare l'"Ocapoesia", libreria-galleria dedicata esclusivamente alla poesia: letture, mostre, performances. Siamo agli anni '70, anni in cui pubblica, su riviste e antologie, poesie e racconti di vena bizzarra e nonsensica.

Sempre negli stessi anni comincia a disegnare e produrre pezzi unici: gioielli, piccoli mobili, abiti.

Nel 1991 è tra i soci che danno vita all'associazione culturale "Multirifrazione Progetti": produzione e realizzazione di eventi musicali e teatrali.

Dal 1997 dirige (insieme a Nanni Balestrini, Luigi Cinque e Maria Teresa Carbone) il festival internazionale romapoesia promosso, con il sostegno dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, dall'omonima Associazione Culturale , di cui è presidente.

Nel 1997 pubblica per le Edizioni Sottotraccia Afàsia , un romanzo di viaggio immaginario (Finalista al Premio Elsa Morante-L'Isola di Arturo; vincitore del Premio Orient Express per l'opera prima). Romanzo? Sì, certo. Ma assai particolare. Un attraversamento di terre (dei Remoti, degli Interpuntori, degli Aggettivali, e via lapsiloquiando) dell'interiorità, in cui vero protagonista, aldilà dei personaggi che lo animano, è il linguaggio, nelle forme del percorso, della scoperta, e dello scacco.

Nel 2000 realizza "Sotto mentite spoglie" una mostra personale presso la Galleria Blanchaert di Milano (che poi gira a Bologna e Ferrara): dress art e scatole patafisiche. E sempre con le sue opere di dress-art partecipa alla mostra "Art & Fashion, Cross Fertilization", Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, maggio-luglio dell'anno terrestre 2003.

Suoi interventi su temi letterari e politici li potete leggere cliccando su www.zoooom.it .

Di recente, ha scritto un romanzo intitolato "Il Capitano", ma di questo parleremo fra poco.

 

Benvenuta a bordo, Franca.
Mmmm… che posticino equivoco! Mi sa che qui si possono fare incontri memorabili… Ehi, Armando, chi è quel tizio calvo con gli occhi in mano, piazzati in mezzo alle palme? Mi sta fissando in modo imbarazzante…
E' uno dei più noti play boy degli alieni della Galassia… attenta a te!
Ora voglio farti assaggiare questa Malvasia Donna Luigia Colli Piacentini Doc prodotta a Torre Fornello … qua il bicchiere… ecco fatto.
Adesso ascoltami: il Capitano Picard è bravissimo, per lodarne la guida, a Roma direbbero “è un bel manico”, però noi nello spazio stiamo, schizziamo ”a manetta”, prudenza vuole che tu trasmetta sulla Terra, come sempre chiedo iniziando la conversazione con i miei ospiti, il tuo ritratto… interiore…insomma, chi è Franca secondo Franca …
Franca è acquario, segno di lontra, anno del maiale. Franca è presente e assente. Franca, disarmata, vigila. Veloce e lentissima procede. Corre con passo zoppo. Franca cade, si rompe, Franca si riaggiusta (restano i segni). Franca sta dentro al caldo e fuori al freddo (e anche: fuori al caldo e dentro al freddo). Spaesata, costruisce case. Franca non si ricorda più. Franca ha paura degli altri e li desidera. Franca è franca e falsa, viaggia e sedentaria. Franca ha problemi con la manutenzione. A Franca gli oggetti si ribellano. O spariscono. O si mescolano. O si infuriano. Ma Franca certe volte è così tanto, così tanto felice che non si può dire. Franca sente il rumore del tempo. Talvolta poi Franca sta messa tanto male che pensa che non ce la fa. Si anestetizza. Franca spesso non ci capisce niente, ma desidera, continua a desiderare e a sperare: idee grandi come i migliori sogni le si inanellano meravigliose in testa, sontuose e felici: e l'emozione scorre e tracima.
Un gioco crudele al quale sottopongo talvolta alcuni dei miei ospiti.
In 15 parole. non una di più né una di meno, bada che le conto!... in 15 parole - tante quante sono le lettere del tuo nome - definisci la tua presenza artistica.
Sfrenato amore di verità, e quindi arriva la paralisi. Va bene una poetica della paralisi?
Sì, anche perché so di tue splendide protesi poetiche: giacche - sono state giustamente definite "sogni da indossare" - che sono sia da portare addosso sia da esporre su d'un muro di casa, tutti pezzi unici ça va sans dire , da te definiti esempi di dress art . Come nascono?
Nascono su un treno da Roma a Milano, quando, tre anni fa, Jean Blanchaert, coraggioso e bizzarro gallerista belga-milanese, mi aveva proposto una mostra da lui: c'era uno spazio per me, e io per riempirlo avevo solo le mie scatole patafisiche (teatrini in cui piccoli mondi sognati si arrestano e congelano dietro un vetro). Su quel treno mi sono inventata questi indumenti-talismano, magici giustacuori dei migliori sogni e delle più ardite visioni. Poi, tornata a casa, ho tirato fuori da armadi, cassetti e scatole i più bei bottoni, le vecchie stoffe, i ricami, i pizzi, gli arazzi, i vecchi gioiellini scompagnati, le pietre scheggiate, gli scuri pezzetti d'argento, le perline: e finalmente ho capito perché da oltre vent'anni instancabilmente raccoglievo cose danneggiate, che per me erano (e sono) magiche. Servivano a questo, altroché! Ho montato queste schegge e frammenti su supporti di tulle trasparenti, seguendo ogni volta la sintassi di una storia magica.
Poco fa vi dicevo del romanzo "Il Capitano" che è il più recente lavoro di Franca.
Giona Missing è il protagonista dei romanzi seriali di Teo Marlo: spy story, rozzi tratti, fosche tinte, personaggi di cartapesta.
Dopo anni in cui gli sono piovute addosso avventure di carta e amori di inchiostro, il Capitano ha uno scatto di coscienza e, sia pur del tutto immaterialmente, entra in scena. Per cancellare quello che lui chiama "l'eccesso di oltraggio", si mette a riscrivere il libro da cui è uscito.
Ecco una di quelle operazioni metanarrative che a me piacciono. Leggetelo su "Azeta" dove uscirà a puntate; per saperne di più su questa originale pubblicazione web - che, ad esempio, ha edito con la stessa formula "L'orologio astronomico", il più recente romanzo di Edoardo Sanguineti -, cliccate con fiducia su Maria Teresa Carbone , lei ve lo spiegherà a puntino e di questa signora apprenderete anche tante altre intrepide cose che va combinando.
Insomma, leggetelo quel romanzo e godrete di una farsesca teo logia della narrativa in cui il personaggio evaso da sue precedenti pagine si scatena e nessuno riesce a fer marlo fino a quand.e no eh!...qui mi fermo io, sennò quelli di "Azeta" s'incazzano.
Piuttosto Franca, parlami di questo tuo libro: com'è nato, quali ribalderie e probità letterarie lo ispirano.
Mio dio, anche questo è nato su un treno! (probabilmente, dovrei frequentare di più le ferrovie…). Qui bisogna riandare, credo, all'agosto di otto anni fa: tornavo da Parigi su un Palatino bollente (si era rotta l'aria condizionata), leggevo, sono andata a cena lasciando il libro sulla cuccetta, e improvvisamente ho pensato (“poveracci!”) ai personaggi dei romanzi quando lo scrittore, per sue prescindibili o imprescindibili necessità, si allontana per un po' (di ore, di giorni, di settimane): “e loro magari restano ore giorni settimane in bilico sull'orlo di uno strapiombo, naufraghi nella tempesta in un mare infestato di barracuda…” . Da quest'ideuzza, quella caldissima notte trenosa, mi sono buttata a scrivere, e ho riempito un quaderno. Naturalmente, “l'eccesso di oltraggio” cui tu accenni, e che effettivamente è il nucleo emotivo del libro, è quello di qualsiasi vita eterodiretta (a partire da infanzie, ahimé, pesantemente eterodirette). E dunque, il riscatto del personaggio – il Capitano – dallo “scritto” è il riscatto di chiunque di noi, è il percorso da un falso Sé a quello (più o meno) vero.
So anche di una tua vasta produzione di limericks. Qualcuno di questi li conosco, ma per farne godere anche ai miei avventori, dinne uno a tua scelta…
C'era un grasso signore di Bazzano
che si teneva sempre i piedi in mano:
"Se no li perdo!"
gridava al sordo
sardo che lo spingeva per Bazzano.
Perfino degli alieni si sono avvicinati agli oblò per ascoltare!
Franca. un altro ancora.
Un mostro di vecchiaccia a Barrafranca
senz'anima e con la testa monca
il cuore di suo figlio
divorò per isbaglio.
E nemmeno le piacque, alla sbilenca.
Queste tue composizioni mi offrono la possibilità di dire che frequenti da anni la ludolinguistica. Ricordo anche un tuo racconto giocato su anagrammi apparso in "Capri à contrainte", edito da La Conchiglia, a cura di Lello Aragona . Ne consegue una domanda: quale importanza dai all'Oulipo nello scenario dei movimenti letterari contemporanei?
A me loro, oulipiani, oplepiani, piacciono moltissimo. Mi piace moltissimo che si prescinda dal senso, e che lo si faccia in modo “scientifico”. Quando ho scoperto la loro esistenza al mondo, ho tirato un respiro di sollievo, dicendomi: ah, ma questa è casa mia, e loro sono i miei primi cugini! Quello che mi piace nella letteratura su “contrainte” è che dentro recinti formalmente logici (le regole del gioco) si scateni furibondo e sfrenato il non senso. Perché io credo che in realtà la realtà sia molto più insensata di quanto ci appaia. Quella che fa il non-senso è un'operazione – libidica e sacrosanta! – di scardinamento delle categorie comunemente accettate, e insieme di proposizione di altre possibili categorie (di altri possibili mondi). In tal modo, la pratica del non-senso svela l'insensatezza del mondo che si riteneva sensato. Una sorta di vendetta dei folli, e insieme la rivelazione di altri possibili territori logici, emotivi, mentali, psicologici. Un anarchico avvicinamento al mondo dell'inconscio.
In quali aree credi ci siano oggi i lavori più interessanti nella ricerca di nuove modalità espressive?
Temo di deluderti: pensa che io credo che quello che conta sono le idee. Non credo assolutamente in alcuna priorità dei mezzi. Ogni mezzo è di per sé neutro, nient'altro che una buona protesi. L'importante è la verità delle “cose interne”, a prescindere dai mezzi adottati per esprimerle. Detto questo, poi, certo che ci sono mezzi più obsoleti, come dire più macchinosi e lenti, più storicamente invecchiati, e altri mezzi, neonati o quasi, più veloci; ed è pure vero che i mezzi – i linguaggi –, proprio attraverso la declinazione delle proprie caratteristiche e limiti, possono condizionare la sostanza dei messaggi. Ma ognuno di questi meravigliosi linguaggi (letteratura, teatro, video, fumetto, web art… e musica, danza, arte visiva, eccetera) ha dentro di sé la propria gioventù, ha tutte le possibilità di essere trasformato e ricreato. Nulla è vecchio. Casomai, quello in cui credo è l'intersezione, l'incrocio, dei diversi mezzi: sogno opere d'arte visiva che producono musica che fa ombra in forma di video arte…
Ha scritto Roman Jakobson in Poetica e Poesia: "Il confine che divide l'opera poetica da ciò che non è tale, è più labile di quello dei territori amministrativi cinesi".
Sei d'accordo con quella enunciazione?
Io amo molto Jakobson, tra l'altro gli sono debitrice della prima idea di Afàsia (fu leggendo il suo Saggio sull'Afasìa che mi vennero in mente le lingue afasiche, cioè delle lingue impossibilitate a restituire alcuni determinati aspetti del reale. Tra parentesi, io credo sinceramente che tutte le umane lingue siano, quale più quale meno, afasiche). Ma su questa cosa di un incerto confine tra poesia e non poesia, beh, non sono d'accordo. C'è un modo molto ovvio, per distinguerle. Poesia è ciò che ti “fa”: davvero, come una buona droga o come un buon vino. Del resto, la parola viene dal greco “poièin”, che vuol dire “fare” (che poi è creare). La poesia ti “fa” perché crea, attraverso scatti linguistici e illuminazioni logiche, piani interni diversi da quelli a cui sei abituato. Non c'è nulla di più dannoso e mortale che l'abitudine: come si dice, uccide persino l'amore. Uccide la vita. Ecco, sul versante opposto a quello dell'abitudine va situata la poesia, che,creando nuove visioni, tiene in vita la vita. Se leggi vera poesia (più in generale, se frequenti arte vera), non puoi non accorgerti di questo, non puoi non sentire emozione e tremore, gratitudine e subbuglio.
Come ho ricordato in apertura, organizzi da anni romapoesia.
Da quel tuo osservatorio privilegiato, quale ti pare sia il segno prevalente che connota la nuova poesia di questi anni?
Prima di romapoesia , c'ero io che dalla metà degli anni Settanta seguivo un po' più dall'interno il mondo della poesia: gruppo di scrittura alla Maddalena, rubrica bisettimanale di poesia a Radio Città Futura, libreria di sola poesia (subito fallita), letture, festival, riviste e rivistine, amiche/amici, fidanzati, cene, il laboratorio di Pagliarani, le mostre di poesia visiva, Castelporziano… Poi, anni Ottanta, mentre si formano nuovi gruppi poetici un po' chiusi, io aspetto, accolgo e cresco mio figlio Michele: insomma, per un bel po' di anni faccio la madre. Poi, 1997, la prima edizione di romapoesia. Questo per dire che sono con occhi e orecchi sulla poesia da quasi 30 anni. E, per esempio, quello che trovo di diverso tra gli anni Settanta e ora non sono tanto i linguaggi, che più o meno ormai sono quelli lì, ma è piuttosto la quantità di poeti bravi, quanto meno consapevoli del delicatissimo mezzo che adoperano: la sensazione è che poeti veri ce ne siano molti più di prima. Qualunque cosa questo voglia dire.
Prima di lasciare i miei ospiti di questa taverna spaziale, li costringo a fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente elogiativa … che cosa rappresenta quel videomito nel tuo immaginario? Ammesso che qualcosa rappresenti, s'intende…
Nei miei sogni, più che nel mio immaginario… Qualche anno fa, un periodo un po' insonne, ci ho passato un bel po' di notti, con Star Trek: la mandavano su Raidue alle due e mezza, tre di notte, e il flusso startrekkiano era la colonna visivo-sonora dei miei difficili assopimenti. Poi, scivolando sul divano, quel flusso mi entrava nei sogni, cosicché credo di aver spesso mescolato ai miei personali archetipi onirici quelli orecchie-puntute di Star Trek…
Siamo quasi arrivati a Rovigàttya, pianeta dressartistico abitato da alieni che indossano strane giacche e comunicano fra loro per anagrammi e limericks …se devi scendere, ti conviene prenotare la fermata. Stoppiamo qui l'intervista, anche perché è finita la bottiglia di Malvasia Donna Luigia Colli Piacentini Doc prodotta a Torre Fornello … Però torna a trovarmi, io qua sto… intesi eh?
Sì, grazie, ciao!... Aspetta, Armando, ho un regalino per te:
C'era un signore, detto Adolgiso
che si armò di misterioso viso*:
armando armando
volò pel mondo
sull'Enterprise, il prode Adolgiso!

(* si clicchi sulla Sez. AUTOSCATTO di questo sito)
Grazie! Farò scolpire col laser i tuoi versi sul rivestimento esterno di quest'astronave e ne andrò fiero lungo le piste della Galassia.
Ora, ti saluto com'è d'obbligo sull'Enterprise: lunga vita e prosperità!

 

È possibile l'utilizzazione di queste conversazioni citando il sito dal quale sono tratte e menzionando il nome dell'intervenuta.

Vi preghiamo di non richiedere alla redazione recapiti telefonici, mail o postali dei nostri ospiti che non dispongano di un sito web; non possiamo trasmetterli in ottemperanza alla vigente legge sulla privacy.

 

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commenti presenti

Molto interessante quanto dice la Rovigatti, specie sulla poesia contemporanea. Avrei gradito, però, saperne qualcosa in più sulla "dress art", è la prima voltache la sento nominare. elisa b.

inviato da elisa
 

Grazie, Franca, per il tuo contributo alla Cultura. La sopravvivenza della Cultura italiana - una delle piu` grandiose, antiche ed illuminate della storia dell'umanita`, compendio dell'espressione artistica piu` prestigiosa del mondo - e` legata anche allo sforzo individuale di persone come te. Sta a tutti noi difendere la Cultura italiana da un ivasione subdola e tacita che nel tempo di tre, forse quattro generazioni avra` il potere di scolorirla fino alla cancellazione. La storia di un Popolo, tramandata attraverso le sue generazioni, e` quell’eredita` di incommensurabile valore che lo preservera` dall’estinzione. Sandro Malagola

inviato da Sandro Malagola
 

"Non c'è nulla di più dannoso e mortale che l'abitudine" dice la Rovigatti. Verissimo!! grazia ricci

inviato da grazia ricci
 

Che interessante questo personaggio Su questo sito presentate personenon sempre note ma pescate sempre guisto. Mariella

inviato da Mariella
 

Bravissima la Rovigatti, risponde con intelligenza senza un pizico di presunzione. Fossero così tutti quelli che hanno meriti intellettuali, si camperebbe meglio. Questa qui ha più meriti di diversi altri e non se la tira, come si dice. carlo de felice

inviato da carlo de felice
 

 

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