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Un bar notturno dove gli avventori si conoscono tutti fra loro. Più per nome che per cognome.
Da un vecchissimo juke-box in fondo alla sala,
provengono le note della canzone che vi aggrada.
In Primo Piano, Adolgiso parla con i suoi amici di sempre, sfaccendati o peggio.

 

I Cybersanti

Scommettiamo che mi sono cimentato nel reuse design?... Che cos’è il reuse design?...  la dizione indica quei prodotti di scarto, ripensati e modellati dai designers e destinati a nuova esistenza. E’ successo che alcuni studenti dell’Istituto d’Arte di Isernia hanno ideato l’allestimento di materiali grafici e letterari su quel tema e (… c’è ancora qualcuno che si ricorda di me) mi hanno invitato a produrre un intervento… leggervelo?... no, non è il caso proprio… come?… m’offrite una birra alta?... allora non posso rifiutare.

 

 

Non se la passava troppo bene Joseph Alois.
Quel tedesco mandato in Italia a capo di una multinazionale, un tempo florida ora in crisi di fatturato, stentava persino a trovare piazzisti per la merce.
Crisi delle vocazioni la chiamava l’Ufficio del Personale.
Anche sul piano privato, tante amarezze. Per dirne una, aveva notato che il 16 aprile, data del suo compleanno, nessuno gli aveva fatto gli auguri, neppure l’house organ dell’azienda. Peggio: i giornali poi ricordavano quel dì perché (nel 1943) Albert Hofman aveva scoperto gli effetti allucinogeni del Lsd ed era nato (nel 1954) a Bologna Freak Antoni fondatore del rock demenziale.
Pensando a quell’umiliazione biascicò una bestemmia tra i denti presto pentendosi perché cattolico praticante. Ma non sapeva a quale santo votarsi, pur avendo, da credente, un cospicuo numero di creature divine a disposizione essendone il paradiso tanto pieno da sembrare un bus all’ora di punta.
“Ci vuole un’idea” – si disse – “un’idea che risollevi le sorti, le mie e della mercanzia che vendo”.
E un’idea lo soccorse. O almeno, come vedremo, così egli credé.
Si trovava ad Isernia per dei festeggiamenti in onore del patrono di quella città, Celestino V.
Incombenza noiosa, per motivi di p.r. con la sede locale della ditta, s’era piegato ad andarci.
“Uhm… Celestino V” – pensava – “Quello si dimise da Papa, poi fece una brutta fine, speriamo non tocchi pure a me la stessa zella” e si toccò le palle.
Mentre camminava in Via Berta, davanti al civico 117, dove c’è l’Istituto d’Arte “Manuppella”, scorse un avviso che dava notizia di un’esposizione sul reuse design alla quale si poteva partecipare con propri testi.
“Cazzo!” – esclamò a bassa voce – “Ecco l’idea!”.
In realtà, del reuse design lui poco sapeva e ne dette un’interpretazione sciatta.
Però quelle due parole tanto gli piacquero, e gli parvero facessero proprio al caso suo.
Fu così che decise di proporre la riutilizzazione del Disegno Intelligente, in sigla ID, corrente di pensiero secondo la quale le caratteristiche dell'universo e del vivente sono spiegabili attraverso una causa intelligente il cui disegnatore sia identificabile in Dio.
Insomma, l’opposto della selezione naturale teorizzata da Darwin.
E lui solo a sentire nominare Darwin gli veniva l’itterizia, gli dava perfino fastidio che i nomi di Darwin e Dio cominciassero per la stessa lettera.
“Sì, d’accordo, la comunità scientifica internazionale dice che il Disegno intelligente non è una scienza… qualcuno afferma che la madre dei cretini è sempre incinta e uno dei suoi parti sia quello” – borbottò fra sé e sé – “Ma chi se ne fotte! A me fa tanto comodo ‘sta teoria e la rilancio. Proprio questa è l’occasione buona: partire da un invito voluto da giovani studenti!”
Già immaginava giornali e tg che n’avrebbero parlato, convegni scientifici da mettere su con Zichichi alla Presidenza, e tante altre promozioni che avrebbero creato nuove occasioni di mercato per la merce che da tempo ormai lui stentava a vendere.
Dette così vita a quello che gli sembrava un grandioso progetto: ridefinire la scienza in modo da farle accettare anche spiegazioni soprannaturali, insieme con quelle naturali.
Breve, tornò in albergo e prese furiosamente a stendere un testo attenendosi alla regola voluta dagli studenti della IV B del Manuppella: non più di 5000 caratteri.
Quando finì di scrivere imbucò il foglio, lo spedì pure per e-mail, affidandosi per il buon esito dell’invio a S. Rufo, martirizzato sotto Diocleziano, protettore della posta tradizionale, reso, di recente, dalla Chiesa anche patrono dell’e-mail e dei messaggi inviati tramite cellulare.
Quando gli studenti lessero quel papiello, si fissarono perplessi, scambiarono qualche smorfia e cestinarono tutto.
No, decisamente in quell’anno 2009 non gliene andava bene una a Joseph Alois.

 

 

… grazie, grazie, troppo buoni… ma che ora è?…’azzo! s'è fatto tardi…domattina ho una sveglia terribile, devo alzarmi per mezzogiorno. Vado via. Ci vediamo domani sera. 'Notte!

 

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