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Un bar notturno dove gli avventori si conoscono tutti fra loro. Più per nome che per cognome.
Da un vecchissimo juke-box in fondo alla sala,
provengono le note della canzone che vi aggrada.
In Primo Piano, Adolgiso parla con i suoi amici di sempre, sfaccendati o peggio.

 

Una sfortunata decrittazione

 

Scommettiamo un Campari che ho scovato certe traduzioni che nel tentativo d’essere troppo raffinate hanno rappresentato la rovina dei suoi autori. Ne ho più di una.  Una di queste la presentai quando, tanti anni fa, mi fu commissionata da Radiorai – nel 1992 o ’93, non ricordo bene - una serie sulla storia di episodi curiosi capitati a personaggi famosi e non, stramberie, coincidenze. Quel mio copioncino fu recitato su Radio 3 e pure replicato due volte… come dite?... leggere mo’ quel testo?... non se parla nemmeno!... visto che ora è?... m’offrite una birra alta… se è così, non posso rifiutare… però ‘na cosa veloce.

 

Il 3 gennaio del 1865, Charles Weiss, letterato francese e illustre membro dell’Accademia delle Iscrizioni, ricevette l’invito dal Comune di Parigi a recarsi in località Piètre de Figure per decrittare un’oscura dizione sul marmo che cingeva un pozzo in rovina.
Accettò l’incarico e, nel giorno stabilito, trovò ad attenderlo ossequiosi funzionari che riponevano in lui la speranza di venire a capo dell’enigma.
Weiss, squadrò il pozzo, vi girò attorno, toccò più volte le lettere incise circolarmente, e poi, tratti dalle tasche taccuino matita e occhiali, trascrisse quell’epigrafe che in tal modo figurava: ERRE  E  ESSE  E  ERRE  VO  I  ERRE.
Si congedò assicurando che il giorno dopo avrebbe fornito la spiegazione richiestagli.
I funzionari, felici, s’inchinarono e lo scortarono alla carrozza che gli avevano messo a disposizione.
Già durante il tragitto di ritorno a casa, Weiss si divertì a studiare i possibili significati di quelle lettere, ma nessuna soluzione lo convinse.
Il giorno dopo affrontò il problema seguendo un certo suo metodo che, però, fu inefficace, e allora passò ad altre tecniche le quali fallirono una dopo l’altra.
A sera, la questione era ancora irrisolta. Lo fu anche per alquanti giorni successivi.
Weiss, s’arrovellò invano per settimane e gli toccò anche ricevere un garbato sollecito dai funzionari comunali che in un biglietto si dicevano: “... ansiosi di ricevere novità dai Suoi illuminati studi”.
Finalmente, dopo tre mesi di fatiche, una mattina, Weiss esultò: aveva risolto il problema!
Prese carta e penna e scrisse: “Poiché la scritta trovasi su uno dei pozzi scavati dai Romani, l’iscrizione RES    ER    VO    IR  va così interpretata:  RESPUBBLICA  ERIGERE  VOLUIT  AD  IRRIGANDUM “.
Giorni dopo, però, a Weiss fu risposto: “Illustre Maestro, Vi ringraziamo per l’impegno profuso, ma il pozzo, sia pur assai mal ridotto, è stato accertato che è stato costruito nel ‘400 e non può, quindi, menomamente risalire agli antichi Romani. Inoltre, l’impiegato comunale Tournesy pretende che Voi abbiate male interpretato l’iscrizione e che questa significhi semplicemente RESERVOIR “(ovvero, in italiano: serbatoio).
Dopo aver letto quelle tremende righe, Weiss arrossì, s’accasciò disperato sullo scrittoio e pensò: “Ah, sia maledetto quel Tournesy!... Ma certo! Ha ragione quel tanghero! Ed ecco rovinata per sempre la mia reputazione!”
E così accadde, infatti.
Lo studioso precipitò in un pozzo di vergogna e di rabbia: rifiutava il cibo, trascorreva notti insonni, si guardava bene perfino dall’uscire di casa e gli pareva d’udire le risate di scherno risuonare appena fatto il suo nome.
E chissà, se mentre si dannava, non pensò anche che quella maledetta scritta, si trovava nella località Piètre de Figure (nella nostra lingua equivalente a Figuraccia), nome per lui rivelatosi sinistramente profetico!

 

Grazie di questi applausi… troppo buoni!... ma che ora s’è fatta?... ‘azzo è proprio tardi e domattina ho una sveglia terribile, devo alzarmi per mezzogiorno. Buona notte a tutti. Ci vediamo domani sera.

 

Tutti i testi di questa sezione sono registrati in SIAE alle sezioni Olaf o Dor.
Per riprodurli, due congiunte condizioni: citare l'autore e la sigla del sito.

 

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