Scarica l'e-book gratuitamante

Scarica l'e-book gratuitamante
Scarica l'e-book gratuitamante
Scarica l'e-book gratuitamante
 


Scarica gratuitamente Adobe Acrobat Reader

 
     
Cosmotaxi
Cosmotaxi Attraversare l'immagine  
     
Newsletter
Newsletter No Vax, No Fax, No Sax, No Pax…  
  [archivio spacenews]  
     
Alien Bar
Alien bar Danterandom
di Mauro Pedretti
 
  [le altre serate]  
     
Nadir
Come al bar Fabio Cifariello Ciardi  
  [archivio intervenuti]  
     
Ricerca
Come al bar Cerca i contenuti nel sito  
 

» ricerca globale adolgiso.it


 
 

» ricerca nella sezione cosmotaxi

 

 
  powered by google  
 
 
 

Un bar notturno dove gli avventori si conoscono tutti fra loro. Più per nome che per cognome.
Da un vecchissimo juke-box in fondo alla sala,
provengono le note della canzone che vi aggrada.
In Primo Piano, Adolgiso parla con i suoi amici di sempre, sfaccendati o peggio.

 

 

L’ultimo viaggio di Timothy Leary

 

Scommetto un Campari che non sapete quale fu l’ultimo viaggio di Timothy Leary… Lo raccontai anni fa a Radio Rai, dove scrivevo un programma con la finalità d’illuminare aspetti meno noti di certi episodi della storia e della cronaca. Pezzi brevi, 2’00” o 3’00”, recitati da Giancarlo Cortesi su musiche di Guido Zaccagnini.
Come?... recitare io adesso quella storia?... non se ne parla proprio… visto che ora è?... mi offrite una birra alta?... se è così, non posso rifiutare. Allora ascoltate.

 

Il  28  novembre 1971, a Basilea, il professore di Harvard Timothy Leary - sbrigativamente definito dalle cronache giornalistiche come il profeta dell’LSD - tenne una delle sue rare conferenze, fra i presenti c’era anche l’autore di fantascienza Gene Roddenderry, più  noto come padre di Star Trek. Si trovava da quelle parti per motivi di lavoro, non si lasciò sfuggire l’occasione di conoscere da vicino Leary.
Roddenderry era affascinato dalla filosofia di Timothy, il quale sosteneva che molti hanno una visione passiva, statica del mondo, imposta loro dalle catene delle associazioni condizionate, finendo col convincersi, falsamente, che ciò che guardavano fosse la sola realtà.
Al termine della conferenza i due s’intrattennero conversando, anche Leary espresse stima per il lavoro di Gene, poi, si salutarono e mai più s’incontrarono... anzi no, s’incontreranno ancora, ma in un luogo e in un modo in cui nessuno dei due allora avrebbe mai immaginato.
A farli ritrovare ci pensò la società “Celestis”di Houston, una ditta che usando nuove tecnologie missilistiche a basso costo, inviava (e ancora lo fa) nello spazio le ceneri di coloro che in tal modo vogliono fare un viaggio nell’aldilà: girando intorno al pianeta natale.
Fu così che Leary e Roddonderry, dopo quel loro unico incontro in vita, si ritrovarono il 21 aprile 1997, rinchiusi in  astucci cilindrici con grammi delle loro ceneri nella navicella d’una impresa spaziale di pompe funebri.
Non erano soli. Con loro viaggiavano in ceneri: Benson Hanlin, l’ingegnere della Boeing che inventò il primo aereo supersonico americano; Gherard O’ Neill, ideatore di stazioni orbitanti;  Krafft Ehrich, uno dei “ragazzi di von Braun” che lasciò i laboratori di Hitler per lavorare alla NASA; Frank Bauerman, studioso di propellenti per razzi; Conrad Jhonson, un astronauta che non aveva partecipato (in vita) ad alcuna missione, ed altri sedici fra specialisti  o amanti  dello spazio.
Gruppo professionalmente abbastanza omogeneo, anche Leary era un navigatore: degli spazi della coscienza.
Unica eccezione fra loro, un bambino giapponese di quattro anni. Ma qualcuno aveva pagato il biglietto e lui aveva il diritto di salire a bordo.
Costo cumulativo dei tickets: 200 milioni di  lire circa.
L’unico, però, a scegliere, da vivo, di rinchiudersi in quel contenitore siderale, era stato proprio Timothy Leary, agli altri avevano pensato i parenti; come per Roddonderry, la cui vedova affermò che aveva voluto così celebrare il marito inventore del motto: “Spazio: ultima frontiera”.
Mentre questa trasmissione va in onda, sulle nostre teste più non navigano quelle ceneri.
La navicella, come previsto, onde non lasciare pericolosi detriti nello spazio, si autodistrusse incendiandosi.
Perché si muore una volta sola. Ma si può essere cremati due volte.
Tanto,  il prezzo da pagare è sempre lo stesso.

 

Grazie, grazie, troppo buoni. Basta applausi…. Ma che ora s’è fatta?... ‘azzo!… s’è fatto tardi… domattina ho una sveglia terribile, devo alzarmi per mezzogiorno.  ‘Notte… buonanotte a tutti.

 

Tutti i testi di questa sezione sono registrati in SIAE alle sezioni Olaf o Dor.
Per riprodurli, due congiunte condizioni: citare l'autore e la sigla del sito.

 

Le altre serate

 

Ritorna SopraAutoscatto | Volumetria | Alien Bar | Enterprise | Nadir | Spacenews
Autoscatto
Volumetria
Alien Bar
Enterprise
Nadir
Cosmotaxi
Newsletter
E-mail
Nybramedia