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Questa sezione ospita soltanto notizie d'avvenimenti e produzioni che piacciono a me.
Troppo lunga, impegnativa, certamente lacunosa e discutibile sarebbe la dichiarazione dei principii che presiedono alle scelte redazionali, sono uno scansafatiche e vi rinuncio.
Di sicuro non troveranno posto qui i poeti lineari, i pittori figurativi, il teatro di parola. Preferisco, però, che siano le notizie e le riflessioni pubblicate a disegnare da sole il profilo di quanto si propone questo spazio. Che soprattutto tiene a dire: anche gli alieni prendono il taxi.

Future Film al Festival di Venezia


Il Future Film Festival, con sede a Bologna, è la prima e più importante manifestazione italiana dedicata alle nuove tecnologie, agli effetti speciali e all’animazione 3D. In seguito ad un diligente lavoro che va avanti da anni, si è oggi affermato sul piano internazionale riscuotendo successi non solo presso gli addetti ai lavori, ma anche presso il pubblico, tanto da far registrare nella scorsa edizione oltre 30.000 presenze.
Cosmotaxi, in quell’occasione, dedicò al Festival uno Special e, attraverso dichiarazioni di autori e interviste flash con gli ideatori della rassegna, fu sottolineato l’originale approccio che il FFF propone fra nuove tecnologie applicate al cinema, alla tv, a internet, al broadcast, ai videogiochi.
A proposito, l’ottava edizione del Future Film Festival si svolgerà a Bologna dal 18 al 22 gennaio 2006.
Un’altra caratteristica del FFF è data dal suo lavoro che non s’esaurisce nei giorni della rassegna, ma continua tutto l’anno con convegni, premi, e una particolare attenzione dedicata al mondo della scuola.
In questo quadro d’attività, s’inserisce la sua presenza alla 62esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
Da domani, infatti, fino al 10 settembre l’Associazione Amici del Future Film Festival, assieme alla Emilia Romagna Film Commission, sarà allo stand B 17, presso lo Spazio Cinema Garden, e lì si potranno trovare tutte le informazioni sui concorsi e le iniziative promosse dall’Associazione nel corso dell’anno. Sarà possibile, inoltre, accreditarsi per il Future Film Festival 2006 e compilare i moduli di partecipazione ai concorsi della prossima edizione (Future Film Short, Future Feature Film, Future Web Festival, Digital Award).
Come ogni anno, al termine del Festival di Venezia, il Future Film Festival promuove il Future Film Festival Digital Award, premio, riconosciuto dalla Biennale, che va al film presentato al Lido che meglio utilizza le nuove tecnologie digitali, che viene assegnato da una giuria internazionale di giornalisti.
Il riconoscimento, nelle scorse edizioni è stato assegnato, ad esempio, a Takeshi Kitano, Clint Eastwood, Steven Spielberg, Gabriele Salvatores, ed altri ancora.
Ottimi i due uffici stampa che s’occupano della comunicazione.
Per i redattori della carta stampata, radiotelevisione, web, ecco i riferimenti:
Ufficio nazionale: Studio Sottocorno, info@sottocorno.191.it (a Venezia: Arianna Monteverdi - 338 – 61 82 078); Ufficio locale di Bologna: Simone Spallanzani -
051 - 65 67 133, future@futurefilmfestival.org


Parma va Oltrecorrente


Non basta essere “contro”, è necessario anche andare ”oltre”. Questo devono essersi detti gli organizzatori di una kermesse parmense, e così è nata una rassegna laica di cultura, festa, riflessioni e divertimento qual è Oltrecorrente.
Cinque notti dedicate alla fusion, alle contaminazioni creative; un modo per andare oltre le correnti, le mode, le forme - siano esse culturali, artistiche, di mercato - per dare spazio alle novità e alle sperimentazioni della creatività artistica giovanile.
In pratica, un grande contenitore che ospiterà arti figurative (illustrazioni, videoinstallazioni e videoarte), letteratura (il progetto letterario LaLunaDiTraverso e la rassegna collaterale Inchiostri d'autore), cinema (Milano Film Festival), cabarte (artisti da Zelig, Bulldozer), concerti, discoteca (in collaborazione con Radio Deejay), food&drink (Barilla pasta party, Parma food experience).
Questa festa, ospitata a Parma nel quartiere fieristico, nasce con le idee dell'Archivio Giovani Artisti di Parma – struttura dell'Assessorato alle Politiche Culturali del Comune – che ha progettato gli spazi dell'evento e i suoi contenuti culturali. Si avvale, inoltre, per i contenuti sociali, della collaborazione della Provincia di Parma e del sostegno di realtà economiche del territorio che hanno reso possibile gli allestimenti, le degustazioni, e la realizzazione del palinsesto degli spettacoli.
Il programma prevede, tra molte altre occasioni, anche interventi e performances di Carlo Lucarelli, Stefano Tassinari, Roy Paci, Tiziano Scarpa, Kabaret Voltaire, Giuseppe Conte, Valentina Fortichiari, Mind the G.A.P.

Oltrecorrente
Mercoledì 31 agosto 2005 – domenica 4 settembre
Alle Fiere di Parma, a partire dalle ore 20
Ingresso gratuito


Totò, Peppino e la Guerra Psichica


In queste mie pagine, parlo anche di libri che non sono novità editoriali; mi sono dato solo la regola che si tratti di volumi che esistano ancora in catalogo (presente sul web), quindi, acquistabili dai lettori.
E’ il caso di Totò, Peppino e la guerra psichica pubblicato dalle preziose Edizioni AAA di cui v’invito a visitare l’elettrico catalogo.
L’autore del libro è un grande campione dell’assenza anagrafica, fragoroso fantasma multimediale presente in ogni castello della Comunicazione: Luther Blisset.
Luther Blissett è un personaggio-metodologia, una ‘singolarità multipla’, un nome collettivo che chiunque è libero di adottare senza chiedere il permesso a nessuno, così è definito LB in Totò, Peppino e la guerra psichica.
Ai più distratti ricordo che il nome di questo spettro in più corpi fu tratto dal nome di un giocatore acquistato a peso d’oro dal Milan come grande pedatore e che, invece, si rivelò un enorme ‘pacco’ (o bidone, o sòla, fate voi) tirato alla squadra di Berlusconi (chi la fa, l'aspetti) da astutissimi e truffaldini mediatori d’affari calcistici.
Il libro è un’antologia dei testi della guerriglia semiologica di LB, organizzata per temi: mitologie, manifesti, volantini, fumetti, teatro, esoterismo, psicogeografia, radio, cinema, beffe, icone, fino all’assegnazione dell’Oscar a Luther decretata da Blissett.
E’ un fantastico, e divertente, periplo lungo le idee e le azioni di LB che, dietro l’apparente goliardia di certe sue burle, svolge un discorso serissimo sui meccanismi dei media e del mercato.
Uno dei tanti Luther Blissett si autodefinisce “terrorista mediatico”, non sono d’accordo. Secondo me, LB fa invece parte dell’Antiterrorismo, perché terroristi sono i media, dalla radio alla tv, dalla stampa quotidiana a quella periodica, dalle agenzie giornalistiche al web. E l’Ispettore LB li combatte da pantera rossa svelando le magagne, tendendo loro comici tranelli che mandano in corto circuito gli stessi fili di quelle organizzazioni comunicative.
Esemplare al proposito la straordinaria beffa tirata all’Ansa su don Gelmini.
L’invito che rivolge Luther Blissett è esplicito: “Prenota un posto in prima fila per l’Apocalisse. Diventa anche tu Luther Blissett”.
Ah, dimenticavo… perché quel titolo al libro? Compratelo e lo saprete.

Totò, Peppino e la guerra Psichica
Luther Blissett, 142 pagine con foto, 9:00 euro
Edizioni AAA


Digifestival nella Rete


Nell’aprile scorso, in queste pagine parlai di un Festival che s’annunciava allora.
Lo dirige Federico Panero, se volete leggere una sua dichiarazione sugli intenti di quest’impresa, cliccate QUI.
Quel Festival – nato a Firenze – dopo i primi vagiti è cresciuto sano e robusto e s’accinge a stupire i dottori nel Tempio d’Internet.
La sua particolarità, infatti, è data dal fatto che la manifestazione si svolge tutta in Rete e presenta opere che sono offerte in visione cliccando su DigiFestival.
E’ possibile anche votare per il pezzo che più vi piace, o anche astenervi, stavolta non è come nel trascorso referendum dove s’astenevano dal voto solo bacherozzi e baciapile.
Le sezioni comprendono fotografia, corti, danza, musica e anche video sport dove s’esibiscono acrobati paracadutisti e gli spericolati corridori metropolitani del Parkour; in fondo, anche gli ortopedici hanno diritto a campare, o no?
Accanto ad autori italiani, figurano pure stranieri dagli Stati Uniti all’Ucraina.
Sul sito del Festival, buona la qualità audiovideo dei prodotti fruibili in small, medium, big, top. Necessariamente discontinua la qualità degli autori. Necessariamente dicevo, perché ogni sperimentazione ha il dovere d’assumersi il rischio di presentare lavori fra loro disuguali nell’altezza espressiva e il DigiFestival ha anche il merito di non sottrarsi a quel rischio.
Quali lavori avranno più voti? Non lo apprenderete da me perché ho scelto di non dare questo tipo di notizie, m’interessa presentare iniziative e non medaglie.
Se v’interessa, seguite lo svolgersi della manifestazione cliccando sul sito di cui ho dato il link.
L’Ufficio Stampa è guidato da Maria Novella Gai, per i redattori della carta stampata, radiotv e web, info: marianovella.gai@digimusic.net


Tip Tap a Salmagundi


In queste pagine, ho già detto altre volte del grande valore che attribuisco al Teatro delle Albe di Marco Martinelli e Ermanna Montanari e al loro pensiero teatrale.
Ne ho avuto un’ulteriore prova leggendo Salmagundi, favola patriottica in 7 quadri e 1 epilogo, scritta e messa in scena proprio da Marco Martinelli.
Il titolo s’ispira a ‘Salmagundi’: dello scrittore satirico americano Washington Irving (1783-1859).
La mia intenzione - scrive Martinelli - era quella d’inquadrare la stupidità. Provare a incorniciarla. Evidenziare come stiamo cambiando in peggio.
C’è riuscito.
L’azione è ambientata in un’Italia del 2094 (ma siete autorizzati a sottrarre 90 a quella cifra), dove becero ottimismo, ipocrita salute, delirante familismo hanno occupato i cuori e ottusi i cervelli. Il tutto tra goffi inni patriottici e tanto tip tap perché la scrittura tiene d’occhio movenze e ritmi dell’avanspettacolo, e, poiché le mie origini professionali stanno proprio lì, la cosa l’ho vieppiù apprezzata.
Nella prefazione di Tiziano Fratus e nella postfazione di Luca Doninelli - entrambe eccellenti - vengono fatti giudiziosamente molti nomi per inquadrare il lavoro di Martinelli: da Bontempelli a Lars von Trier, a Molière, a Jarry, a Buñuel. Tutto giusto, è il gioco e il lavoro dei critici, ma è cosa che in genere m’appassiona poco perché siamo tutti discendenti e paralleli di parti del passato. Io, che critico non sono, né posseggo la loro cultura, stavolta, voglio partecipare a quel gioco e azzardo pure io un nome solo: Ionesco. Bum! L’ho detta. Hai visto mai che il più brocco della squadra faccia gol? Ma sulle citazioni, vertiginoso è lo stesso Martinelli che dotato com’è di una cultura, immagino, non sistematica – quella che preferisco – in modo creativo e spudorato mette insieme i nomi di Kierkegaard, i fratelli Marx, Kafka, Buster Keaton, Hogarth, Goya, Swift, Lucrezio e Totò. Trovo che manchi solo Ionesco, ma questo l’ho già detto.
Alla fine, credo che Marco abbia ragione più di tutti.
Interessante è anche quanto scrive su “Salmagundi" Ermanna Montanari che dedica un’acuta riflessione sulla visualizzazione dello spazio scenico e i rapporti di fisicità tra attore ed estensione del suo gesto.
Concludendo, voglio segnalare l’Editrice Editoria & Spettacolo che ha pubblicato il libro, cliccate sul suo catalogo e troverete parecchie cose ghiotte; dispone anche di vendita on-line.

Marco Martinelli, “Salmagundi”
102 pagine, euro 6:50
Ed. Editoria & Spettacolo


Fronde di alloro


Talvolta in queste pagine segnalo delle tesi di laurea in rima con alcuni degli interessi di questo sito. Segnalazione che scelgo o perché si tratta d’argomenti non troppo frequenti (ad esempio: fumetti, videogames, web art), oppure perché, a mio tirannico giudizio, si tratta di temi affrontati in modo originale. Ed è proprio di questo secondo caso che oggi vi parlo. L’argomento è il cinema che è sì assai visitato, ma piuttosto di rado in modo da suscitare interessi critici innovativi.
Altra cosa cui bado è la lingua con la quale è scritta una tesi. Spesso – anche per colpa dei relatori – si presenta secondo cadenze espressive auliche, sussiegose, roba che già ronfi al quinto rigo.
Niente di tutto questo su quanto sto per presentarvi.
Il 15 luglio scorso presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, dell’Università RomaTre, corso di laurea in D.A.M.S, si è cinta la fronte d’alloro Sabina Incardona con la tesi: Das Unheimliche, il cinema di David Lynch.
A beneficio di chi non avesse fatto la scuola dell’obbligo in Germania, si sappia che la parola tedesca del titolo ha una sua storia assai interessante. Ecco in breve. Nel saggio dal titolo ”Das Unheimliche” (tradotto in italiano con l’espressione “Il perturbante”) Freud ci avverte che si sta inoltrando nel territorio dell’estetica per analizzare quella qualità del sentimento che in tedesco viene tradotta col termine Unheimliche, locuzione che non sta a indicare semplicemente la sensazione provata di fronte a qualcosa di strano e di insolito, ma che assume una serie di sfumature che riguardano in primo luogo l’ambiguità del termine heimlich. Freud scrive che “Heimlich è una parola che si sviluppa in modo ambivalente, sino a coincidere con il suo opposto Unheimlich”.
I due termini, infatti, in apparenza opposti fra loro, propongono un unico orizzonte di significati, quello in cui ciò che è quotidiano e familiare è di per sé inquietante in quanto nasconde, dietro l’apparenza tranquillizzante del conosciuto, qualcosa di ‘perturbante’ perché profondamente ignoto.
… Come dite?... l’ho copiato pari pari dalla tesi di Sabina?... ma no, vi giuro che… vabbè, mai che me ne andasse bene una con voi!
Ho chiesto a Sabina Incardona il perché della scelta di Lynch. Così mi ha risposto.
Ho scelto David Lynch per un motivo che esula completamente da motivi vicini all'ammirazione verso questo autore. La mia scelta è stata dettata piuttosto da un istinto, da un’intuizione, da quel genere di sensazioni che si dicono sensazioni "a pelle".
Senza neppure sapere chi fosse l'autore del film (apparentemente) anti-narrativo che aveva appena finito di stordirmi inchiodata alla poltrona di una sala di un cinema a Roma (si trattava del suo ultimo lavoro del 2000, “Mulholland drive”), mi sono detta: non mi prende in giro, non finge di voler essere comunicativo, non vuole veicolare un messaggio, non è un film da fruire con l'intelletto ma un film che parla ai sensi.
La mia scelta, quindi, non ha avuto altra motivazione che non fosse il desiderio di capire se la mia idea potesse avere qualche fondamento, una volta messa a confronto con le dichiarazioni dello stesso autore e con le teorizzazioni di tutta una critica che ha pontificato su di lui fino a restituircene un'immagine di autore ruffiano, paranoico e disturbato. Un autore troppo spesso analizzato in chiave psicanalitica, senza poter prescindere ovviamente dal padre della psicanalisi, Sigmund Freud.
E così ho iniziato anche io, da un saggio (Das Unheimlich, 1919) del "maestro", per giungere a conclusioni del tutto opposte e scardinare nel mio piccolo un filone della critica lynchana che, francamente, trovavo abbastanza irritante.
Per Lynch il cinema è immagine, suono, non è discorso, parola, senso.
Il cinema nasce da una sua velleità artistica, molto poco intellettuale, molto più legata ad un gioco, un divertissement :"volevo vedersi animare le mie tele".
Se questo è un uomo complicato...

Ve l’avevo detto in apertura: semplice, diretta, e capace al tempo stesso di portare cifre d’innovazione interpretativa senza darsi troppe arie.
Se le redazioni dei quotidiani, dei periodici, delle radiotelevisioni, non fossero imbottite da rampolli dei soliti noti, ecco una che andrebbe tenuta d’occhio.


Quando pizzica la taranta


"La tarantella che viene danzata durante il tarantismo non è la tarantella profana, ma una liturgia che narra in modo esemplare, e al tempo stesso rivive, il passaggio dalla crisi alla sua risoluzione”, così Diego Carpitella in un suo saggio.
Quei ritmi frenetici rivivono nell’annuale Festival La notte della Taranta che si svolge a Melpignano e in altre località pugliesi.
Per saperne di più sulla musica attarantata, non c’è di meglio che il sito di una grande studiosa del fenomeno qual è Anna Nacci: Tarantula Rubra; la Nacci è anche autrice di “Neotarantismo” (Ed. Stampa Alternativa).
Alcuni video sulla manifestazione in corso, sono accolti da Carlo Infante che ha avuto l’ottima idea di proporre un diario on line, giorno per giorno, fatto da spettatori che pubblicano direttamente agili videoclip con le proprie impressioni in un gioco di visioni soggettive, di tono assolutamente non giornalistico. Per vedere, cliccate QUI.
Gran conclusione del Festival sabato 27 agosto con un Concertone cui interverranno Giovanna Marini, Francesco De Gregori, Piero Pelù, Pino Ingrosso, e l'attrice Sonia Bergamasco. Inoltre, a ricongiungere idealmente il profondo nord con il profondo sud del Paese saranno il cantastorie comasco Davide Van de Sfroos e i salentini Sud Sound System sperimentatori di linguaggi musicali fra tradizione e innovazione.
Per maggiori informazioni: La Notte della Taranta


Puttana Eva!


“Non nominare il nome di Dio invano: scegli il momento più opportuno per l'effetto!” diceva il grande Ambrose Bierce. Concordo. Per farlo, i motivi non mancano. Fra questi, tanto per dirne qui uno soltanto, c’è la sessuofobica denigrazione del corpo femminile, nonché, la persecuzione dell’immagine della donna nella società.
Non lo afferma solo un ateo come me, è roba che viene da lontano, da fonti autorevoli, basta aprire la Bibbia… è autorevole, non vi pare?... un esempio?... ve lo servo subito:
“Dalla donna ha avuto inizio il peccato,
per causa sua tutti moriamo” (Siracide, 25:24).
Un libro che riflette – come il sottotitolo chiarisce – su ‘la Chiesa, le Donne, il Sesso’, è Puttana Eva!, felicissimo titolo di Cesare Mannucci pubblicato da Elèuthera.
Da tempo vado segnalando questa Casa che dispone di un gran bel catalogo organizzato non già per ‘collane’, ma per ‘percorsi di lettura’, dimostrando già da questa organizzazione concettuale d’avere capito il valore interdisciplinare, specie oggi, del sapere. Pubblica parecchi libri dedicati allo studio e all’attualità dell’anarchismo; chi è interessato a quella tematica troverà molti interessanti volumi. Da quel pensiero io sono molto lontano e lo dico senza timidezza alcuna. Non faccio come Gianni Vattimo che – proprio recensendo un libro di Elèuthera – se ne fa compiaciuto osservatore. Salvo, poi, sostenere, in altri suoi articoli, che Sofri può aspettare in galera… valli a capire st’attrezzi! Ma per capire Vattimo, vi consiglio di leggere “Il pensiero è debole, ma la faccia è di bronzo” cliccando QUI.
Puttana Eva! è un libro uscito nel 1997, ed è un altro merito di Elèuthera: pubblicarlo in un momento in cui non c’era ancora stata, come adesso, la violenta riproposizione oscurantista dei monoteisti di varie fedi.
In queste mie pagine, lo sanno i pochi che le leggono, parlo anche di libri che non siano novità editoriali; mi sono dato solo la regola che si tratti di volumi – come in questo caso – che esistano ancora in catalogo e, quindi, acquistabili dai lettori.
Cesare Mannucci (Milano, 1926 - Milano, 2000), oltre a “Puttana Eva!” è autore di numerosi saggi di sociologia della cultura e di storia del pensiero sociopolitico. Ha pubblicato, ad esempio, Antisemitismo e ideologia cristiana sugli ebrei (Unicopli, 1982) e L'odio antico (Mondadori 1993, e Oscar Mondadori 1996).
Nel libro che vi segnalo, Mannucci documenta atrocità volute e comicità involontarie ai danni delle donne partendo dal mondo pagano per poi inoltrarsi ad indagare i tanti aspetti del pensiero cristiano sul femminile e sul significato morboso attribuitole da tanti: dal martire Giustino ad Origene, da Gregorio di Nissa a Sant’Agostino, da Girolamo a Tommaso D’Aquino. Una serie di affermazioni oscene (e non solo per concetti espressi) che troverà nei Manuali dei Confessori vertici assoluti di pornografia.
Ma il libro spazia anche in analisi storico-sociologiche che vanno dal come l’ebrea Maria diventò la Madonna fino a considerazioni sulla Chiesa nella società post-moderna.
Vi dicevo che Elèuthera ha organizzato il proprio catalogo in ‘percorsi di lettura’, e nel sentiero Religione e Società, c’è anche un’altra tappa che consiglio, uno splendido pamphlet: La dottrina diabolica della scrittrice americana Brenda Maddox tradotto da Roberto Ambrosoli.
E’ un agile librino che illustra la visione della Chiesa cattolica sul controllo delle nascite. Una dottrina anacronistica che di fronte all'esplosione demografica del Terzo Mondo e all'Aids diventa addirittura "diabolica" secondo la Maddox. E pure secondo me.

Cesare Mannucci, “Puttana Eva!”
111 pagine, euro 6:71

Brenda Maddox, “La dottrina diabolica”
60 pagine, euro 4:13

Entrambi editi da Elèuthera.


Ceci n'est pas une pipe


Sui rapporti fra Arte e Politica è stato scritto tanto da rendere dissuasiva una citazione decisiva. Il tema mi trova piuttosto algido, anche perché poi bisognerebbe intendersi prima su che cos’è Arte e che cos’è Politica. Impresa disperata, e, in ogni caso, fuori delle mie possibilità. Mi va di dire soltanto che ritengo più politiche le performances metropolitane di Spencer Tunick o quelle ispirate al Flash Mob che non tutta l’opera di quella bic stalinista di Bertolt Brecht… sì, lo stesso autore teatrale il quale applaudì i carri armati sovietici che sparavano sulla folla a Berlino nel 1953.
Questi temerari pensieri mi hanno attraversato allorché giorni fa ho letto di una certa cosa.
Sentite qua: Milano, agosto, caldo torrido, un gruppo (non troppo folto) di donne e uomini che manifestano abbigliati con le fotocopie di 2.000 delle oltre 15.000 firme già raccolte per difendere degli alberi d’un boschetto.
Ecco un caso in cui vedo il sociale entrare nell’arte e l’arte nel sociale.
Ad illuminare gli intenti (reali e sornioni al tempo stesso), la presenza del musicista e performer Sergio Messina (dal suo ottimo blog ho tratto la notizia), uno che se non lo avete incontrato, sia pure una volta, vi siete persi qualcosa nella vita. E’ possibile vederlo fotografato, con patafisico cartello al collo QUI. E’ ritratto accanto ad un cartello immaginario che evoca disastro in corso, spesso è fotografato accanto ad un disastro: per i due si tratta d’attrazione fatale.
Ottimo blog, dicevo, conviene metterlo nei “preferiti”.
Questo mio frammentario discorsetto estivo rimanda anche alle epifanie e agli inganni dell’Apparenza e della Percezione, a quel trompe-oeuil degli occhi e della mente che vede un maiuscolo esempio in un'opera, di Magritte, che ha dato il titolo a questa nota.


Man Ray Artefice Magico


Merano, non è proprio dietro l’angolo se non si abita nel Trentino, ma merita una visita non solo per le sue tante attrattive paesaggistiche, ma anche per un’importante mostra che KunstMeranoArte dedica in questi giorni a un grande del XX secolo: Man Ray.
La mostra presenta 85 fotografie, 10 oggetti e la sua produzione cinematografica.
Le foto scelte riprendono alcuni dei temi principali di Man Ray: autoritratti, nudi, la famosa serie "La mode au Congo" e numerosi ritratti delle sue celebri modelle come Meret Oppenheim e Lee Miller. Infine, una decina di foto inedite. Il tutto a cura di Valerio Dehò che firma un bel catalogo pubblicato dall’editore Damiani.
Emmanuel Radnitsky, questo il vero nome di Man Ray ("uomo raggio”, assunto nel 1914), nasce a Filadelfia, Pennsylvania, il 27 agosto 1890, da genitori ebrei russi con i quali parte, all’età di sette anni, per New York. Al liceo, frequenta le lezioni di pittura e sui vent’anni lavora come disegnatore pubblicitario. Incontra Alfred Stieglitz ed entra in contatto con l'avanguardia americana. La scoperta dei movimenti artistici europei avverrà nel 1913, dopo aver visto le opere di Marcel Duchamp e Francis Picabia all'Armory Show.
A venticinque anni, acquista una macchina fotografica per riprodurre i suoi quadri e fonda la prima rivista americana dadaista “The Ridgefield Gazook”: quattro pagine con sue illustrazioni e testi di sua moglie, Adon. E' l'anno dell’incontro con Duchamp e della prima esposizione alla Daniel Gallery di New York. Nel 1919 si separa da Adon, pubblica l'unico numero di TNT, rivista di tendenza anarchica, e inizia una collaborazione fotografica e cinematografica con Marcel Duchamp. I due, insieme a Katherine Dreier, Henry Hudson e Andrei McLaren fondano la Société Anonyme, un museo d'arte d'avanguardia.
Seguono anni di viaggi e di successi, scandali e polemiche poi l'invasione nazista del 1940 lo coglie a Parigi e lo costringe a fuggire a New York per stabilirsi in seguito a Hollywood, dove incontra Juliet Browner, sua futura moglie, e dove rimarrà per 11 anni prima di ritornare a Parigi.
Alla Biennale di Venezia del 1961 riceve la medaglia d'oro per la fotografia, mentre nel 1971 gli saranno dedicate due retrospettive, a Rotterdam e a Milano (alla Galleria Schwarz), comprendenti 225 lavori realizzati tra il 1912 e il 1971.
Man Ray muore all'età di 86 anni a Parigi, il 18 novembre 1976.
Il suo epitaffio recita: Non curante, ma non indifferente.

Man Ray, “Magie”, fino al 18 settembre ‘05
da martedì a domenica dalle ore 11 alle 19
info@kunstmeranoarte.com
Per info stampa: Studio Pesci.


Uno squalo per amico


Tempo d’estate, tempo di mare. Volete far conoscere ai vostri ragazzi qualcosa di più sulla fauna marina, specie su quella ritenuta la più pericolosa? Qui vi do un consiglio ad hoc.
Per farlo, mi riferisco ad una recente pubblicazione dell’editrice triestina Cristina Stavro che guida Editoriale Scienza. E’ una casa che mi piace molto per la linea che si è data (la scienza spiegata ai ragazzi) e per il modo in cui conduce le pubblicazioni, tutte con testi vivaci e intelligenti e ben curati nelle illustrazioni.
E’ il caso, ad esempio, di Squali di cui è autrice Nicola Davies con il supporto delle matite di James Croft.
La Davies è un’etologa inglese che ha lavorato nelle sezioni scientifiche della BBC e ha pubblicato libri per ragazzi nella prestigiosa editrice Walker Books. Uno dei suoi più grandi successi è stato “Poo: a natural history of the unmentionable” pubblicato in Inghilterra e negli Stati Uniti nel 2004; e in Italia, sempre nel 2004, da Editoriale Scienza: “La cacca: storia naturale dell'innominabile” (Vincitore del Premio Andersen ’05, euro 13:90).
In Squali, l’autrice traccia un panorama di questi esseri – dal minuscolo Squalo Lanterna al colossale Squalo Balena – che hanno pessima fama senza meritarsela, come s’apprende nelle pagine del coloratissimo librino. L’uomo che passa per essere la vittima degli squali, ne uccide cento milioni all’anno, per usi assai spesso frivoli: collanine, pelle per scarpe, grasso per lustrare le automobili, etc.
Per un assaggio del libro, cliccate QUI.
Tra i tanti squali elencati dalla Davies, mancano, purtroppo, alcuni autenticamente micidiali. Ad esempio, lo Squalo Bondi, lo Squalo Taormina, lo Squalo Dell’Utri…
Vabbè, sarà per una prossima edizione.

Nicola Davies, “Squali”
Editoriale Scienza, euro 11:90


Facoltà di frequenza


Alla fine degli anni ’80, lavoravo alla radio, e per conto della Rai… anzi, contro la volontà della Rai…contattai vari organismi universitari per sapere se esistessero antenne d’Atenei.
Notte e nebbia. Qualcuno accennò vagamente a progetti, ma capii che lo diceva giusto per non tacere. Soltanto dieci anni dopo quella mia ricerca, infatti, nasce Facoltà di frequenza radio dell’Università degli Studi di Siena. Trasmette sui 99.450 Fm in città e in parte della provincia, oltre che su Internet.
L’occasione per parlare di questo prezioso strumento di comunicazione, m’è data dalla recentissima pubblicazione di un libro di Romeo Perrotta che proprio “Facoltà di frequenza” è intitolato e s’avvale della prefazione di Maurizio Boldrini direttore responsabile dell’emittente senese.
Romeo Perrotta, giornalista pubblicista dal 1995, si è laureato in Scienze della comunicazione nel 1999 a Siena. Nello stesso anno ha iniziato a lavorare per conto dell’Ateneo alla realizzazione della radio universitaria che ha diretto come station manager fino al settembre del 2004. Attualmente si occupa di temi legati all’innovazione nelle pubbliche amministrazioni.
Gli ho chiesto di parlarmi di quella sua esperienza pionieristica.
Alla fine degli anni Novanta, mosso dalla volontà di stabilire un rapporto più diretto e collaborativo con la propria comunità universitaria, l’Ateneo senese attribuisce alla comunicazione interna un ruolo strategico. In questa prospettiva individua nella radio lo strumento più innovativo e di maggiore appeal giovanile: dopo un periodo di sperimentazioni, con un programma informativo sulle attività dell'Ateneo trasmesso da una stazione locale nel corso del 1999, nasce, l'anno successivo, “Facoltà di frequenza”, la prima esperienza italiana di radio universitaria. Al suo interno collaborano studenti, docenti e amministrativi che vengono coinvolti nell’ideazione e realizzazione dei programmi: la comunità universitaria dunque non è solo target di questo canale, ma anche il soggetto attivo e protagonista. La radio propone ai propri ascoltatori l'informazione universitaria, programmi sui temi di attualità, trasmissioni sulla ricerca scientifica, sul cinema, la letteratura, conditi da un'offerta musicale estremamente eterogenea che riflette la varietà dei gusti e di interessi della comunità universitaria. Il palinsesto si caratterizza poi per la presenza di contenitori riempiti dagli studenti Erasmus che, provenienti da ogni angolo d'Europa, fanno conoscere il proprio modo di pensare e di vivere l'Università ai colleghi italiani. La radio, infine, costituisce un laboratorio di comunicazione, per la possibilità che offre di sperimentare quotidianamente format e linguaggi espressivi: anche per questo la sua struttura ospiterà dal prossimo autunno gli studenti che si iscriveranno al Master in giornalismo realizzato dalle tre università toscane.
Il volume di Perrotta non è soltanto la storia di quell’emittente, ma indaga nel panorama mondiale delle campus radio, traccia profili semiologici delle trasmissioni, modalità d’ascolto per fasce orarie, lancia ipotesi sul futuro di queste particolari antenne.
Il libro raccoglie pensieri sulla radio che possono essere sfruttati anche in campo extrauniversitario, perciò lo consiglio non soltanto agli appassionati del linguaggio radiofonico e a quanti sono impegnati nello studio scientifico della comunicazione, ma anche a quelli che lavorano in radio private.
Non lo consiglio ai dirigenti di RadioRai, è lettura troppo tosta, già arrancano e sudano sulle loro pagine preferite che, come si sa, sono quelle di “Tutto uncinetto”.

Romeo Perrotta, “Facoltà di frequenza”
Ed. Carocci, 141 pagine, euro 15:10


20 per 20 nel XX°


Questa nota è dedicata in particolare a chi pratica il turismo culturale e questi giorni estivi sono particolarmente adatti ad una segnalazione di quel tipo.
Vi propongo una meta in una località che, anche aldilà della maiuscola occasione di cui tra poco dirò, merita d’essere visitata per grazia paesaggistica, retaggio storico, e appropriate risorse di recettività: Genazzano.
E’ stata inaugurata il 2 luglio presso il Castello Colonna proprio a Genazzano (Roma), la Mostra 20 per 20 che presenta le opere recentemente acquisite dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di 20 tra gli artisti più significativi degli ultimi 20 anni del XX secolo.
Le acquisizioni, dal 1995 ad oggi, hanno arricchito le collezioni della Galleria con l’ingresso di cinque grandi opere d’artisti della Transavanguardia (Clemente, Chia, Cucchi, De Maria, Paladino), d’alcuni lavori di maestri italiani e stranieri (De Dominicis, Mariani, Penone, Kapoor, Kosuth), di altri che hanno fissato alcuni significativi passaggi dell’arte italiana dell’ultimo ventennio (Gilardi, Lim, Nunzio, Tirelli), e di altri ancora che stabiliscono un rapporto con la nuova espressività (Beecroft, Arienti, Carocci, Lambri, Pintaldi, Toderi).
Nel Lazio, Genazzano è uno dei Comuni più attivi nell’offrire mostre di grande livello e ciò si deve anche all’attenzione verso il nuovo da parte dell’Assessore alla Cultura Fabio Ascenzi.
Con questa iniziativa, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna coglie quindi l’occasione di presentare, in un ambiente affascinante come il Castello Colonna di Genazzano, opere di grande valore che andranno a costituire un nucleo forte del futuro ampliamento.
La mostra è stata promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per l’Arte e l’Architettura Contemporanee (DARC), dall’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio, dall’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, dal Comune di Genazzano e da Romartificio.

"20x20", Palazzo Colonna, Genazzano
Fino al 2 ottobre
Orari: venerdì, 16.00 – 20.00
sabato e domenica, 10 - 13.00 / 16 – 21.00
negli altri giorni su prenotazione, solo per gruppi.
Info: 06 – 955 79 203


Double soul per Fausto Ferrari


Allorché mi viene segnalato qualche nome che incide per etichette indipendenti, la cosa m’incuriosisce subito. Naturalmente le delusioni non sono poche, ma talvolta la mia fiducia è premiata. E’ il caso, ad esempio, di Fausto Ferrari e del suo Both sides of my double soul pubblicato dalla Enim.
Collaborano con Ferrari: Damiano Parravano (Keyboards), Francesco Cardillo (Guitars), Vincenzo D’Aguanno (Bass Guitar), Giuseppe Borrelli (Drums & Percussions).
A Fausto Ferrari (27 anni, laureato in chimica), ho chiesto di parlarmi del suo disco, dei musicisti dai quali si sente meno lontano, delle etichette indipendenti.
Fausto è riuscito, e qui gliene rendo merito, a dire tutto con grande potere della sintesi.
Da settembre dell’anno scorso ho provato a raccogliere le mie alchimie musicali in un cd composto di 7 brani, 4 in inglese e 3 in italiano dal titolo che tu hai già ricordato, cioè:
"Both sides of my double soul". Titolo-autoritratto perché in me da sempre convivono due anime: una logico-razionale e l'altra istintivo-irrazionale, dal cui scontro scaturisce una personalissima chiave di lettura della realtà che spesso provo a mettere in musica. Ho realizzato poche copie del cd che finora mi hanno però dato grossi riscontri emotivi e professionali. Ora sono alla ricerca della giusta occasione che spero e penso di meritarmi non foss'altro per gli sforzi di tutti i tipi e l'impegno profusi...
Circa il genere di musica o meglio il gruppo dal quale non mi sento molto lontano sono sicuramente i Beatles. Mi hanno accompagnato fin dall'adolescenza in cui ero solito mettermi con una chitarra davanti allo specchio pettinato da "scarafaggio" intonando “Twist and shout" o "Help". Poi, crescendo, ho scoperto ed iniziato ad amare i Beatles seconda maniera da “Revolver” in poi per intenderci, i Beatles della maturità, dell'impegno politico di “Abbey Roads” o “Let it be”.
Per quanto riguarda le etichette indipendenti, suppongo siano una nuova possibilità a patto che svolgano un ruolo dl tutto diverso e complementare dalle majors.
In un momento di forte crisi della discografia mondiale, le majors hanno poca voglia e tendenza a scommettere su nuovi talenti o artisti sconosciuti
.
Mi va d’aggiungere sulle etichette indipendenti, oltre le giuste parole di Fausto, che spesso mancano di un’attrezzatura promozionale (uffici stampa, siti web, eccetera) che proprio perché presso i media hanno vita più difficile, a differenza delle grandi case, dovrebbero curare decisamente meglio. E prima ancora d’assumersi i rischi costituiti dai debuttanti, dovrebbero investire in questo settore. Speriamo che al prossimo MEI (Meeting Etichette Indipendenti) si trovi il tempo e la voglia di parlare anche di questo.
Tornando a Fausto Ferrari, vi segnalo il suo sito web: www.faustoferrari.it.


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