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Questa sezione ospita soltanto notizie d'avvenimenti e produzioni che piacciono a me.
Troppo lunga, impegnativa, certamente lacunosa e discutibile sarebbe la dichiarazione dei principii che presiedono alle scelte redazionali, sono uno scansafatiche e vi rinuncio.
Di sicuro non troveranno posto qui i poeti lineari, i pittori figurativi, il teatro di parola. Preferisco, però, che siano le notizie e le riflessioni pubblicate a disegnare da sole il profilo di quanto si propone questo spazio. Che soprattutto tiene a dire: anche gli alieni prendono il taxi.

Doppio miele sul Luxenbourg


Soddisfazioni in arrivo per il giovane regista Ottavio Cirio Zanetti.
“Il miele del Luxembourg” è l'unico corto italiano scelto dal Ficep (Federation Institut Culturels Étrangers Paris) per essere proiettato il 2 ottobre al cinema Balzac a Parigi nel corso di una rassegna dedicata agli emergenti.
“Il miele del Luxembourg” è un thriller di 21 minuti che vede tra i suoi interpreti Umberto Eco.
Lo stesso film è stato anche selezionato ufficialmente per il Festival di Annecy in corso fino al 4 ottobre.
Per vedere il trailer de Il miele del Luxembourg, conoscere biografia e proponimenti espressivi di Cirio Zanetti, cliccate QUI


Tavole italiane: W Mc Donald’s


Mi piace Mc Donald’s? Per niente.
Condivido quanto è contenuto sul documentatissimo sito Tmcrew.
E segnalo che tra i volumi su quella catena di ristorazione c’è un ottimo librino di Angela Micaela Vaccaro (“Succede solo al Mc Donald’s”, Ed. Stampa Alternativa) che documenta con tratti corrosivi ed umoristici l’infelice situazione del personale che lavora in quei locali. A proposito, se Vaccaro – o qualcuno che la conosce – mi sta leggendo, si metta in contatto con questo webmagazine perché desidererei ospitare quell’autrice. A Stampa Alternativa – per quanto possa sembrarvi incredibile – non hanno i suoi dati… e pensare che gli ha fatto vincere anche un premio!
E allora perché ho intitolato questo pezzo W Mc Donald’s?
Semplice. In molte città è una vera salvezza. A Venezia, dove sono stato per la Biennale alcuni giorni, trattano bene (fino all’untuosità) chi ha quattrini in portafoglio e disprezzano, facendolo loro capire, chi non ha troppi scudi in tasca. Pur depredandoli, s’intende.
I ristoratori - fatte salve le poche eccezioni che pur ci sono - pretendono prezzi assurdi, e dove si paga meno (ma non pochissimo) danno pasta scotta con sughi gelidi, carni giurassiche, pesci di cui si commemora la lontana morte e, se ci si trattiene più di tanto ai tavoli, ecco qualche sguardo non troppo amichevole. Ma questo non succede solo a Venezia. E’ che da lì provengo e ho incise in memoria certe scene viste di recente.
La sinistra che con ottime ragioni si batte contro Mc Donald’s , farebbe bene a notare con altrettanto vigore la strage di gusto e di stile che tanti ristoratori italiani fanno.
Insomma, mi sapete dire dove troverebbe riparo chi ricco non è se non ci fossero i tanto deprecati Mc Donald's, Spizzico (che ha, però, una buona pizza), Burger King et similia?
Troppo spesso la guerra ai simboli si traduce in astratta ideologia, preferisco quanto Micaela Vaccaro ha scritto sulle violazioni sindacali che accadono a Mc Donald’s, e quanti ne hanno indicato i danni alla salute per una continua assunzione di quei cibi. Ma non si creda che nutrendosi assiduamente nelle tavole calde italiane, la salute, poi, ne goda troppo.



Tavole italiane: Vecio Fritolin a Venezia


Nel novembre scorso, scrissi un gran bene di questo locale guidato dal 2000 da Irina Freguia, non ne dirò adesso il contrario, ma una nuova visita nei giorni scorsi qualche delusione me l’ha data.
Nel depresso panorama veneziano resta uno dei posti più vivibili, però…
Devo precisare che quando ci sono stato, purtroppo, Irina non c’era e il servizio ne risente perché diventa distratto e àlgido, lei, invece, cura ogni tavolo con cordialità e calore. Già, ma un locale non può legarsi alla presenza di chi lo conduce.
Altra pecca: i prezzi assai rincarati.
Ho consumato: un buon antipasto (solo con una scivolata di cottura sul polipo), uno strepitoso fritto di pesce (Mauro Cautiello, lo chef, è da elogio), al posto del dolce, ho preferito una replica del solo, ottimo, baccalà mantecato di quantità pari a quella contenuta nell’iniziale antipasto; mezzo litro di vino sciolto non indimenticabile, da sempre il punto debole del locale.
Conto di 58:00 euro. Non ci siamo.
Diversa, e migliore, accoglienza in un luogo di cui vi dirò nella nota che segue.

Vecio Fritolin, Santa Croce 2262
Tel. 041- 52 22 881
Chiuso lunedì, e martedì a pranzo.


Tavole italiane: Garanghelo a Venezia


Non c’è sulle guide. L’ho trovato per un fortunato passavoce.
Lo consiglio vivacemente.
Un pasticcio di pasta e pesce gustosissimo, una serie di piatti veneziani tutti ben condotti: i nervetti, il fegato, il baccalà mantecato, l'aringa con polenta, sarde in saor, bigoi in salsa, l'insalata di pesce, il carpaccio alle erbe della laguna, la spienza (milza), gli sgombri al pepe...
Potete combinarli a piacere, e il nostro tavolo li ha combinati quasi tutti con qualche bis.
Vini eccellenti solo in bottiglia: la scelta va dai Merlot ai Cabernet al Tocai friulano, tutti serviti in bicchieri adatti. Per gli amanti delle bollicine: Prosecco Mionetto e spumante Cesarini Sforza cui va la mia preferenza.
Tavoli sia all’esterno sia all’interno con un servizio cordialissimo ma non invasivo.
Dopo consumazioni abbondanti in piatti e bicchieri, conto di 60:00 euro per tre persone quante eravamo.
Lode massima a Lucio e Simone Bisutto conduttori di questo locale assolutamente da visitare.
A due passi, proprio due, dalla Biennale e a poca distanza da S. Marco.

Il Garanghelo
via Garibaldi, 1621
041 - 5204967
Chiuso il lunedì
www.garanghelo.it


Tavole italiane: La Piazzetta a Brescia


Reso noto da segnalazioni di varie guide e dall’infelice “La prova del cuoco”, Graziano Cominelli (incolpevole dei guasti di quella trasmissione tv), conduce a Brescia La Piazzetta.
Oroscopo evidentemente poco felice mi ha guidato nel tanto elogiato locale dove si è accolti telefonicamente in modo cordialissimo da una signora, ma non altrettanto in sala dove il servizio lascia molto a desiderare: versato un bicchiere d’ingresso senza far motto sull’etichetta, le pietanze non sono illustrate se non su richiesta (non facile, perché chi ha portato i piatti, un attimo dopo si dà a precipitosa fuga verso ignote mete).
La pasta toccata al mio commensale è decisamente salata, viene fatto notare al direttore di sala, e unico presente nella stessa, che non se ne preoccupa più di tanto.
Il piatto lo ritroveremo poi, puntualmente, nel conto.
Il resto scivola via senza meritare particolari elogi.
Lo chef non lo abbiamo visto. Nonostante fossimo in pochi naufragati nel locale, nessuna discesa ai tavoli: evidentemente è uomo prudente.
Eviterò di recarmi alla “Piazzetta” in futuro. Né lo consiglio agli amici più cari.

www.allapiazzetta.com


C’è chi ci prova


Alle primarie voterò per Prodi.
Cosa questa che non m’impedisce di presentare un libro che illustra programmi e gesta del suo principale avversario (anche per parlarne male, s’intende): Fausto Bertinotti, “il parolaio rosso” come, a mio avviso giustamente, l’apostrofa da anni Gian Paolo Pansa.
In libreria e in edicola da ieri c’è Io ci provo un’intervista di Cosimo Rossi a Bertinotti, edizioni manifestolibri.
Cosimo Rossi è da anni valoroso notista politico del quotidiano ‘il manifesto’ e attento osservatore delle vicende della sinistra italiana.
Di Bertinotti dice: “Anarchico per apprendistato, comunista per identità, movimentista per passione, partitista per convenzione, sindacalista per professione, consiliare per esperienza, referendario per pratica, lettore per abitudine generazionale, salottiero per frequentazioni, operista per amicizia, intransigente per educazione, giocatore d’azzardo per educazione, lezioso per vanità…”. Un bel ritratto, non c’è che dire. Peccato che manchi la citazione di un’altra capacità di Bertinotti, quella d’essere uno che sa ben nascondere il pugnale sotto il pullover di cachemire, quella stessa lama che, d’intesa con D’Alema e Marini, servì a trafiggere il governo Prodi e contribuire in modo assai efficace a far vincere Berlusconi.
Da anni non voto a favore di qualcuno ma contro qualche altro, non credo d’essere il solo.
‘Sta cosa non mi piace, ma finora non ho trovato uno che mi piacesse e mi spingesse a votarlo con convinzione e meno ancora con entusiasmo. Voto il meno peggio.
Voto per il centrosinistra solo per impedire che vincano quegli altri, voterò Prodi affinché non vinca l’eterno congiurato Bertinotti, o anche il viscoso radicalprete Rutelli, il giocondo e minatorio Mastella, il rissoso guaglione Pecorario Scanio. Tutta gente che ha responsabilità gravi nella mancanza di coesione del centrosinista. Spero che l’affermazione di Prodi – se ci sarà – serva a mettere a tacere le tante voci delle botteghe elettorali e che si possa affrontare uniti la sfida del 2006. Ma, in verità, non ci conto troppo.
Il titolo del libro “io ci provo”, mi fa salire alle labbra in risposta quella locuzione romanesca che così suona: nun ce provà!; sta a dire “non cercare di raggirarmi”, “non tentare d’ingannarmi”.
L’Onorevole Bertinotti, lo sa che non ci casco. Mi conosce bene. Da anni, dalle elezioni passate del 2001, conduco una performance epistolare che lo raggiunge (e lo raggiungerà fino alle prossime elezioni politiche) ogni mese con la stessa lettera, e, forse, alla conclusione di quella mia operazione, nella primavera del 2006, si trasformerà in un’installazione audiovisiva.
Chi fosse incuriosito dai contenuti di questa mia proiezione di mail art, può cliccare QUI.

Cosimo Rossi, “Io ci provo”
Intervista con Fausto Bertinotti
128 pagine, euro 6:90
Ed. manifestolibri


Colpi nell’Universo


Diceva Fernando Pessoa: “Il binomio di Newton è bello come la Venere di Milo, ma pochi se n’accorgono”. Mi piacerebbe che nelle nostre scuole, disastrate dal pensiero gentiliano e dalla sciura Moratti, venisse ascoltato quel motto.
Accolgo, quindi, con gran piacere tutte quelle iniziative e pubblicazioni tese a far conoscere temi scientifici, a renderceli amichevoli, a capire quanto, anche nelle arti, essi siano presenti.
In tale direzione si muove un libro di cui vi dirò fra breve, prima due parole sulla nuova collana che proprio quel volume inaugura.
L’ottima casa editrice nottetempo, guidata da Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi, propone in libreria gransasso (l’iniziale minuscola è un elegante tic grafico dell’Editrice che mi fa venire la scarlattina quando lo trascrivo): agili creature di carta simili ai corpi di cellulosa dell’altra collana ‘sassi’, ma rilegati a libretto anziché a quaderno; questi deliziosi librini spaziano dai temi scientifici al racconto breve, ovunque c’è qualcosa da capire, da raccontare, da scoprire.
Il debutto della collana avviene con Buchi neri evanescenti di Monica Colpi.
Qust’autrice è nata a Rovereto nel 1957. Docente di Fisica Stellare e Astrofisica Relativistica all’Università di Milano Bicocca, ha lavorato per anni presso la Cornell University e trascorre periodi di studio in Europa e in America.
Che cosa ci dice in questo suo lavoro? Ecco in breve.
Il 18 luglio 2004, astronomi e matematici si riunivano a Dublino per la conferenza internazionale di Relatività Generale e Gravitazione. Qualche giorno prima, il grande astrofisico Stephen Hawking, autore di studi decisivi sui buchi neri, aveva chiesto di partecipare dichiarando di aver perso la scommessa contro John Perskill, formulata negli anni Settanta, sull’evaporazione dei buchi neri. Che uno della fama di Hawking si presenti al mondo per ammettere di avere sbagliato, è una notizia che ha del sensazionale.
Ecco, la Colpi racconta la storia di quell’errore, facendo capire in che cosa consista e ne fa occasione per spiegare tante cose affascinanti di lassù. Lo stile di scrittura con cui dice tutto quanto è d’incantevole semplicità, e procede con un andamento narrativo che rende ancora più piacevole la lettura. In Italia, si sa, siamo messi male a divulgatori scientifici, ecco una che le redazioni della carta stampata o delle radiotelevisioni farebbero bene a tenere d’occhio.
A lei ho rivolto una domanda. Un po’ imperfetta perché mi riferisco a Fred Hoyle come scrittore e non anche come scienziato. Monica, con molta eleganza, mi ha fatto notare che Hoyle fu un grande astrofisico e matematico...per molti aspetti importante quanto Hawking. Anche se, per i non addetti ai lavori scientifici, è più noto come narratore di sciencefiction.
Avendo confessato la mia ignoranza, passo a fare la domanda senza mondarla dell’errore per meglio castigarmi.
Monica, che cosa evoca in te il “Big Bang”? E il fatto che quel termine sia stato inventato da uno scrittore, Fred Hoyle, che avversava quella teoria, quali pensieri ti suscita?
Cosa evoca per me il Big Bang? Big Bang e' scoppio, dunque espansione! La scoperta di un universo che si espande ha un corollario straordinario. Se immaginiamo di invertire la freccia del tempo e quindi l'espansione, vediamo un universo via via più caldo, denso e minuscolo. Non più pianeti, stelle, galassie e fredde nubi interstellari ma una insieme di quanti e particelle elementari in continua metamorfosi. E poi? Il Big Bang....l'"inizio"! Un fugace istante da cui trae origine l'universo come noi lo osserviamo. E' emozionante pensare che nei suoi primi 10^{-43} secondi lo spazio e il tempo diventano anch'essi elementi discontinui, "particelle" di quell'"alfabeto minimo" da cui partire per unificare gravità e quanti. Alfabeto che dobbiamo ancora costruire. L'intero universo nei primissimi istanti e' un fenomeno squisitamente quantistico che non sappiamo descrivere. Così il Big Bang e' ancora largamente incompreso: vi sono aspetti enigmatici che richiedono verifiche ai confini della ricerca scientifica. Vi saranno nuove scoperte. E interpretazioni profonde.
Il termine ‘Big Bang’ fu coniato ironicamente da Fred Hoyle: credeva in un universo stazionario in cui isole stellari si formavano con continuità per riempire i vuoti lasciati dall'espansione, lasciandolo immutato. Ciò avvenne prima della scoperta della radiazione cosmica di fondo, eco del Big Bang. "Big Bang" e' una parola schietta, immediata.
Ci invita a ricordare un evento di immenso significato scientifico e filosofico
.

Monica Colpi, “Buchi neri evanescenti”
Con una nota di Margherita Hack.
Ed. nottetempo, 80 pagine, 6:00 euro


Una pericolante Tv di Millepiani


Tempo fa, pur di sfuggire al portinaio Vespa, ai catodici poliziotti a puntate, e alle vite dei telesanti illuminati dalla Lux bernabeiana, mi abbonai a Sky.
Là, nella programmazione cinematografica raramente trovo un film di mio interesse, molti altri canali di Sky, o ospitati su quella piattaforma, sono soporiferi oppure competentemente indecenti. Lo sport è ben messo anche con attenzione a discipline che non riempiono stadi. La parte dedicata ai documentari è assai spesso interessante. La pubblicità è invasiva come in tutta tivulandia, ed è propinata un’overdose di trailers dei programmi Sky facendoli odiare più di quanto meritino ancora prima che siano in onda.
Ma se c’è un motivo per cui non ho disdetto quell’abbonamento (a parte il terrore d’essere divorato da Raiset), è l’esistenza di Cult Network che da solo vale i soldi che Murdoch mi cattura per tutto il resto.
Cult Network, era diretta da Massimiliano  Fasoli: ne fatto una televisione cosciente che non esiste l’ascoltatore medio (mostro che se esistesse sarebbe degno d’apparire in una orrifica zoologia fantastica), che, invece, ci sono vari pubblici e fra questi ce n’è uno che desidera un’informazione veloce ma non sciatta, colta ma non sussiegosa, interessato a quanto accade nella letteratura, nelle arti, nel cinema, nel teatro, nella musica e nella comunicazione.
Attraverso film e documentari prodotti dal canale, o acquistati scegliendo il meglio di quello che offre la produzione mondiale, Cult Network ha seguito i maggiori eventi culturali italiani e stranieri, ed è riuscito a parlare di cultura in modo originale, mai banale, con il merito di cogliere l’intersezione fra i vari campi del sapere.
Il direttore Fasoli con le sue scelte editoriali ha contribuito in modo determinante al successo del canale.
Risultato: Fasoli non è più direttore di Cult Network dopo una decisione della nuova proprietà di Cult (la Fox). Né si sa che cosa accadrà, che cosa ne sarà del Canale dopo la scadenza dei contratti in corso.
A tale proposito, esiste una raccolta di firme – e qui v’invito a sottoscrivere – affinché Cult Network continui a vivere sulle linee finora seguite.
Per inviare la vostra adesione, cliccate su Appello Cult.
Nel frattempo, parlo di una trasmissione di quel canale: Millepiani riservandomi di parlarvi di altre trasmissioni nei prossimi giorni.
Ideata e diretta da Nanni Balestrini e Maria Teresa Carbone va in onda il martedì alle 22:00. Si tratta, a mio avviso, della migliore trasmissione tv fatta fino ad oggi sui libri in Italia. Conduzione in voce fuori campo, servizi scattanti su autori noti e meno noti, riflessioni su tendenze e stili nascenti, il tutto calato in una composizione visiva eccellente, con montaggio serrato, tempi veloci; niente a che vedere con la cultura come noia allorché compaiono in tv (e compaiono sempre meno) i libri che ispirano subito a chi li propone un’aria solenne, funerea, e pure vagamente iettatoria.
Di Millepiani s’annunciano due nuove serie di 12 puntate ciascuna, in onda in autunno e nella prossima primavera, in cui ogni episodio esplora la produzione culturale contemporanea attraverso speciali dedicati a originali pensatori del nostro tempo e grandi eventi internazionali. Oppure attraverso percorsi narrativi trasversali costituiti da interviste, pensieri, monologhi e curiosità che vedono protagonisti autori, editori, traduttori, librai, filosofi, musicisti, artisti e operatori culturali italiani e internazionali


Paradisi artificiali


Wojtyla è il Papa che più di tutti i suoi predecessori nella storia della cristianità ha ingigantito l’organigramma celeste: 488 santi e 1345 beati. Entrerà di diritto nel Libro dei Primati che, per chi non lo sapesse, è il libro dei record non quello delle scimmie.
Se sommate tutti questi aureolati a coloro che li hanno preceduti, è ragionevole che vi sia una crisi degli alloggi in Paradiso.
Eppure, nonostante tanta celeste abbondanza, c’è chi va a immaginarsi nuovi santi.
Non mi riferisco solo agli adoratori del più famoso santo italiano dei nostri giorni, San Precario, ma anche ad altri fedeli che hanno disegnato nuove immagini sacre (ma non troppo), che saranno esposte, ovviamente, in una chiesa sconsacrata, quella del Cantiere Sanbernardo a Pisa.
Si tratta di santi, santini e santuzze del Progetto FUN (Funtastic United Nations), un insieme di Paesi immaginari che dopo essersi dati bandiere, francobolli, e inni adesso si sono attrezzati anche sul piano della spiritualità.
La mostra, intitolata “When The Saints”, è organizzata dalle Edizioni AAA di Piermario Ciani e Vittore Baroni in collaborazione con la pisana Associazione Culturale Sanantonio.
Tempo fa anch’io scoprii nuovi santi e precisamente nel Cyberspazio; ne trovai alquanti, se volete sapere quali sono, cliccate QUI

When the Saints
Cantiere Sambernardo, Via Gori ang. Vc. Sanbernardo
24 settembre – 9 ottobre
Per informazioni: 050 – 24 274 e 050 – 44 261


Ulisse liberato


In Cosmotaxi mi piace, accanto alle novità editoriali, parlare anche di libri non recenti purché siano ancora in catalogo e acquistabili dai lettori interessati.
E’ il caso di questo Ulisse liberato, sottotitolo razionalità e vincoli, di Jon Elster pubblicato da il Mulino.
Jon Elster è docente di Scienze sociali nella Columbia University a New York.
“Tra i meriti maggiori di Jon Elster durante la sua lunga carriera” – scrive Alfonso Ottobre – “c’è quello di aver richiamato l’attenzione sui limiti di qualsivoglia teoria della razionalità che non tenesse in debito conto il ruolo fondamentale delle emozioni. Non deve sorprendere quindi che Elster continui a legare il suo nome ad una teoria (in fieri) ‘dei vincoli’: proteggersi dalle emozioni, dalle ‘passioni’, è il motivo principale, almeno secondo la concezione tradizionale, che induce un individuo a limitare la propria libertà di scelta”.
Nell’attraversare il territorio di strategie e stratagemmi cui gli umani ricorrono per legare preventivamente le scelte future, Elster non manca di recarsi nel campo delle arti e, non poteva essere diversamente, s’intrattiene a lungo sul tema della ‘contrainte’ che fu il principale cardine sul quale ruotarono teorie e opere dell’Oulipo - acronimo che sta per Ouvroir de Littérature Potentielle – che vide tra i suoi fondatori e protagonisti nomi quali Queneau, Perec, Le Lionnais, Queval. Tra quelle file ci fu anche Italo Calvino.
Ha scritto Brunella Eruli su vincoli e contraintes secondo Queneau: “…il tragico greco che scrive i suoi versi obbedendo a regole che conosce perfettamente è più libero del poeta che scrive quello che gli passa per la testa e che è schiavo di regole che ignora”.
Il tema, sociologico e filosofico, proposto da Elster è quanto mai attuale in una società che, anche in virtù della globalizzazione, cioè in un’apparente liberazione da molti legami temporali, spaziali, culturali, psicologici, si trova, invece, a fare i conti con molti nuovi limiti soprattutto autoimposti.
L’ottima traduzione di tutto questo discorso non privo d’asperità, si deve a Paola Palminiello che rende con fluidità concetti non facili. Ecco una traduttrice che non corre il rischio di cadere sotto il fulmine di Borges che, riferendosi alla traduzione di Henly del Wathek di Beckford, disse beffardamente: “L’originale non è fedele alla traduzione”.

Jon Elster, “Ulisse liberato”
438 pagine, 27:00 euro
Editore il Mulino


LE VIE DEI FESTIVAL


Cosmotaxi Special per Le vie dei Festival: Roma, 20 settembre - 3 ottobre


Le vie dei Festival


I tagli governativi ai finanziamenti culturali hanno falcidiato anche i budgets di molte compagnie teatrali che sono state costrette a ridimensionare i propri allestimenti e programmi. Prime vittime di questo regalino berlusconiano, i gruppi che agiscono nel teatro di ricerca. I festival, poi, si sono ridotti per numero e ampiezza di cartelloni e, parecchi - specie i più attenti alla sperimentazione - più non esistono.
Per lavoro frequento parecchio le rassegne teatrali e ho notato anche un’altra conseguenza della scellerata politica di cui dicevo: la scarsissima presenza di gruppi europei ed americani dai cartelloni. Costano troppo e non possiamo permetterceli. Sicché, proprio nell’area del nuovo teatro, pubblico e addetti ai lavori sono tagliati fuori dalla conoscenza diretta di ciò che va accadendo in quel campo.
Maggior merito ha, quindi, l’iniziativa ideata e organizzata dall’Associazione Cadmo - con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma - che anche quest’anno presenta Le vie dei Festival, riuscendo a presentare alcune delle cose migliori che si sono viste in Italia durante la trascorsa estate.
Le vie dei Festival - è questa la sua XII edizione - porta, infatti, nella Capitale nuove produzioni esemplificatrici delle tendenze più significative della scena contemporanea, selezionando spettacoli che hanno partecipato ai più prestigiosi festival estivi che ce l’hanno fatta a restare vivi.
Al timone di questo Festival dei Festival, è la stessa intrepida nocchiera delle passate edizioni: Natalia Di Iorio.
La rassegna, com’è nella sua tradizione ultradecennale, darà rilievo e visibilità a proposte produttive che si collocano spesso al di fuori dei circuiti più collaudati e che, così come i Festival da cui provengono, riflettono gusti e curiosità di un pubblico che, anche nell’andare a teatro, vuole confrontarsi con temi e linguaggi attuali.
Il cartellone di quest’edizione presenta prevalentemente spettacoli che, per la particolarità e la complessità dei loro allestimenti è difficile trovare nella normale programmazione dei teatri. Si tratta di eventi, che spesso prevedono la partecipazione di pochi spettatori, invitati a interagire con installazioni sonore e visive e a condividere con gli attori l’esperienza della scena.

Tre gli spazi che ospiteranno gli spettacoli:
Auditorium - Parco della Musica, Viale Pietro de Coubertin, tel.06 - 80 24 11
Teatro Sala Uno, via di Porta San Giovanni 10, tel. 06 - 700 93 29
Teatro Furio Camillo, via Camilla 44, tel. 06 - 976 16 026

Informazioni sono anche reperibili presso ‘Cadmo’, tel. 06 - 3202102 e 06 - 3234686
Mail: info@leviedeifestival.it
Per i redattori della carta stampata, delle radiotelevisioni, del web c’è l’efficientissimo ufficio stampa guidato da Simona Carlucci: tel. 0765 - 42 33 64; mail: carlucci.si@tiscali.it


Parole sul teatro


Il drammaturgo descrive gli uomini. Per farlo prende degli attori.

Friedrich Dürrenmatt


Le vie dei Festival


Da Ravenna arriva uno dei gruppi che negli anni Novanta ha contribuito maggiormente al rinnovamento della scena teatrale italiana: Fanny & Alexander.
Luigi De Angelis e Chiara Lagani presentano Ada, Cronaca familiare: Vaniada “Vaniada”, è la tappa conclusiva del progetto dedicato al romanzo di Vladimir Nabokov. Ada e Van, i due protagonisti, ultracentenari, idealmente fusi in un unico archetipico essere, al termine della loro vicenda, si trovano di fronte al grande dilemma della fine. Musiche, profumi, sciarade ed enigmi (con la preziosa collaborazione di Stefano Bartezzaghi) costruiscono un originale tessuto sonoro e olfattivo per una riflessione sul tempo in forma di concerto.

martedì 20 settembre ore 21.00 e ore 22.30
mercoledì 21 settembre ore 21.00 e ore 22.30
Teatro Sala Uno, via di Porta San Giovanni 10, tel. 06 - 700 93 29

Numero limitato di spettatori, prenotazione obbligatoria


Parole sul teatro


Un attore è un tizio che se non stai parlando di lui, non t’ascolta.

Marlon Brando


Le vie dei Festival


La giovane formazione Ouroboros arriva dalla Sardegna, precisamente da Sassari, guidata da Marco Boscani e presenta Dall’Inferno ispirato al racconto omonimo di Giorgio Manganelli (Milano 1922 - Roma, 1990).
Lavoro ricco di riferimenti, nella discesa agli inferi si incontreranno i nonsense di Lewis Carrol, gli enigmi di Jorge Luis Borges, le mitologie junghiane di James Hillman, la suburbia delirante di Thomas De Quincey.
Né mancheranno incontri grotteschi con una bambola-parassita, un pipistrello dalle ali di cuoio e un bizzarro samurai.
Dall’Inferno, affermano quelli di ‘Ouroboros’, più che una messa in scena è “una ‘messa in abisso’ di un io tormentato da annose domande in cui il rassicurante Virgilio e il sorriso di Beatrice sono sostituiti da una moltitudine di personaggi inquietanti”.

Da venerdì 23 a domenica 25 settembre ore 21.00
Teatro Sala Uno, via di Porta San Giovanni 10, tel. 06 - 700 93 29


Parole sul teatro


L’uomo è un animale che finge, e non è mai tanto se stesso come quando recita.

William Hazlitt


Le vie dei Festival


Nel cartellone della Rassegna sono previsti anche spazi per i ragazzi.
Una sezione, infatti, è dedicata a loro con due spettacoli in programma, validi esempi di costruzione dell’esperienza teatrale a misura di bambino. Attori a contatto con il giovane pubblico, grande cura per i particolari delle scenografie, un numero limitato di posti per ogni replica affinché si possa creare un’atmosfera magica e unica.
Ed ecco il Teatro delle Briciole di Parma che, in coproduzione col Centre Dramatique National di Strasburgo, presenta Il brutto anatroccolo ispirato alla celebre favola di Andersen nell’adattamento di Marina Allegri e la regìa di Maurizio Bercini.
Ne “Il brutto anatroccolo”, il Teatro delle Briciole, una delle compagnie più apprezzate del settore, mette in scena una casetta di legno nella quale viene accolto il pubblico.
All’interno della casetta è presente il cuore meccanico di un orologio a cucù che scandisce il tempo della storia e accompagna i tre personaggi che qui abitano.

Venerdì 23 settembre ore 10.00
Sabato 24 settembre ore 17.30 e ore 21.00
Auditorium - Parco della Musica, Teatro Studio, tel.06 - 80 24 11

Numero limitato di spettatori, prenotazione obbligatoria; età consigliata 3/7 anni


Parole sul teatro


La tragedia e la satira sono sorelle; tutte e due prese insieme si chiamano verità.

Fëdor Dostoevskij


Le vie dei Festival


Tecnologia in scena con il TPO - Prato in collaborazione con il Teatro Metastasio Stabile della Toscana.
Il giardino giapponese è, infatti, una produzione che s’avvale di avanzati strumenti scenotecnici guidati dalla regìa di Francesco Gandi e Davide Venturini
Un’azione teatrale, pensata per giovanissimi spettatori, che propone un itinerario all’interno di ambienti virtuali ispirati ai paesaggi del giardino giapponese.
Cinque piccoli giardini sensibili (proiettati dall’alto su un tappeto bianco corredato di sensori a pressione) si animeranno in una neofiaba. Ciascuno di questi ambienti sviluppa un’azione teatrale interattiva basata sul rapporto percettivo, ludico e sonoro, con gli elementi naturali.

Venerdì 23 settembre ore 21.00
Sabato 24 settembre ore 16.30
Auditorium - Parco della Musica, Teatro Studio, tel.06 - 80 24 11
Numero limitato di spettatori, prenotazione obbligatoria; età consigliata 5/11 anni


Parole sul teatro


Il teatro è un mezzo efficacissimo per educare il pubblico; però chi lo fa si ritrova senza un pubblico da poter educare.

Enrique Jardiel Poncela


Le vie dei Festival


Da Schiraz, in Iran, arriva il Mehr Theatrical Group con Dance on Glasses, regia di Amir Reza Koohestani.
“Dance on Glassess” è la terza pièce diretta da Amir Reza Koohestani, replicata più di cento volte in tutto il mondo e presentata in prestigiosi teatri e festival internazionali.
Due personaggi - un ragazzo e una ragazza - seduti alle estremità di un lungo tavolo si parlano. In un crescendo di tensione l’incontro si trasforma in scontro, le richieste incessanti di lui e i suoi perentori inviti alla danza si svolgono in un allarmante crescendo, ma non degenerano anche se i toni fanno sempre prevedere che il peggio si materializzi.
Una storia iraniana, che questo Festival ha voluto presentare, superando non poche difficoltà, per significare un’attenzione verso un paese e la sua importante cultura che, soprattutto in campo teatrale, sono ancora in Occidente troppo poco conosciuti.

Da martedì 27 a venerdì 30 settembre ore 21.00
Teatro Sala Uno, via di Porta San Giovanni 10, tel. 06 - 700 93 29


Parole sul teatro


La danza: un’espressione verticale di un desiderio orizzontale.

George Bernard Shaw


Le vie dei Festival


Spettacolo multicodice quello di Luisa Cortesi e Massimo Barzagli dal titolo d’anfibio significato Di Stanze.
Ideazione coreografica e interpretazione: Luisa Cortesi; opere, e videoinstallazione: Massimo Barzagli
Il lavoro è frutto di un incontro fra la Cortesi - interprete fra l’altro anche di molti spettacoli di Virgilio Sieni - e il videoartista Massimo Barzagli, ed esplora la quotidianità di una donna che abita immaginarie stanze vuote.
Danza, pittura, fotografia e video s’intrecciano per celebrare una femminilità sottile e pungente, aspra e sfuggente.
Spogliarsi, lavarsi o truccarsi sono gesti di ogni giorno, ma qui sono visti attraverso la lente della disperazione. Quotidiana. Come quei gesti.

Sabato 1 ottobre ore 21.00
Teatro Sala Uno, via di Porta San Giovanni 10, tel. 06 - 700 93 29


Parole sul teatro


La tragedia si rivolge all’animo collettivo del pubblico che presto se ne sazia; la commedia alla pancia collettiva che mai si sfama.

William Somerset Maugham


Le vie dei Festival

Le vie dei Festival


Chiude la rassegna Progetto Mara‘Samort - Cooperativa Teatro Lanciavicchio con Angelica di e con Andrea Casentino.
Regìa di Andrea Virgilio Franceschi
Lo spettacolo, che con il precedente “L’Asino albino” costituisce un dittico, parla del presente. Anche qui, come nel precedente lavoro, non c’è una storia, c’è semmai il gusto di smontare le storie, c’è una trama, quella di uno strano sceneggiato ricostruito in scena senza ausili tecnologici, ma utilizzando la cornice vuota di ciò che fu un televisore, parrucche, frames e fremiti di corpi.

Lunedì 3 ottobre ore 21.00
Teatro Furio Camillo, via Camilla 44, tel. 06 - 976 16 026


Le vie dei Festival


Manfurio - … e megliormente voi, che dei nostri casi fastidiosi ed importuni siete stati gioiosi spectatori, Valete et Plaudite.


(Giordano Bruno, “Candelaio”, Atto V)


Le vie dei Festival

Cosmotaxi Special per Le vie dei Festival: Roma, 20 settembre - 3 ottobre


FINE


Napoli felicemente meticcia

Tempo fa in queste pagine vi parlai di Marco Abbamondi rilevando le sue plastiche invenzioni visive applicate in modo innovativo all’arte presepiale. Arte che m’incanta anche se non sono attratto dal suo messaggio spirituale essendo io ateo.
Immaginavo in quella lontana nota che Marco avrebbe esplorato anche altri àmbiti e pare proprio che stavolta ci ho preso.
Lo trovo, infatti, tra gli artisti, provenienti da 27 paesi, presenti nel catalogo della XII edizione Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo che espongono i loro lavori dal 19 fino al 28 settembre, a Napoli, presso le sale del Castel Sant’Elmo.
La Mostra prevede diverse aree tematiche: Arti visive, Industrial Design, Fotografia, Graphic arts, Architettura, Scultura, Fumetto, Cyber art, Moda.
La Biennale sarà occasione per un grande happening internazionale, dove esposizioni e performances sono integrate in un percorso unico, creando un senso di continuità e miscelazione dei linguaggi, con una programmazione che stimola curiosità, genera il desiderio d’avvicinarsi alla creatività espressa in tante plurali di forme.
Il nomadismo in particolare è l'elemento che connota ogni passione, che caratterizza il Mediterraneo e che significa 'meticciato' - ha detto Achille Bonito Oliva, responsabile del coordinamento scientifico - e Napoli si adatta bene a questa Biennale 'meticcia'. In forza di questo nomadismo, ad ospitare la Biennale non sarà solo Castel Sant'Elmo, già sede di eventi d'arte contemporanea, che per dieci giorni diventerà vera e propria 'cittadella della creatività, ma l'invasione artistica coinvolgerà l'intera città e 12 comuni in provincia di Napoli.
Per il programma cliccate QUI.
Marco Abbamondi esporrà un’opera intitolata “La Guglia” che è visibile sul suo sito web.

XII Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo
Castel Sant’Elmo, Via Tito Angelini 20, Napoli
Dal 19 al 28 settembre
Per informazioni stampa: info@adfarm.it


Alice nel paese della Fiction


Esiste un Paese, Fictionlandia, che vanta rispetto ad altre nazioni, il maggior numero di turisti. Non cercatelo sulle carte geografiche ma nello schermo tv, e allora v’accorgerete d’averlo visitato anche voi. E’ il paese dei teleromanzi d’un tempo e delle soaps di oggi.
Mondo di catodiche seduzioni, catatoniche epidemie, catàbasi fosforescenti.
E fra pollici di schermo e indici di gradimento la mano televisiva ha scritto e scrive infinite storie mo’ agguantandole da gloriosi romanzi e mo’ scrivendone di nuove. Sullo schermo tv: Damigelle innamorate e Disperate housewives, Capitani coraggiosi e Pirati torvi, Carabinieri simpatici (mai quelli che incontro io nei bar notturni, mai!) e Sacerdoti comprensivi (mai quelli che berciano contro il divorzio e i preservativi, mai!).
In questi ultimi tempi, poi, intorno al televisore lumeggia un’aureola, tanti sono i santi e i preti che vi passano dentro, roba che nemmeno nella tv di Bernabei c’era tanto fervore beghinesco. Per questo, forse, il vecchio direttore don Ettore, oggi per vendicarsi produce bibbie e vite di santi in modo indefesso, con la sua società Lux. La Rai, naturalmente, compra tutte le pellicole sfornate fresche di paradiso dalla Lux e le serve in prima serata per l’affamata cena gastrotelevisiva. Tempo fa, già ne scrissi qui di questo Paradiso secondo l'Auditel.
Esiste un libro, non recentissimo ma ancora poche settimane fa presentato in libreria, che svolge una brillante indagine storica e semiologica su origini, approdi e meccanismi della narrazione televisiva, dal b/n dei vecchi sceneggiati al pomidorocolor delle soaps d’adesso passando per i telefilm e le sit-com.
L’autrice è Luisella Bolla, il titolo: Incantesimi, sottotitoloAlice nel Paese della Fiction, l’editore è Vallecchi.
Per una scheda sul volume cliccate QUI.
Luisella Bolla è una studiosa dei media e della comunicazione, ha lavorato per la Rai – si sa, nessuno è perfetto – realizzando molti programmi radiofonici, e pubblicando per la Eri alquanti titoli, per saperne di più sfogliate il catalogo di quell’Editrice.
Libro utile e ben condotto questo “Incantesimi” che indaga sapientemente i congegni narrativi nel linguaggio televisivo seguendone evoluzioni e involuzioni, con uno stile elegante, sommesso, esponendo le proprie teorie interpretative senza superbia teoretica e senza tuonanti paroloni.
Un libro che consiglio, specie a quelli che si occupano o lavorano nella comunicazione, televisiva e non.

Luisella Bolla, “Incantesimi”
267 pagine, 19:00 euro
Editore Vallecchi


Vampe rosse nella notte bianca


Quando so di un nuovo spettacolo di Marco Solari mi rallegro assai e stappo una bottiglia… come dite?... per me ogni occasione è buona?... ah, ma non me ne lasciate passare una che è una!
Mi rallegro perché Marco e Alessandra Vanzi rappresentano una grande stagione del teatro di ricerca e i due, ancora oggi, a differenza di molti gruppi d’un tempo, riescono ad avere fantasia ed entusiasmo per innovare.
Com’è accaduto, ad esempio, nella più recente edizione del Festival “Inteatro” di Polverigi dove hanno presentato un felicissimo adattamento dei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift.
La scena italiana ha un grosso debito con Alessandra e Marco e spero che un giorno si decida a non essere insolvente come lo è stata fino ad oggi. Una buona testimonianza del loro originale lavoro si può avere con il Cd-Rom Percorsi cifrati del 1994.
A loro mi lega anche il ricordo di un ardito viaggio spaziale che ci vide insieme.
Domani, in prima nazionale, debutterà uno spettacolo scritto dal solo Marco – che sarà anche in scena con Gustavo Frigerio – nel corso della Notte Bianca romana.
Titolo: L’incendiario.
Si tratta di un lavoro liberamente ispirato al periodo futurista d’Aldo Palazzeschi (Firenze, 1885 – Roma, 1974), agito all’interno del progetto biennale di produzioni teatrali dell’Associazione Naufragarmedolce che esplora spazi extrateatrali (cortili, piazze, campielli, angiporti, gallerie) in collaborazione con un’altra organizzazione: la Residui Teatro che realizza spettacoli, performances, e attività d’animazione.
L’incendiario, visto il titolo, sarà ospitato prudentemente dall’Istituto Superiore Antincendio ed è stato pensato appositamente per la Notte Bianca.
Dalla locandina: I due performer attraversano il testo giocando sul rispecchiamento e sullo sdoppiamento, intorno a una struttura scenica elementare, la gabbia o la berlina dove viene rinchiuso ed esposto il poeta-incendiario.
Riusciranno quelli dell’Istituto antincendio a spegnere le fiamme della poesia?
Credo che loro siano i primi a non provarci, nonostante siano tecnici valorosi e intrepide salamandre.
“L’incendiario” si avvale delle musiche di Paolo Modugno e delle luci progettate da Luca Storaci. Io sarò in viaggio e lo spettacolo me lo perdo, vorrà dire che ne vedrò la prima replica possibile. Ma voi per non perderlo, leggete qui sotto le indicazioni.

“L’incendiario” di Marco Solari
Istituto Superiore Antincendio
Via del Commercio 13 – Gazometro, Roma
Sabato 17 settembre, ore 22.30; Prima Nazionale


Ereticomix


Tra i caffè italiani, quello fiorentino Giubbe Rosse è uno dei più ricchi di tradizioni culturali. Nel 1913 divenne sede fissa del gruppo di "Lacerba" e quindi dei futuristi suscitando le ire di certi scacchisti che lì si riunivano e, praticamente cacciati dai focosi letterati, diffusero una strofetta che sarebbe piaciuta a Petrolini: Giubbe Rosse è quella cosa / che ci vanno i futuristi / se discuton non c'è cristi / non puoi più giocare a dam....
Negli anni che seguirono, il caffè conobbe momenti di grigiore alternati ad altri di nuove vivaci frequentazioni letterarie per poi tornare agli antichi fulgori grazie ad una gestione attenta a non disperdere memoria e immagine del locale.
In questi ultimi anni, Giubbe Rosse produce un’intensa attività culturale articolata attraverso convegni, mostre, incontri, presentazioni librarie.
N’è un esempio la serie d’esposizioni a cura di Fiorenzo Smalzi: “Artisti e autori alle Giubbe Rosse”. E in questo programma figura Ereticomix, sottotitolo: La linea d'inchiostro che unisce la libertà di pensiero a quella di satira tracciata da "theHand"
theHand (Maurizio Di Bona) e' un cartoonist autodidatta nato a Napoli nel 1971. Si occupa di fumetto, filosofia, cinema, musica e arti visive. Collabora con il mensile di satira politica diretto da Massimo Caviglia, "Par Condicio", con il bimestrale dell'Uaar "L'Ateo", all'estero con il mensile islandese "the Grapevine" ed il magazine irlandese "FunStuff".
Disegna le vignette del blog di Beppe Grillo, ha in lavorazione il primo numero della saga multilingue a fumetti "Diane999" realizzata a quattro mani con la scrittrice irlandese Birgitta Jonsdottir, ed in uscita un romanzo grafico su Giordano Bruno: The Nolan is back

Maurizio Di Bona, “Ereticomix”
Caffè Giubbe Rosse
Piazza della Repubblica, Firenze
Tel. 055 – 212 280; giubbe.rosse@tin.it
Dal 17 settembre all’8 ottobre


Love me or kill me


E’ questo il titolo d’un libro di Graham Saunders dedicato alla drammaturga inglese Sarah Kane; è tradotto da Lino Belleggia e pubblicato da Editoria&Spettacolo nella collana ‘Tendenze’ a cura di Rodolfo Di Giammarco.
Sarah Kane è nata nel 1971 ed è morta suicida a ventotto anni nel 1999.
Il volume contiene documentazioni fino ad ora inedite, e riflette sull’influenza esercitata dalle opere della Kane sulla nuova scrittura teatrale.
Nella prima parte, ogni capitolo si sofferma su un singolo dramma, “Dannati”, “L’amore di Fedra”, “Purificati”, “Febbre”, “Psicosi delle 4 e 48”, mentre nella seconda parte sono raccolte le interviste con colleghi, e altri ancora, direttamente coinvolti nelle sue produzioni.
“Aveva solo 23 anni nel 1994” – scrisse Oliviero di Pino quando morì la Kane – “e il suo testo d’esordio, ‘Blasted’ (Dannati), al Royal Court Theatre di Londra suscitò accuse moralistiche di oscenità, meritò alcune recensioni entusiastiche, aprì la strada a una giovane leva di drammaturghi e conquistò un pubblico nuovo, cresciuto nell’era Thatcher, che si scopriva in sintonia con quel grumo di indignazione, rifiuto e rabbia”.
La Kane aveva detto del suo lavoro: “Non c’è niente che non si possa rappresentare in scena: affermare di non poter raccontare qualcosa, dire che non se ne può parlare, è un atto di ignoranza terribile. Volevo essere sincera fino in fondo sull’abuso e sulla violenza”.
Vita e scrittura nella Kane si fondono in un unico destino. Il suo ultimo lavoro, “Psicosi delle 4 e 48”, infatti, può considerarsi un testamento profetico. Ha per tema il suicidio e il titolo fa riferimento all’ora della notte in cui, secondo le statistiche, chi ha preso l’estrema decisione la mette in atto.
L’opera completa della Kane è stata pubblicata in Italia nel 2000, a cura di Luca Scarlini e tradotta da Barbara Nativi (“Tutto il teatro”, Ed. Einaudi), ora con Love me or kill me disponiamo del primo studio monografico sulla drammaturga inglese più significativa del teatro del dopoguerra.
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Graham Saunders, Love me or kill me
Pagine 304, euro 12:00
Editoria&Spettacolo


Il Giudizio Universale


Nel suo Diario Baudelaire scrive: Non capisco come una mano possa toccare un giornale senza provare una contrazione di disgusto. Alcuni sostengono che ce l’avesse con i tanti orrori riportati dalle gazzette, altri, io fra questi, credono che ce l’avesse con i giornalisti e con certe testate (e pensare che a quell’epoca non era ancora in edicola “Libero” e altri suoi fratellini di cellulosa!).
Ma se Baudelaire avesse conosciuto un mensile italiano da pochi mesi in edicola, immagino gli sarebbe piaciuto: Il Giudizio Universale, a dirigerlo: Remo Bassetti.
Si tratta di un periodico che spicca nel nostro panorama editoriale per la vivace originalità che lo connota. Perché? Perché è fatto soltanto di recensioni. E fin qui non ci sarebbe da sorprendersi poi tanto. Già, però le recensioni non riguardano solo libri, spettacoli, concerti, ma anche politici, scienziati, oggetti, paesaggi, treni, matrimoni, animali, dentisti, vetrine, manie, tic, fino alla copertina stessa del giornale doverosamente recensita.
Lo stile di scrittura è brioso, ma puntualissimo nel riferire vizi e virtù; molte le firme di prestigio. Anche i lettori possono inviare recensioni, con grand’ampiezza di scelte: il Presidente degli Stati Uniti, il proprio cane, la festa di paese, la nuova fidanzata.
Ogni recensione è accompagnata da una scheda tecnica… come dite?...sì, anche sulla fidanzata… che usa la simbologia di 4 soli per indicare l’eccellenza massima fino a 4 ombrelli per additare massimo sdegno.
Eccellenza e sdegno, perché Il Giudizio Universale non è caduto nell’errore di produrre solo stroncature (sarebbe stato un comportamento speculare a quello di fare solo elogi), si trovano anche giudizi positivi, però i negativi sono deliziosamente in maggioranza.
Tutti gli articoli s’ispirano ad un precisato Decalogo.
Nel numero di settembre in edicola, oltre 70 recensioni.
Da un impietoso ritratto di Gianfranco Fini fatto da Massimo Fini, fino ad una riflessione semiologica, sbarazzina e profonda al tempo stesso, com’è nel suo stile, di Annamaria Testa sui simboli religiosi a scuola; da un frizzante reportage su scene del matrimonio d’un correttore di bozze di Sandra Petrignani ad un venefico ritratto giudiziario dipinto da Marco Travaglio, ad un articolato ragionamento di Michele Serra su amore e intimità, a… no, mi fermo qui. I pezzi, ve l’ho già detto, sono oltre 70, mi scuso con gli altri qui non citati e tutti meritevoli di menzione.
Concludendo, ecco una lettura diversa dal solito che vi consiglio perché informa e diverte.
Conto prossimamente di avere qui ospite il direttore Remo Bassetti per sentire dalla sua voce com’è nato questo progetto editoriale.

Il Giudizio Unversale
mensile, cento pagine, 5:00 euro


Tavole italiane: novità a Roma


Roma, purtroppo, non vanta un paesaggio enogastronomico esaltante, a parte l’acuto di Heinz Beck e il buon canto di poche altre realtà, ma una città si giudica dalla media dei valori e su questo piano c’è poco da stare allegri.
Ci sono stati in questi ultimi tempi due debutti importanti – Gualtiero Marchesi e Alfonso Jaccarino – ma penso che debbano assestare meglio la loro presenza; i locali da loro diretti (e che non li vedono quotidianamente presenti in loco) accanto a delizie ammirevoli presentano, infatti, qualche imbarazzante discontinuità.
Circa Jaccarino (un grande, tengo a precisarlo), come ho già detto in altra occasione, mai gli perdonerò la sua infausta rivisitazione della ‘sfogliatella napoletana’ che da S. Agata dei Goti ha esportato anche a Roma. E qui lo supplico: o cambia nome a quel suo dolce, oppure lo tira via dal menu perchè forse è meglio.
Lieta presenza è, invece, Il Pagliaccio, locale di Anthony Genovese e Marion Lichtle. Anthony è d’origini calabresi, e – vi prego di smentirmi se io sono in errore – è l’unico grande chef nato da quelle parti, o no? Quelle terre hanno tanti meriti in bellezza di paesaggi, tradizioni culturali, ma di due cose mancano: grandi cuochi e comici.
Sì, comici nisba, né sulle scene né al cinema, né in letteratura.
Forse là amano più la tragedia. Anche in cucina, con quello scriteriato uso del peperoncino che impone a molti piatti sofferenze da Purgatorio.
De Il Pagliaccio troverete più diffuse notizie nella nota che segue.


Tavole italiane: il Pagliaccio


Il Pagliaccio è un locale di Anthony Genovese e Marion Lichtle.
Ha due sale (fumatori e non) assai accoglienti, con pochi coperti. Non si può fare, infatti, alta gastronomia per tavolate da matrimoni o per riunioni di reduci. Tavoli non troppo distanziati, ma che permettono ragionevole riservatezza.
La sala è guidata con cordialità e competenza da due grandi professionisti: Paolo Dianini e Davide Pautasso che vi guideranno sapientemente nelle scelte fra due menu degustazione – a 45 o 95 euro – ordinazioni alla carta e accoppiamenti di vini.
La carta degli stessi (opportuno qualche rinfoltimento), è assai ben selezionata e, ulteriore gran merito, presenta ricarichi amichevoli. Tempo fa, avrei detto il contrario di quei prezzi, però bisogna prendere atto della situazione attuale e giudicare anche confrontandoli con quelli di altri locali, e allora non posso dirne che bene.
Ho chiesto a Paolo e Davide un flash su “Il Pagliaccio”.
Il nostro obiettivo è quello di fare in modo che chiunque venga a trovarci possa ritrovare un po’ casa e un po’ gli amici di sempre provando nuove e antiche emozioni con una cucina vera, decisa e tecnicamente curata, il buon vino e tutta la nostra passione per il piacere della tavola. In cucina si mescolano cultura mediterranea, tecnica francese, sfumature d’oriente.
Da provare il vassoio dei formaggi preparato da Genovese con maestria, come, ad esempio, il pecorino di fossa con miele e whisky di torba
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Da parte mia aggiungo che le pietanze – impreziosite da un’accurata estetica d’impiattamento – rifulgono per il valore delle cotture; lo chef ha lavorato a lungo in oriente, e penso che quelle esperienze si avvertono nell’esattezza delle cotture.
E poi: pani eccellenti, invenzioni di grande felicità ideativa sul pesce, nella preparazione della carne accostamenti inediti condotti in modo ragionato, non spericolato.
Solo applausi? No. La quantità delle porzioni è sovrabbondante sicché si arriva stremati ai sublimi dolci preparati dalla chef pasticcera Marion Lichtle; inoltre, c’è il rischio di compromettere un’agevole degustazione della successione dei sapori
Il patron Anthony non usa fare discese ai tavoli (eppure il numero dei coperti glielo consentirebbe), peccato, a noi ghiottoni, si sa, piace scambiare qualche parola con lo chef.
Però, mi è capitato di peggio in un altro locale… curiosi di sapere? Cliccate QUI.
Concludendo su “Il Pagliaccio”: un locale che ampiamente merita una vostra visita.

Il Pagliaccio, Via dei Banchi Vecchi 129/a, Roma
Tel: 06 – 68 80 95 95; Chiusura settimanale: domenica e lunedì a pranzo


Anna Nacci alias Tarantula Rubra


Il mese scorso, parlando della Notte della Taranta, citai un’eccellente studiosae, in seguito, l’invitai ad una corsa su questo Cosmotaxi chiedendole d’illustrare il suo lavoro in una decina di righe. Brevità che connota non solo Cosmotaxi, ma anche altre sezioni di questo sito. Credo, infatti, che abbia ragione lo scrittore tedesco Jean Paul quando dice Un parlare conciso porta ad un’ampiezza di pensiero.
Anna Nacci mi ha gentilmente inviato il suo intervento - rispondendo alla domanda “Quali sono i motivi che ti spingono da anni ad osservare questo fenomeno antropologico e musicale?” – con una misura però d’oltre il doppio di quanto da me richiesto. L’argomento – sostiene – non può essere mortificato in poco spazio. Forse ha ragione. Mi diceva anche che consentiva qualche eventuale taglio, ma (evidentemente non fidandosi troppo del mio editing) chiedeva di vedere il testo prima della pubblicazione. Non uso farlo. Jamais.
Avevo preparato parecchie cose carine da dire su di lei, il suo stile, la sua presenza sul web e in editoria, macchè… lo spazio è quello che mi sono dato, e cedo subito la parola a lei.
Non ho tagliato un solo rigo, né rimosso una sola virgola, neppure modificato un a capo.
Ecco qua. Gaudeamus igitur.
Potrei dire che per quanto riguarda l’ambito della metropoli romana oserei ritenermi in parte responsabile di tale fenomeno, dato che nel 1999 proposi un programma radiofonico di musica popolare che illustrasse i riti terapeutici del meridione, con assoluta precedenza al rito del tarantismo, intessendo durante l’ora a mia disposizione musica, letture e valutazioni per quel che concerne la transe, la terapia, i modelli coreutici e musicali dei vari Sud del mondo. Il nome del programma divenne contemporaneamente il mio pseudonimo: Tarantula Rubra.
Era quello un periodo insospettabile per quanto riguarda la riscoperta da parte del pubblico della musica tradizionale (sono di origine salentina e intendevo così importare parte della mia cultura…).
Cominciarono quindi pubblicazioni, recensioni, produzioni discografiche, composizioni musicali, organizzazioni di convegni, concerti, esibizioni musicali, studi, ricerche ed approfondimenti.
Ho pensato di essermi trovata di fronte ad una serie di “coincidenze significative” in quanto, proprio a partire dalla trasmissione radiofonica, è stato come se fra i radioascoltatori, così come in diverse altre parti del pianeta, si fosse destato un bisogno di musica che parlasse delle nostre storie passate. Intrapresi un lavoro di ricerca che mi fornì, quasi per caso, materiale prezioso per dar vita a convegni, e delineare i tratti distintivi di un movimento che denominai in seguito “Neotarantismo”.
Sorprendentemente la gente dichiarava di avere bisogno di liberazione e di transe, e che la musica che ascoltava, la pizzica più di ogni altra, forniva elementi catartici e rimedi ai mali del terzo millennio, alle solitudini, agli affanni, alle angosce metropolitane.
Avendo avuto la fortuna ed il piacere di aver stretto amicizia con Georges Lapassade, non temporeggiai oltre e mi dedicai a volerne sapere di più in merito
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Un compleanno nel Dedalo


Un'importante casa editrice italiana – la Dedalo – festeggia quest’anno i suoi quarant’anni d’attività.
Quattro decenni spesi su di un impegno di grande produzione culturale distribuita con ragionato disegno attraverso appropriate collane. Mi piace ricordarle: da “La scienza nuova” a “Storia e Civiltà”, da “Strumenti e Scenari” a “Prisma” da “Prisma/Fumettoscienza” alla più recente “Paràdosis”: ospitano testi che presentano nuove teorie, percorsi di lettura su temi che vanno dall’antropologia alla linguistica, dalla sociologia alla storia, dalla filosofia all’architettura, dallo spettacolo alla satira fino a preziose applicazioni della divulgazione scientifica.
Alla guida di Dedalo: Claudia Coga.
E proprio in occasione del compleanno, l’Editrice offre fino al 31 dicembre 2005 a tutti i lettori che faranno un ordine sul sito delle Edizioni Dedalo , o direttamente alla Casa (casella postale BA/19 - V.le Luigi Jacobini, 5 - 70123 Bari; tel. 080 – 531 14 13 e 080 – 531 14 00), uno sconto del 20% sui prezzi dei volumi.
A proposito di volumi, parecchie le novità in uscita a settembre. Ne scelgo una.
Vi segnalo un libro assai adatto ai ragazzi (ma anche a noi stessi) perché dà risposte a tanti curiosi quesiti. Perché il miele non scorre in tutte le direzioni sul nostro toast? Come fanno i sassi a rimbalzare sull’acqua? Perché, quando si visita un nuovo posto, il viaggio d’andata sembra molto più lungo del ritorno a casa? Come si tiene in braccio un bambino? E perché le zanzare sono così affamate?
Il tutto esposto con semplicità e umorismo dal canadese Jay Ingram, un grande divulgatore scientifico, autore di programmi tv per Discovery Channel, premiato con il Canadian Science Writers Book Award; titolo del libro: La velocità del miele.
Le altre novità che sono da pochi giorni in libreria, le troverete cliccando sul sito di Dedalo.

Jay Ingram, La velocità del miele
256 pagine, 13:50 euro
Edizioni Dedalo


Messer Giordano e i suoi nemici


Da vent’anni Lettera Internazionale è l’unico periodico culturale autenticamente sovranazionale, in quanto può contare, oltre all’edizione italiana, anche su altre sei edizioni pubblicate in altrettanti paesi europei nelle rispettive lingue.
Si tratta di una realizzazione editoriale a carattere interdisciplinare: dalla letteratura alla scienza, dalla politica alla storia, dalla musica alle arti figurative.
E proprio questa caratterizzazione, internazionale e interdisciplinare, rende la rivista uno strumento eccellente per un proficuo dialogo tra le culture.
A dirigere la pubblicazione: Federico Coen.
Tanti gli articoli interessanti nel più recente numero in questi giorni in distribuzione, fra questi scelgo quello di Maria Mantello su Giordano Bruno; si trova nelle pagine dedicate alle “Religioni di violenza” che conta anche interventi di Philippe Videlier e Tina Maalouf.
Docente a Roma di Storia e Filosofia, Maria Mantello è Vicepresidente nazionale dell’Associazione del Libero Pensiero 'Giordano Bruno'; autrice di “Ebreo, un bersaglio senza fine. Storia dell’antisemitismo” (Scipioni, 2002), e di “Sessuofobia, Chiesa Cattolica, Caccia alle streghe”, (Ed. Generoso Procaccini, 2005).
A lei ho rivolto la domanda che segue.
In un momento in cui si moltiplicano gli attacchi dei teocon - ai quali si sono aggiunti anche tanti atei papisti come la delirante Oriana Fallaci o l’opportunista Giuliano Ferrara - e tra gli obiettivi c'è il Nolano (che si è perfino tentato di spacciare per mago) desidero che sia tu qui a ricordare sinteticamente l’attualità del pensiero di Giordano Bruno.
Bruno ha contribuito alla rivoluzione filosofico-scientifica traendo dal copernicanesimo la formidabile conseguenza della liberazione dell'umanità dalla sottomissione al dogmatismo. Bruno ha prospettato l'infinito della Natura - materia che autonomamente diviene. Penetrare, afferrare questa unitarietà dei meccanismi della natura era il grandioso sforzo della cultura rinascimentale. Significava dominare la realtà, esercitando la ‘magia naturale’: “Come viene assunto da filosofi e tra filosofi, – scrive Bruno in “De Magia” – “mago significa uomo sapiente, dotato di capacità operative”. Questa magia era la “scienza” di allora, cui dobbiamo riconoscere il merito di aver aperto la prospettiva della conoscenza della realtà avendo fiducia nelle sole capacità e possibilità della ragione. Bruno spazza via il creazionismo esterno alla natura, ma anche i finalismi antropomorfici ed antropocentrici, che su quello si erano stratificati. Riduce la religione del Dio-uomo rivelato a strumento di oppressione polico-sociale. Di fronte all'oscurantismo odierno che vorrebbe imbrigliare la ricerca, sottomettendola ai dettami della fede, Bruno è attualissimo


In tempo per Contempo


“La musica contemporanea mi butta giù…” cantava Battiato un tempo.
Il Battiato che a me piaceva. Prima cioè che fosse rapito da dervisci capitanati da Sgalambro. Ora è Battiato a buttarmi giù. D’accordo, la musica contemporanea spesso incoraggia l’uso di psicofarmaci antidepressivi, ma non nel caso di cui sto per dirvi.
Da venerdì 9, per tre giorni, a Montefalco ci sarà la I edizione di un festival che si propone esplorazioni nel mondo del suono di oggi: Contempo.
A dirigerlo: Fabrizio Croce.
L’intuizione sulla quale s’impernia Contempo è quella di proporre ogni anno un artista, invitandolo a Montefalco e mettendolo al centro di una serie di iniziative che esplorino la sua carriera e le sue esperienze musicali, individuando gli aspetti multicodice della sua espressività, cioè i collegamenti con altre forme d’arte (cinema, teatro, animazione, ecc.) così da non limitare il Festival al solo versante concertistico.
Protagonista di questa prima edizione, sarà Terry Riley che quest’anno festeggia il suo settantesimo compleanno.
Riley: uno dei grandi della composizione moderna, già esponente di punta del gruppo Fluxus e ricercatore al Tape Music Center di San Francisco, presso cui sperimentò nuovi processi compositivi; fra i padri del minimalismo americano (insieme con Philip Glass, Steve Reich, La Monte Young), cioè di quella corrente probabilmente la più interessante e influente della musica contemporanea.
Insieme con Riley troviamo musicisti italiani di grande livello: da Mario Bertoncini a Amelia Cuni, da Roberto Laneri al Quartetto Tetraktis.
Per le loro biografie dettagliate e per il programma del Festival, cliccate QUI.
A proposito, se andate a Montefalco per questo Festival, non perdetevi un attraversamento della Strada del Sagrantino. E’ il consiglio di uno che quel pellegrinaggio ha già fatto e, da devoto quale sono, ho intenzione di farlo ancora. Che volete che vi dica... preferisco questi percorsi, non quelli che fanno gli infelici Papa-Boys.

Contempo
Festival Musicale
Montefalco, 9 – 11 settembre


Un sito per Alceste Campanile


Conobbi Willer Barbieri circa un quarto di secolo fa, anno più e non meno. Allora con la moglie Sonia distribuiva per corrispondenza – con una Casa chiamata Il Catalogo – libri di piccoli editori oppure titoli introvabili di vecchie pubblicazioni.
L’occasione dell’incontro, a Reggio Emilia dove abitava, fu data dal fatto che, generosamente, quanto incautamente, decise di distribuire un mio titolo.
“Il Catalogo” non esiste più, forse ho contribuito alla sua scomparsa con quel mio librino.
Precedentemente con Elitropia aveva editato libri di poesia e saggi di autori prevalentemente poco noti.
Debbo a lui il migliore Lambrusco che io abbia mai assaggiato, bevuto in una Casa del Popolo nella campagna reggiana dove m’invitò a una cena di salumi e formaggi, anch’essi memorabili.
Willer – nato nel 1951, laurea in scienze politiche a Bologna – vive a Reggio Emilia con Sonia, tre figli, un pastore bergamasco piuttosto brusco e un gattino nero, zoppino e astutissimo. Oggi si occupa di comunicazione con uno Studio che lavora su soluzioni e servizi web, utilizzando sistemi e applicazioni Open Source; la sua più recente creatura è uno Shop online di consumer electronics.
Ma c’è un’altra cosa che in questi anni ha messo su: un sito su Alceste Campanile.
Il sito progettato da Willer nasce dal lodevole proposito (di alcuni ex-compagni di Lotta Continua, come lui, e di qualche amico di Alceste) di ricordarlo a trent'anni dalla morte e di trasmettere informazioni sulla vicenda giudiziaria.
V’invito a visitare quel sito. Raccoglie centinaia di documenti, praticamente tutto (o quasi) il pubblicato, ricostruendo una storia oscura e tragica con grande scrupolosità.
Dopo la confessione, nel 1999, di Paolo Bellini (un fascista divenuto killer della 'ndrangheta: una carriera costruita su 11 omicidi), in questi giorni dovrebbe essere sancito il rinvio a giudizio per lui e altri 4 complici: finalmente un processo dopo trent’anni!
Insomma Willer propone in quel sito l’uso di Internet per tenere viva la memoria di un’amicizia e per il desiderio di conoscere verità da troppo tempo occultate.


Lampi di Ipazia


Tempo fa, in queste pagine, vi segnalai un libro di Adriano Petta e Antonino Colavito: “Ipazia, scienziata alessandrina”.
Ipazia, massacrata da pii cristiani, rappresenta uno dei tanti capitoli atroci dei crimini commessi in nome di quelle fedi monoteiste che insanguinano da secoli questo pianeta.
Petta allora intervenne con una sua dichiarazione che potete leggere QUI.
Lo so già che cosa v’è capitato: in quella nota, dopo la dichiarazione di Petta, il link sul suo saggio “L’Impero del Male” non si apre. Don’t panic please!... cliccate su questo mirror.
E’ trascorso un anno di grandi apprezzamenti di pubblico e critica per il volume di Petta e Colavito edito da Lampi di Stampa. A proposito, è fra i primi editori italiani di print-on-demand; grazie, infatti, alle tecnologie digitali, unite alle tecniche tradizionali, l'azienda stampa libri su richiesta dei lettori, anche una sola copia per volta.
Adesso – noi godiamo, Ratzinger un po’ meno – “Ipazia” è stato tradotto, edito sempre da Lampi di Stampa, per il pubblico anglofono con il titolo: Hypatia, scientist of Alexandria.
I traduttori sono entrambi inglesi: Donald Hope e Derek Adie Flower; quest’ultimo ha già trafficato con Alessandria, infatti, è autore de "I lidi della conoscenza - La storia della biblioteca di Alessandria d'Egitto".
“Ipazia”, nella versione italiana, portava la prefazione di Margherita Hack, così come anche nella versione inglese.


Mondi immaginari in collisione


Abstractica, Achterdijk, Epidemic Republic, Fluxus Islands, Tui Tui, Fantippo, Cyberia…
Vi dicono niente i nomi di questi paesi? Non crucciatevi troppo, inutile ogni ricerca su manuali geografici, sono nazioni immaginarie.
Nel 2001 ha preso avvio il progetto F.U.N. (Funtastic United Nations) con cui le AAA Edizioni di Piermario Ciani e Vittore Baroni, – due artisti visivi e visionari che conosco da tempo – hanno inteso offrire un ponte di collegamento fra entità geografiche creative e immaginarie. Nel corso dei primi cinque anni di attività, F.U.N. ha prodotto numerose emissioni filateliche collettive e individuali dedicate a personaggi, eventi e mitologie di paesi funtastici. Il francobollo alternativo e d’artista può contare però su di una lunga preistoria che precede le origini stesse della filatelia, come afferma il massimo esperto del settore James Warren Felter in Artistamps - Francobolli d’Artista , edito nel 2000 proprio da AAA.
Ora, a Casier, vicino Treviso, una mostra dà visioni e ragioni di tutto ciò.
In un funtastico comunicato è detto: “In questa esposizione Prehistory of FUNtastamps abbiamo tentato di esplorare, con fervore da egittologi, la fertile e per molti versi ancora misteriosa tradizione dei francobolli emessi da entità geografiche virtuali. Ci siamo quindi immersi nei più oscuri anfratti dei nostri archivi per riportare alla luce gemme antiche e recenti, rocce e pepite cariche di storia e ricordi delle ere precedenti la nascita di F.U.N. Una serie di “formazioni geologiche” - ingrandimenti di lavori originali montati su cartone e raggruppati in configurazioni multicolori - documentano cronologicamente o tematicamente opere di oltre cento autori da più di cinquanta paesi immaginari”.
Alcuni vedono la creazione di francobolli d’artista raffiguranti mondi immaginari come un’innocua diversione dalla realtà. Eppure, questi lavori associati a problematiche politiche e sociali, hanno avuto conseguenze considerevoli. La loro sovversione su piccola scala può avere un’influenza più ampia di quanto ci aspettiamo.
Cerchiamo di capire meglio che cosa accade quando mondi immaginari entrano in collisione con realtà politiche e burocratiche. L’ho chiesto agli organizzatori. Ecco la risposta.
Lo scontro spesso sottolinea tensioni sociali, mettendo in una situazione scomoda sia lo Stato sia l’Artista. Ad esempio (ma non è che uno dei tanti esempi) nella mostra del 2005 Axis of Evil (“Asse del Male”) a Chicago, l’opera di Brandtner suscitò le proteste di un cittadino che innescarono indagini dei Servizi Segreti. L’immagine di una pistola puntata alla tempia di Bush, con sotto la scritta “Atto Patriottico”, rappresentava una provocazione sufficiente perché i Servizi Segreti richiedessero il nome e gli indirizzi di tutti quanti erano coinvolti nell’esposizione.

“Sun of Fun", Second Universal Nexus of FUNtastic United Nations
Parco Fundation - Casier (TV): 3 -11 Settembre 2005
Informazioni: vittorebaroni@alice.it


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