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Questa sezione ospita soltanto notizie d'avvenimenti e produzioni che piacciono a me.
Troppo lunga, impegnativa, certamente lacunosa e discutibile sarebbe la dichiarazione dei principii che presiedono alle scelte redazionali, sono uno scansafatiche e vi rinuncio.
Di sicuro non troveranno posto qui i poeti lineari, i pittori figurativi, il teatro di parola. Preferisco, però, che siano le notizie e le riflessioni pubblicate a disegnare da sole il profilo di quanto si propone questo spazio. Che soprattutto tiene a dire: anche gli alieni prendono il taxi.

La terra freme


Quest’anno ricorre il centenario della nascita e il trentennio della morte di Luchino Visconti.
A Ischia, La Colombaia – storica residenza estiva di Visconti – oggi Fondazione diretta da Ugo Vuoso, ospiterà una serie di manifestazioni promosse dall’Associazione Culturale “Ischia Prospettiva Arte” guidata da Ciro Prota.
Nel fitto cartellone, che durerà lungo tutta l’estate, molti gli eventi previsti.
Fra questi spicca una mostra d’arti visive che s’articolerà in più punti dell’isola d’Ischia, con immagini dalla particolare composizione materica e installazioni audiovisive.
Le opere – ed è questa una forte particolarità ispirata alla celebrazione viscontiana – rimandano con colori, suoni e musiche a quella parte di cinema che il regista dedicò a storie, paesaggi e personaggi del sud, da “La terra trema” a “Rocco e i suoi fratelli” a “Il Gattopardo”.
Ma, aldilà dell’occasione celebrativa, i lavori si pongono in un’ottica d’esplorazione antropologica del meridione d’Italia interpretandone gesti, facce, miti.
Titolo della mostra: La terra freme.
Le opere si devono ad Abso, acronimo col quale agiscono i giovani artisti Marco Abbamondi e Attilio Sommella; dalle due prime lettere iniziali dei loro cognomi, infatti, deriva la sigla Abso.
E tale è anche il nome di un centro di produzione d’arte multimediale che hanno creato a Napoli in questo 2006.
Interessante la dichiarazione di poetica fra umanesimo e scienze che si può leggere sul sito web di Abso.
Tornando alla mostra ischitana – vernissage sabato 1 luglio, ore 20:00 – ho chiesto ai due d’illustrare in sintesi il profilo del lavoro che proporranno.
L’oracolo Abso - doverosamente con una voce sola – così mi ha risposto.
Abbiamo accolto con gioia l’invito rivoltoci perché ci ha offerto l’occasione d’esprimere uno degli aspetti del nostro modo di procedere: rappresentare temi e immaginazioni di un tempo con nuove tecniche espressive che rivisitando reinterpretino, che ripercorrendo tracciati storici ne provino dimensioni, sostanze e distanze. Un attraversamento lontano da dolenzìe sentimentali, che avverta la memoria come misura dell’imprevisto, dell’incontro e dello scacco. E della memoria, infatti, accanto alle figure principali che la animano, ci piace lavorare sui suoi scarti, su quegli angoli talvolta remoti e servili (un oggetto indossato da un protagonista, un attrezzo di lavoro, una boiserie) che stanno lì, come comparse in un film, al servizio della grande immagine che senza di loro finirebbe con l’essere meno grande.
Se è vero, e probabilmente lo è, che un’operazione dello sguardo non può essere raccontata, non ci resta che invitarvi a vedere la nostra mostra “La terra freme” augurandoci che vi piaccia
.

Se vi trovate già ad Ischia o lì vi recherete in vacanza, visitate allora questa esposizione che si profila come un incrocio fra bottega artigiana e hangar elettronico, un’avventura sensoriale che non riguarda solo l’occhio perché punta a percezioni sinestesiche attraverso, ad esempio, l’uso del suono.

Abso
“La terra freme”
Alla Colombaia
Isola d'Ischia, Forio, Via Francesco Calise 73
Info line: 081 – 333 21 47
info@colombaia.org
Fino al 30 settembre ‘06


Pagine involontarie


Esistono testimoni del Tempo che osservano con elegante silenzio ciò che passa loro davanti durante tutta la vita e altri che ne fanno clamore e, più spesso, solo chiasso.
Al primo gruppo appartiene Silvana Mauri, purtroppo scomparsa pochi giorni fa.
Temperamento timido e interiormente ardente, dobbiamo alle edizioni nottetempo se ha visto le stampe un suo volume – le cui pagine furono scritte senza alcuna intenzione di pubblicazione – intitolato giustamente Ritratto di una scrittrice involontaria, libro curato da Rodolfo Montuoro.
Silvana Mauri, nata a Roma nel 1920, ha lavorato per quarant’anni alla casa Editrice Bompiani e per oltre venti alla Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri.
Nel 1950 sposò lo scrittore Ottiero Ottieri, la figlia Maria Pace è una scrittrice di successo.
Il libro è composto in tre parti.
La prima – sottotitolata Ricordi, lettere e sogni – contiene una breve autobiografia e un epistolario con lettere di Silvana Mauri ai suoi cari; grafia leggera come ali di farfalla anche quando riferisce d’ansietà e delusioni.
La seconda – Diario editoriale – è il frutto di pagine di lavoro che le furono proposte, e anche imposte, dallo zio Valentino Bompiani per raccontare quanto avveniva nella redazione dell’Editrice. Ne viene fuori molto di più di un’agenda. I fatti e i personaggi di cui lì si parla, intrecciandosi con i fatti storici che fanno da sfondo (la guerra, la resistenza, Milano di quegli anni) sono evocati con brevi tratti di penna vividi come fotogrammi di un cinegiornale dell’epoca, e scopriamo di trovarci di fronte una forse inconsapevole, e perciò più rilevante, scrittrice di razza.
La terza parte – Ritratti e conversazioni – vedono sfilare i tanti personaggi che Silvana Mauri ha conosciuto nel corso degli anni: da Alvaro a Vittorini, da Zavattini alla Cederna, da Bompiani a Moravia, da Pasolini alla Berberian, ad altri ancora.
Ritratti che sono proposti con l’umiltà del pastello e sono, invece, veri e propri ologrammi.
Chissà negli anni futuri quante frasi che si trovano in quei ritratti saranno usate per riferire e definire le figure lì effigiate, tanto sono esatte, sincere, mai crudeli e mai pietose.
Le pagine di Ritratto di una scrittrice involontaria, contengono la voce di un’esistenza che mai si fa urlo né gemito, racconta senza destinarsi a un ascolto, ricorda con nessuna intenzione di bilanci perché In me - come scrive l’autrice - oltre al ricordo, c’è ancora la curiosità per la vita degli altri. Io ce l’ho di certo questa curiosità, ed è quasi vorace. Ma so bene che l’incontro con l’altro resta quasi sempre provvisorio, casuale, impensabile.

Silvana Mauri
“Ritratto di una scrittrice involontaria”
Pagine 291, Euro 15:00
Edizioni nottetempo


Il gossip della Storia


Talvolta mi piace segnalare in questa rubrica web… rubrica sì, non è un blog con tutto il rispetto per chi i blog li fa, e ce ne sono di ottimi, anche se solo pochi sono ottimi… accanto a novità editoriali anche libri non recentissimi perché, a mio giudizio, sono degli evergreen.
E’ il caso di un Dizionario degli aneddoti, stampato dalla Bur, che, qualora a qualcuno fosse sfuggito, sto qui a segnalarlo.
L’autore è Michele Francipane.
Di lui è difficile tracciarne un profilo perché è uno di quei personaggi che s’esprime in una molteplicità di direzioni agendo su più cursori creativi.
Per una rapida scheda: è professore di lettere e filosofia; fonda nel 1994 l’Accademia dei Ludogrammatici; consulente di case editrici; inventa giochi-giocattoli fra i quali “Il Giocabolario”, lodato da Dossena e Bartezzaghi. Tante le sue imprese nella ludolinguistica: “Ludogrammi”, presentato da Bruno Munari (Mursia, 1992), “Il somario: perle chicche e strafalcioni” (Rizzoli,1993). Incursioni nella numerologia: “Lo specchio dei numeri” (Sonzogno, 1995) e “La Smorfia del terzo Millennio” (Fabbri, 2000), inoltre tanti dizionari che spaziano da quello dei nomi a quello dei cognomi a questo degli aneddoti di cui dicevo prima.
Dizionari degli Aneddoti n’esistono molti, e alquanti ne posseggo. Ad esempio, vado orgoglioso dei tre pesantissimi tomi (se uno ti casca sul piede te lo acciacca) di Fernando Palazzi in un’edizione Ceschina del 1934, roba che sfiora l’antiquariato librario.
Eppure nessuno di quei dizionari è come questo redatto da Michele Francipane perché accanto alla assai cospicua mole di materiale raccolto, gli è stata data un’impostazione che sfida il web quanto a velocità di consultazione. La cosa è stata ottenuta con tre indici incrociati che favoriscono rapidamente ogni ricerca: 1) indice generale delle voci; 2) repertorio onomastico dei personaggi citati; 3) repertorio particolare, laddove si trovano: personaggi biblici, fantastici, mitologici, titoli d’opere d’arte letterarie e musicali, testate giornalistiche, trasmissioni radiotv, frasi celebri, modi di dire plurilingue.
Ecco uno di quei libri che adoro… altro che romanzi!... pfui!… e consiglio a quanti amano i cataloghi del sapere, gli archivi della Storia, i regesti segreti d’episodi ora gloriosi ora infami dell’umanità.
Questo Dizionario degli aneddoti, è, poi, uno strumento utilissimo per chi lavora nei media – dalla carta stampata al web, dalle radio alle televisioni – perché consente d’arricchire, in modo colto e circostanziato, articoli, trasmissioni, interventi in dibattiti.

Michele Francipane
“Dizionario degli aneddoti”
Pagine 762, euro 19:80
Bur


Il futuro dopo Adamo


“Se la non-violenza è la legge del nostro essere, il futuro appartiene alle donne”.
Così disse nel 1930 Gandhi.
Oggi quelle lontane parole risuonano di grand’attualità in un momento che lo stesso femminismo soffre di un affievolimento delle proprie elaborazioni filosofiche e politiche.
Quanto mai meritorio e opportuno, perciò, appare il saggio “Genere Spazio Potere verso una società post-maschilista” da poco stampato dalle Edizioni Dedalo.
Ne sono autori Mino Vianello e Elena Caramazza.
Il primo, già ordinario di Sociologia Economica all’Università La Sapienza.
La seconda, psicoanalista della scuola junghiana.
Di questo libro, ha scritto Norberto Bobbio che ha assistito amorevolmente alla nascita del volume: Anch’io sono convinto da tempo che l’unica rivoluzione che potrà cambiare il mondo è quella femminile, che è e sarà una rivoluzione pacifica. Condivido – non per studi fatti, ma per esperienza diretta – molte cose [dette in questo libro] sulla differenza tra mondo maschile e mondo femminile. D’accordo anche sulla rivalutazione della famiglia, o, più in generale, di quei rapporti disinteressati, dove si esplicano in maggiore misura i sentimenti concreti.
Lo studio – prefazione d’Andrew Samuels, analista junghiano – studia i meccanismi del potere tradizionalmente agìti dai maschi in modo totalitario e distruttivo e le possibili dislocazioni future del rapporto maschio/femmina in senso politico, psicologico, sociologico, storiografico, economico, demografico, etico-sociale.
Alcuni esemplificativi titoli dei capitoli: ‘Mente e spazio’, ‘Il pensiero strategico’, ‘Il potere ovulare’, ‘Pensiero e sesso’, ‘Geometria e diritto’.
Uno studio, quindi, complesso che s’avvale di una scrittura piana di grande comunicatività per illustrare una teoria della società fondata sulla contrapposizione tra principio di razionalità e principio di empatia.
Il libro, è generosamente dedicato dai due autori ad Emma Bonino (dedica, credo – deducendolo dalle date del finito di stampare – impressa prima d’alcune recenti dichiarazioni guerresche dell’attuale Ministro) alla quale, scusandomi qui con i lettori per
l’autocitazione, ho dedicato di recente una lieta canzonetta

Mino Vianello – Elena Caramazza
“Genere Spazio Potere”
Pagine 200, Euro 14:00
Edizioni Dedalo


Sostieni un bene comune


Sarà capitato anche a voi di ricevere una mail – è capitato anche a me – con l’appello de il Manifesto che pare proprio non ce la faccia ad andare avanti. D’accordo, non è la prima volta che da lì ci allarmano, ma, purtroppo, ogni volta è vero, e se le cose, poi, s’aggiustano è anche perché molti lettori soccorrono quel foglio.
Spesso non condivido quanto leggo su il Manifesto, la recente ristrutturazione grafica non mi piace, eppure sento necessario che quel quotidiano esista perché è una delle poche voci che si salvano in un mare d’inchiostro fatto di ovvietà, gossip, piattezza d’analisi.
E poi c’è ‘Alias’, il supplemento del sabato che, sia pure con qualche colpevole discontinuità, ha una media assai alta quanto a qualità e singolarità degli articoli e degli avvenimenti lì presentati e solo lì, perché in altri giornali te lo scordi di sapere delle figure di ieri e di oggi che nel campo della letteratura, della musica, delle arti visive, hanno agìto o agiscono fuori dei grandi circuiti della comunicazione.
E poi ancora i libri e i dischi de il Manifesto che propongono autori e musicisti per i quali sarebbe assai difficile trovare altri spazi editoriali.
Insomma, il Manifesto non sempre mi piace, ma sempre voglio che stia in edicola.
E siamo in tanti a pensarlo.
La recente campagna lanciata si chiama: Sostieni un bene comune
E’ il caso di farlo.


I vincitori del referendum


Sono gli elettori del centrosinistra.
Si dirà: ovvio. Mica tanto. Abbiamo dimostrato d’essere più maturi e sensibili dei dirigenti del centrosinistra stesso, i quali solo negli ultimi 10 giorni hanno lanciato qualche belato sulla necessità, l’urgenza, il significato di questa consultazione elettorale.
Mi auguro che ora raccolgano questo fortissimo segnale che proviene da noi tutti e decidano di lavorare senza troppi tavoli di trattativa con l’opposizione, perché, si sa, sotto il tavolo càpita talvolta di fare piedino.
Ancora una cosa: qualche dirigente leghista aveva proposto di sospendere gli scrutinii negli orari in cui andava in onda la partita della nazionale italiana. Evidentemente più della Costituzione gli stava a cuore la pedata. Bene. E’ stato accontentato. La pedata c’è stata.
Ora la smetto e vado in vineria a brindare.


Al Referendum vota NO


Da oggi fino al 26 – 6, Cosmotaxi non darà notizie su spettacoli, libri, concerti, mostre.
Fino a lunedì prossimo, chi passa da qui troverà un cartello che non ha bisogno di troppe spiegazioni.
Su quel cartello c’è scritto:

Al referendum vota NO


Festival AstiTeatro


Cosmotaxi Special per Festival AstiTeatro
21 giugno - 5 luglio 2006


Asti Teatro: nota introduttiva


Asti Teatro, diretto da Salvatore Leto, è giunto alla sua XXVIII edizione.
Pochi Festival in Italia possono vantare tanti anni di vita, e di successi, specie in un momento, come l’attuale, in cui il taglio dei fondi alla produzione culturale (mentre sono stati spesi fiumi di denaro per finanziare guerre ipocritamente chiamate missioni di pace) ha determinato la fine di molte rassegne e impedito il sorgerne di nuove.
Asti Teatro è nato, nel 1979, anno importante per la società italiana segnata da quelle che io giudico (e, fortunatamente, non sono il solo) due calamità: le conseguenze della strage avvenuta l’anno prima di Aldo Moro con la sua scorta e l’inizio dell’era Craxi che va al potere nel luglio proprio di quell’anno. Nasce, cioè, in un tempo nel quale la fine di speranze e l’inizio della corsa all’affarismo portarono molti a rinchiudersi in sé stessi e altri a intraprendere più di prima la via della corruzione.
Due cose che da sempre strozzano la comunicazione culturale.
Ne sappiamo qualcosa ancora oggi.
Grande merito, quindi, va riconosciuto a quanti ad Asti, proprio allora, lanciarono una sfida in aperto contrasto con la cattiva aria che si respirava in Italia, proponendo questo Festival, vale a dire un’occasione di fiducia nelle gioiosa capacità che ha il teatro nel mobilitare coscienze, divertire insegnando, produrre immaginazione.
Non a caso in una nota redazionale di AstiTeatro si legge che allora l’intento fu di “rivitalizzare il centro storico, restituire alla gente strade, piazze ed edifici, stimolando forme diverse di comunicazione, di conoscenza, di incontro”.
Non solo, però, di questo s’è trattato, ma anche di una fiducia nelle risorse della scena italiana e straniera di sapere esprimere modi inediti di fare teatro. Ecco perché il Festival ha ospitato, ed ospita anche oggi, accanto al teatro di tradizione, numerose presenze di nuova drammaturgia, di lavoro innovativo proveniente dalla performance legata alle arti visive e sonore.
Ed ecco che, grazie anche all’energia e all’acume del direttore Salvatore Leto, il Festival vive e conferma la sua presenza ‘sul filo di una continuità caratterizzata da un intenso desiderio di ricerca, da una ben precisa vocazione non convenzionale e dall'ambizione di proporsi quale luogo di confronto delle ultime esperienze, delle innovazioni e delle tendenze della scena. Un Festival che mette a fuoco sperimentazioni di generi e linguaggi, portando alla luce una realtà poliedrica, problematica, ricca di risonanze, verità, implicazioni; intensa rilettura dell'epoca in cui viviamo, dei suoi mutamenti, delle sue inquietudini’.
Perciò le citazioni che ora seguono non sono rituali ma sinceri riconoscimenti di valore per chi ha voluto sostenere quest’edizione del Festival che è promosso e organizzato dal Comune di Asti ed è realizzato con il contributo della Regione Piemonte, Ministero Beni e Attività Culturali, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Banca Cassa di Risparmio di Asti, Banca Crast, Compagnia di San Paolo.

L’Ufficio Stampa è guidato da Simona Carlucci: 0765 – 42 33 64 e 335 – 59 52 789; carlucci.si@tiscali.it
Ad Asti agisce Anna Chiara Altieri: 0141 – 399 035 e 334 – 39 94 160; asti_teatro@yahoo.it

Per il Programma, cliccare QUI


Asti Teatro: OraEventi


“Il fiume è l’entità geografica che contiene più misteri perché possiede una sua febbrile ipnosi perciò forse attira da sempre poeti e suicidi”, così scrive Borges.
Saranno, però, attirati solo poeti e spettatori nello spettacolo sul fiume proposto da OraEventi che aprirà questa edizione del Festival.
OraEventi era in cartellone anche l’anno scorso con una vertiginosa performance, che ebbe un grandissimo successo, nel cuore del centro storico della città. Stavolta agirà tra le anse e le isole del Lungo Tanaro dei Pescatori, luogo ricco di simboli e di memorie collettive, il cui fascino ha percorso e guidato la creazione di questo nuovo spettacolo intitolato La voce del fiume – liberamente ispirato al libro "Tanaro. Il fiume amico-nemico" di Laura Calosso e Laura Nosenzo – con la partecipazione della compagnia La Salamandre che si muoverà tra le scenografie pirotecniche di Luigi Tamanini.
Regìa di Marco Boarino e Fabrizio Nocera.
A due registi ho chiesto in sintesi un ritratto della linea espressiva di OraEventi.
Ecco la loro risposta.
Oraeventi progetta e realizza spettacoli caratterizzati da un costante dialogo tra innovazione e tradizione, a partire dall'elaborazione di elementi propri del noveau cirque.
Eventi che trovano il loro palcoscenico naturale in grandi spazi aperti, nelle piazza delle città e nei parchi, sugli edifici e i monumenti storici e ovunque si possa raccontare una storia.
Punto di partenza di ogni allestimento di Oraeventi è il luogo che andrà ad accoglierlo, con le sue peculiarità artistiche a architettoniche, con la sua storia, il suo presente e il suo futuro
.
Ecco un teatro che mi piace, lontano dal birignao, puntato sul sensoriale.

La voce del fiume: per luogo, data e orari, cliccare QUI.


Asti Teatro: Assemblea Teatro


Suor Transito e gli arcangeli, testo di Laura Pariani, è lo spettacolo che ad Asti, in prima nazionale, propone la Compagnia Assemblea Teatro.
Ne sono interpreti:Giovanni Boni (che ricordo già attore del Gruppo della Rocca e della Compagnia della Rancia), Paolo Sicco, Lorena Calvo.
Regìa di Lino Spadaro e Renzo Sicco.
A Renzo Sicco, che è anche il Direttore artistico di Assemblea Teatro, ho chiesto di tracciare un profilo della Compagnia e delle sue caratteristiche espressive.
Con oltre 200 rappresentazioni l’anno di proprie produzioni, con oltre 100 spettacoli di compagnie ospiti, con tour in diverse regioni d’Italia, paesi europei ed extraeuropei, con almeno tre titoli tra gli spettacoli più visti dagli spettatori italiani – secondo la classifica “Borsa Teatro” relativa alle presenze di spettatori pubblicata dal “Giornale dello Spettacolo” – , Assemblea Teatro si colloca come uno dei gruppi più vitali del panorama teatrale internazionale.
Rifugge schemi o caratterizzazioni istituzionali qualificandosi come gruppo eclettico in grado di muoversi tra teatro classico, teatro musicale, produzioni per ragazzi e giovani, innovazione e modernizzazione del linguaggio con uguale rigore e capacità.
Il rapporto con la letteratura segna le scelte degli ultimi vent’anni, così come quello con spazi teatrali inconsueti come fortificazioni, castelli o miniere.
Un altro marchio di fabbrica è altresì il radicamento nei territori frequentati, siano questi a Torino, all’Avana o a Buenos Aires
.

“Suor Transito e gli arcangeli”: Per luogo, data e orari, cliccare QUI.



Asti Teatro: Teatro di Dioniso


"Nietzsche Ecce Homo" è un progetto di Valter Malosti, realizzato in collaborazione con Michela Lucenti e Marzia Migliora. Vede in scena gli stessi Malosti e Lucenti con Massimo Guglielmo Giordani, Francesco Gabrielli, e la partecipazione di Margherita De Virgilio Malosti.
E’ una produzione Asti Teatro – Teatro di Dioniso – Festival delle Colline Torinesi – Residenza multidisciplinare di Asti in collaborazione con ‘Torino Capitale del libro con Roma’.
Da uno dei ‘frammenti postumi’ di Nietzsche (1844 – 1900) è tratta la dizione che è epigrafe dello spettacolo: “Bisogna considerare i nostri pensieri come gesti”.
A Valter Malosti, figura di spicco del teatro di ricerca italiano, come dimostra la sua biografia, ho chiesto di parlarmi di questo suo spettacolo.
Quello che abbiamo cercato di fare con “Nietzsche Ecce Homo” è un lavoro sulla percezione “sottile”; se agli spettatori che verranno a trovarci le parole di quel filosofo ( poche, perché queste parole non vanno gridate, devono cadere “goccia su goccia con tenera lentezza”), parleranno ancora, sembreranno vive e possibili, allora accadrà per i nostri ospiti quello che accade a Emerson: “quando un pensiero di Platone diventa un mio pensiero – quando una verità che infiammò l’animo di Pindaro infiamma anche il mio, il tempo non è più.”
Voglio dirti di due immagini mai citate nello spettacolo, ma presenti nella mia testa che forse hanno influenzato il percorso scenico di questo recente lavoro: Van Gogh che nel dicembre del 1888, quando Nietzsche è come il suo equilibrista dello Zarathustra sul filo e intravede il demone della follia davanti a sé (insomma quasi come in una sincronicità che attraversa le loro menti), Vincent, dicevo, si taglia l’orecchio sinistro e intanto Friedrich/Dioniso danza nudo nella sua stanza di Torino. Sessant’anni dopo Antonin Artaud scrive “Van Gogh le suicidé de la société”. E per me c’è un collegamento tutto da indagare tra Artaud e Nietzsche. Poi sicuramente Nietzsche passa per Beckett, Nietzsche è uno dei suoi buffoni tragici, il vero buffone tragico:
Ecce Krapp.
E come dice Artaud: “La società ha al suo attivo le celebri morti infami di Villon, Baudelaire, Nerval, Nietzsche, Edgar Allan Poe, Lautréamont e Van Gogh, di cui nessuno fino ad oggi ha mai pensato seriamente di chiederle conto…”.

Nietzsche Ecce Homo: per luogo, data e orari, cliccare QUI.


Asti Teatro: Gloriababbi Teatro


In prima nazionale, un testo scritto e diretto da Giampiero Rappa: Il Riscatto.
Ne sono interpreti: Eva Cambiale, Andrea Di Casa, Filippo Dini, Emanuela Guaiana,
Sergio Grossini, Mauro Pescio.
Per un profilo della Compagnia, cliccate su Gloriababbi.
A proposito dello spettacolo, così dice Giampiero Rappa.
“Il Riscatto“ chiude una trilogia iniziata con “Gabriele”, commedia in gran parte autobiografica della compagnia che narrava le vicissitudini di cinque aspiranti attori scesi a Roma in cerca di fortuna, e “Zenit” ambientato in una casa famiglia di ragazzi con problemi borderline. Le tre storie hanno due elementi in comune: un unico spazio dove si svolge l'intera azione costringendo i personaggi a risolvere i loro conflitti in una atmosfera claustrofobica, di tensione continua, e la scrittura specifica del carattere del personaggio sull'attore che andrà a interpretarlo. Il vero elemento di coesione della compagnia e l'urgenza fisica di raccontare la storia. I personaggi e quindi gli attori questa volta interagiscono in un non luogo, interpretando il ruolo di carcerieri e sequestrata, senza mettere l'accento sulla storia della convivenza tra loro. Il tentativo è quello di far emergere attraverso le loro azioni presenti e passate le zone d'ombra che appartengono all'essere umano, e la sua fatica di liberarsene, di “riscattarsi”.

Il Riscatto, per luogo, data e orari, cliccare QUI.


Asti Teatro: Teatro dell'Archivolto


Forse non sapete che Altan ed io abbiamo fatto insieme un viaggio spaziale.
Ora un’astronave con a bordo l’operaio Cipputi – quest’anno compie trent’anni, e la Cgil ne ha cento in questo 2006 – si posa ad Asti con lo spettacolo Cipputi: cronache dal bel paese con Giorgio Scaramuzzino, Federico Vanni, Simona Guarino, Rosanna Naddeo, Aldo Ottobrino.
Scene e costumi di Guido Fiorato, musiche di Paolo Silvestri.
La regìa è di Giorgio Gallione.
Il Teatro dell'Archivolto s’avvale da anni della collaborazione di Francesco Tullio Altan. Nel luglio del 2000, infatti, è andato in scena “Cuori pazzi” un bizzarro e comicissimo spettacolo di tragedie in due battute interpretato da Gioele Dix e Bustric, alle prese con un'improbabile creazione del mondo. E’ il primo spettacolo ispirato alle fulminanti vignette del più geniale e vignettista italiano, ritrattista, impietoso e critico, di un’umanità senza speranze, da Cipputi ai celeberrimi personaggi dai nasi a proboscide. In precedenza era stata la cagnolina a pois più famosa della letteratura disegnata per bambini la protagonista di due testi portati in scena da Giorgio Gallione – “Pimpa Cappuccetto Rosso” e “Pimpa, Kamillo e il libro magico”.

Cipputi: cronache dal bel paese: per luogo, data e orari, cliccare QUI



Asti Teatro: Troia's discount


Chi è oggi l’Eroe? Questo l’interrogativo proposto da Troia's discount messo in scena da Stefano Ricci e Giovanni Forte.
Per saperne di più sulle loro trascorse imprese, ecco un buon link.
Ai due ho chiesto: secondo voi, in virtù di quale meccanismo psicosociale nuovi eroi dai fumetti ai videogiochi, da Superman a Lara Croft ad altri ancora, hanno conquistato uno spazio nell’immaginario collettivo ponendosi alla pari di personaggi della letteratura?
Li sentirete rispondere con una voce sola: prodigi della tecnologia a bordo di Comotaxi.
Già dalle favole sussurrateci prima della buonanotte si faceva strada l’immagine di un mondo “altro”, popolato di gesta eroiche, di lotte eterne tra Bene e Male. Se lo scopo era quello di sviluppare la nostra fantasia in progress dell’infanzia, lentamente, il peso dei giorni ha appesantito il fardello. Crescendo, non ci bastavano più le figurine bidimensionali: l’orco e il principe lasciavano il passo agli scoperti flussi di coscienza, accompagnati dai tormenti interiori dei grandi personaggi della letteratura, che sembravano lenire la nostra sete d’avventura.
Gettati poi una volta per sempre nei giorni uguali di una vita adulta, la fuga ci è sembrato l’unico piano valido. Col mantello di Superman e Wonder Woman ci abbiamo fatto stracci da spolvero, da utilizzare nei momenti di sfogo. La capacità di volare o sfruttare i superpoteri l’abbiamo lasciata a loro, sognando – per il tempo di un film – di poter uscire da noi stessi. Più gli eroi sono semplificati, di massa, più si abbassa la percezione del battito vitale: rinchiusi in una sala con altre centinaia di persone, è meno doloroso riconoscere che il nostro cuore ha smesso di palpitare, perimetrato da limiti autoinflitti. “Troia’s discount” è per quelli che, nonostante tutto, tale limite vogliono superarlo
.

Troia's discount: per luogo, data e orari, cliccare QUI.


Asti Teatro: Caligola night live


All’imperatore Caligola (Anzio, 12 – Roma, 41) vengono attribuite follie e stranezze di ogni genere, ma la più nota è quella secondo la quale avrebbe nominato il proprio cavallo senatore. L’episodio è stato ripreso anche in una celebre e bella pagina de ‘Il Gattopardo’ di Tomasi di Lampedusa.
Di quel cavallo è conosciuto anche il nome: Incitatus,
Ma perché meravigliarsi tanto? Tempo fa il giornale ‘Libero’ propose come senatrice a vita una certa signora, n’ è conosciuto anche il nome: Oriana Fallaci.
Ad Asti Caligola sarà in scena con uno spettacolo, scritto e diretto da Claudio Gioè, dal titolo: Caligola night live.
Con lui: Fabrizio De Angelis, immagini video di Valentina Marianini e Giada Bevilacqua in una “movimentata partecipazione” così com’è definita dal programma di sala. Che cosa muoverà e come si muoverà Giada Bevilacqua? Peccato che non posso essere ad Asti, la cosa m’incuriosisce parecchio.
Così come m’interessa il pensiero di Claudio Gioè su questo inquietante personaggio dell’antichità e la domanda che s’è posta nel visitare la figura dell’imperatore romano.
Caligola, passato alla storia come il più pazzo degli imperatori romani è per me prima di tutto un uomo. È infatti abitudine comune, funzionale ad una rimozione, il liquidare personaggi storici particolarmente iconoclasti ed efferati, come appartenenti a quella strana categoria indefinita della mostruosità e della follia.
Caligola era semplicemente un uomo, o meglio un ragazzo, che si è trovato in mano un potere illimitato da gestire. Questo è senza dubbio uno dei temi scottanti di gran parte del novecento.
E purtroppo tutt'altro che letterario come tema.
La domanda che mi ha mosso è stata dunque: Quali conseguenze fisiche hanno deliri d'onnipotenza infantili di tale portata in un corpo finito?
Usando quindi l'imperatore come metafora di un attitudine filosofica (che senza dubbio sconfina nella patologia) della nostra civiltà occidentale, ho cercato di far vivere in me le conseguenze disastrose che un io sconfinato e dittatore ha nei confronti di un corpo (e di un mondo) che segue leggi e regole molto precise.
Finché non ammetteremo che c'è un piccolo Caligola in ognuno di noi, difficilmente riusciremo a confrontarci con i nostri propri limiti
.

Claudio Gioè, nato a Palermo nel ‘75, si è diplomato nel ‘96 all'Accademia d'arte drammatica Silvio D'Amico. Dopo una serie di spettacoli auto-prodotti, approda al cinema. Partecipa a film come “I cento passi”, “La meglio gioventù”, di Marco Tullio Giordana, “Passato prossimo” di Maria Sole Tognazzi e ad alcuni lavori televisivi: “Operazione odissea” di Claudio Fragasso, “Francesco” di Michele Soavi, “Cefalonia” di Riccardo Milani, “Borsellino” di G. M.Tavarelli, “Codice Rosso” di Riccardo Mosca e Monica Vullo .
Torna oggi al teatro con questo “Caligola night live”, ideato nel ‘98, e con uno spettacolo scritto da Claudio Fava, “L'istruttoria”, tuttora in scena, accanto a Donatella Finocchiaro per la regia di Ninni Bruschetta.

Caligola night live: per luogo, data e orari: cliccare QUI.


Asti Teatro: Gastone


E’ dedicata al famoso personaggio di Petrolini - scomparso settant’anni fa, nel 1936 – la commedia musicale che, in prima nazionale, portano ad Asti Tosca nel ruolo di Lucia e Massimo Venturiello che interpreta Gastone ed è anche il regista dello spettacolo.
In scena sfilano grandezze e miserie del mondo della rivista attraverso la figura di Gastone, forse la più grande invenzione di Petrolini.
I due protagonisti sono affiancati da un folto gruppo di attori che sono anche cantanti e ballerini.
Musiche originali di Germano Mazzocchetti, scene di Alessandro Chiti, costumi di Sabrina Chiocchio, coreografie di Fabrizio Angelici.
L’adattamento del testo è di Nicola Fano, il più grande studioso italiano del teatro di varietà.
Critico, giornalista (è stato a lungo responsabile delle pagine culturali de l’Unità e di trasmissioni letterarie su Italia Radio), autore televisivo e teatrale, prossimamente è attesa una sua novità che debutterà in autunno: “Opera comique”.
Tanti i suoi libri nei quali ha ricostruito storia e sociologia della comicità: da “Vieni avanti, cretino! Storie e testi dell'avanspettacolo e del varietà” (Teoria, 1993) a De Rege Varietà (Baldini & Castoldi, 1998) da “Tessere o non tessere. I comici e la cultura fascista” (Liberal Libri, 1999) a “Le maschere italiane” (Il Mulino, 2001); un posto a parte nella sua produzione occupa “Come leggere ‘Il giorno della civetta’ di Sciascia“ (Mursia, 1993).

Gastone: per luogo, data e orari: QUI.


Asti Teatro: Compagnia Scimone - Sframeli


Ancora una prima nazionale: La busta di Spiro Scimone che n’è interprete con Francesco Sframeli (regista dello spettacolo), Nicola Rignanese, Salvatore Arena.
Scene e costumi di Barbara Bessi.
Di Spiro Scimone e Francesco Sframeli molti ricorderanno il bellissimo film Due Amici, ma intensa è l’attività teatrale svolta con la loro Compagnia.
A Spiro e Francesco ho chiesto: in che cosa è rintracciabile un'unità stilistica fra il vostro cinema e il vostro teatro?
I nostri spettacoli teatrali e il nostro film sono sempre nati dal bisogno di voler comunicare attraverso l’essenzialità.
La ricerca dell’essenza nella parola, nell’immagine, nell’interpretazione sta alla base del nostro lavoro artistico.
Per raggiungere tale essenza e poter comunicare bisogna che, nel teatro e nel cinema, gli autori, gli attori, siano sempre in relazione tra di loro.
Per poter comunicare è necessario saper ascoltare.
Ascoltare le parole, il silenzio, il corpo, lo spazio.
L’ascolto è indispensabile nel nostro modo di fare teatro e cinema
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La busta: per luogo, data e orari, cliccare QUI


Asti Teatro:Teatridithalia


Il primo esperimento di una sorta di “messa in scena” di Libri da ardere, unico testo teatrale scritto da Amélie Nothomb, era stato curato da Cristina Crippa in occasione del quarantesimo compleanno della Biblioteca Civica di Monza. Quella semplice lettura scenica aveva avuto un esito ottimo, confermando, se ce ne fosse stato bisogno, la forza sottile di questo testo, resa evidente in modo particolare dalla scelta di tre attori che, per caratteristiche fisiche e qualità interpretative, aderivano con sorprendente naturalezza ai personaggi.
In questo nuovo allestimento di “Libri da ardere” (traduzione di Alessandro Grilli), che debutterà ad Asti, Cristina Crippa, firmandone una vera e propria regia, naturalmente conferma le scelte degli interpreti: Elio De Capitani, reduce dai successi cinematografici e teatrali per il ‘Caimano’ e la regia della ‘Medea’ di Müller; Elena Russo Arman, la più giovane attrice stabile del Teatro dell’Elfo; Corrado Accordino, attore, regista, drammaturgo (autore de “La cosmetica di Amélie”, adattamento teatrale di un romanzo della Nothomb: “Cosmetica del nemico”).
Amélie Nothomb, di origine belga, è figlia di diplomatici, nata nel 1967 a Kobe in Giappone. Presto scopre che quel paese, amato e diverso, non era per sempre, andava abbandonato. Nuove terre, Bangladesh, Birmania, Stati Uniti. Nuova gente, abitudini, lingue, culture. Un’infanzia e un’adolescenza ricchissime di esperienze, privilegiate per certi aspetti, ma anche molto difficili e traumatiche.
Per conoscerla più da vicino sul web, consiglio un'intervista pubblicata su L’Espresso Online.

Libri da ardere: per luogo, data e orari, cliccate QUI


Asti Teatro Festival

Cosmotaxi Special per Festival AstiTeatro
21 giugno - 5 luglio 2006


FINE


Riviste italiane: "Avanguardia"


Scriveva Walter Benjamin nel progettare nel 1920 la rivista “Angelus Novus”: La vera destinazione di una rivista è rendere noto lo spirito della sua epoca. L'attualità di questo spirito è per essa più importante della sua stessa unità o chiarezza e perciò una rivista sarebbe condannata - al pari di un giornale - all'inessenzialità, qualora non si configurasse in essa una vita abbastanza potente da salvare, col suo assenso, anche ciò che è problematico. Infatti: una rivista, la cui attualità non abbia pretese storiche, non ha ragione di esistere.
Parole che, quasi a un secolo di distanza da quando furono scritte, sono ancora attuali.
Lezione letteraria e politica che è stata ben recepita dalla rivista quadrimestrale Avanguardia, diretta da Francesca Bernardini Napoletano e Aldo Mastropasqua, che da undici anni dibatte temi legati al pensiero delle avanguardie storiche e ai suoi riflessi sulla nuova espressività dei nostri giorni indagando sui motori politici che fanno andare avanti (e, più spesso, a marcia indietro) la comunicazione culturale.
Undici anni: un bel record oggi che le riviste sono state soffocate da concentrazioni editoriali che non tollerano voci fuori del coro, con la critica letteraria ridotta a ufficio stampa di editori che sono padroni al tempo stesso di quotidiani e case editrici, e, come sappiamo, nei casi peggiori anche di televisioni e altri marchi produttori di audiovisivi.
Avanguardia – ogni numero conta oltre 150 pagine, numerose illustrazioni, accurate bibliografie per ogni articolo, costa 22:90 euro – , nel più recente numero in libreria dedica il suo spazio più ampio ad una “Inchiesta sul romanzo” condotta da Gualberto Alvino con l’intervento di scrittori, saggisti, e vulnerata dalla mia presenza.
Oltre che presso le Feltrinelli, e altre grandi librerie, la rivista è acquistabile presso la casa editrice Pagine: 06 – 39 738 665 e 06 – 39 738 949.


Vite vendute: Alberto Grifi


Conosco da anni Alberto Grifi e ne amo il lavoro.
Un grande autore di cinema… a questo punto di solito si aggiunge “underground”. Indicazione peraltro corretta. Nulla contro. Io m’asterrò da quella pur gloriosa parola, perché ritengo, e non sono il solo, che Alberto vada oltre quei confini ponendosi come un caso unico della nostra cinematografia, un caso che dimostra anche quante colpe verso di lui abbia la nostra industria cinematografica e famosi critici.
Celebrato in retrospettive dai Festival di Bellaria, Pesaro, dal Museo del Cinema di Torino, è largamente conosciuto e apprezzato anche all’estero, dall’America latina all’Australia agli Stati Uniti dove ha lavorato nel famoso Massachussets Institute of Technology.
La sua biografia, e filmografia, contiene brividi d’esistenza e vertigini di celluloide, per conoscerle cliccate QUI.
A Milano, alla Fabbrica del Vapore, da oggi fino al 22 giugno, si terrà per quattro giorni un Festival con film e documentari girati da lui e su di lui.
Questa manifestazione risponde anche a un'esigenza molto concreta affinché Grifi possa quanto prima ottenere i benefici pubblici della cosiddetta 'Legge Bacchelli'
Malato, in precarie condizioni economiche e senza casa da anni, Alberto ha bisogno di un aiuto materiale immediato per potersi curare. Tutte le iniziative a lui dedicate sono 'a sottoscrizione', e il ricavato verrà versato a Grifi integralmente. Saranno messe in vendita sue fotografie e ognuno potrà concorrere personalmente ad aiutarlo in questo momento difficile, anche con una sottoscrizione diretta:

C/C 11281 intestato ad Alberto Grifi - BNL ag. 22, Roma - ABI 1005 - CAB 03222

Alberto Grifi – scrive Gianfilippo Pedote – è una delle grandi personalità del cinema sperimentale e politico, in Italia e nel mondo. Un maestro, un apripista, un uomo attratto fatalmente dalla ricerca della 'verità', nelle immagini, e dalla volontà di trovare modi tecnologici per produrle che permettano di ignorare i compromessi annichilenti che 'il sistema' impone (…) Con tanti giovani che non si rassegnano all'apparente impossibilità di un cinema diverso e che inventano modi originali per fare comunque il cinema che nessuno permette loro di fare, la lezione di Grifi va ricordata, riproposta e rivista per il valore intrinseco che ha, storico ormai, e per tutta la 'potenza generativa' che scatena, grazie all'energia che riesce a trasmettere ancor oggi a chi vuole tentare la strada di un cinema più vivo e più vero.

Per conoscere lo svolgimento di queste giornate, cliccate su Programma.


Tavole italiane: L'Asino d'oro a Orvieto


Debbo ai fratelli Andrea, Jacopo e Massimiliano Arcioni, gestori dell’omonimo, e ottimo, Centro Vini (Roma, Via della Giuliana 13), la segnalazione di un locale che ho visitato durante un mio viaggio di lavoro a Orvieto.
Segnalazione illuminante perché L’Asino d’oro – dislocato in pieno centro della città, a due passi dal Duomo – è luogo di trionfi per il palato.
Ne guida le sorti Lucio Sforza, chef e patron, timoniere sicuro nel mare dell’enogastronomia che pure a Orvieto non è messa male e ciò torna, quindi, a maggior merito di Lucio perché non si può menar vanto se si spicca circondati da mediocrità.
Il locale richiama nel nome l’opera maggiore dello scrittore Lucio Apuleio (125 – 170 d.C. ca.), più nota come le “Metamorfosi”, che è tutta intessuta d’incantesimi. E incanta il menu di quel ristorante che incrocia con felici intuizioni tradizione e innovazione.
Squisite le tagliatelle con intingolo di fave secche su crema di fegato al vin santo, imperdibile un piatto, raro oggi a trovarsi se non in qualche famiglia custode delle tradizioni locali, detto: cinghiale in dolceforte che unisce il gusto del cioccolato al sentore di quella selvaggina.
Scelta accurata di vini, con ricarichi da elogio, presentati con competenza da Roberto Giallini che dirige la sala.
Così com’è elogiabile il conto. Per i due piatti citati, dolce, più alquanti bicchieri di qualità, caffè e un distillato: 33 euro. E, tengo a precisarlo, ho detto dei miei saggi consiglieri Arcioni solo dopo aver ottenuto il conto stesso che, perciò, non era dettato da particolari benevolenze.
Solo applausi? No, una cosa che meno m’è piaciuta c’è. Un’abbondanza delle porzioni che, di fatto, impedisce la degustazione di più piatti (e non sono pochi sulla lista a invogliare l’assaggio) che tentano i ghiottoni, ma – com’è successo a me che neppure sono riuscito a mangiare per intero le pietanze richieste – sono costretti ad arrendersi. In verità, c’è un menu degustazione che promette quantità meno generose, ma c’è poco da fidarsi.
Caro Lucio, non siamo reduci da carestie, si viene da te per gustare la tua notevole maestrìa e non per necessità di sfamarsi.
L’Asino d’oro non è provvisto di sito web e, purtroppo, non è possibile essere informati sulla Rete circa le novità stagionali in cucina e gli aggiornamenti in cantina.
Bisogna andarci, e, credetemi, la cosa vale il viaggio.

L’Asino d’oro
Vicolo del Popolo 9, Orvieto
Telefono: 0763 – 34 406
luciosforza@hotmail.com


Born Somewhere


E’ in corso a Roma la mostra Born Somewhere: 90 immagini di bambini che con i loro volti dallo sguardo dolente (accusatorio per molti) raccontano tragedie della guerra, delle malattie, di soprusi visti e subiti.
L’autore degli scatti è Francesco Zizola e questa mostra al Museo di Roma in Trastevere è il frutto di una ricerca durata tredici anni che lo ha portato in Angola, Iraq, Afghanistan, Kenya, Brasile, Sudafrica, Chad, Uzbekistan.
Francesco Zizola, inizia la professione nel 1981.
Dal 1986 sceglie il fotoreportage come attività principale collaborando con "L'Europeo", "Epoca",
"Newsweek", "Stern", "The European".
Dal 1989 al 1991 realizza reportage in Albania, Corea del nord, Romania, Germania, Kenia, Israele, Russia e Jugoslavia. Dal 1992 ha avviato il progetto "Eredi del Duemila" sulla condizione dell'infanzia nel mondo, con il contributo del Comitato italiano dell'Unicef, ottenendo nel 1996 il premio "The Pictures of the year" dell'Associazione nazionale della stampa e nel 1997 il premio “Word press Photo of tre year” con una foto sull'Angola.
Dal giugno 2001 è entrato a far parte dell'agenzia Magnum Photos.
Ha scritto di lui il critico Gilberto Dimenstein: Le foto di Zizola portano i segni della catastrofe di ogni giorno, ma anche il segno della speranza.

Francesco Zizola
“Born Somewhere”
Museo di Roma in Trastevere
Piazza Sant’Egidio 1b
Fino al 24 settembre
Ufficio Stampa: Simona Carlucci: tel. 0765 – 423364; 335 - 5952789


Celebrazioni viscontiane

Quest’anno ricorre il centenario della nascita e il trentennio della morte di Luchino Visconti.
Sono state scritte su di lui migliaia di pagine, non ne aggiungerò altre, più utile è segnalare qui un sito web che del grande regista offre un esaustivo ritratto.
A Ischia, La Colombaia – storica residenza estiva di Visconti – , oggi Fondazione diretta da Ugo Vuoso, ospiterà una serie di manifestazioni promosse dall’Associazione Culturale Ischia Prospettiva Arte guidata da Ciro Prota.
Molte le manifestazioni riunite sotto il titolo Colori, luci e musica, un programma che durerà per tutta l’estate, con iniziative a partire da una tavola rotonda che ha per tema Cinema e Pittura (sabato 17 giugno alle ore 11:00 nei saloni di Villa Colombaia in Forio d’Ischia), alla quale sono stati invitati: Adele Cambria, giornalista e scrittrice; Ermanno Corsi, Presidente dell’Ordine dei giornalisti della Regione Campania; Domenico Di Meglio, Direttore del quotidiano “Il Golfo”; Alberto Gerosa, Direttore della rivista d’arte “Goya”; Giuseppe Rippa, Direttore de “Quaderni Radicali”; Angelo Trimarco, Docente di arte contemporanea presso l’Università di Salerno; Ugo Vuoso, Direttore artistico della Fondazione “Villa Colombaia”..
E cinema e pittura sarà lo spunto tematico della prima mostra affidata ad Abso, sigla con la quale agiscono gli artisti Marco Abbamondi e Attilio Sommella.
Su questa esposizione di Abso, che s’articolerà in più luoghi di Ischia, tornerò a parlarne perché si preannuncia di particolare interesse sia per il profilo d’indagine antropologica che propone e sia per le tecniche usate nella composizione delle opere.


Geometrie di scrittura


La parola trasversale - dice il vocabolario – deriva dal latino transversàrius, sta per ‘obliquo’, ‘che passa a traverso’; si può dire anche transverso, però è un termine bruttino proprio (questo lo dico io, non il vocabolario) e, inoltre, quel ‘trans’ unito a ‘verso’ fa pensare, per l’effetto di parola-valigia, anche alla poesia transgender distorcendone il vero significato.
E dopo quest’esibizione etimologica, passo alla notizia che voglio dare oggi.
Trasversale è il più recente titolo di Rosa Pierno; per sapere di lei biografia e bibliografia, cliccate QUI.
Si tratta di una serie di volteggianti microsaggi sui trapezi di pensiero che hanno per filo conduttore la geometria come tracciato e metafora dell’esistenza.
Fossi in Teseo però, mai mi fiderei della guida di questo filo dell’Arianna-Rosa perché costei è capace di farti finire in trappole e tranelli; due parole che non a caso, titolano una sua pagina.
I nomi dei brevi paragrafi sono, infatti, quasi tutti ingannatori – come, ad esempio, quelli dedicati a Aristotele, Moti, Galilei, Joan Mirò, Sezione aurea, etc. – perché non di quei personaggi o quelle informazioni scientifiche poi si parla, ma, con raffinato parallelismo concettuale, ispirato alla dizione del titolo, si riflette sull’amore e sul corpo.
E così accade che la prosa di Trasversale, mai distolta dal trascendente, narri di trasformazioni, traslazioni, trasmissioni e se vi vengono in mente altri ‘tras’, metteteli pure.
Ho usato il verbo ‘narrare’ non a caso, perché questo libro di Rosa Pierno, pur avendo veste saggistica, mostra in trasparenza personaggi non legati da trama, né la vogliono (e io che detesto il romanzo, meno ancora!), figure non euclidee perdute in una geometria infinibile. E che questo, forse, non sia un mio abbaglio lo dimostra anche che il volume tipograficamente si svolga tra un “Antefatto” e un “Finale”, entrambi di scrittura corsiva e corsara.
Di Rosa Pierno - vincitrice quest’anno del Premio Feronia – hanno scritto fra gli altri: Mariella Bettarini, Andrea Cortellessa, Flavio Ermini, Gabriele Frasca, Angela Giannitrapani, Francesco Muzzioli, Roberto Sanesi.

Rosa Pierno
“Trasversale”
Pagine 45, s.i.p.
Edizioni Anterem


Aimez-vous Lacan?


Ebbene sì, lo ammetto: con Jacques Lacan mai sono andato oltre pagina 9.
Il suo ermetismo credo abbia dissuaso più d’uno, ma pochi confessano.
Eppure questo grande protagonista della cultura contemporanea dalla scrittura impenetrabile, ha firmato uno dei più chiari aforismi che mi siano capitati di leggere: L’amore è dare qualcosa che non si ha a qualcuno che non lo vuole.
Uno, però, che Lacan lo ha letto tutto, e tutto lo ha capito, c’è.
E’ Slavoj Zizek.
Insegna all’Istituto di Sociologia dell’Università di Ljubljana. Ha scritto libri diventati in molti paesi dei bestseller nel campo della filosofia e degli studi sociali: il suo pensiero – basato ampiamente sulla psicoanalisi di Lacan – è noto in Italia anche per le collaborazioni con «il manifesto» e «Lettera internazionale».
Cyberspazio, globalizzazione, cinema, musica, cultura di massa, questi alcuni temi di cui particolarmente si occupa.
Slavoj Zizek non solo ha letto tutto Lacan (impresa eroica riuscita a pochissimi fra gli umani), ma riesce anche ad esporre idee di matrice lacaniana in modo brillante e divertente.
N’è testimonianza Psicoanalisi e mondo contemporaneo che la casa editrice Dedalo ha mandato in libreria in questi giorni.
Si tratta di cinque interviste a Zizek fatte da un intervistatore di lusso: Glyn Daly, senior lecturer in Politica alla facoltà d’Arte e Scienze Sociali dell’University College di Northampton.
In queste conversazioni si affrontano vari temi: dalla filosofia alla psicoanalisi, dai film di Kubrik alla nozione di godimento, dal marxismo al marchese de Sade, dal nazismo ai dilemmi etici nell’epoca della biogenetica.
Una lettura tanto utile quanto piacevole.

Slavoj Zizek – Glyn Daly
“Psicoanalisi e mondo contemporaneo”
Traduzione di Sergio Benvenuto
Pagine 240, 15:00 Euro
Edizioni Dedalo


Antiterra


Il titolo della nota non tragga in inganno. Non sto per parlarvi di alieni che congiurano contro il nostro pianeta, né di nuove decisioni di Bush che contro il nostro pianeta congiura proprio.
No, vi dirò di un libro che si occupa di poesia… non fuggite!... qui, lo sapete, mai si presentano testi di poeti… specie quelli lineari.
Il libro che presento oggi è, infatti, di saggi con ragionamenti sulla parola e sul suo ruolo in poesia.
Autore: Flavio Ermini, il titolo è: Antiterra.
Edizioni Joker.
Una raccolta di scritti, firmati durante dieci anni, come editoriali per la rivista Anterem.
Mi piace di lui ricordare anche un altro volume di recente uscita: Il moto apparente del sole.
“Antiterra” – scrive Marco Ercolani nella prefazione – “non è un progetto di rovesciamento di qualche terra sconosciuta, non è l’antiutopia del delirio opposto alla logica del senso: è il lavoro ostinato dell’assenza e del vuoto dentro e oltre i confini della parola poetica”.
Tutti i saggi, ed è interessante notarne la compattezza pur scritti in un lungo arco di tempo, s’interrogano sul silenzio che assedia la parola che sembra avere il destino di quei paesaggi Sung dove è il vuoto relativo che le circonda a darne profilo e risalto.
Dice Flavio Ermini: La parola viene per sovrapporsi, per cancellare e sostituire. E’ il passo in avanti senza riserve; che impone un prezzo da pagare, sempre lo stesso: diventare la nostra ombra.

Flavio Ermini
“Antiterra”
Pagine 91, Euro 11:00
Edizioni Joker


Ecco, ridente in cielo...


… spunta la bella aurora.
Così canta il Conte di Almaviva nel Barbiere di Rossini.
Vabbè, ma da dove viene quell’astro e dove va? Chi illumina e perché?
Ve l’immaginate quante clamorose scempiaggini sono state inferte ai ragazzi nell’insegnamento scientifico appena pochi secoli fa?
Facce compunte di maestri in tonaca nera che ignorando Galilei – siamo nel ‘600 e le cose andarono avanti per un bel pezzo; storicamente appena ieri, un battito di ciglia – sostenevano che fosse la Terra il centro dell’universo.
Era l’epoca in cui l'inquisizione bollava come eretico Galilei e metteva all’Indice il testo "De Revolutionibus Orbium Coelestium" di Copernico.
La stessa arroganza e stupidità con la quale oggi il Vaticano s’oppone a tante teorie, e tecnologie, scientifiche.
I tempi sono cambiati e non finirà al gabbio o sul rogo Jonathan Lindström autore di un libro destinato ai ragazzi dal titolo Stelle, galassie e altri misteri cosmici.
Lo pubblica l’ottima Editoriale Scienza. Casa editrice che manda in libreria solo testi di divulgazione scientifica per i più piccoli lettori.
In occasione delle vicine vacanze, ecco un volumetto che può essere un utile regalo perché spiega in modo chiaro, con altrettante chiare (e divertenti) illustrazioni, la complessa materia astronomica: Big Bang, atomi, fotoni, forza di gravità, radiazione cosmica, vita e morte delle stelle, galassie, buchi neri, materia oscura, universi paralleli e molto altro ancora.
Età consigliata: dagli 8 anni in su.

Jonathan Lindström
“Stelle, galassie e altri misteri cosmici”
Pagine 64, euro 14:90
Editoriale Scienza


L'arte è nomade


E’ in corso alla Galleria Civica
di Modena una mostra di Adrian Paci dal titolo: Raccontare.
L'artista, nato a Scutari, in Albania, nel 1969, oggi vive e lavora a Milano. Non fu accolto benissimo quando ci arrivò. “Sapete cosa ho trovato sul portone del condominio quando sono arrivato a Milano nel 1997?” – racconta Paci – “Un manifesto della Lega Nord che proclamava: Un voto in più per la Lega, un albanese in meno a Milano”.
Nel 1999 l’Albania è per la prima volta rappresentata alla Biennale di Venezia e Paci è uno dei nove artisti di quel paese invitati ad esporre.
Usa varie tecniche dalla fotografia alla scultura, dalla pittura al video. Come in quello in cui una delle due figlie dell'artista canta una filastrocca albanese, le rispondono da uno schermo diverso, opposto e più basso i parenti rimasti in Albania, facendo eco con amore a una bambina che, forse, non rivedranno più.
Per saperne di più su di lui, vi consiglio la conversazione – pubblicata dalle edizioni Charta – fra l’artista e la curatrice della mostra Angela Vettese che, quando allestì la mostra EGOmania già fu gradita ospite
di Cosmotaxi.
E ancora la Vettese nel presentare Paci: Di niente si può dire esattamente che non possa essere arte; persino un certificato di morte falso, in passato, è stato considerato tale. L'artista quindi non ha un luogo teorico dove stare: è forzatamente un nomade del concetto, condizione che sottolinea e rafforza il caso della vita per il quale Paci, emigrato dall'Albania, è anche un transfuga dalla sua terra. La perdita della patria, con la sua dose di lutto e l'incertezza riguardo alle nuove regole da mandare a memoria e rispettare, dà luogo a sentimenti analoghi nella vita quotidiana come nella concezione dell'arte.

Per i redattori della carta stampata, delle radiotv, del web: l’Ufficio Stampa della Galleria è guidato da Cristiana Minelli, galcivmo@comune.modena.it; 059 – 203 28 83


Adrian Paci
“Raccontare”
Galleria Civica
Modena
Fino al 16 luglio ‘06


Alacran


Chi di voi sa che cosa significa la parola Alacrán?... Nessuno?...
Non vergognatevi. Facile non è.
Comincio col dire che è il nome di una nuova casa editrice nata a Milano, quel nome che si è data è il nome dello scorpione: Alacrán, dall'arabo al'aqrab.
Perché proprio Alacrán?
Così lo spiegano i gestori (o tenutari, fate voi) della Casa: Uno dei motivi che ci hanno portato a scegliere il nome Alacràn è che l'aspetto stesso dello scorpione è affascinante ed evocativo. Secondo un apologo reso noto da un paio di film, è condannato a un destino autodistruttivo dalla sua natura mortifera. E' solitario e fiero, non è particolarmente aggressivo ma quando combatte lo fa come un gladiatore. Insomma non è un animale qualunque. (Provate a chiamare una casa editrice "La blatta", oppure "Il criceto"…) Il segno zodiacale che rappresenta è forse il più misterioso e intrigante.
A guidare i destini di Alacrán sono due scrittori: Sandro Ossola e Andrea Carlo Cappi.
I siti web dei due autori e dell’Editrice sono stati ideati dall’artista Mauro Pedretti.


Arti visive e Rock


N’è valsa la pena di fare una deviazione (piuttosto scomoda per via ferroviaria) dai programmi di viaggio che m’ero dato di ritorno da Venezia e fare una puntata a Siena al Palazzo delle Papesse per vedere la mostra Good Vibrations: Le arti visive e il Rock.
Gran bella mostra che consiglio di visitare se vi trovate da quelle parti, ma merita anche un viaggio fatto apposta.
Rivolgendo un rapido sguardo a ritroso sulla storia del Rock – scrive il curatore dell’esposizione Marco Pierini nel catalogo pubblicato da Giunti – ci potremmo accorgere senza fatica alcuna di quanto le strade della nuova musica giovanile si siano intrecciate, fino ad arrivare talvolta a sovrapporsi, con quelle delle arti visive. Parallelismi, correlazioni e sintonie fra arti non a caso definite sorelle vantano una tradizione lunghissima e ricca di frutti eccellenti, particolarmente abbondanti nel periodo che va dal Simbolismo alle avanguardie storiche. Eppure la vicenda degli ultimi decenni si segnala per l'intensità di questi rapporti e per la loro capacità di generare qualcosa di diverso, tale da apportare novità, se non addirittura trasformazioni, di portata non secondaria, nell'una come nell'altra disciplina Qualche esempio, elencato senza alcuna pretesa di completezza o di sistematicità, sarà sufficiente per farsene persuasi. Già alla metà degli anni Cinquanta, con l'epifania del primo Rock 'n' Roll negli Stati Uniti, artisti come Ray Johnson – subito seguiti da Andy Warhol, Claes Oldenburg e George Segal, e da Peter Blake e Derek Boshier in Inghilterra – eleggono a soggetti delle loro opere cantanti e complessi (…) In parallelo i musicisti stessi hanno riconosciuto una contiguità con l'ambiente delle arti visive, e hanno coinvolto sempre più gli artisti nel proprio lavoro.
Tra gli artisti presenti nella mostra senese, cito quelli che più mi sono piaciuti: Caroline Achaintre, Kenneth Anger, Anne Collier, Phil Collins, Martin Creed, Sam Durant, Pablo Echaurren, Carlo Fei, Ray Johnson, Jim Lambie, Judy Linn, Robert Mapplethorpe, Nam June Paik, Elizabeth Peyton, Mimmo Rotella, Aida Ruilova, Mario Schifano, Wolfgang Tillmans, Andy Warhol.
Fra i nomi appena citati, ce n’è uno che spesso è trascurato nelle mostre internazionali: Ray Johnson, il fondatore della Mail Art. Un grande. Per chi non lo conoscesse, segnalo un
esaustivo link
Giorni fa ho ricevuto una lettera in cui Vittore Baroni - uno dei protagonisti della Mail Art europea - riferiva di un curioso episodio capitatogli alla mostra di cui sto scrivendo. Copio e incollo: “Per la legge delle “corrispondenze” che da sempre aleggia attorno all'artista americano, mentre mi trovavo nella stanza delle sue opere ho improvvisamente starnutito e, alzando gli occhi, mi sono trovato davanti al naso il disegno a china A Book of Sneezes ("Un libro di starnuti") di Johnson”.
Starnuti e legge delle corrispondenze a parte, nella mostra anche una rassegna di videoclip girati da: Doug Aitken, David Bowie, David Byrne, Anton Corbijn, Chris Cunningham, Jean Paul Goude, Keith Haring, Damien Hirst, Pierre et Gilles, Andy Warhol, William Wegman.
Partner del progetto sono il magazine “Rolling Stone”, EMI Music Italia che produrrà, in collaborazione con il Centro, un Cd antologico dal titolo Good Vibrations - raccoglie brani ispirati o dedicati ad artisti oppure opere d’arte - e l’emittente MTV Italia.
Farà parte integrante della mostra una rassegna di film e documentari curata da Alfredo Saitto: un ideale calendario degli avvenimenti della storia del Rock.
Durante il periodo della mostra saranno organizzati anche numerosi eventi collaterali.

Per i redattori della carta stampata, delle radiotv, del web, il settore Stampa e Comunicazione è guidato da Carlo Simula: 0577 - 22 07 21
stampa.papesse@comune.siena.it


Festival delle Colline (1)


Giunge all’XI edizione il Festival delle Colline.
Tanta impresa (cosa non facile in anni come questi) è dovuta agli intuiti e alla tenacia del suo direttore artistico Sergio Ariotti che ha saputo costruire un progetto culturale di alto profilo conferendogli, come dirò nelle prossime righe, particolarità espressive che di quella rassegna teatrale ne fanno una presenza unica nello scenario dei Festival in Italia.
Già l’idea di legare il programma non solo a Torino, ma d’estenderlo alle vicine colline dimostra un modo nuovo d’incontro fra teatro e territorio, una maniera di fare decentramento sul serio e non solo a parole.
Di questo disegno, ne hanno colto l’originalità vari Enti Pubblici, Società, Fondazioni, che hanno il merito di sostenerne la realizzazione; è bene conoscerli, li trovate QUI
Il programma presenta spettacoli che puntano sull’ibridazione dei generi, sulla nuova ricerca espressiva; intenzioni che vengono simboleggiate in quest’edizione fin dal manifesto che riproduce un lavoro di Mario Merz: una serie di Fibonacci che dall’uno cresce verso una moltitudine di numeri. Manifesto che è un omaggio a Merz anche sentimentale perché proprio nella sede di Hopefulmonster, la casa editrice di Beatrice Merz, aveva iniziato a lavorare lo staff del Festival nel 1996.
Festival che s’avvale di un’organizzazione perfetta dovuta a Isabella Lagattolla, figura centrale di questa rassegna fin dalla sua prima edizione. Non sono parole d’omaggio formale e spiego il perché. Si pensi che da oltre un mese prima della data d’inizio, il complesso programma (per numero dei gruppi invitati, pluralità dei luoghi degli spettacoli, molteplici incontri) era già stampato e sul web. Giro i Festival da una vita e, specie in questi ultimi tempi, è cosa rara che tanto accada; nemmeno il Festival del Cinema di Venezia con il suo numeroso staff (non me ne vogliano quegli organizzatori) c’è riuscito.
Ben venga, quindi, questo Festival delle colline. Colline piemontesi dai gloriosi vigneti (da me tanto apprezzati da rendere ricco qualche epatologo), dalla bellezza di piccoli borghi, cariche di storia come ricorda la canzone: “Lassù sulle colline del Piemonte / ci stanno i partigiani a guerreggiar / guardando la pianura all'orizzonte / aspettano il momento di calar”.

Per i redattori della carta stampata, delle radiotv, del web:
Andrea Prono: stampa@festivaldellecolline.it; tel. 011 – 43 60 895


Festival delle Colline (2)


Come ho detto nella precedente nota, a dirigere il Festival è Sergio Ariotti.
E’ laureato in Lettere Moderne, indirizzo Storia del Teatro, alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino, con una tesi su ‘Il Teatro Giacobino in Italia’, votazione 110 e lode con dignità di stampa. Ottiene sùbito dopo una borsa di studio del Cnr all’Università torinese per un corso sul lavoro da critico teatrale di Piero Gobetti. Ha messo in scena numerosi spettacoli teatrali, lavora da anni alla Rai dove, oltre alla regìa di programmi radiotelevisivi, s’occupa della critica teatrale nella redazione cultura del Tg3 Piemonte.
Dal 2000 è titolare di docenza a contratto in Storia e critica del Cinema all’Università degli Studi del Piemonte Orientale, sede di Vercelli.
Che ne dite? Mica male, no?
A Sergio Ariotti ho chiesto: oltre al suo segno interterritoriale, qual è la caratteristica di questo Festival delle Colline rispetto agli altri Festival dello scenario italiano?
Il Festival delle Colline Torinesi ha assunto un ruolo di tutela, di accompagnamento, delle compagnie e degli artisti che operano per il rinnovamento linguistico del teatro, non solo in termini drammaturgici ma anche e soprattutto in riferimento allo stile. La presenza nel nostro cartellone di molte novità, ad onta della crisi che attanaglia il sistema teatro in Italia, dimostra come il Festival sia a disposizione degli artisti per impostare nuovi percorsi. Anche quando gli spettacoli non sono ancora compiuti e vivono come studi, primi abbozzi, proposte in iter.

Quali sono le principali linee espressive di quest’edizione?
L’edizione 2006, che si qualifica anche come ‘Torino Creazione Contemporanea’, rivela uno sguardo rivolto ai territori di confine tra il teatro e l’arte, tra il teatro e la letteratura, proponendo sinergie con quelle realtà che fanno di Torino la capitale del libro e dell’arte contemporanea, ma soprattutto dando spazio a quegli artisti della scena che con passione genuina cercano di rinnovarne i linguaggi. Tra questi Motus, Fanny & Alexander, Rodrigo Garcia, Valter Malosti, Antonio Latella, Pippo Delbono, Socìetas Raffaello Sanzio.

Il Festival comincia mercoledì 7 giugno e durerà fino a venerdì 7 luglio.


L'Abecedario di Sanguineti in Campo


Avanguardia – Bere – Comunismo – Danza – Esordi – Fumo – Guerra - Hotel –Inconscio – Letteratura – Matrimonio – Novecento – Oralità - Pittura – Quotidianità – Romanzo – Sesso – Teatro – Università – Vita – Zero.
Queste le voci, dalla A alla Z, che compongono la video-intervista a Edoardo Sanguineti curata dalla scrittrice Rossana Campo.
Attraverso 21 parole chiave Edoardo Sanguineti parla della storia presente e passata, di poesia e romanzi, di affetti e relazioni, di autori a lui cari e personaggi detestati, di fedeltà e impegno.
Cinque ore di conversazione, avvenute a Genova nel gennaio di qust’anno, per ripercorrere il profilo biografico e intellettuale di una delle figure più importanti del Novecento letterario italiano. Un'opera con la quale la casa editrice Derive Approdi ha scelto di portare avanti il progetto delle video-interviste a personaggi di rilievo del pensiero contemporaneo.
Questa pubblicazione va oltre il film e oltre il libro, un nuovo modo di guardare a uno degli autori di maggior rilievo della letteratura contemporanea.
In questa lunga video-intervista, sapientemente condotta da Rossana Campo (per conoscere meglio questa sua operazione, cliccate QUI), Sanguineti si rivela, anche a un pubblico non specialistico, un pensatore capace di trasmettere con semplicità le sue idee, renderle comprensibili a tutti.
Accompagna i 2 Dvd - realizzati per la regìa di Uliano Paolozzi Balestrini - un libro, anch'esso curato da Rossana Campo, che ripercorre attraverso citazioni la biografia letteraria di Sanguineti.

Edoardo Sanguineti
“Abecedario”
Videointervista a cura di Rossana Campo
2 Dvd + Libro, euro 35:00
Edizioni Derive Approdi


Body art in video


Il Digichannel.net – diretto da Federico Panero – oltre a presentare una rassegna annuale on line di arte digitale, dispone di un webmagazine che ospita videoart rinnovando periodicamente la propria offerta.
Digifestival nasce col patrocinio della Regione Toscana, del Cantiere d'arte virtuale TRA ART, rete regionale per l’arte contemporanea e s'avvale anche di altri partners elencati sul sito del Festival.
A cura di Maria Novella Gai, viene diligentemente messo in Rete anche un notiziario (chissà perché l’edizione in inglese precede quella in italiano) che informa con brevi, ben fatte didascalie sui contenuti tematici e stilistici delle più recenti acquisizioni di video da parte di quel webmagazine.
DigiChannel, come tutti i luoghi che praticano la sperimentazione, non sempre propone delizie, ma tale cosa, non sembri paradossale, l’apprezzo perché dimostra la sua predisposizione al rischio e allo scacco da sempre compagni di viaggio della ricerca.
Fra le proposte di visione che mi sono pervenute, ve ne segnalo una che credo meriti d’essere vista. E’ un video di Albert Hofer (la sua bio è contenuta nel link che concluderà questa nota) il quale agisce nei territori della Body Art con escursioni chirurgiche sul corpo, esplorazioni di pelli lacerate, liete gite tra bambole horror e azioni splatter; solo immagini tra endoscopia e fumetto accompagnate da musica ipnotica, niente parole, meno male!
Insomma a me è piaciuto. Spero piaccia anche a quanti tra voi vorranno vederlo.
Come fare? Semplice, cliccate QUI


Cinema privato e cinema sherlockiano


Quando sul supplemento a “il manifesto” del sabato, ‘Alias’, colgo la firma di Silvia Veroli è il primo articolo che leggo perché di sicuro parla di cose rare, fascinose, piccanti: dall’engramma al Digital Story-telling, ad altro ancora, come, ad esempio, nel reportage apparso su Alias il 27 maggio scorso, sul cinema privato traendo spunto da una rassegna sul tema proposta dalla Mediateca Regionale Toscana.
Qual è la differenza fra il cinema privato e il cinema dei filmini familiari? Quale la sua peculiarità espressiva? Ce lo facciamo spiegare proprio da Silvia Veroli.
Spesso, per ragioni pratico-classificatorie gli homemovies, sono ricondotti nell’insieme “Cinema privato”, un universo complesso di prodotti audiovisivi con caratteristiche precise: il tratto autobiografico, l’autorappresentazione, la visione soggettiva sulle cose, l’uso della prima persona, l’assenza di un pubblico vasto… tutti elementi necessari ma non sufficienti a definire in modo compiuto e univoco il Cinema privato, cinema che si esprime attraverso il documentario, l’indagine familiare, il diario filmato. Del resto la riflessione sul tema è recente e la questione aperta. Il Cinema di famiglia non può essere però liquidato come una specie del genere Cinema privato, perché da questo si differenzia proprio nel modo di rappresentare la famiglia. Mentre il Cinema privato ha spesso dichiarate finalità critiche, inquisitorie (e terapeutiche), e non si fa problemi a lavare i panni sporchi davanti a tutti, i filmini familiari colgono la famiglia solo nei momenti della sua autocelebrazione, ce la mostrano raggiante col vestito della festa. E a maggior ragione questi lavori riescono spesso a rendere con più forza l’orrore dietro ai pranzi del Mulino Bianco.
E poiché Silvia Veroli cento ne pensa e mille ne fa, eccola presentare al Palazzo Gradari di Pesaro l’8 e il 9 giugno un’iniziativa a cura del Cineclub Shining dedicata al cinema sherlockiano. Questa rassegna precede la seconda Giornata di Studi pesarese su Sherlock Holmes organizzata da un gruppo di docenti (di loro ne trovate notizie QUI) dell’Università di Urbino “Carlo Bo” e dalla Biblioteca San Giovanni di Pesaro.
Sherlock Holmes e il cinema, Silvia, che cosa hai da dirmi al proposito?
Sir Artur Conan Doyle non ha mai messo una pipa ricurva in bocca a Sherlock Holmes che, dal canto suo, mai si è sognato di rivolgere al dottor Watson la celebre esclamazione… “Elementare…”. Né tantomeno di andarsene in giro con un vezzoso cappello da caccia munito di orecchie da segugio, il deerstalker. La Meerschaum da meditazione, il copricapo e la reiterata constatazione dell’ovvietà delle osservazioni del povero Watson sono regali che il cinema ha imposto all’investigatore residente al 221B di Baker Street, London. I film su Sherlock Holmes hanno creato l’iconografia di Sherlock Holmes consegnandolo al mito e sottraendolo definitivamente alla giurisdizione del suo creatore. E poiché è Sherlock Homes a scoprire cadaveri ma è una risata che li seppellirà, si comincia in commedia e si comincia facendoci gli affari privati di Holmes. Tutto quello che avreste voluto sapere su Sherlock e non avete mai osato chiedere: ci sarà tempo per la vita, la morte, i miracoli e i misteri. Intanto si fa luce sulla famiglia e gli affetti, il vero enigma irrisolto dell’investigatore privato e molto riservato, proposti con devota irriverenza da Wilder (Billy) and Wilder (Gene). Poteva, poi, mancare un famoso cane? Ed ecco il mastino dei Baskerville. Pare fosse un incrocio tra un mastino e un bloodhound. Di sicuro è l’avventura più famosa e paurosa di Sherlock Holmes, perché il cane, a prescindere dal pedigree, certamente discende da una razza demoniaca, quella a cui appartengono tutte le nostre paure ancestrali: il Bobò e l’Uomo Nero, il lupo di Cappuccetto Rosso e il Segugio di Faulkner, Cerbero e i cani delle cacce infernali medievali. Al mostro degli incubi si oppone il lucidissimo intelletto di Sherlock Holmes che negli anni ha avuto in prestito il volto di molti attori. La rassegna di cinema sherlockiano ne propone due: il primo dei famosi, Basil Rathbone, protagonista di numerose avventure di Holmes, e un altro grande talentuoso, Peter Cushing diretto da Fisher.


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