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Questa sezione ospita soltanto notizie d'avvenimenti e produzioni che piacciono a me.
Troppo lunga, impegnativa, certamente lacunosa e discutibile sarebbe la dichiarazione dei principii che presiedono alle scelte redazionali, sono uno scansafatiche e vi rinuncio.
Di sicuro non troveranno posto qui i poeti lineari, i pittori figurativi, il teatro di parola. Preferisco, però, che siano le notizie e le riflessioni pubblicate a disegnare da sole il profilo di quanto si propone questo spazio. Che soprattutto tiene a dire: anche gli alieni prendono il taxi.

Filosofie femministe


E’ da pochi giorni disponibile, edito da Springer, Meta-Philosophical Reflection on Feminist Philosophies of Science curato dalle filosofe italiane Cristina Amoretti e Nicla Vassallo.
Questo volume offre una riflessione meta-filosofica sulle filosofie femministe della scienza. Ogni capitolo è dedicato ad una specifica area: la filosofia generale della scienza, filosofia della biologia, filosofia delle scienze del clima, la filosofia delle scienze cognitive e le neuroscienze, la filosofia di economia, filosofia della storia e archeologia, filosofia della logica e della matematica, filosofia della medicina, filosofia della psicologia, filosofia della fisica, filosofia delle scienze sociali.

Afferma Cristina Amoretti: Un libro che credo essere importante e che certamente mancava, seppure si collochi in un contesto internazionale dove le filosofie delle scienze cosiddette “femministe” non sono certo considerate una cosa bizzarra, ma rappresentano bensì una solida realtà. L’aspetto più innovativo del volume è quello di mostrare in modo sistematico come il contributo delle donne e del loro pensiero alle varie filosofie delle scienze sia stato e sia tuttora centrale, contribuendo in modo considerevole allo sviluppo di tali discipline. Discipline in cui le donne, ahimè, restano comunque una minoranza.

Nicla Vassallo dice: Ritengo che questo volume collettaneo sia necessario. La scienza esclude troppo spesso troppe donne, per assurdi pregiudizi sulla loro razionalità – o inferiorità? La riflessione delle filosofie femministe sulle principali discipline scientifiche ci aiutano invece a comprendere la complessità del legame tra donne e scienze, un legame che va ben oltre le banalità e le considerazioni sarcastiche. Vero che l’ignoranza accademico-populista non ha termine, vero tuttavia anche quando si lavora in lingua inglese, come con Springer, ci si può concedere livelli specialistici alti e si respira a pieni polmoni, con libertà e eccellenze, andando a tastare campi, prima inesplorati.


Giornata della Memoria

Le epoche di fervorose certezze eccellono in imprese sanguinarie”, diceva Elias Canetti.
Un’ondata di cruente certezze fu tra le cause dell’Olocausto.
Oggi, invece di consegnare alla storia universale dell’infamia quei tragici avvenimenti, assistiamo da più parti all’avanzare di tenebrosi revisionismi oppure a stanche ritualità commemorative che di certo non aiutano a capire e interpretare quei fatti.

Pessima notizia viene dalla Polonia, dove, complice il clima politico polacco, il direttore del Museo Auschwitz-Birkenau ha comunicato all'Aned (Associazione deportati) la chiusura del Memoriale degli Italiani.
Il Memoriale si avvaleva dell'allestimento dello studio degli architetti BBPR, dei testi di Primo Levi, delle musiche di Luigi Nono (definiti “rumori” da quel direttore), della regìa di Nelo Risi.

La data per la “Giornata della Memoria” che si celebra domani fu scelta per ricordare il 27 gennaio 1945, quando le truppe dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświecim (nota con il nome tedesco di Auschwitz).
Lì scoprirono l’atroce campo di concentramento e liberarono i pochi superstiti. La scoperta d’Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista, della Shoah. Shoah, in ebraico significa “annientamento”; indica lo sterminio di oltre sei milioni d’ebrei ed è da preferire questo termine a “olocausto” per eliminare qualunque idea di perniciosa, e sviante, religiosità insita in quest’ultimo.

I nazisti non furono soli nel commettere quel crimine contro l’umanità, furono aiutati da molti governi collaborazionisti e, prima ancora, dal fascismo italiano che il 6 ottobre 1938 promulgando le leggi razziali determinò la perdita dei diritti civili per 58mila italiani, parte dei quali poi deportati in Germania e 8mila di loro morti nei lager.
Infamia che discendeva dal ‘Manifesto della Razza’, pubblicato il 14 luglio dello stesso anno, firmato da 10 scienziati italiani, sorretti da altre 329 firme; per sapere chi erano e come agirono consiglio la lettura di un volume che segnalai tempo fa in queste pagine web: I dieci.
Del resto, perché meravigliarsene? Il nostro è un paese in cui l’ex presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi alla vigilia di una Giornata della Memoria raccontò barzellette sui lager e ha definito “luoghi di villeggiatura” i paesi in cui il fascismo confinò gli oppositori. Com’è noto proprio quest’uomo è stato il primo interlocutore preferito da Renzi, prima di stringere alleanze con dure tempre di democratici quali Alfano e il plurinquisito Verdini.
Meravigliarsene? Ancora no. Ricordate Palmiro Togliatti? Non si limitò a fare l'amnistia per i repubblichini, ma da Ministro della Giustizia, nell'immediato dopoguera, chiamò a collaborare con quel Ministero, Gaetano Azzariti che era stato presidente del Tribunale della Razza.

Concludo questa nota invitando chi non l'avesse ancora visto ad andare al cinema per vedere il bel film di Giulio Ricciarelli “Il labirinto del silenzio”. Ricostruzione rigoriosa e avvincente del primo processo di un tribunale tedesco (Norimberga aveva visto per giudici rappresentanti delle potenze vincitrici), a militari nazisti.
Era il 1963. In Italia, da tempo, in quell'anno, non c'era un solo fascista in carcere.


FUOCOfuochino

“Inferno cristiano: fuoco. Inferno pagano: fuoco. Inferno maomettano: fuoco. Inferno indù: fiamme. A credere alle religioni, Dio è un rosticciere”. Così Victor Hugo.
C’è anche chi, in modo spericolato, avvicina la carta al fuoco – almeno a parole – come l’artista patafisico Afro Somenzari che da tempo si è fatto editore della “casa editrice più povera al mondo”, come lui la chiama.
Le ha imposto il nome FUOCOfuochino citando però non i roghi distopici di Ray Bradbury, ma quel gioco in cui bisogna di trovare un oggetto nascosto.
Qual è l’oggetto? Forse la scrittura breve e brevissima, vale a dire la più difficile.
QUI in un’intervista parla della sua ardente idea e delle vampe che sprigiona.

Tanti i titoli finora editi, i più recenti sono Gli zoppicanti di Adrian N. Bravi con una premessa di Simonetta Bitasi e Le ricordanze di Alessandro Zaccuri con una presentazione di Antonio Franchini.

Profili dei due autori.
Adrian N. Bravi è nato in Argentina. Trasferitosi in Italia, vive a Recanati.
Fa il bibliotecario e ogni tanto scrive qualche libro. In Argentina ne ha scritto uno, in lingua spagnola; gli altri sono usciti in Italia, quasi tutti con l’editore Nottetempo, a parte uno con Fernandel, un altro con l’editore EUM e un altro ancora con Feltrinelli.
Il più recente, del 2015, è intitolato “L’inondazione”.

Alessandro Zaccuri è nato a La Spezia nel 1963. Vive a Milano.
I suoi romanzi, tutti editi da Mondadori, sono “Il signor figlio” (2007, premio Selezione Campiello), “Infinita notte” (2009), “Dopo il miracolo” (2012, premi Frignano e Basilicata). Anche per mestiere scrive e legge.
Potendo, dice, leggerebbe di più e scriverebbe di meno.


Sono innamorata di Pippa Bacca (1)


Nel gran gioco del mondo talvolta convivono, nella stessa puntata, una scommessa perdente e una sfida vincente.
È il caso di un’artista italiana, Pippa Bacca (Milano, 9 dicembre 1974 – Gebze, 31 marzo 2008), pseudonimo di Giuseppina Pasqualino di Marineo, uccisa in Turchia nel 2008 durante la performance Brides On Tour – Spose in Viaggio. Si trattava d’attraversare, in autostop, 11 paesi teatro di conflitti armati, vestendo un abito da sposa, per promuovere la pace e la fiducia nel prossimo.
In Turchia, da sposa vestita, fu violentata e assassinata da un uomo che le aveva dato un passaggio.
Dopo la tragedia, i media si concentrarono sul caso, non raccontando chi fosse Pippa Bacca e perché avesse deciso di attraversare la Turchia in autostop in abito nuziale.
Prevalse il dato di cronaca, ne fu oscurata la figura artistica.
Molti, fra questi i familiari, nobilmente, affermarono che non era da attribuirsi alla cultura turca, prevalentemente musulmana, l’esito tragico di quella performance, sarebbe potuta accadere – fu detto a più voci, ovunque. Già, ovunque. Era vero. Ed è vero. Ma proprio questo aggrava la figura di noi umani nel cui sistema nervoso centrale abita l’istinto sanguinario della scimmia assassina. La scommessa di Bacca era perduta in partenza, ma la sua sfida fu vincente già per averla messa in atto. La sua fine costrinse e costringe a riflettere sulla natura dell’animale uomo e su quanto si possa fare, a partire dalla politica e dalle scienze, per renderla meno feroce.
La scommessa fu persa, la sfida fu vinta.

Per l'Editore Castelvecchi è uscito un libro bellissimo dedicato a questa vertiginosa artista milanese nipote di Piero Manzoni cresciuta in una famiglia nobile ma non convenzionale.
Titolo del volume: Sono innamorata di Pippa Bacca. Chiedimi perché!.
Ne è autrice Giulia Morello.
Nata a Roma nel 1979, particolarmente sensibile ai temi di forte attualità sociale, è direttore artistico di Earth Day Italia e fondatrice del network di artisti e creativi OGM (Officine Giulia Morello).
Nel 2004 pubblica il suo primo romanzo, Schiena contro schiena sui Centri di prima accoglienza per minori in stato di arresto, poi adottato dalla cattedra di Sociologia della devianza dell’Università Roma Tre.

Il titolo del libro richiede una spiegazione. Si tratta di parole inscritte in una spilla creata da Bacca quando un avvocato, cui lei teneva, le disse “Non sono innamorato di te”. Ed ecco 1500 spille con scritto, in versione maschile e femminile, “Sono innamorata/o di Pippa Bacca. Chiedimi perché!” – notare il punto esclamativo e non interrogativo – distribuite con la raccomandazione di ostentarle nei luoghi frequentati dall’avvocato.
Giulia Morello, apre le pagine scrivendo “Questa non è una biografia. Non vuole esserlo. Non può esserlo. Ho deciso di scrivere questa storia che emoziona, che fa ridere e piangere come tutte le cose reali, perché credo sia unica”.
Elegante dichiarazione, ma l’autrice offre non solo una biografia con una fittissima serie di significativi aneddoti, ma al tempo stesso, si fa protagonista di un’interpretazione dell’arte di Pippa Bacca evitando i logori paroloni criptici che c’infliggono i critici d’arte, raccogliendo lacerti d’immagini, ritraendo il formarsi di certe ideazioni, restituendo il clima degli anni ’70 – ’80 belli e furibondi.
Le pagine scorrono con un ritmo cinematografico (… la Morello, regista è) avvincente ed elettrico. Mi piacerebbe che questo libro lo leggesse Sophie Calle – l’artista contemporanea che, a mio avviso, meglio può capire Bacca – credo che potrebbe ispirarle un’opera.
In questo video è filmata la partenza del fatale viaggio di Pippa Bacca; conoscendone il tragico epilogo, le immagini acquistano un tono amarissimo.

Segue ora un incontro con Giulia Morello.


Sono innamorata di Pippa Bacca (2)

A Giulia Morello (in foto) ho rivolto alcune domande.

Non conoscevi Pippa Bacca – come scrivi in apertura del libro – apprendi di lei dalla tv che dà notizia del suo assassinio. Perché è scattata in te l’interesse che ti ha portato ad approfondirne la figura?

La notizia di cronaca mi entrò dentro, inspiegabilmente. Ho sentito da subito la forte sensazione che questa fosse una storia da approfondire. E mai come in questo caso, il mio intuito aveva ragione. Scrissi alla famiglia di Pippa Bacca la quale si mostrò da subito disponibile a farmi conoscere il suo mondo. Con il tempo compresi che la sua storia non aveva nulla a che fare con ciò che era stato diffuso dai mezzi di comunicazione.
E soprattutto che la sua è una storia da raccontare e ricordare, un vero inno alla pace
.

Qual è l’immagine di donna che te ne sei fatta oggi che tanto ben conosci la sua vita?

L’immagine di una donna che ha avuto il coraggio di vivere fino in fondo.
Vestiva solo di verde, lavorava part time in un call center per finanziare i suoi progetti artistici, aveva all’attivo diverse mostre.
Viaggiava in autostop da quando era bambina, prima accompagnata dalla mamma e dalle quattro sorelle, e poi da sola. Per lei, come per tutta la sua famiglia, l’autostop era un modo normale di muoversi e lo faceva abitualmente.
Era il suo modo di conoscere il mondo
.

Per i non addetti ai lavori, ti chiedo di tracciare un profilo di Pippa Bacca e della sua importanza nello scenario artistico…

Il filo conduttore della sua arte è la trasformazione degli oggetti in altri oggetti, generalmente con il semplice uso delle forbici: ad esempio le foto delle persone che le hanno dato un passaggio in macchina vengono ritagliate fino ad assumere la forma di un mezzo di trasporto.
L'opera Surgical Mutations ("Mutazioni chirurgiche") è costituita da foglie raccolte in un bosco e ritagliate in modo da trasformarle in foglie di altre specie vegetali.
Come afferma il critico Giorgio Bonomi: “Ecco, come un'arte apparentemente disinvolta, ironica, "leggera", ci induce a riflessioni "alte" che oltrepassano il piacere dell'occhio e ci ricordano che l'uomo, se è tale, è stato fatto per "seguir virtute e conoscenza".
Pippa utilizzava molto anche la performance, spesso al limite tra arte e vita reale.
L’ultima sua performance, Brides on tour – spose in viaggio, era incentrata sull'amicizia e sulla pace tra i popoli.
Un viaggio-performance che avrebbe dovuto portare l’artista da Milano a Gerusalemme in autostop, attraverso paesi dove ancora sono visibili i segni di recenti conflitti, vestendo solo e sempre un abito da sposa, creato appositamente; nelle tappe del viaggio, organizzate in anticipo, Pippa svolgeva un’altra performance, la Lavanda dei piedi alle ostetriche locali, omaggio a chi fa nascere la vita in paesi dove la guerra ha portato dolore e morte
.

Giulia Morello
Sono innamorata di Pippa Bacca
Pagine 160 con foto b/n, Euro 14.50
Castelvecchi


Manuale del cacciatore di libri (1)


La bibliomania non va confusa con la bibliofilia perché non è necessario consultare la bibbia della psichiatria, la famosa DRM, si sa che è un disturbo ossessivo-compulsivo concernente il collezionismo con l'accumulazione compulsiva di libri al punto che le relazioni sociali o la salute sono compromesse.
Il termine fu coniato dal Dottor John Ferriar, che praticò come dottore alla Manchester Royal Infirmary.
Un terribile esempio di bibliomania è dato da un parroco del ‘700, Johann Georg Tinius, che per saziare la sua sete di nuovi volumi arrivò alla rapina e all’omicidio; quando lo arrestarono ne aveva raccolto ben 65mila e, confessò, mai letto neppure uno.
La bibliofilia, invece, è il lecito amore per i libri e non è un disordine psicologico.
“Ma che cos'è la bibliofilia?” – si chiede Umberto Eco – “Vi racconto una storia mirabile che tutta la spiega. Narra la leggenda che Gerberto d'Aurillac, papa Silvestro II, il papa dell'anno mille, divorato dal suo amore per i libri abbia un giorno acquistato un introvabile codice della Farsaglia di Lucano, promettendo in cambio una rara, preziosa, sfera armillare. Gerberto non sapeva che Lucano non aveva potuto terminare il suo poema, perché nel frattempo Nerone lo aveva invitato a tagliarsi le vene. Cosicché ricevette il prezioso manoscritto, ma lo trovò incompleto. Ogni buon amatore di libri, dopo aver collazionato il volume appena acquistato, se lo trova incompleto lo restituisce al libraio. Gerberto, per non privarsi almeno di metà del suo tesoro, decise di inviare al suo corrispondente non la sfera armillare intera, ma solo mezza”.
Chi scrive non è un bibliofilo, eppure farei salti mortali per possedere il letteralmente illeggibile “Agrippa: a book of the dead”. Nel 1995 fu esposto al Victoria & Albert Museum, autori due artisti contemporanei – William Gibson e Tennis Ausbaugh – quel testo su dischetto si cancella per sempre man mano che si legge.

Di solito si è portati a credere che i bibliofili ricerchino solo libri antichi. Per niente vero. Ci sono libri rari, o addirittura diventati introvabili, del secolo scorso e perfino di pochi anni fa.
Ed ecco in scena un personaggio che Cosmotaxi è lieto d’ospitare: Simone Berni.
È un famoso cacciatore di libri introvabili, co-fondatore di Bookle, è autore di titoli pubblicati da Biblohaus quali: “A caccia di libri proibiti” (2005), “Libri scomparsi nel nulla” (2007), “Il caso Imprimatur” (2008), “Manuale del cacciatore di libri introvabili” (2010).
Nell’introduzione a quest’ultimo titolo, scrive Andrea Carlo Cappi – ospite anni fa di questo sito nella taverna che ho aperto nel 2000 sull’astronave Enterprise, nonché autore nel 1993 di un racconto intitolato “Cacciatore di libri” – “… Berni è molto generoso. Mentre intrattiene I suoi lettori con una scrittura brillante che rende questo Manuale una lettura piacevolissima anche per chi non si sognasse mai di tuffarsi in questa attività, divide con loro parecchi dei suoi segreti. Non avrà paura di crearsi nuovi rivali? D’altra parte – e lo stesso discorso vale per i Manuali sul poker o sulla scrittura creativa – conoscere le tecniche non significa saperle gestire”.

Segue ora un incontro con Simone Berni.


Manuale del cacciatore di libri (2)

A Simone Berni (in foto) ho rivolto alcune domande.

Traccia un sintetico profilo del cacciatore di libri introvabili…

La figura del cacciatore di libri, almeno come appare da un’analisi della non scarna letteratura in materia, sembrerebbe una figura quasi leggendaria. Un segugio fiero e indomabile sempre a caccia delle sue delicate prede, ossia i libri. Un esempio per tutti: la magistrale interpretazione dell’attore Johnny Depp ne “La nona porta” di Roman Polanski. La verità, come spesso accade, è un po’ meno poetica, e alla fine cacciare i libri diventa una professione (quasi) come un’altra, con le sue regole e i suoi perché.
La qualità che più di ogni altra deve accompagnare il cacciatore di libri è la fiducia in se stesso. Il cacciatore deve credere nelle sue capacità di scovare libri rarissimi (i cosiddetti “introvabili”) già sul momento in cui viene a conoscenza dell’informazione. Non importa se non abbia ancora idea di dove cercare quel libro. Deve già credere che sia suo. Senza questa fede incrollabile, non potrà avere successo nel suo mestiere.
La ricerca del libro agognato deve essere il suo pensiero primario. Durante la caccia, infatti, non esiste l’amore, non esiste la famiglia, non esistono distrazioni. C’è solo la “preda”
.

Quali le principali cause per cui i libri spariscono?

I libri spariscono per quattro cause principali:
a) Poteri forti. Quando un libro va contro qualcuno in particolare (un personaggio importante, un’azienda, una congrega, un gruppo di potere ben definito) tende ad essere bersagliato, rastrellato, distrutto e può farsi rarissimo/introvabile per lunghi periodi;
b) Oggetto del desiderio. Quando un libro “normale” nel tempo diviene “libro cult”, e quindi un oggetto del desiderio di collezionisti, bibliofili, fan, ammiratori, nostalgici, perfino invasati, ecco che tende a sparire dal mercato, cadendo in mano degli accaparratori;
c) Piccoli numeri. Le edizioni limitate, speciali, numerate, di titoli che vengono stampati in poche centinaia di copie, a volte solo qualche decina, scompaiono e con il tempo tendono a farsi introvabili;
d) Cause naturali. I libri possiedono un loro ciclo vitale. La casa editrice ne ordina la stampa alla tipografia; da lì i libri vengono presi in consegna dal distributore e tramite di esso raggiungono le librerie. I libri mediamente rimangono in librerie 3-6 mesi; trascorso questo tempo tornano alle case editrici le quali eventualmente li indirizzano alla filiera ultima, ossia i remainders e le rivendite online di libri usati. Esauriti anche questi ultimi canali, i libri entrano in un limbo di “invisibilità” che può durare anni e sparire dalla circolazione
.

La prima cosa che un cacciatore di libri deve fare e la prima che assolutamente non deve fare…

Il cacciatore di libri deve informarsi su tutto, stare sempre all’erta. Ogni canale può diffondere la dritta buona: tv, radio, giornali, riviste, annunci, chiacchiere da bar, blog, forum, social. Una delle sue leggi recita infatti: “L’informazione è tutto; tutto è informazione”.
Il cacciatore di libri non deve mai dire di esserlo. I librai, i rivenditori, diffidano di lui. Si mettono sulla difensiva se davanti a loro si svela questa figura tanto temuta. E dopo fare affari diviene una vera e propria chimera
.

Simone Berni
Manuale del cacciatore di libri
Introduzione di Andrea Carlo Cappi
Pagine 370, Euro 20.00
Edizioni Biblohaus


Piove!


Piove. Un tempo c’era chi implacabilmente a sentire quella parola aggiungeva rapido “Governo ladro!”, ora non più, è sopraggiunta la rassegnazione.
Scandali, risparmiatori truffati, sottosegretari inquisiti, ministri che s’assentano per pochi minuti dalla riunione del CdM quando si parla di robe che possono riguardarli così furbescamente aggirando il conflitto d’interessi…
“Piove!”… nessuno che replichi… silenzio… è sopraggiunta la rassegnazione.
Piove. Piove acqua inquinata sulla dannunziana pineta, su Campo Dall’Orto padrone renziano della tv pubblica che cicca l’orologio di Capodanno ma è puntualissima nell’affliggere i nostri cuori con soffocanti talk show che servono a scatenare liti tra comari, oppure a far monologare il Palazzo.
E proprio sui talk show si appunta la satira di una nuova serie in onda su Goofie web tv ideata da un terzetto composto di Nicolas Vaporidis - Matteo Branciamore - Primo Reggiani.
Terzetto che sulla stessa piattaforma ha già conosciuto un meritato successo con Il Camerlengo.

In foto: Francesco Pannofino e Matteo Branciamore.

La nuova serie s’intitola (… l’avrete capito dalla mia menata in apertura) “Piove!” e vede la partecipazione di Michela Andreozzi, Euridice Axen, Salvatore Esposito, Antonello Fassari, Stefano Fresi, Francesco Montanari, Francesco Pannofino, Fabio Troiano, Nicolas Vaporidis, Nina Zilli.
Personaggi che si scopriranno vessati dalle domande indelicate di un maleducato conduttore interpretato da Matteo Branciamore.
In uno studio arredato in stile minimal (a richiamare il più classico dei talk show “one to one”), in “Piove!” Branciamore incalza i suoi malcapitati ospiti, provocando in loro momenti notevolmente imbarazzanti, con veri e propri inopportuni commenti nonché domande indiscrete tese a indagare, senza alcun rispetto della privacy, sulla loro vita privata.
L’intervistatore, però, corre non pochi rischi con il suo irriguardoso comportamento come potete vedere in questo trailer.

Ufficio Stampa HF4
Marta Volterra: marta.volterra@hf4.it 340.96.900.12
Marika Polidori: marika.polidori@hf4.it 339.14.30.275


Miti senza tempo


“Il mito greco insegna che si combatte sempre contro una parte di sé, quella che si è superata, Zeus contro Tifone, Apollo contro il Pitone. Inversamente, ciò contro cui si combatte è sempre una parte di sé, un antico se stesso. Si combatte soprattutto per non essere qualcosa, per liberarsi. Chi non ha grandi ripugnanze, non combatte”.
Così scriveva Cesare Pavese.

Sul mito, a Genova, al Palazzo Ducale, sei lezioni magistrali, "Miti senza tempo" a cura di Eva Cantarella e Nicla Vassallo così annunciate: È un verbo che torna spesso, quando si parla della Grecia: “attualizzare”. Ma quello che i greci ci hanno lasciato del loro pensiero non ha alcun bisogno di essere attualizzato, per la semplice e fondamentale ragione che è attuale. È questo, in particolare, il segreto dei loro miti: quale che sia l’argomento che trattano, essi non fanno mai riferimento a un momento storico individuabile, e come tale transitorio e irripetibile. I miti affrontano temi e problemi fuori del tempo che, in quanto tali, in situazioni profondamente diverse le une dalle altre, si ripropongono perennemente al tempo stesso quali attuali ed eterni. Attraverso una serie di esempi dalla classicità alla contemporaneità.

Eva Cantarella, Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e premio Bagutta nel 2003 con “Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto”, allieva del giurista Giovanni Pugliese, dopo essersi laureata all’Università statale di Milano, si specializza presso le università di Berkeley e Heidelberg. In Italia, ha insegnato presso le Università di Camerino, Parma, Pavia, e ha ricoperto il ruolo di professore ordinario di diritto romano e di diritto greco antico a Milano, mentre all’estero ha insegnato presso l’Università del Texas a Austin e presso l’Università di New York.
Collabora col Corriere della sera. Ha pubblicato e pubblica numerosi e importanti volumi sul diritto e su diversi aspetti del mondo greco antico e del mondo romano antico. Tra questi, per ricordarne alcuni: Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Roma 1988), I supplizi capitali in Grecia e a Roma, (Milano 1991), Diritto greco, (Milano 1994), Storia del diritto romano (Milano 1999), Istituzioni di diritto romano (Milano 2007), L’amore è un dio (Milano 2007), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell'antica Roma (Milano 2009), I comandamenti. Non commettere adulterio, con P. Ricca, (Bologna 2010), Perfino Catone scriveva ricette (Milano 2014).

Nicla Vassallo filosofa di fama, specializzatasi al King’s College London, è attualmente professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova. Il suo pensiero e le sue ricerche scientifiche hanno innovato e rinnovato settori dell’epistemologia, della filosofia della conoscenza, della metafisica, dei gender studies. Autrice, coautrice, curatrice di ben oltre centocinquanta pubblicazioni, della sua importante produzione scientifica, in italiano e in inglese, ci limitiamo a ricordare i volumi più recenti: Filosofia delle donne (Laterza 2007), Teoria della conoscenza (Laterza 2008), Knowledge, Language, and Interpretation (Ontos Verlag 2008), Donna m’apparve (Codice Edizioni 2009), Piccolo trattato di epistemologia (Codice Edizioni 2010), Terza cultura (il Saggiatore 2011), Per sentito dire (Feltrinelli 2011), Conversazioni (Mimesis 2012), Reason and Rationality (Ontos Verlag 2012), Frege on Thinking and Its Epistemic Significance (Lexington–Rowman & Littlefield 2014), Il matrimonio omosessuale è contro natura: Falso! (Laterza 2015), Breve viaggio tra scienza e tecnologia con etica e donne (Orthotes 2015), Meta-Philosophical Reflection on Feminist Philosophies of Science (Springer, New York 2016). Fa parte di consigli direttivi e comitati scientifici di autorevoli riviste specialistiche, oltre che di associazioni e fondazioni. Scrive di cultura e filosofia su testate giornalistiche tra cui Domenica de Il Sole 24 ore e il Venerdì di Repubblica. Ha pubblicato una raccolta di poesie, Orlando in ordine sparso (Mimesis 2013), in cui a primeggiare risultano le tematiche dell’amore, dell’identità personale, del dolore e della bellezza, del significato della vita. Sta, al presente, lavorando su differenti aspetti dei rapporti umani, in relazione alle istituzioni, specie eteronormative, oltreché sul problema dell’ignoranza conoscitiva e i modi per porvi rimedio. Ha vinto il premio di filosofia “Viaggio a Siracusa” nel 2011.
Dal Fai è stata giudicata la “filosofa italiana dalla brillante carriera internazionale”.
Per il suo sito web: CLIC.

Oltre alle due curatrici, relatori: Remo Bodei, Nadia Urbinati, Massimo Donà, Melania Mazzucco.

Per le date e i temi degli incontri, cliccare QUI.

Miti senza tempo
Palazzo Ducale
Genova
Dal 13 gennaio al 2 marzo 2016


La nave di Teseo


Da quindici anni, cioè da quando esiste questo sito, è tradizione della sezione Cosmotaxi inaugurare l’anno con una nota dedicata a un personaggio femminile.
Per il 2016, ho scelto la figura di Elisabetta Sgarbi, scrittrice e regista. QUI il suo website.
Ha ideato e dirige dal 2000 la famosa rassegna culturale La Milanesiana, è stata direttrice editoriale della Bompiani per 25 anni fino a quando nel novembre del 2015 con la nascita della “Mondazzoli” ha deciso di andare via e fondare un nuovo marchio: La nave di Teseo, in foto il logo.
Per compagni di navigazione avrà Umberto Eco, Mario Andreose, Eugenio Lio, Anna Maria Lorusso, Edoardo Nesi, Sandro Veronesi, Furio Colombo, Sergio Claudio Perroni.
Un gesto coraggioso da parte di una donna che riassume in sé le doti di artista e manager.

Al Corriere della Sera ha dichiarato: Lascio la direzione della Bompiani in un momento di particolare ricchezza di voci, nella stagione del Premio Nobel a Svetlana Alexievich. Ma non sarei onesta se dicessi che questa mia uscita non dipende dalla cessione dei marchi Rcs alla Mondadori. Non ho nulla contro la Mondadori. Non serbo motivi di attrito con la proprietà e men che meno con il management. Credo però che questa acquisizione non sia un’iniziativa solo commerciale, ma qualcosa di molto più importante. Alcuni editori non hanno una posizione precisa sul fatto di entrare in un grande gruppo. Io sì e sarebbe lo stesso se, come dice Umberto Eco, al posto di Berlusconi ci fosse Nichi Vendola. La mia non è una battaglia ideologica e neppure politica. Non penso che la Mondadori limiti le libertà professionali o autoriali, ma ritengo che una proprietà che concentri il 35 o il 38% del mercato, in un Paese come l’Italia, crei le condizioni perché la pluralità sia a rischio. “La nave di Teseo” sarà un marchio italiano, completamente indipendente, che pubblicherà narrativa, saggistica e poesia, italiane e straniere. Pensiamo di iniziare a lavorare da gennaio in modo da proporre i primi titoli a fine aprile ed essere presenti al Salone di Torino. L’obiettivo è di proporre una cinquantina di volumi nel 2016: 25 novità e 25 di catalogo perché alcuni autori, come Eco, hanno contratti che sono scaduti.

Il nome alla casa editrice l’ha dato Umberto Eco ispirandosi a un passo delle Vite Parallele di Plutarco: “Fino ai tempi di Demetrio Falereo gli Ateniesi conservavano la nave su cui Teseo partì insieme coi giovani ostaggi, e poi ritornò salvo, una trireme. Toglievano le parti vecchie del legname e le sostituivano con altre robuste, saldamente connettendole tra loro, in modo che essa serviva di esempio anche ai filosofi quando discutevano il problema della crescenza, sostenendo alcuni che era la stessa nave, altri che non era più la stessa”.

Auguri a questo nuovo marchio che solca mari di carta mosso dalla forza di un grande combustibile qual è l’inchiostro, e che vede al timone l’intelligenza e la competenza di Elisabetta Sgarbi.


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