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Questa sezione ospita soltanto notizie d'avvenimenti e produzioni che piacciono a me.
Troppo lunga, impegnativa, certamente lacunosa e discutibile sarebbe la dichiarazione dei principii che presiedono alle scelte redazionali, sono uno scansafatiche e vi rinuncio.
Di sicuro non troveranno posto qui i poeti lineari, i pittori figurativi, il teatro di parola. Preferisco, però, che siano le notizie e le riflessioni pubblicate a disegnare da sole il profilo di quanto si propone questo spazio. Che soprattutto tiene a dire: anche gli alieni prendono il taxi.

Tutte le vie portano all’India (5)


Mentre oggi si avranno le ultime due repliche (ore 17:00 e 21:00) di “House of No More” dell’elettrico Big Art Group, si annuncia il prossimo appuntamento a “Le vie dei Festival”, rassegna della nuova scena diretta da Natalia Di Iorio, ideata e organizzata dall’Associazione Cadmo con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, e giunta quest’anno alla sua undicesima edizione.
Martedì 2, infatti, sarà la volta del Teatro Metastasio Stabile della Toscana con “Le pareti della solitudine” dall’opera di Tahar Ben Jelloun. Scene di Jaume Pensa. Musiche dal vivo di Maly Dialy Cissoko e Mirio Cosottini. Costumi: Paola Marchesin. Luci: Roberto Innocenti
Interprete: Fernando Maraghini.
Massimo Luconi, cui si deve il progetto drammaturgico e la regìa, così dice a proposito del suo lavoro:
“Le pareti della solitudine” è un romanzo/saggio scritto con un linguaggio simbolico e poetico tra il 1975 e il 1976 e frutto dell’esperienza di Ben Jelloun come psicologo in un centro di accoglienza per immigrati a Parigi. Quel che desta l’interesse di Ben Jelloun non è il lavoratore nella fabbrica o nel cantiere, ma quello stesso uomo fuori dalle ore di lavoro: la sera, la domenica, negli spazi vuoti di una città estranea.
La storia di un emigrante che vive in un baule insieme alla follia, alle paure e alle speranze, mi era entrata dentro.
Dopo alcuni studi insieme a Fernando Maraghini e dopo la lettura del testo fatta con Papa Faye in francese per la radio senegalese, ho iniziato a tirare fuori impressioni e colori con alcuni musicisti con cui spesso lavoro come Mirko Guerrini, Mirio Cosottini e Daily Maly Cissoko per costruire insieme a loro una struttura musicale evocativa e nello stesso realmente presente dentro lo spettacolo.
Ma solo dopo l’incontro a Dakar (non a caso luogo d’emigrazione) con Jaume Plensa e la sua installazione “Freud’s children” per la Biennale del 2002, ho iniziato a pensare allo spettacolo per il contenitore del Fabbricone. Dalla collaborazione con Plensa, che ha generosamente reinventato la sua installazione, e dall’alchimia di tutti questi elementi, nasce uno spettacolo che riprende e sviluppa in forma poetica, non realistica, il tema della solitudine e dell’estremo malessere nello scontro fra differenti culture
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2 e 3 novembre ore 21.00
Roma Teatro India - via Luigi Pierantoni 6, Sala B, tel: 06 – 55 300 961
In collaborazione con il Teatro di Roma
Per informazioni e prenotazioni, anche: 06 – 32 02 102 oppure 06 – 32 34 686.
Biglietti: posto unico 10 euro; ridotti 8 euro (Go Card)
L’ufficio stampa è di Simona Carlucci: 06 – 700 94 59 e 335 – 59 527 89; essecci@libero.it


Tutte le vie portano all’India (4)


Continua con successo di pubblico e consensi dei critici, “Le vie dei Festival”, rassegna di nuovo teatro diretta da Natalia Di Iorio.
Com’era prevedibile il Big Art Group del newyorchese Caden Manson - già reduce dai successi riscossi al Festival d’Automne di Parigi, al Théâtre Garonne di Tolosa, all’Hebbel Theatre di Berlino - ha entusiasmato con il suo “House of No More”: un modo virtuosamente eccessivo di fare teatro, un'indimenticabile tracciato ottico attraverso un funambolico uso delle tecnologie..
Da oggi, alla Sala A, ultime tre repliche: stasera alle 21:00 e domani doppio spettacolo, alle 17:00 e alle 21:00.
E’ piaciuto anche l’aspro spettacolo di Fiorenza Menni e Pietro Babina: “Madre e Assassina” dove i due raccontano una storia di cronaca nera mescolando la dimensione umana della presenza scenica e quella virtuale dell’immagine riprodotta.
Stasera ultima replica alle 22:00, Sala B.

Roma Teatro India - Via Luigi Pierantoni 6, 06 - 55 300 961
in collaborazione con il Teatro di Roma.
Per informazioni e prenotazioni: 06 – 32 02 102 oppure 06 – 32 34 686.
L’ufficio stampa è di Simona Carlucci: 06 – 700 94 59 e 335 – 59 527 89; essecci@libero.it


Tutte le vie portano all'India (2)


Grandissima attesa in quest’edizione 2004 de ‘Le vie dei Festival’, diretta da Natalia Di Iorio, per il Big Art Group, il più feroce, divertente, originale gruppo della nuova generazione newyorchese, guidato da Caden Manson.

House of no more, il titolo del lavoro in scena al Teatro India di Roma dal 27 al 31 ottobre in prima ed esclusiva nazionale.
La sua vertiginosa satira della società dei media mescola disinvoltamente teatro, televisione, commedia, film horror, trash tv.
Lo spettacolo, coprodotto da ‘Le vie dei festival’ insieme al Festival d’Automne di Parigi, al Théâtre Garonne di Tolosa, al Hebbel Theater di Berlino, costituisce un atteso ritorno dopo il successo incassato da Big Art Group lo scorso anno, sempre a ‘Le vie dei festival’, con "Flicker".
House of No More, è una carrellata sulla realtà, in cui la realizzazione dal vivo del video si sovrappone alla tecnologia “green screen”, a sonorità intense e a una coreografia sincopata. Big Art Group crea dinanzi al pubblico un programma televisivo inquietante, divertente e convulso, in un singolare mix d’azione dal vivo e immagine riprodotta.
Ricostruzione di un delitto e allo stesso tempo road-movie, a metà strada tra film noir e pellicola di serie B, House of No More fonde, e allo stesso tempo va oltre, teatro e cinema. Gli attori di Big Art Group vengono filmati in diretta e costruiscono una pièce in cinemascope con un gioco di corpi scomposti e ricomposti su diversi schermi come pezzi di altrettante marionette: humour caustico, kitsch al servizio di una satira sul voyeurismo televisivo.
Qualche giudizio della stampa:

- “Allegramente sovversivo. E’ l’onda del futuro.”
Time Out New York

- “L’abbagliante tecnologia di House of no more si allinea perfettamente al vertiginoso ritmo della vita moderna.”
Village Voice

- “Al confine della video tecnica.”
New York Sun

- “Lo show è crudo e sarcastico, ma resta delicato e professionale.”
Theatre Mania

- “House of no more porta il teatro nel XXI secolo: è un 3Dmovie, senza gli occhialini!”
Next Magazine

Roma, Teatro India, Via dei Pierantoni 6, ottobre: dal 27 al 31 incluso, in quest'ultima data con due spettacoli alle 17.00 e alle 21.00.
Per informazioni e prenotazioni: 06 – 32 02 102 oppure 06 – 32 34 686.
L’ufficio stampa è di Simona Carlucci: 06 – 700 94 59 e 335 – 59 527 89; essecci@libero.it


Tutte le vie portano all'India (3)


Nel cartellone proposto da Natalia Di Iorio a “Le vie del Festival” uno sguardo attento merita la coppia Fiorenza Menni / Pietro Babina impegnata in un difficile lavoro sull’ambiguità.
Lo spettacolo si chiama “Madre e Assassina” dove i due raccontano una storia di cronaca nera mescolando sapientemente la dimensione umana della presenza scenica e quella virtuale dell’immagine riprodotta.
Una curiosità, alquanto singolare:è la Compagnia a ritenere opportuno vietare la visione dello spettacolo ai minori di 16 anni.
Ritroviamo qui un filo rosso che misteriosamente accomuna la ricerca del newyorkese Big Art Group - il primo in scena a Le vie dei festival 2004 - con questo romagnolo Teatrino Clandestino.
La vicenda: una mattina di un imprecisato giorno intorno agli anni Cinquanta, Maddalena Sacer uccide i suoi due amatissimi bambini con ottanta coltellate.
Ha forse trasformato in ossessione le chiacchiere di un’amica d’infanzia, ecologista ante litteram, che le hanno insinuato il dubbio sui prezzi che le generazioni future dovranno pagare per la dilagante industrializzazione? o piuttosto é stata ferita dalla scarsa attenzione del marito? o ancora il suo é il rifiuto estremo di una vita troppo ordinata e “perfetta”?
Forse, invece, trovare una spiegazione razionale a un simile gesto é del tutto irrilevante: ciò che conta é l’atto in sé, qualcosa che sfugge a qualunque interpretazione, a qualunque regola del comportamento umano.
Dice Gianni Manzella: Madre e Assassina procede in un clima sospeso tra l’orrore della cronaca nera e una quotidianità iperrealista. Si inizia con un film, una lunga panoramica di un esterno giorno nebbioso, in viaggio con lo sguardo per aria a cieli di campagna e case di un'anonima periferia urbana. Ma subito lo schermo viene bucato, in trasparenza, da una scena teatrale, l'interno di una sala parto dove assistiamo alla nascita di una bambina. Ed ecco la famiglia che all'uscita dalla maternità sale in macchina per tornare a casa. Appare una didascalia: quattro anni dopo. Li ritroviamo seduti a tavola, in un quadretto di perfetta armonia domestica, convenzionale come il tono recitato della conversazione.
In realtà, anche queste ultime sono scene filmate, proiettate su un fondale nero che dà una credibile tridimensionalità all'azione. Le voci sono doppiate però dal vivo dagli interpreti, così da restituire all'evento la qualità essenziale del “qui e ora”. Tutta la prima parte è un succedersi di apparizioni a sorpresa, immagini di assoluta perfezione formale che slittano dall'interno domestico a un giardino verdeggiante, alla corsa immobile di una grossa automobile. Fino a riflettersi di nuovo sullo schermo, nel primo piano della protagonista Fiorenza Menni. C'é un deliberato parallelismo, istituito dall'autore e regista Pietro Babina, fra la madre che un mattino uccide i suoi due bambini e una ricerca artistica che uccide gli attori e li sostituisce con i loro fantasmi, corpi smaterializzati. Ma il gesto di Medea é lontano, piuttosto vengono in mente i ‘Giganti della montagna’ pirandelliani, i fantocci che si animano nella notte per dar vita ai sogni. Là, per raccontare la favola nera di una madre con l'ossessione del “figlio cambiato”; qui la favola ancora più nera dell'uccisione dei due bambini che traduce in gesto un incubo notturno
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Roma Teatro India - Via Luigi Pierantoni 6, sala B
dal 28 al 30 ottobre ore 22.00
in collaborazione con il Teatro di Roma
Per informazioni e prenotazioni: 06 – 32 02 102 oppure 06 – 32 34 686.
L’ufficio stampa è di Simona Carlucci:
06 – 700 94 59 e 335 – 59 527 89; essecci@libero.it


Tutte le vie portano all’India


Si svolge al Teatro India, e a Ostia, "Le vie dei Festival", rassegna ideata e organizzata dall’Associazione Cadmo con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, rassegna giunta quest’anno alla sua undicesima edizione.
Ho chiesto a Natalia Di Iorio, Direttrice del Festival, di parlarmene.
Dal 1994 a oggi Le vie dei Festival ha presentato spettacoli selezionati tra le proposte più interessanti dei festival italiani e stranieri portando a Roma - spesso per la prima volta - artisti internazionali innovatori dei linguaggi scenici che avrebbero ricevuto grandi consensi negli anni successivi. Così è stato per Handspring Puppet Company di William Kentridge, Mathilde Monnier, Eimuntas Nekrosius, Alain Platel, Teatro del Silencio, Riksteatern di Lars Noren, Enrique Vargas. Accanto ad essi Danio Manfredini, Pippo Delbono, Enzo Moscato, Spiro Scimone e Francesco Sframeli, Sandro Lombardi e Federico Tiezzi, Claudio Morganti sono solo alcuni dei molti nomi italiani che ricorrono nei cartelloni delle dieci passate edizioni.
Dopo il successo incassato nel 2003 al Teatro India con lo spettacolo Flicker, quest’anno Le vie dei Festival torna ad accogliere il newyorkese Caden Manson e il suo Big Art Group, con la nuova produzione 'House of no more', che mescola disinvoltamente teatro, televisione, commedia, film horror, trash TV.
Insieme a questo evento internazionale, coprodotto da Le vie dei Festival e presentato in prima nazionale e in esclusiva per l’Italia, Cadmo conferma la sua costante sensibilità verso i processi e gli esiti creativi della nuova scena teatrale con quattro spettacoli teatrali che riflettono gusti e curiosità di un pubblico che voglia confrontarsi con tematiche e linguaggi attuali. 'Madre e assassina', il nuovo lavoro di Teatrino Clandestino, riprende in chiave moderna e “tecnologica” uno dei temi cardine della tragedia greca mentre ne 'La Molli- Divertimento alle spalle di Joyce' Gabriele Vacis rievoca il capitolo finale dell’Ulisse affidandolo alla voce di una trentenne di oggi. La memoria di chi lavorava la terra cinquant’anni fa e la cronaca di chi la lavora nell’era della globalizzazione è al centro di 'Braccianti', di Enrico Messina e Micaela Sapienza, con uno sguardo alla cronaca, all’immaginazione e al confronto di diverse culture che è anche il tema di 'Le pareti della solitudine', spettacolo dalla forte impronta musicale che Massimo Luconi ha tratto dall’omonimo romanzo/saggio di Tahar Ben Jelloun
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Insomma un’iniziativa di gran qualità che presenta un’occasione unica per assistere a spettacoli lontani dagli stilemi dell’agonizzante teatro di tradizione, per aggiornare la storia dello sguardo e dell’ascolto.
Roma, Teatro India, Via dei Pierantoni 6.
Per informazioni e prenotazioni: 06 – 32 02 102 oppure 06 – 32 34 686.
L’ufficio stampa è di Simona Carlucci.
06 – 700 94 59 e 335 – 59 527 89; essecci@libero.it


Duelli di forchette (3)

Siamo nel periodo in cui s’affacciano in libreria le nuove edizioni delle guide enogastronomiche.
Di quale fidarsi di più?
Prosegue la piccola inchiesta di Cosmotaxi fra i palati fini.
Pongo loro due domande in una: "Qual è, se c'è, una Guida della quale ti fidi? Qual è il peggior difetto nella gestione della ristorazione in italia?"
Dopo Giancarlo Bellumori e Mauro Pedretti, è la volta del pittore, e raffinato gourmet,
Luigi Serafini
Ecco la sua risposta.
La stagione delle guide, come quella dei calendari, è un momento sempre commovente: si vedono sprigionare risorse umane da ogni parte come geyser che cercano di polarizzare l’attenzione di un pubblico in perenne transumanza tra un evento mediatico e l’altro…per una mia congenita debolezza non posso che sottrarmi all’affollamento di edicole, convegni, degustazioni e quant’altro, anche se partecipo alla lontana, da dietro la siepe, al rito stagionale. Le guide, come i vocabolari, hanno un curioso destino editoriale: sono sempre “quasi” uguali a quelle precedenti. La loro fortuna è tutta nelle dimensioni di quel “quasi”…come riusciranno allora a differenziarsi dalla precedente edizione? In un anno cosa mai è potuto accadere? Quel famoso ristorante chiuso perché sorpreso a usare il kit kat come paté o una nuova trattoria che ha aperto in periferia cucinando con tartufi cooperativi o caviale equo e solidale? A me piace la Guida Invisibile, fatta di casualità e rabdomanzia: editore ignoto, o meglio absconditus.
Il maggior difetto dell’enogastronomia è il ricarico assurdo sul bicchiere alla mescita (enoteca) e in generale sulla bottiglia (ristorante). Le conseguenze di quest’avidità miope degli osti saranno evidenti quando i giovani consumatori, diventati adulti, continueranno a bere birra…Speriamo che i produttori di vino si siano accorti del pericoloso fenomeno e comincino presto a girare per le città italiane con autobotti, per mescite dirette a un euro al bicchiere
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Vi ricordo che il pictor optimus Luigi, espone fino al 9 gennaio nella mostra curata da Omar Calabrese ‘Grandi Magazzini dell’Arte’: Siena, Palazzo delle Papesse, Centro Arte Contemporanea, Via di Città. Mostra che offre un ampio spaccato sulla produzione artistica influenzata dagli oggetti del supermercato (alimentari e non) e sulle loro confezioni. L'excursus prende le mosse dalle rappresentazioni pop e iperrealiste fino alle ricerche degli ultimi anni, segnate dal post-human e dal trash.
Orari: dalle 12:00 alle 19:00; chiuso il lunedì.


L’oscena bandana


Ben vengano le pubblicazioni che illuminano su quanto di atroce sta avvenendo in Italia.
Segnalo con gioia, e raccomando alla vostra lettura, il recente lavoro di di Peter Gomez e Marco Travaglio: “Regime”. Biagi, Santoro, Massimo Fini, Freccero, Luttazzi, Sabina Guzzanti, Paolo Rossi, tg, gr e giornali: storie di censure e bugie nell’Italia di Berlusconi.
Postfazione di Beppe Grillo
Edizioni BUR.


SchienacontroSchiena

Nulla c’entra la ginnastica in coppia, “SchienacontroSchiena” è un romanzo di Giulia Morello.
Il volume, uscito in questi giorni, costa 9.00 euro, è edito da “Le Lettere”, prefazione della cantautrice DolceNera.
Giulia Morello, è al debutto nella narrativa, ma nonostante la giovane età, 24 anni, ha già un consistente curriculum artistico che va dal video al teatro al cinema.
Ha animato, infatti, laboratori teatrali, è stata attrice in varie produzioni professionali e ha girato video. Ad esempio quello per la Giornata Internazionale contro la tortura per conto di Amnesty International; un video-documentario sul G8 di Genova, cortometraggi quali “Viaggio Gr… 300” (2001), “Daniela e i motori” (2002), e nel 2003 è stata regista del film “Con(fusione)”. Per saperne di più sul suo lavoro cliccate qui.


Paradisi del gusto

Come sanno i miei venticinque lettori, mi piace segnalare angoli enogastronomici che visito viaggiando.
Oggi è la volta di un grande luogo che non ho scoperto io perché è la più antica salumeria del mondo, non a caso tutelata come monumento storico dalle Belle Arti di Bologna: la Giuseppe Giusti di Modena, fondata nel 1605, che da quattrocento anni delizia i palati
Lì è possibile anche pranzare in una sala dove il sapientissimo “Nano” vi guiderà in un lussuoso menu di tradizione, in cucina la moglie Laura e i loro figli Cecilia e Matteo rendono indimenticabile la sosta. Ci sono stato con il pittore, incisore e gourmet Giuliano Della Casa, che a Modena vive, e abbiamo trascorso due ore fra piatti robusti e delicati a un tempo, vini gloriosi e grandi distillati. A proposito, di fronte al locale, imperdibile una visita alla Bottiglieria omonima nel seminterrato del palazzo che affianca la chiesa seicentesca di San Giorgio.
Prenotate con largo anticipo, il locale ha solo quattro tavoli (soltanto d’estate se n’aggiungono altri quattro all’esterno) e anche questo è un segnale della cura con cui sarete accolti e dell'attenzione che in cucina è riservata alle lavorazioni.
Hosteria Giusti, Viale Trento Trieste 25, telefono: 059 – 21 07 12, sito web: www.giusti1605.com.


Duelli di forchette (2)


Siamo nel periodo in cui s’affacciano in libreria le nuove edizioni delle guide enogastronomiche.
Di quale fidarsi di più?
Prosegue la piccola inchiesta di Cosmotaxi fra i palati fini.
Pongo loro due domande in una: "Qual è, se c'è, una Guida della quale ti fidi? Qual è il peggior difetto dell'enogastronomia e della gestione della ristorazione in italia?"
Dopo Giancarlo Bellumori, è la volta del performer e scrittore Mauro Pedretti. Ecco la sua risposta:
Essendo un fruitore gastronomico di bassa fascia, e quindi in quanto tale di luoghi che di solito le guide trascurano o non citano, generalmente non le seguo. Mi affido forse all’insieme di fiuto e casualità che, se cercate, possono produrre piccoli capolavori.
Il peggior difetto dei ristoratori in Italia? Penso sia la mancanza di passione nella riproposta dei piatti della tradizione e la pusillanimità nello sviluppare, a partire da questi, novità di costruzioni e accostamenti. E per chi anche ci riesce, di farlo solo per una piccola élite che può permetterselo. Insomma, per entrambi in modi diversi, l’incapacità di fare cultura.
Per i vini, la pigrizia di abbattere pregiudizi e la pessima gestione del rapporto con un pubblico di poca conoscenza tramite ovvietà e scontatezze, senza osare proposte diverse, alternative, a rischio
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Non chiamare l'idraulico


Inaugura a Roma, sabato 23 ottobre 2004 alle ore 18,30, presso la Galleria d'arte Mascherino, la mostra personale dei Matia dal titolo “Allagamenti”, a cura di Barbara Martusciello.
Laura della Gatta e Pino Giampà formano un duo artistico dal 1991 quando, contraendo il titolo di un loro intervento multimediale, Telematia, assumono il nome collettivo MATIA. Vincitori del Primo Premio Trevi Flash Art Museum nel 1996, hanno partecipato a numerose personali e collettive lavorando coerentemente tra installazione, fotografia, pittura ed elaborazioni digitali.
Barbara Martusciello così dice:
In questa loro nuova personale gli artisti propongono nuove vedute, panoramiche cromaticamente vibranti e ricche di sfumature, isole, montagne, alberi, architetture immerse nell'acqua; questi elementi, incredibilmente verosimili, sono però tutti rigorosamente costruiti tramite computer e successivamente dipinti con modifiche significative e spesso risolutive. Sulla superficie di questi quadri convivono quindi, come sempre avvenuto nella ricerca dei Matia, elaborazione pittorica "manuale" e quella ottenuta dal file stampato dal plotter sulla tela; di questa compartecipazione gli artisti confondono confini e limiti: hanno infatti un grande interesse a simulare tramite i colori acrilici il plottaggio digitale e la resa, nelle texture del 3D, di effetti pittorici veri e propri.
Fino al 23 novembre, Via del Mascherino 24, orario di apertura: dalle 16.30 alle 19.30, escluso lunedì e festivi.
Se queste informazioni non vi bastano: tel/fax 06.68803820, e-mail: mascherino@iol.it


Uva e cellulosa


Quando il conduttore di Cosmotaxi sente parlare di vino e letteratura, gioca in casa.
Ecco perché sto qui a dirvi d’un antico volume di Giovanni Battista Croce Milano (15??) – Torino 1616). Orafo, architetto, agronomo ed enologo; dopo aver ricoperto cariche pubbliche e offici di corte, nella Torino di Emanuele Filiberto di Savoia e di Carlo Emanuele I, G. B. Croce scriverà nel 1606 il trattato “Della eccellenza e diversità de i vini che nella Montagna di Torino si fanno, e del modo di farli” in cui illustra le varie metodologie di vinificazione e conservazione dei vini, osservate e ideate per le uve da lui stesso coltivate nella propria vigna sulla collina torinese.
Il volume sarà presentato il 23 e il 24 ottobre 2004 a Frassineto Po (Alessandria) nella manifestazione su vino e letteratura Libri in Porto
A pubblicarlo sono le Edizioni Seb 27. Costa 10 euro.
Se non siete, colpevolmente, interessati in prima persona alla pubblicazione, ecco un'eccellente idea-regalo per vostri amici enogastronomi.


Parole virali


Parole, pensieri, mode e modi sono contagiosi.
Lo sostiene la memetica, scienza moderna che studia i virus della mente.
Vi consiglio un viaggio sul sito www.kid-a.it dove troverete spunti, proposte e risposte a molti quesiti sulla comunicazione, sui virus che talvolta affliggono e talaltra nutrono gli scambi di pensieri, e anche di merci, di comportamenti.
Un sito, quello segnalato prima in link, che per motilità, grafica, contenuti, si distacca dall’acqua cheta che spesso allaga il web.
E’ proposto anche un concorso al quale è possibile partecipare fino al 27 ottobre 2004 inviando la parola ritenuta più contagiosa con un SMS al 335 – 57 16 266 oppure con una mail a meme@kid-a.it e vincere ogni giorno libri Mondadori e prodotti Symantec.


Luci nella notte


La casa editrice Nottetempo, ha ottenuto di recente meritati riconoscimenti alla Fiera del Libro di Francoforte e alla Fiera della Piccola Editoria di Belgioioso
In questo sito mi sono già occupato di Nottetempo in un incontro con Ginevra Bompiani, torno volentieri oggi a parlarne per segnalare alcune novità che l’Editrice presenta in questi giorni.
L’11 novembre sarà distribuito nelle librerie “Genius” di Giorgio Agamben, collana “i sassi”. Dopo ‘Il giorno del Giudizio’, questo secondo sasso di Agamben, è un’indagine sul principio più intimo e impersonale della nostra esistenza, quel dio che i latini chiamavano Genio, che governa i nostri capricci e i nostri rossori.
Maria Pace Ottieni con “Abbandonami”, scrive la storia di un matrimonio impossibile, una descrizione comica e rabbiosa di eventi minimi, ma anche di scene eccessive e avventure oniriche fra due esseri non comuni.
E’ di Paolo Morelli “Vademecum per perdersi in montagna”, uscito nella collana ‘narrativa’. Un “antimanuale”, molto divertente, per vagabondi della montagna che vivono la loro passione lontano dalle strade battute.
Il nostro Presidente del Consiglio dei Sinistri – che mai è andato ad una celebrazione del 25 aprile – un giorno disse che forse avrebbe invitato (ad Arcore? In pizzeria?, non si conoscono quelle intenzioni) il padre dei fratelli Cervi. Qualcuno pietosamente gli fece notare che l’incontro non poteva avvenire, a meno che il Cavaliere non fosse disposto a trasferirsi nell’aldilà.
Chi incontrò, invece, quel personaggio cui i tedeschi avevano fucilato i suoi sette figli, fu Luigi Einaudi. Ed ora in libreria c’è la cronaca di quel memorabile incontro fra un giurista e un contadino: Luigi Einaudi “Il padre dei fratelli Cervi”.
“Forse una delle più belle pagine, anche da un punto di vista poetico, che si possano leggere”, così disse Carlo Levi.
Il sito dell’Editrice: www.edizioninottetempo.it


Duelli di forchette


Siamo nel periodo in cui s’affacciano in libreria le nuove edizioni delle guide enogastronomiche.
Di quale fidarsi di più?
Comincia da oggi una piccola inchiesta di Cosmotaxi fra esperti del settore.
Si apre con Giancarlo Bellumori, uomo pacifico e saldo a un tempo, fornito di elegante pensiero.
Da sempre gourmet, tra i primi ad aderire in Italia alla filosofia dello slow food, dirigente di alto livello aziendale alla Rai, una volta andato anticipatamente in pensione, per tre anni ha svolto un'attività commerciale nel campo della ristorazione, impegnandosi a fare, come ama dire: “Proprio tutto quel che serve: dall'amministrazione al servire ai tavoli, dalla cura della cantina agli acquisti, dal pelare patate al pulire piatti e bicchieri”.
Capace di scatti e traversate, ma sostanzialmente pigro, ha lasciato poi quella stressante attività per dedicarsi ai tanti suoi interessi che vanno, ad esempio, dalle arti visive ai viaggi,
all’enogastronomia, manco a dirlo.
Questo piccolo giro di opinioni mi vede rivolgere agli intervistati due domande in una.
Di quale guida fidarsi? E qual è a tuo avviso il peggior difetto dell’enogastronomia italiana?
Giancarlo Bellumori così mi ha risposto:
Nonostante tutto, considero come la più affidabile la Guida dell'Espresso: l'impostazione complessiva e la solidità della struttura consentono, leggendola con attenzione, di poter capire quando c'è corrispondenza con la realtà e quando no.
Circa la seconda domanda, ti dirò che in assoluto, ritengo un difetto della nostra enogastrnomia la mancanza di equilibrio tra le varie componenti dell'offerta.
Mi spiego: se si va al ristorante, si vuole a) mangiare bene, b) bere bene, e c) stare in un ambiente gradevole (come servizio e locale). Quasi impossibile trovare un armonico mix tra queste tre componenti. Entri in un locale gradevole, sei ben accolto, mangi bene, ma... vini terribili, serviti malissimo; oppure, mangi bene, buona scelta di vini, ma atmosfera fredda, camerieri antipatici, eccetera; oppure: padrone affabile e simpatico, atmosfera gradevolissima, bei vini serviti con cura e attenzione, ma… cibo a livello di mensa aziendale.
Preferisco un locale, quale ne sia il livello e la natura (alta ristorazione, trattoria, enoteca, ecc.) in cui le tre componenti, pur senza punte di eccellenza, siano armoniche tra loro ad un locale in cui due componenti siano ai vertici, ma la terza… faccia acqua
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Il calcio nel buio


E’ in libreria “La notte del calcio” di Corrado Sannucci.
Il volume è pubblicato da Editrice Zona guidata da Piero Cademartori e Silvia Tessitore.
Pubblicazione tempestiva quant'altre mai per le urgenze sociali e morali suscitate da cronache che spesso leggiamo nelle rubriche dello sport e che, invece, andrebbero dislocate in altre parti dell’informazione stampata, radiotelevisiva e web, cioè in quelle del malaffare.
Corrado Sannucci, giornalista, 54 anni, segue per il quotidiano “la Repubblica” i maggiori eventi sportivi nazionali e internazionali. Nel ’99 ha pubblicato “Lotta continua, gli uomini dopo”. Sceneggiatore e cantautore, collabora da tempo con Giovanna Marini.
In questo suo recente lavoro lancia un duro, esplicito atto d’accusa contro il crollo etico del mondo del pallone e il suo attuale potere diseducativo. E lancia anche una speranza, cioè che violenza, razzismo, antisemitismo, truffe contabili, avidità, corruzione, ricchezze e sperperi indecenti non spengano la luce di chi il calcio lo ama per davvero.
Il volume (160 pagine) costa 15.00 euro; i proventi saranno interamente devoluti a Libera che, voluta da don Ciotti, propone associazioni, nomi e numeri contro le mafie. In favore di una battaglia di legalità, anche nel calcio.


Videoclip


La casa editrice Meltemi, nata a Roma nel 1994, continua a mappare, con pubblicazioni di gran qualità, vie e tendenze della comunicazione nel nostro tempo, dai performing media alla fashion theory, dalla nuova spettacolarità alla nuova linguistica. Consultate il suo catalogo on line e vedrete scorrere titoli e autori di grandissimo interesse.
Oggi presento una recente pubblicazione, “Il videoclip”, sottotitolo: strategie e figure di una forma breve. Autore: Paolo Peverini, dottore di ricerca in Scienze della comunicazione. Svolge attività didattica all’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Si occupa di semiotica del testo audiovisivo. Affianca al lavoro di ricerca l’attività d’ideazione e produzione di format audiovisivi.
“Il videoclip” non è soltanto per gli addetti ai lavori in campo cinematografico, televisivo e musicale, ma anche per tutti quelli che sono interessati allo studio dei nuovi media, dell’interlinguaggio.
Ottimo libro sulle forme brevi, qui studiate in chiave sociosemiotica, 188 pagine per 17 euro assolutamente ben spesi.
Ho chiesto a Paolo Peverini un flash su questo suo lavoro sui videoclip. Così ha risposto:
Durano poco più di tre minuti, costano un sacco di soldi, dopo qualche settimana vengono inesorabilmente eliminati dal palinsesto…le premesse per affezionarsi a una forma breve come il videoclip ci sono tutte! A parte il legame affettivo con un fenomeno televisivo e di costume che ha segnato innegabilmente l’immaginario della mia generazione “Il Videoclip. Strategie e figure di una forma breve” nasce anche con lo scopo di andare oltre il blablabla di tanti critici cinematografici/musicali e perciò fa affidamento sugli strumenti semiotici. Per fare luce sull’alternanza apparentemente caotica di suoni/immagini ho esplorato le strategie del ritmo e le figure del montaggio seguendo una pista precisa: l’efficacia seduttiva dei video musicali sta tutta nella capacità di costringere il soggetto a prendere in carico sul proprio corpo un ritmo travolgente, nell’armonia disarmante con cui i battiti e le pulsioni del nostro sentire individuale si accordano a brevi sequenze audiovisive. E la star musicale? Oggetto del desiderio e strumento promozionale per eccellenza dell’industria discografica, il performer si adegua all’etica 'reality' e riconfigura il rapporto di fiducia con il proprio pubblico offrendosi non più come corpo patinato, ma come figura visibilmente contraffatta, tanto più ‘autentica’ e credibile quanto più esplicita nel mostrare sulla propria pelle i segni della sua stessa costruzione.


Shoà


Mentre a Roma fa felici passi avanti la progettazione di un museo multimediale sulla Shoà (la regìa potrebbe essere, di Spielberg che s’è detto interessato al progetto) da far nascere in prossimità di Villa Torlonia, segnalo una presentazione libraria sullo stesso tema.
Lunedì 18 0ttobre ore 19.00, a Roma, alla Libreria ‘Notebook’, Auditorium Parco della Musica, Viale Pietro De Coubertin 30: “Racconti della Shoà” di Fulvio Giannetti con illustrazioni di Georges de Canino.
Interverranno: Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma; Alessandro Portelli, Consigliere del Sindaco di Roma per le tematiche relative alla valorizzazione del patrimonio della memoria; Anna Foa, Associato di Storia Moderna presso l'Università "La Sapienza" di Roma; Francesco Saverio Trincia, Ordinario di Storia della Filosofia Contemporanea presso l'Università "La Sapienza" della Capitale.
Il libro è stato pubblicato da Pericle Tangerine.
Entrando nelle pagine di questo sito potrete partecipare ai dibattiti del forum, essere aggiornati sul catalogo, sulle prossime uscite, sulle attività della casa editrice, acquistare i volumi on-line.
La Shoà non è ricordata quanto si dovrebbe dalle nostre istituzioni e, peggio ancora, dalla nostra scuola (dalle elementari all’Università). Dall’avvento della Moratti, poi, le cose sono anche peggiorate. Ben venga, dunque, il museo di cui ho detto in apertura di questa nota e anche un nuovo libro sull’argomento, perciò si renda merito all’autore e all’Editrice che lo ha pubblicato.
Ciò detto, mi auguro che sempre meno donne e uomini varchino la soglia delle sinagoghe, e anche delle chiese cristiane, delle moschee, e templi d’altre religioni (specie monoteiste), perché, come diceva Shopenauer: “Le religioni sono come le lucciole: per brillare hanno bisogno del buio”.


Come mente Mentana


Edizione serale del Tg5 di giovedì 14 ottobre, il direttore Mentana conduce in video e snocciola funerali, processi a satanisti, jeans a vita bassa e altri servizi.
Manca solo un’informazione che il giorno dopo sarà su tutte le prime pagine, pubblicata da alcuni con gioia e da altri con sofferenza.
E’ la notizia che la UE ha bocciato le norme sul falso in bilancio approvate dal governo Berlusconi a settembre 2001.
Per Mentana questa non è una notizia da dare ai telespettatori.
Anzi, non è neanche una notizia.
Se la cosa gli è sfuggita è un cattivo giornalista, se l’ha fatto apposta è un cattivo giornalista: scelga direttore!


Cric Point


Lo scrittore Alberto Scarponi, direttore dell’interessante rivista telematica Mu, mi segnala una serie di presentazioni in corso a Roma: 10 riviste di cultura x 10 incontri dedicati ai temi che ne caratterizzano l’impegno nella discussione delle idee e nella scrittura
E’ questa l’iniziativa che nell’intero mese di ottobre, alla libreria Ready Bookstore di via Cavour 255, in Roma, a pochi passi dal Colosseo (non ancora in vendita come vuole qualche leghista), è stata ideata dal CRIC – Coordinamento Riviste Italiane di Cultura.
Dopo “Confronti”, “Passages”, “Sapere”, già presentate nei giorni scorsi al pubblico, sarà la volta, venerdì 15, alle 18:15, di “Semicerchio”.
Seguiranno:
Sabato 16: Esodo
Martedì 19: Il caffè illustrato
Giovedì 21: Primapersona
Venerdì 22: Alternative
Lunedì 25: I libri del Cric
Martedì 26: Il gabellino
Giovedì 28: Lettera internazionale
Per maggiori informazioni, potete rivolgervi agli assennatissimi responsabili: Rosario Garra (338 – 96 70 432) e Fabio Ciccaglioni (06 – 48 82 821).


Gli amici del Boss


Inaugurata con qualche parapiglia la mostra romana di Oliviero Toscani “Proibito pensare: le facce della repressione a Cuba”, organizzata con l’Associazione Nessuno tocchi Caino.
Le foto sono prese da Internet – ha detto Toscani – perché il governo cubano non ci ha fatto fotografare i 75 attivisti arrestati un anno fa.
E condannati, ricordo io, a pesanti pene detentive dopo processi farsa. Lì i magistrati eseguono quello che gli ordina il boss con scatto da centometristi.
Poiché la madre dei cretini è sempre incinta, l’inaugurazione della mostra è stata contestata da certuni dell’Ass. Amicizia Italia-Cuba.
Ecco un altro buon motivo per visitare quell'esposizione: Roma, Borghetto Flaminio, in Piazzale della Marina 32.


Foto eloquenti


Oggi a pag. 3 di Repubblica campeggia la foto di Rocco Buttiglione che tiene aperto tra le mani un volume intitolato "l'ABC dell'Europa".
Il suo sguardo, però, fissa un punto lontano dal libro. Ecco, mai è arrivato alla lettera D.
Alla lettera E come Europa, poi, neanche a pensarci.


Una libreria di Millepiani


Settimane fa, segnalai il debutto in Tv (mercoledì, ore 22:00, su Cult, Sky, canale 142) di “Millepiani”, trasmissione su libri, autori, editori, lettori, di Nanni Balestrini e Maria Teresa Carbone.
Il programma s’avvale di una presentazione ragionata e veloce al tempo stesso, tutta affidata a servizi, senza presentatori in video, su temi che riguardano scritture, letture, e le loro consonanze con il nostro tempo anche aldilà delle pagine stampate.
Ora “Millepiani” presenta una novità: per chi non potesse assistere alla puntata del mercoledì sera (cene, riunioni, sesso, poker, e altri 'mpicci), c’è una replica, sullo stesso canale, il giorno successivo, giovedì alle 10:00.
Come dice signora?... non può nemmeno il giovedì?… ma in che cosa sarà tanto indaffarata lei!... comunque, don’t panic please! All'interno di Area Cult, il magazine audiovisivo di cultnetworkitalia.com, sono disponibili in streaming gli estratti delle puntate di Millepiani andate in onda fino ad oggi. Ora spero che almeno il tempo di cliccare su Area Cult lo trovi!
La puntata di domani, mercoledì 13, sarà uno Speciale interamente dedicato al “Festival delle Letterature” di Massenzio tenutosi – per il terzo anno consecutivo – nel maggio scorso, organizzato dal Comune di Roma con la impeccabile direzione artistica di Maria Ida Gaeta.
Parteciperanno al programma anche note attrici che leggeranno pagine
di autori italiani e stranieri; vedremo, ad esempio, Margherita Buy, Valeria Golino, e
Licia Maglietta. Quest’ultima è stata ripresa prima dell’uscita del film “Nel mio amore“ e, quindi, non la vedrete in lacrime per avere accettato il copione propostole da Susanna Tamaro, lacrime che, come ho scritto giorni fa, credo che irrorino il bel volto di questa attrice da me stimatissima nonostante questo recente, imperdonabile, errore.


Magazzini e Papesse


Luigi Serafini, una delle presenze più lussuose delle arti visive italiane, espone "I' am an eggcentric" alla mostra ‘Grandi Magazzini dell’Arte’: Siena, Palazzo delle Papesse, Centro Arte Contemporanea, Via di Città 126, chiusura il 9 gennaio 2005.
Molti i successi di Luigi Serafini riscossi alla Biennale, e in tante mostre italiane e straniere; memorabile il suo “Codex Seraphianus” di cui ha scritto Nicola Gaiarin: Ho l’impressione che Italo Calvino in fondo fosse un po’ invidioso di chi con l’arabesco di un disegno riesce a creare un mondo. Forse il libro definitivo di Calvino è quello che si legge in filigrana nei disegni di Luigi Serafini e nei suoi occhi-pesce che sbirciano affiorando alla superficie della pagina o negli arabeschi delle scritture inventate dall'artista: alfabeto vivente che non vuole dire nulla e si assorbe nel segno puro.
A proposito, se passate per Napoli, non perdetevi le decorazioni pavimentali del suo “Paradiso pedestre” alla Stazione Materdei, Linea 1 della metropolitana collinare.
La mostra senese, curata da Omar Calabrese, offre un ampio spaccato sulla produzione artistica influenzata dagli oggetti del supermercato (alimentari e non) e sulle loro confezioni. L'excursus prende le mosse dalle rappresentazioni pop e iperrealiste fino alle ricerche degli ultimi anni, segnate dal post-human e dal trash.
Orari: dalle 12:00 alle 19:00; chiuso il lunedì, come accade in Italia a tutti i musei e ai negozi di barbiere.


Cyberpensieri


“Si è disposti a non associare l’idea di tecnologia solo alle macchine ma a pensarla come un’estensione del corpo e della mente?”, così si chiede Carlo Infante.
Da anni apprezzo il valore delle sue intuizioni e delle sue teorie che ne fanno uno dei più acuti cyberpensatori di cui disponiamo in Italia.
Dal suo computer è uscito ora un nuovo libro: “Performing Media”, sottotitolo: ‘la nuova spettacolarità della comunicazione interattiva e mobile’.
E’ edito da Novecento::libri, casa editrice che si segnala per un catalogo importante e birichino a un tempo, v’invito a visitarlo.
Ai primi 100 che acquistano il volume sarà inviata una copia della rivista “My Media”; punti focali della rivista sono: l'ipermedialità e le nuove tecnologie, la didattica multimediale, le interfacce uomo-macchina, il design della comunicazione, i rapporti tra arti e new-media.
È attraverso l’uso creativo ed inventivo della comunicazione interattiva – è detto nel quarto di copertina del libro di Carlo Infante – nella ricerca di un approccio sempre più amichevole e coinvolgente con le reti, che la società potrà entrare in relazione con le potenzialità del digitale, emancipandolo dagli automatici esercizi di stile tecnocratico.
In questo contesto si connota l’idea di 'Performing Media': strategia culturale che vuole interpretare le nuove tecnologie della comunicazione come opportunità evolutiva.
'Performing Media' è progettazione di contenuti e tattiche relazionali per i sistemi multipiattaforme in cui convergono diversi media: telefonia mobile, internet, le trasmissioni satellitari e il broadcast radio-TV.
'Performing Media' è creazione di eventi spettacolari che mettano in relazione il territorio, dalle piazze ai musei alle biblioteche, concertando i nuovi media interattivi con regie performative che ne esaltino l’impatto sensoriale e cognitivo.
'Performing Media' è strategia educativa oltre l’ambito scolastico, per promuovere una formazione connessa alle forme di cittadinanza digitale, sperimentando le condizioni per un rapporto ludico-creativo con le reti, magari Wi-Fi (wireless, senza tanti cavi)
.


La buona uscita


Vi segnalo un’Associazione, nata nel 1996, che da anni si batte per un fine civilissimo: favorire la nascita di un Progetto di Legge per regolamentare l'eutanasia nel nostro paese.
Il nome dell’Associazione può suonare un po’ buffo visto quanto si propone, eppure è un nome tanto eloquente quanto giusto: Exit.
“Se noi abbiamo un diritto alla vita, abbiamo anche un diritto alla morte” – scriveva Indro Montanelli – “Sta a noi, deve essere riconosciuto a noi, il diritto di scegliere il quando e il come della nostra morte”.
Sito web: www.exit-italia.it, sede in Corso Monte Cucco 144, 00141 Torino, tel 011 – 77 07 126 e 330 – 51 27 12.
Che cosa ne penso? Da anni ho aderito a quell’Associazione.



La cantina di Avicenna


E’ in libreria “La Luna di Malcontenta”, il più recente lavoro di Giampaolo Rugarli.
Per una scheda sul libro: Marsilio.
C’è chi sostiene che un libro di valore ha sempre una continuità tra la frase iniziale e quella finale. Qui vi dico come stanno messe le cose. L'inizio: “Le sere d’estate tornavo a Fusina, a guardare la luna”. La fine: “In una notte illune, il Qualcuno delle galassie lontane mi avvertirà che è giunto il momento del mio personale big bang, mi spiegherà tutto quello che non ho saputo capire”.
Che ne dite?
Ho chiesto a Giampaolo un flash per Cosmotaxi sul suo lavoro. Così mi ha risposto:
Caro Armando, Credo di essere anzi tutto un autore di teatro: ho pubblicato, come sai, cinque commedie e un lungo monologo: “L’orrore che mi hai dato”; “In un vapore d’oro”; “Ultime notizie dall’Acheronte”; “Olevano, la patria romantica”, tutte presso Marsilio, e “Il cavaliere e la vendita della saggezza” presso Guida – il monologo si intitola “Il sorriso delle mie labbra” ed è stato proposto dal periodico ‘L’ozio letterario e d’arte’ editore Facchin.
Altri testi, forse i più belli, sono rimasti inediti per mia scelta: il teatro non è fatto per essere letto, ma per essere rappresentato, e io la felicità della rappresentazione l’ho conosciuta non più di un paio di volte.
Cerco di rifarmi con la narrativa e scrivo romanzi quasi sempre d’impianto teatrale. Così è certamente nella “Luna di Malcontenta”: un vecchio magazziniere si adatta al ruolo di confidente di una fanciulla irrequieta, e da questa viene sedotto. La scena si sposta dalla stanza da letto alla cantina di Avicenna, una piccola casa editrice, dove si procede alla distruzione dei libri. Già. Perché il macero è l’autentico epilogo del libro, come ben sa la proprietaria di quella casa editrice che dispensa battute al vetriolo. Alla fine restano la pietà per la caducità della cose umane, e la speranza che Qualcuno, nascosto tra le galassie lontane, di quella caducità offra una spiegazione
.



Gli amori di una bionda


Pedavena, la più vecchia fabbrica di birra d'Italia, corre il rischio di chiudere.
Il conduttore di Cosmotaxi quando sente che sta per sparire un luogo di produzione o consumo alcolico, s’innervosisce parecchio. Che sta succedendo alla Pedavena?
“Oltre cento anni di storia hanno accompagnato lo sviluppo di questa struttura e con lei la comunità che attorno ruotava è cresciuta, si è sviluppata, si è arricchita, non solo in termini economici, e ha vissuto una crescita importante. In questi giorni è di dominio comune che la proprietà (la solita "multinazionale") ha deciso per la dismissione dell'attività produttiva nel sito pedavenese. I motivi adotti, sono delle non meglio specificate scelte strategiche” – scrive Stefano De Carli, e così prosegue – “La fabbrica di Pedavena è sempre stata un punto di riferimento per l'intero gruppo Heineken Italia; qui si sono formati birrai e tecnici che poi hanno portato il mestiere di fare birra nelle altre unità del gruppo, qui sono state create e messe a punto quasi tutte le ricette delle birre presenti sul mercato e distribuite sotto i vari marchi di proprietà Heineken”
Il prossimo 11 ottobre ci sarà un incontro presso l'Assolombarda a
Milano, per tentare di trovare un'alternativa alla chiusura.
Da sabato 2 ottobre è possibile aderire alla petizione contro la
chiusura della birreria di Pedavena anche su internet, al seguente
sito: http://www.birreriapedavena.info/sostienici.asp
Dal canto mio, insieme con altri amici di Roma, fino a quando non avremo rassicurazioni sull'argomento, ci asterremo dal bere birra Heineken e, considerando quanto ne bevevamo, per quel gruppo industriale sarà un duro colpo.


Mai fidanzarsi con Allah


“Le fidanzate di Allah”, è questo il titolo - sottotitolo: ‘volti e destini delle kamikaze cecene’ - di un libro di Julija Juzik pubblicato (176 pagine, 15.00 euro) di recente dall’ottima editrice Manifestolibri.
L’autrice, giornalista russa, ha ventitre anni. E’ nata a Rostov sul Don. Ha scritto per la Komsomol’skaja Prava. Oggi scrive per Newsweek.
“Io scrivo di donne… kamikaze, che fanno saltare in aria il mio paese. Vi voglio raccontare chi sono. Voglio che conosciate ognuna di loro di persona. Che sappiate come e perché si fa saltare in aria”.
La Juzik ha trascorso un anno in Cecenia per ricostruire queste vite, raccogliendo granelli di verità per capire un fenomeno che era del tutto estraneo alla storia e alla cultura del Caucaso, ma anche il segreto racchiuso nella vicenda di ognuna di quelle donne.
“Una verità - scrive l’autrice - c’è sempre. Bisogna solo trovarla. E’ da qualche parte, tra le propagande: quella dei ceceni e quella dei nostri servizi segreti. Queste donne si sono fatte saltare in aria per un’idea? Per un uomo? O forse perché non avevano scelta?".
Il libro esplora sentimenti e ragioni di un atto estremo, terrificante per chi lo agisce e per chi lo subisce.
Modesta mia proposta per prevenire. E’ rivolta alle donne non solo cecene, ma di tutti i paesi: mai fidanzarsi con i monoteisti! Non è che con gli altri è sicuro che vada meglio, però, forse, sottolineo forse, si corrono meno rischi.
A proposito, dico alle eventuali interessate: sono ateo.


Plastica Mente


E’ antropologa, è docente presso l'Università degli studi della Calabria, è donna di grande fascino intellettuale e non solo intellettuale, ha pubblicato di recente due saggi caratterizzati dalla sua scrittura dotta e giocosa che fa di lei nel campo dell’antropologia italiana un esempio unico, è
Paola De Sanctis Ricciardone.
Su “Psiche”, storica rivista della Società Psicoanalitica Italiana, è comparso un suo scritto intitolato “La scomparsa del Purgatorio”. Ve ne presento un trailer:
Sulla copertina di questo numero di Psiche l'immagine stravolta di una scritta stradale contiene una frase allo stesso tempo reale e astrusa: "Se prohibe a los materialistas estacionar en lo absoluto" (È assolutamente proibito sostare ai trasportatori). Ad una traduzione letterale suonerebbe press'a poco: "È proibito ai materialisti soggiornare nell'assoluto". Come spesso accade nei giochi di parole, si allude ad una ambiguità profonda.
Per leggere l’intero saggio, cliccate su Psiche.
Altro scritto è comparso su Antropologia Museale.
Su questa testata, dal nome assai severo e ricco d’interventi intelligenti, Paola De Sanctis Ricciardone ha scritto “Le materie in maschera”. Storia della plastica tra spinta alla mimesi e strategie del design, fino al suo ruolo pervasivo nel mondo della produzione e del consumo che negli ultimi decenni ha generato serie perplessità riguardo alla sua “correttezza” politica ed ideologica.


Da evitare


Susanna Tamaro, pur essendo cattolica, non conosce pietas cristiana.
Non contenta, infatti, d’avvilire i lettori delle sue storie su carta, mo’ s’è piantata dietro la macchina da presa e sono guai per chi capita davanti allo schermo dove si proietta “Nel mio amore”, prima – e speriamo ultima – fatica cinematografica della scrittrice.
Un vero patimento per gli spettatori che soffrono pene da inferno, così come si chiama il racconto, “Inferno” appunto, dal quale è tratto il film. Racconto contenuto nel libro della Tamaro intitolato “Rispondimi”, titolo temerario perché, se presa in parola, la poverina potrebbe ascoltare più di una rispostaccia, di cui lascio alla vostra fantasia i contenuti.
Il film (mi riferisco al fatto che è stampato su pellicola) ha un’aria tristanzuola e anche vagamente iettatoria: morte d’un marito per infarto (ma che gli fosse venuto leggendo “Và dove ti porta il cuore”?), figlio che muore investito accidentalmente dal padre… accidenti papà, ma chi ti ha dato la patente!
Mi dispiace che l’ottima attrice Licia Maglietta, probabilmente in un momento di defaillance mentale, abbia accettato il copione. Un errore sul quale, credo, ben rifletterà per evitarne di consimili in futuro. Lo spero per lei. E per tutti quelli, e siamo tanti, che la stimano.


Da vedere


Domani, Sabato 2 Ottobre, a Napoli, all’Institut Française alle ore 19:30, nel corso della VII Videorassegna del cortometraggio 'O Curt (devo tradurre?... no, eh?) sarà proiettato
Il video più premiato nella Rete nel 2003: “La camera chiara”.
Otto minuti d’immagini bellissime, lontane da trame e ‘mpicci consimili, un autentico corto che dimostra come si possa costruire un piccolo capolavoro in 480 secondi.
Se non abitate a Napoli, o comunque desideriate vederlo a casa vostra, cliccate sul sito del suo autore, filmmaker e videopittore, Antonello Matarazzo.
Altri suoi lavori, biografia, dichiarazioni di poetica, con un solo colpo di mouse su Nadir.


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