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Questa sezione ospita soltanto notizie d'avvenimenti e produzioni che piacciono a me.
Troppo lunga, impegnativa, certamente lacunosa e discutibile sarebbe la dichiarazione dei principii che presiedono alle scelte redazionali, sono uno scansafatiche e vi rinuncio.
Di sicuro non troveranno posto qui i poeti lineari, i pittori figurativi, il teatro di parola. Preferisco, però, che siano le notizie e le riflessioni pubblicate a disegnare da sole il profilo di quanto si propone questo spazio. Che soprattutto tiene a dire: anche gli alieni prendono il taxi.

Un viaggio fino a Messina


Ci sono due cose che mai segnalo in Cosmotaxi: poesia lineare e blogs.
Troppi poeti e troppi bloggisti, la qualità dei primi e dei secondi, vista la leva di massa, è spesso oltre il limite dell’orrore consentito.
Un mio amico, critico letterario, afflitto dai tanti librini di poeti, ha trovato un originale modo per difendersi, dice ai versificatori: “Mi occupo solo dei poeti defunti, regolatevi”.
Si dirà: puoi scegliere. E’ una parola! Significherebbe autorizzare l’invio di alquante quintalate di cellulosa e mail, tanto da non dover occuparmi d’altro che di “scegliere”.
Non ci penso neppure. Da qui, quindi, una decisione di saggezza salomonica: niente per nessuno.
Ma è pur vero che in testa a questa sezione mai ho detto che non m’occuperò di blogs (lo sto dicendo ora), quindi è giusto che per una volta io lo faccia.
Insomma, ecco l’eccezione che non solo conferma l’aurea regola prima enunciata, ma che è anche la prima ed ultima che pratico.
In verità, lo faccio lietamente perché è uno di quei pochissimi blog che merita d’essere visitato (“Fosforo” n’è il promettente nome che mantiene le promesse), la griffe è di tutto rispetto, si tratta di SM, in arte Sergio Messina, musicus optimus (ha ricevuto lodi perfino da Frank Zappa), che di quel blog è il gestore. O tenutario, fate un po’ voi.
A proposito, se vi chiamate Messina, correte da SM perché lancia un singolare appello onomastico che vi riguarda.
Troverete, inoltre, notizie e commenti sul mondo della comunicazione, del cyberpensiero, e, naturalmente, della musica; il tutto scritto in modo divertito e pungente.
Oltre ai lettori a caccia di buoni angoli della Rete, consiglio il blog di Sergio Messina a chi lavorando nelle radio, nelle televisioni, nella stampa, nel web, lì troverà news, statistiche e commenti assai interessanti.
Per visitare, salutare, replicare, insultare, congratularsi: www.radiogladio.it/fosforo.


Manuale di combattimento


Sirena – sottotitolo: ‘mezzo pesante in movimento’ – è un manuale di combattimento. Racconta della storia di Barbara Garlaschelli, scrittrice, che, nel 1981 a sedici anni, dopo un tuffo in mare, si è lesionata la quinta vertebra cervicale e, da allora, vive su una sedia a rotelle. Nei successivi dieci mesi da quel tuffo, il ricovero prima in ospedale e poi in un centro di riabilitazione fisioterapico. Sirena è la storia di quei dieci mesi: la paura, il dolore, la solidarietà, l'amore raccontati con ironia e senza inibizioni. Una storia "privata" che diventa una storia "collettiva".
L’autrice, parla con naturalezza di sofferenza, ma non risparmia le battute e ironizza su tutto, spesso anche su se stessa; le pagine – fedeli al titolo – scorrono anche fra le trame della sensualità. Perché mai si smette di essere corpo seppure una parte di esso sembra non rispondere più.
Il libro, ha una cifra letteraria che va aldilà della cronaca di una dolorosa esperienza, ed è uno dei titoli che marca un passaggio di lingua e stile nell’opera di Barbara Garlaschelli.

Barbara Garlaschelli, “Sirena”, 144 pagine, 10 euro, editore: Salani


Schermi d'Oriente (1)


Si è concluso a Roma il Festival “AsiaticaFilmMediale”, giunto alla sua quinta edizione.
Al timone: Italo Spinelli.
In un’epoca in cui la parola multimediale è troppo spesso usata, ecco, invece, una figura, quella di Spinelli, che tale appellativo se lo merita tutto.
Le sue realizzazioni, infatti, spaziano dal teatro al cinema, dal video all’editoria, dalle arti visive alla saggistica. Sicché la parola “regista” – pur primaria e, quindi, corretta e ben registrata all’Enpals – in qualche modo direi che gli va stretta.
Per saperne di più cliccate sulla sua biofilmografia.
In quella nota non troverete alcune cose che qui segnalo: una regìa di “Creditori” di Strindberg con interpreti Carlo Cecchi, Paolo Graziosi e Anna Bonaiuto; il volume “Indian summer” da lui curato per le Edizioni Olivares; è stato socio fondatore di Warburg Italia; ha collaborato con l’Enciclopedia Treccani per la voce: “Cinema Indiano”; s’è avvalso della sua regìa un importante spettacolo del 2003 che, è stato replicato nel marzo di quest’anno: “Repubblica”, da Platone, con Paolo Graziosi, scene e costumi di Elisabetta Di Pisa. Insegna attualmente teatro all’Università di Siena.
E poiché, come vedete, del tempo gliene avanza, eccolo alla direzione artistica di AsiaticaFilmMediale, felicemente giunto quest’anno, come dicevo in apertura, alla quinta edizione con il sostegno del Ministero dei Beni Culturali, della Provincia di Roma, del Comune di Roma, dell’Associazione Mnemosyne.
Il Festival, oltre che da Italo Spinelli è stato realizzato da Giuliana La Volpe, Sebastian Schadhauser, Riccardo Ciancarelli, Isabella Spinelli.


Schermi d'Oriente (2)


Non è un caso che il Festival si sia aperto il 20 novembre ‘Giornata mondiale per i diritti dei bambini’, perciò Asiaticafilmmediale, in collaborazione con l’Unicef, ha dedicato il primo giorno della rassegna al tema della condizione dei bambini in Asia.
Rita Briguglia ha spiegato i motivi per cui l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma ha sostenuto questa quinta edizione d’incontri con il cinema asiatico: Noi lo riteniamo un festival importantissimo – ha detto – anche perché consideriamo l’Asia il futuro. E’ un continente ricco di talenti ed ha un grandissimo potenziale, ci sembrava giusto far conoscere ai romani il nuovo cinema asiatico. Dalla conoscenza nascono la comprensione e rispetto. Il rispetto è vita, anche per questo ci siamo battuti per mantenere l’ingresso gratuito affinché fosse favorito l’accesso a questa particolare conoscenza.
Tantissimi i film presentati, evito di citarli perché altrimenti affollerei questa nota con una serie di titoli e nomi di registi da rendere dissuasiva ogni lettura. Il Festival si è avvalso anche della presenza di alcuni autori che hanno spiegato al pubblico aspetti delle condizioni (spesso difficilissime) e delle modalità di produzione dei loro paesi.
AsiaticaFilmMediale non ha solo il merito di aver presentato opere che mai, purtroppo, avremo la possibilità di vedere nei normali circuiti, ma ha anche quello di aver illustrato aspetti politici di quelle terre di cui sappiamo troppo poco; a questo proposito mi piace ricordare due ottime presenze italiane con documentari sull’India di Silvano Agosti e di Paolo Grassini.
L’organizzazione della rassegna è stata assolutamente perfetta.
Catalogo, altrettanto encomiabile, di Marcello Balbi con la collaborazione di Kinuko Matsuda.


Schermi d'Oriente (3)


Ho chiesto ad Italo Spinelli un commento a bilancio della manifestazione. Ha così risposto:
Il cinema asiatico continua a conquistare pubblico, sedurre giurie, rivoluzionare il mercato, spuntano ovunque festival dedicati ai film provenienti dall’Asia che, grazie alla sua diversità culturale, economica e politica, s’impone come un nuovo immaginario, attirando sempre più spettatori occidentali.
La quinta edizione di Asiaticafilmmediale ha proposto film provenienti da paesi che, a causa o malgrado i conflitti di cui sono vittime, sono il terreno fertile per registi la cui forza e coraggio si nutrono del confronto diretto, con la gravissima situazione che si manifesta nel mondo: la guerra, in particolare in Afghanistan, Iraq, ai confini dell’Iran e, in altro modo, i conflitti etnico e religiosi del subcontinente.
Con questa quinta edizione abbiamo voluto guardare al futuro con qualche speranza, ecco perché ai bambini dell’Afghanistan è stata dedicata l’apertura del festival, con la speranza appunto che l’indifferenza finisca presto e lo sguardo a Oriente si faccia più attento, sensibile e solidale.
Oltre 16.000 presenze, nonostante i pesantissimi tagli operati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Un dato importante che dimostra che la manifestazione ha resistito, che ha un suo pubblico, che è apprezzata e amata.
In questa quinta edizione, sono stati proiettati film più controversi rispetto agli anni passati, film di sconcertante attualità e di una certa crudezza. Tra tutti, “Turtles Can Fly” del curdo-iraniano Ghobadi, che ha lasciato sgomento il pubblico, incredulo per la sua potenza tragica. Alla proiezione la sala era gremita e la gente non smetteva di chiedersi perché un film del genere non abbia ancora trovato una distribuzione da noi. E’ importante proiettare questi film, siamo convinti che sia più che mai indispensabile una presa di coscienza di quanto accade oggi intorno a noi. Make movie no war. Con questo slogan Asiaticafilmmediale ha aperto ogni proiezione (oltre cinquanta), ospitando film provenienti da Afghanistan, Bangladesh, Cambogia, Cina, Corea, Filippine, Giappone, Hong Kong, India, Indonesia, Iran, Iraq, Kazakistan, Malesia, Nepal, Singapore, Siria, Sri Lanka, Taiwan, Uzbekistan e Vietnam. Confermando più che mai il suo principale intento: favorire e sostenere lo scambio tra culture.
Quest’anno il Premio Città di Roma (ad un regista emergente di particolare talento) è andato all’Indonesia. Con il suo cortometraggio, “Night in the Daytime”, la regista Lukitasari W. Sunowo ha ottenuto il premio “per aver saputo raccontare un Paese e una condizione, la solitudine, con rara sensibilità, e per incoraggiare il suo talento”.
Un riconoscimento è stato consegnato anche ad Abdullatif Abdulhamid, regista siriano di cui è stato proiettato “Listeners’ Choice”, “per il lirismo con cui ha saputo raccontare i giochi del destino e la realtà della guerra”.
Una manifestazione questa che proponiamo da cinque anni che nasce con il preciso intento di diffondere una cultura della differenza e che grazie alla indifferenza del Ministero per i Beni e le attività Culturali rischia di non arrivare alla sua sesta edizione
.


Schermi d'Oriente (4)

Tra le produzioni presentate ad Asiaticafilmmediale, ce n’è stata una che ha illuminato un fenomeno politico ignoto a molti in occidente: la presenza in India di veri e propri eserciti d’ispirazione marxista-leninista che, pur non essendo al governo, occupano vastissimi territori amministrando la giustizia e riscuotendo le tass… come dite?... no, secondo aliquote lontane dalla beffa berlusconiana.
Il documentario, di Paolo Grassini, è intitolato “Il secondo naxalita” e s’impernia su di un’intervista con Kanu Sanyal, l’ultimo superstite del gruppo che nel 1969 fondò il partito comunista indiano marxista-leninista i cui militanti sono chiamati “naxaliti”.
Sanyal non fa mistero dei suoi convincimenti stalinisti e li afferma con la stessa disinvoltura di uno che si dice tifoso della Virtus Solbiatese. Non è proprio un simpaticone, e se lo incontrate al bar vi consiglio di scansarlo, ma Grassini ha il grande merito di farci capire con linguaggio tacitiano perché e come sia possibile che questo movimento armato abbia raccolto consensi nel vuoto politico e civile nel quale il governo indiano ha colpevolmente lasciato grandi popolazioni del proprio paese. Insomma, “Il secondo naxalita” m’è parsa un’originale lezione di storia contemporanea condotta con sapiente secchezza.
Mi piace concludere con una nota biofilmografica su Paolo Grassini: realizza il suo primo ungometraggio “Doppio movimento” nel 1979-’80; nel 1981 si trasferisce a Parigi, poi ad Amsterdam, dove dirige il cortometraggio “L’uomo della folla”; nel 1985 fonda la società di produzione Videoset, collabora a produzioni tv di Rai Uno e, nel 1988, è autore di una performance sonora, “Rombo della città”, trasmessa per i programmi sperimentali di RadioRai.
Con Italo Spinelli è regista del film Roma, Paris, Barcelona che vince il Premio De Sica; nel 2000 realizza con Beniamino Natale due documentari in Afghanistan: “Un italiano a Kabul” e “Il decalogo dei Taliban”; 2001: ancora con Natale: “Pakistan: donne e fondamentalismo”. E’ anche autore di un video: “Per Victor”, con immagini tratte dagli spettacoli teatrali, dalle interviste e dalle partecipazioni cinematografiche e televisive di Victor Cavallo.
Se le televisioni italiane non fossero quelle che purtroppo sono, ecco un autore cui dovrebbero rivolgere più di un’attenzione.


Arte e Alcol


Su questo tema, prediletto dal conducente di cosmotaxi, è imperniato a Roma il prossimo evento della Living Gallery Ta Matete : Profumo di grappa: degustazione guidata della distilleria Bottega, cui si unirà la presentazione delle grafiche d'autore della Galleria.
Il tutto si svolgerà (e si berrà) giovedì 2 dicembre, a partire dalle 19:30 in Via della Pilotta 16. Ta Matete, ormai da tempo, unisce il mondo dell’arte a quello del vino e dei prodotti ad esso collegati, shakerando una miscela gustativa ed estetica che è meno mondana, o frivola, di quello che può apparire, sottende, infatti, un ragionamento sulle emozioni sensoriali. Non è un caso che al fine di coinvolgere maggiormente i presenti, l'impianto di aerazione della galleria d’arte diffonderà nell’aria gli aromi e i profumi della grappa, creando quindi un inedito “effetto distilleria”. In questo modo verrà introdotta la Grappa Spray. Nata da un’intuizione di Stefano Bottega, è una grappa a tutti gli effetti, “imbottigliata” in piccole bottiglie dotate di vaporizzatore, per regalare al consumatore l’emozione fuggevole di un assaggio olfattivo.
Nel corso della serata Giovanni Savio presenterà la pubblicazione “La grappa dei bàcari”, una ricerca storica sui bàcari e sulle osterie veneziane, nonché sul consumo di grappa in questi locali di grande tradizione.
Per informazioni: Living Gallery Ta Matete - Via della Pilotta, 16 (angolo via Quattro
Novembre, Roma) - E' preferibile prenotare allo 06 – 67 911 07.
Orari: dal lunedì al sabato dalle 11.00 alle 13.30; dalle 14.30 alle 19.30.



Solo tre parole


La più grande pubblicitaria italiana, Annamaria Testa tempo fa scrisse un delizioso libro di racconti pubblicato da Feltrinelli - “Leggere e amare” – che attraverso 21 parole rintracciava la storia di desideri ed emozioni di 21 donne.
Stavolta, in un libro che studia la comunicazione – “Le vie del senso”, pubblicato dalla casa editrice Carocci – l’esercizio è più acrobatico perché si limita a sole 3 parole, semplici semplici, che ognuno di noi ha pronunciato tante volte: bella giornata oggi.
Sarebbe piaciuto a Raymond Queneau questo lavoro di Annamaria Testa (già autrice de “La parola immaginata” Milano, 1988-2000; “Farsi capire” Milano, 2000; La pubblicità”, Bologna, 2003) perché è un vero e proprio esercizio di stile applicato all’ideazione e alla realizzazione di un messaggio.
Quelle 3 parole, passando tra vortici e mutilazioni letterali, stratificazioni e abrasioni grafiche, in un centinaio abbondante d’esempi, ci fanno capire moltissimo sulle tante leggi che presiedono al linguaggio e i molteplici modi in cui esso ci raggiunge e ci condiziona.
Chissà, forse crediamo di parlare e, invece, veniamo parlati, il nostro canto è solo karaoke.
Come ogni buon libro – scrive Tullio De Mauro nella prefazione – non solo ci dà i pensieri che vi sono espressi, ma ne suscita di nuovi e, risolvendo i suoi problemi, ci induce a nuove domande. Nell’universo delle semiotiche fin dove arriva il concorso del format e del contesto al costituirsi del senso?
Un libro imperdibile non solo per gli addetti ai lavori pubblicitari, ma anche per quanti si misurano – o aspirano a farlo in futuro – con la comunicazione: giornalisti, producers radiotelevisivi, addetti stampa. E ci metto anche i registi (non solo della pubblicità), credetemi qui sulla parola, perché il discorso è lungo e ve lo risparmio.
Al libro ha dato un prezioso contributo per le puntualissime immagini Paolo Rossetti, art director, designer e pittore.
Annamaria Testa: “Le vie del senso”, 104 pagine, 18 euro ben spesi.
L’editore è l’ottimo Carocci: Carocci



Luci di nottetempo


Tre ottime novità nelle edizioni nottetempo guidate da Ginevra Bompiani e Roberta Einaudi.
Nella collana ‘sassi’, Genius di Giorgio Agamben.
Dopo 'Il giorno del Giudizio', questo nuovo libro di Agamben, “è un’indagine sul principio più intimo e impersonale della nostra esistenza, quel dio che i latini chiamavano Genio, che governa i nostri capricci e i nostri rossori”.
Nella collana “ritratti”, Sulla parola di Jacques Derida.
II testo raccoglie una serie di interviste radiofoniche rilasciate dal dicembre 1997 al luglio 1999 su France Culture dal grande filosofo francese recentemente scomparso. I temi affrontati vanno dal racconto autobiografico alla ricostruzione dei principali punti di snodo di un pensiero che ha cambiato il novecento.
Dal 9 dicembre, poi, sarà possibile acquistare una vera chicca, sentite qua: In una sala d’aspetto…entra una ragazza… fa il giro con gli occhi e quando arriva a te, ti salta come un paracarro. La vecchiaia comincia allora. E’ questa per Valentino Bompiani l’invisibilità dei vecchi, sui quali il grande editore, che fu anche un grande scrittore, si sofferma in una raccolta di scritti inediti sulla vecchiaia dal titolo: I vecchi invisibili.
A proposito di nottetempo, il prossimo mese di dicembre, la casa editrice sarà presente a Roma per la manifestazione “Più libri più liberi”, fiera nazionale della piccola e media editoria giunta alla sua terza edizione. Si terrà dall'8 al 12 dicembre presso il Palazzo dei Congressi di Roma Eur. Lo stand di nottetempo è il n° 88, situato al piano terra, davanti all’ingresso, in una delle corsie centrali.
Le loro iniziative cominceranno mercoledì 8 dicembre, alle ore 18.30, in Sala Dante con la presentazione del libro Suicidi Esemplari di Enrique Vila-Matas, interverranno Antonio Tabucchi e l’autore.


Compagni di sbronze


Il vino, e l’euforia destata da grandi bevute, la capacità di mostrare la vita più rosa di quel che è realmente - e di far dimenticare le canine malinconie e le cose che non vanno - fanno parte, da Omero in poi, passando per Dante, Shakespeare, Pascoli e gli autori moderni, della letteratura. Forse perché il vino, oltre che a tenere compagnia ed esaltare la convivialità, stuzzica la fantasia e aiuta a scrivere, e perché il bere e l’ebbrezza del bere hanno molto da spartire con il piacere della scrittura. Perché il vino, per dirla con Lucini, è "mistero e rivelazione", e inebriarsi "di vino, di poesia o di virtu’, a piacer vostro", come diceva Baudelaire, aiuta a "non sentire l’orribile peso del Tempo, che vi spezza le spalle e vi piega verso terra". Il vino ed il bere insomma: uno dei temi, alti non si sa, ma autentici e costanti della letteratura, proprio come testimonia un paziente e bellissimo lavoro che due giovani scrittori (come volevasi dimostrare), Enrico Remmert e Luca Ragagnin compulsando testi su testi, e ricavando un’antologia dalla pirotecnica e variopinta vivacità hanno voluto dedicare all’Elogio della sbronza consapevole (questo il titolo del libro, edito da Marsilio, 213 pagine 13 euro).
Nel volume, che si avvale di una divertente prefazione di Bruno Gambarotta, mille voci diverse (di ogni epoca e nazionalità) innalzano, alla faccia dei proibizionisti e dei morigerati, dei moralisti e degli astemi, un inno e al bere di contagiosa, alcolica, inebriante attrazione. Da leggere assolutamente.


Pixellati e Mutanti


Il 26 novembre dalle 20:00 alle 24:00 presso l'Accademia Britannica (Roma, Via Gramsci, 61) ci sarà un exhibition party dedicato a N.E.R.D. (Nuove Esperienze di Ricombinazione Digitale) un magazine prodotto da Cult (Sky), ideato e realizzato da Audiovisual Studio, società di produzione audiovisiva.
Il magazine Cult esplora e racconta la fantasia e la creatività di artisti, hacker, maniaci del web, grafici e designer, per dare un punto di vista reale/virtuale sull’immaginario underground della cultura digitale. Un programma-contenitore ludico che scompone, ricompone, assembla e propone un condensato di techno-cultura da video-game, popolato da joistik, chip, conduttori e resistenze, per andare alla scoperta delle direzioni e dei confini dell’immaginario digitale.
Cult – il canale culturale della Tv satellitare visibile su Sky – prosegue così il suo viaggio nel mondo della creatività digitale proponendo otto puntate di 15 minuti in cui monitorare e raccontare le nuove possibilità estetiche, comunicative e creative nel mondo della sperimentazione digitale e tecnologica, tra contaminazioni, connessioni e ricombinazioni.
Un format audiovisivo multi-piattaforma declinato da Cult sul canale TV, sul web e in versione poster-magazine grazie alla collaborazione con Stirato, che ha realizzato un numero monografico dedicato a questo progetto ed ai suoi contenuti, diffuso via Internet www.centrifuga.net e in diversi punti-distribuzione tra Roma e Milano.
Un gran vedere: dalla miscellanea grafica del gruppo romano Centrifuga+Stirato ai giochi interattivi del tedesco Fur – artertainment interfaces, fino alle superfici sensibili dell’Interaction Design Institute di Ivrea passando attraverso interfacce interattive, istallazioni multimediali, software, net-games e abiti mutanti allo squillo di telefoni mobili.
N.E.R.D. conduce alla scoperta di imprevedibili universi ipertecnologici dove ricombinare a piacimento la realtà: giganteschi remixer interattivi – The Ultrainteractive KungFu-Remixer - permettono di ricreare sequenze dei kungFu-movies di Bruce Lee, dispositivi dotati di particolari sensori – AudioTactile -scrivono messaggi col solo tatto, carte da parati sensibili – Not-So-White Walls- accendono e spengono la luce, azionano elettrodomestici, proiettano mail e immagini.
Dal 1° all’8 Dicembre 2004, tutti i giorni ore 21:45.
Per maggiori informazioni: Ufficio Stampa Cult: L’agenzia – risorse per la comunicazione: tel. +39 06.80692424 – fax 06.80669906; info@lagenzia.it
Riccardo Chiattelli, Responsabile Comunicazione Cult, tel. +39.06.37359605


Congresso Bright

Nella Sala Verde del Palazzo dei Congressi di Firenze, domani e domenica si avrà il 6° Congresso dell’Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti) che da poco ha affidato il suo organo di stampa, il bimestrale “L’Ateo”, a Maria Turchetto.
Epistemologa, insegna all’Università di Venezia, persona dai tratti intellettuali assolutamente antiaccademici (ma anche quelli fisici mica scherzano), potete avere un buon ritratto cliccando sul suo sito il Turco.
Nel primo numero de “L’Ateo da lei diretto, con a capo della redazione Baldo Conti, articoli di Piergiorgio Odifreddi, Sergio D'Affllitto, Piero Angela, Silvio Manzati, Maurizio Magnani, Carlo Ballardini, Giorgio Villella, Vera Pegna.
Una rivista che affronta in modo originale i temi della laicità, delle responsabilità di un’etica senza dio, lontano mille miglia dalla noia che troppo spesso accompagnano la trattazione di quelle correnti di pensiero.
Una rivista che, oggi più di ieri, ha un ruolo importante nello scenario culturale italiano per via dei ritorni del settarismo religioso che, come sempre accade in tali casi, non si limita ad amministrare fette d’improbabili cieli, ma vuole entrare nelle nostre vite, condizionandone le leggi che regolano le società.
L’abbonamento per un anno (5 numeri) costa 10 euro; il pagamento si effettua sul conto corrente postale 159 063 57 intestato a Uaar – C.P. 749 – 35100 Padova; prer contatti: 349 – 451 16 12. L’Uaar dispone anche di un sito web www.uaar.it.


Francobolli immaginari


Quella passione attaccaticcia che vede tanti lottare per accaparrarsi rarità filateliche, ha una nuova occasione per scatenare quel colloso amore.
“Veri Francobolli” è una mostra che presenta per la prima volta una collezione completa e ragionata di tutte le emissioni filateliche creative prodotte per FUN dagli autori delle Nazioni Unite Funtastiche. I francobolli saranno esposti dal 2 al 30 dicembre presso La Cueva (che si definisce No Art Gallery) in via Vigevano 2/A a Milano.
La cosa viene da lontano. Dal 2001 Vittore Baroni e Piermario Ciani sono impegnati col progetto FUN (FUNtastic United Nations) per offrire un ponte di collegamento fra diverse entità geografiche funtastiche e creative.
Tra gli elementi che caratterizzano una nazione e che arrivano facilmente
dentro la nostra casa, rendendosi visibili sulle buste provenienti da oltre
confine, i francobolli sono sicuramente i più conosciuti e diffusi, oltre a
bandiere e monete. Fin dalla nascita del progetto FUN sono state emesse
numerose serie di veri francobolli di stati immaginari, disegnati da (mail)artisti, fumettisti e illustratori.
Per informazioni: “La Cueva” aperta dal martedì al venerdi dalle 18:00 alle 23:00
Via Vigevano 2/A, angolo via Gorizia, Milano tel. 02.84 63 946 - cell: 339.62 82 999;
oppure cliccare su AAA Edizioni.


Un monumento al Gusto

Ci sono luoghi imperdibili per capire le possibilità creative umane, splendide architetture, famosi musei, esposizioni scientifiche. E tra le realizzazioni dell’ingegno ci sono anche a buon diritto le occasioni del palato. Fra questi, uno dei luoghi – il Luogo, appunto si chiama – è quello dei coniugi Moroni, Aimo e Nadia, dove trionfa l’arte gastronomica italiana.
Ad Aimo andrebbe un riconoscimento dei Beni Culturali se fossero – e ahimé non lo sono - ben diretti, perché da lui c’è una fervorosa, accanita, coltissima difesa dei nostri valori del Gusto dalle Alpi alla Sicilia. Ogni piatto è condotto in modo filologico rispettandone le origini e la storia fino alle risorse tecnico-innovative che permettono di presentarlo su di una tavola dei nostri giorni.
E’ questo, tra non pochi altri, il principale merito di Aimo e Nadia: resistere alle tentazioni delle mode, rinvenire le occasioni smemorate da troppe cucine, studiarne le possibilità realizzative accordandole con la ricerca severa, inflessibile delle materie prime disponibili. Il tutto senza negarsi a quelle novità che i due ritengono degne d’essere percorse.
Quando parlo di un ristorante con la R maiuscola (pochini, in verità) ripeto, forse troppo spesso ma mai abbastanza a mio avviso, che non descrivo i piatti gustati, perché un’emozione sensoriale non è descrivibile. Le pietanze vanno assaporate. E più grande è l’altezza del valore – come nel caso presente – dei piatti, meno ancora è possibile l’operazione senza cadere in qualche goffaggine o rifugiarsi in un gergo critico oscuro.
Da Aimo e Nadia ci si va.
Tra l’altro, oltre che l’unanime ammirazione per i prezzi lì praticati, non manca l’occasione di poter godere del locale anche con un indovinatissimo menu-lunch a 33 euro. Una rarità ai nostri giorni, anche e soprattutto per il valore di gusto di quella proposta.
Il 21 aprile, avrò il piacere di avere Aimo e Nadia ospiti della mia immaginaria taverna spaziale sull’astronave Enterprise e ascolterete le loro voci, la loro storia, le loro passioni.
Perché proprio il 21 aprile? No, non ve lo dico. Lo saprete il 21 aprile.

Aimo e Nadia, Via Montecuccoli 6, Milano, tel. 02 – 41 68 86, chiuso domenica e sabato a pranzo. Sito web: www.aimoenadia.com


I diamanti del Cubismo


Ci sono molti motivi per recarsi a Ferrara per godere delle tante cose che offre; in questo periodo, e fino al 9 gennaio ’05, se n’è aggiunta un altro di grande rilevo: la mostra sul Cubismo a Palazzo dei Diamanti. L’esposizione, che ha come enti promotori l’Assessorato alla Cultura del Comune di Ferrara, la Provincia, la Cassa di Risparmio di Ferrara, è diretta da Andrea Buzzoni e curata da Marylin McCurry, titolo: “Il cubismo. Rivoluzione e tradizione”.
Com’è nel costume del Palazzo dei Diamanti, ancora una volta l’allestimento e l’organizzazione sono impeccabili, l’accoglienza ai visitatori efficiente e cordiale.
E’ un’occasione unica per vedere raccolte tutte insieme le opere che hanno segnato un passaggio epocale nella storia dello sguardo, del modo di percepire e rappresentare la realtà.
Scrive la curatrice Marylin McCurry: Oggi la nostra cultura delle immagini fa un tale uso di segni e semplificazioni che non ci accorgiamo più di quanto il cubismo abbia trasformato il nostro modo di vedere e di quanto il nostro universo visivo debba alle sue scoperte. E’ strano, quindi, che il termine “cubismo” evochi in molte persone l’idea di un’arte difficile da comprendere. L’idea che la rappresentazione cubista comprenda una visione molteplice delle cose e in tal senso evochi concetti complicati come la quarta dimensione si pone immediatamente come un ostacolo, quando, in realtà, siamo perfettamente in grado di “leggere” un quadro o una scultura cubiste: opere che, dopo tutto, sono state create quasi un secolo fa.
E così sfilano davanti ai nostri occhi opere di Picasso, Braque, Lèger, Derain, Gris, Delaunay, Duchamp, Picabia, Mondrian, Severini ed altri ancora nelle quali è possibile vedere e capire l’eco che hanno determinato anche in altri comportamenti comunicativi di ieri e di oggi, dalla poesia visiva alla pubblicità, dagli effetti speciali al cinema fino ai videoclip musicali. Insomma, una grandissima mostra.
Il bel catalogo - a cura di Michael Raeburn - è ricco di saggi e schede che permettono di ben comprendere l’importanza del cubismo e il percorso espositivo.
Ulteriori informazioni e immagini su www.studioesseci.net


Quando il calore è naturale


Le cose che mi segnala Simona Carlucci sono sempre di grande qualità e perciò hanno in permanenza una corsa prenotata su Cosmotaxi.
Giorni fa mi ha fatto sapere che nella Galleria Ta Matete domani 18 e venerdì 19 - con due repliche in ciascun giorno alle 19:00 e alle 20:00 – si avrà una performance di Stefano Napoli dal titolo: “Calore Naturale”.
Col cuore infuocato dal messaggio ricevuto, ho letto un ardente cartiglio che così divampa: Calore Naturale parla del corpo e parlare del corpo significa parlare dei tradimenti che il corpo patisce. Il corpo è tradito dal tempo, dalla vecchiaia, dalla malattia e infine dalla morte. Ma è tradito anche da una carezza che non arriva, da un vestito sbagliato o dall’isterica ricerca di corrispondere a un canone estetico prestabilito.
Da quando l’anima si è nascosta dentro un vasetto di crema antirughe, il corpo ha smesso di essere amoroso compagno per diventare affannato demone. Così il sorriso di Narciso è diventato un ghigno, perché a quale immagine sorridere? A quella glamour della moda che ci crocifigge con bustier e tacchi alti, o al sogno romantico che ci vuole incompleti senza l’altro, in attesa dell’unico, totale amore? E quando il corpo si spoglia dell’abito, scopre nel dato anatomico l’identità? E il corpo sociale come accetta la diversità quando a definire il corpo è il desiderio e non l’anatomia? E intanto l’arte spoglia, rivela, fotografa, celebra, punisce il corpo, rendendolo lontano, inesplicabile, intangibile, quasi a sottrarlo alla corruzione, come una reliquia o un mistero. Tra carne e carne: calore naturale, come amore
.
Fin qui l’avvampato programma.
Il tutto si terrà alla Ta Matete, Via della Pilotta 16, Roma.
Ingresso libero solo con prenotazione (max 50 persone) allo 06 – 67 91 107


Irina sulla laguna


Come sanno i miei venticinque lettori – tutti manzoniani doc - amo riferire le esperienze
enogastronomiche che faccio durante i miei viaggi di lavoro.
Mi piace oggi segnalare un positivo incontro con un vecchio locale a Venezia, già noto agli amanti della materia: il Vecio Fritolin.
Dall’aprile 2000 ha cambiato gestione ed oggi a guidarlo è Irina Freguia che, pur rispettando le radici popolari, di tradizione, del ristorante, vi ha apportato innovazioni di menu (e anche ambientali) che, a mio avviso, lo portano in primo piano nello scenario enogastronomico veneziano.
Non così, purtroppo, la pensano quelli de il Gambero Rosso che, scelleratamente, lo hanno escluso nella loro più recente edizione; meglio se la cava la Guida de l’Espresso anche se nel dare il voto si mantiene su livelli decisamente avari.
Non uso parlare dei piatti gustati perché penso che le pietanze, come accade per tutte le esperienze sensoriali, non possano essere descritte, vanno mangiate. La mia recentissima visita al “Vecio Fritolin” mi porta a cantarne le lodi per la qualità delle materie prime e per le modalità sincere, per nulla ruffiane, con cui vengono elaborate dallo chef Adriano Rubelli e da Mauro Cantiello che è particolarmente vocato e applicato sulla pasticceria.
I fritti, poi, meritano una nota a parte, assolutamente perfetti. Non è un caso che ancora oggi non pochi si rechino al locale per lo “scartosso” di pesce da asporto; ho visto un ingegnere quasi lacrimare di piacere allorché ha ottenuto gli ambiti “scartossi” che voleva far gustare a certi suoi ospiti.
Per non dire della ‘castradina’ un piatto di tradizione secolare che Irina stessa prepara a meraviglia e s’accinge a presentare in una trasmissione tv.
Irina – coadiuvata in sala dalla figlia e da altro personale attento e cordiale – usa scendere ai tavoli e trattenersi coi clienti dimostrando così l’autentica passione e competenza che la animano. Ne è testimonianza anche il fatto che il pane, ad esempio, è fatto in casa, cosa questa che dovrebbe (ma purtroppo non lo è) essere la regola in un ristorante che vuole la R maiuscola.
Prezzi assolutamente onesti, se poi si pensa che siamo a Venezia, diventano più che onesti. Inevitabile qualche discutibile ricarico sui vini, purtroppo accade ovunque, ma qui ci si può confortare anche con vino proposto dalla casa che non è indimenticabile ma di onorevole gusto. Insomma, se siete a Venezia, vi consiglio d’andarci.
Vecio Fritolin, Santa Croce 2262, tel. 041 52 22 881; chiuso lunedì, e martedì a pranzo.


Franca tra ragione e mutamento


La Porta Blu è un'Associazione Culturale che ospita laboratori di disegno, pittura, scultura, fotografia, audiovisivi, incisione, fumetto, scrittura creativa.
Dispone di una Galleria dove domani inaugura la seconda stagione espositiva un’artista visionaria prima e visiva poi: Franca Rovigatti.
Ha lavorato a lungo all’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, occupandosi della realizzazione di mostre e dell’organizzazione di eventi culturali. Dal 1997 fa parte della direzione artistica del Festival Romapoesia. Poetessa e scrittrice ha pubblicato il romanzo ‘Afasia’ (Editrice Sottotraccia, Salerno 1997) e ‘Parole di Capitano’ (Editrice AZeta, 2004).
Titolo della mostra, realizzata (cerco di evitare il più usato “a cura” perché ha un vago sapore ospedaliero) da Tiziana Musi docente all'Accademia di Belle Arti: “Tracce, Ragione, Mutamento”.
Protagonista transfigurativo dei lavori è il setaccio. Strumento qui usato per “fare affiorare antichi supporti come porte, battenti, finestre, che costituiscono il tramite per varcare la soglia del vissuto più profondo dell’artista” – è scritto in una presentazione – “lasciando emergere frammenti di memorie antiche e parole nuove”.
Varcare la soglia della Porta Blu per visitare la Mostra? Direi proprio di sì.
Dove e come varcare: Arco degli Acetari 40 (Campo de’ Fiori); orari: martedì – giovedì 17 – 20; venerdì – sabato: 17 – 22. Per informazioni: 339 22 146 95 – 333 475 46 88
Si varca fino al 7 dicembre, poi stop.


Chi lavora è perduto


Questo era il titolo del primo film, 1963, di Tinto Brass che la censura, insieme a tagli e modifiche, volle cambiato in “In capo al mondo”. Non so se Brass - uomo che possiede più letture di quanto molti immaginino – abbia allora letto il saggio di Paul Lafargue (nato a Cuba nel 1842, presto trasferitosi in Europa, e morto suicida nel 1911) Le Droit à la Paresse, ma dalle avventure che fa vivere al giovane protagonista anarchico di quella storia, sono tentato dal pensare di sì.
Ora quel saggio è stato pubblicato con il titolo “Il Diritto alla Pigrizia”, con appassionata cura e diligente traduzione di Sonia Bibbolino e Massimo Maggini, e s’avvale di un duplice intervento di Maria Turchetto che firma una briosa introduzione e un meditato saggio come
post-fazione al volume.
Il libro attacca uno dei capisaldi, cosiddetti morali, del discorso sull’Uomo: il lavoro.
Lo fa esaltando l’ozio, vero nemico d’ogni padrone, d’ogni economista, d’ogni governante.
Né teme di farsi beffe dei lavoratori stessi, ignari schiavi di un concetto – il lavoro – voluto dai loro sfruttatori; inneggia alle macchine (e com’è attualissimo il discorso!) che pur dando la possibilità di liberare l’umanità dal giogo della fatica, vedono gli uomini avidi d’incatenarsi da soli affaticandosi per più ore, proprio quelle ore che l’automazione renderebbe libere.
Lafargue fa a pezzi l’ideologia capitalistica del sacrificio e del salario, e – fortuna o sfortuna che sia stata per lui – ignorava che di lì a poco anche il comunismo al potere avrebbe eletto il lavoro come simbolo di redenzione del proletariato… ma mi faccia il piacere, direbbe Totò.
La Turchetto, epistemologa, una delle maggiori menti italiane applicate allo studio di Marx e Althusser, capace di escursioni intellettuali e creative in campi che vanno dalla linguistica al video, dal cinema alla musica – ben lo testimonia il suo mercuriale sito www.ilturco.org – dipana, con grande scorrevolezza, una matassa di fili scientifici che permettono di capire origini, percorsi e approdi del pensiero di Lafargue, rintracciandone fonti anche in Marx citando illuminanti brani da “Il Capitale”.
La cosa non ha mancato di sorprendermi, perché leggendo Lafargue, sapendo della sua biografia, e conoscendo certi bruschi tratti del carattere di Marx non mi viene facile pensare una vicinanza fra i due, l’immagino in lite, e parteggio per Paul.
Quella vicinanza, poi, fu anche familiare perché Lafargue sposò la figlia Laura del filosofo. Vuoi vedere che un giorno Marx abbia detto del genero quello che Totò afferma sul marito della figlia in un suo film? Dice: “Non mi piace mio genero…io i generi non li posso vedere… a me piacciono solo i generi alimentari!”.
Paul Lafargue, “Il Diritto alla Pigrizia”, 100 pagine, 10 euro, www.edizionispartaco.it


Ferrara a Roma


Di frequente le corse di Cosmotaxi approdono in qualche enoteca. Colpa (o merito) del conducente? Sia come sia, anche oggi è andata così. E future tappe – da giurarci - non mancheranno.
Parcheggiato all’Enoteca Ferrara di Roma, ho incontrato Lina Paolillo che sovrintende alla cantina: è una delle due patronnes, l’altra è la sorella Mary, architetto e chef.
Ascoltiamo il racconto di Lina.
La mia storia e quella dell’Enoteca Ferrara iniziano nel lontano 1987.
Tutto comincia in un piccolo vini ed olii trasteverino, poi gli studi da sommelier, poi la ristrutturazione ed ecco la prima versione dell’Enoteca dove, visto le dimensioni lillipuziane, tutto era pressoché un miracolo, ma la giovane età, la passione ormai “scattata”, resero tutto possibile.
Diventarono subito 25 mq famosi. A me, ben presto si affiancò mia sorella Maria che, allora architetto, si occupò anche del recupero strutturale del vecchio vini ed oli.
La grande svolta arriva dopo qualche anno quando ci trasferiamo in Via del Moro.
La mia prima carta dei vini fu concepita come è attualmente. Un libro per i bianchi ed uno per i rossi dove ogni pagina contiene l’etichetta originale, le annate di cui disponiamo e una scheda organolettica che segue ad una presentazione dell’azienda.
A Via del Moro con spazi ben più ampi (100 mq) la cucina acquistò sempre più valore spaziando nella tradizione italiana più antica, recuperando ricette dalla Valtellina alle isole.
Dopo 2 anni la nuova e definitiva svolta. Nel 1998 acquisivamo il locale accanto di ben 300 mq e l’Enoteca diventava l’attuale.
Avevo finalmente la possibilità di ampliare anche la cantina, e di esprimere anche quello che per me è il vino: personalità, emozione, dialogo.
Sono fiera di avere in carta vini come il Terra di lavoro di Galardi, o il Fiorduva di Marisa Cuomo nonché il Kurni, Montepulciano che imbarazza le papille per la sua opulenza, i vini di Angiolino Maule che stimo profondamente per la sua mai ostentata ricerca.
Quest’anno è straordinario il Cabernet di Vignamaggio e il Faro di Salvatore Gerace.
Per tornare all’Enoteca Ferrara, è uno store dove acquistare prodotti gastronomici da noi selezionati e vini da poter consumare nelle tavole casalinghe.
Ed è il Ristorante dove in circa 100 coperti esprimiamo la nostra filosofia di sempre: solo prodotti italiani, mille etichette in carta, 26mila bottiglie in cantina, cibo ricercato nella tradizione ma il tutto come se fosse nel salotto “buono” della casa di ognuno di noi.
Gli ultimi riconoscimenti nazionali come l’Oscar dell’Ais come migliore enoteca d’Italia e le due forchette del Gambero rosso, sottolineano l’energia fin qui spesa ma ci suggeriscono che del nostro lavoro possiamo trarre ancora grandi e nuove soddisfazioni
.
Via del Moro 1 – P. Trilussa 41, Roma, tel. 06 – 583 33 920


Stati liquidi


Sono molte le rassegne video che si svolgono in Italia, ma l’annuale appuntamento con Invideo, mostra dedicata all’arte del video e al cinema sperimentale che porta a Milano il meglio della produzione nazionale e internazionale di video d’arte e di cinema digitale di ricerca, ha un livello che s’impone particolarmente all’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori.
Invideo è un progetto Aiace, sostenuto da varie istituzioni italiane e straniere, diretto da Chicca Bergonzi, Romano Fattorossi, Sandra Lischi.
Privilegiando ogni anno un filo rosso che connette tra di loro le opere e gli incontri in calendario, Invideo ha individuato nella fluidità, nello scorrere, nel passaggio da uno stato della materia a un altro, il tema predominante e comune in molte opere presenti in questa edizione della mostra; da qui il titolo: “Stati liquidi”.
Questa quattordicesima edizione si è conclusa con un ottimo bilancio. Gli incontri e le proiezioni allo Spazio Oberdan (Centro culturale polivalente della Provincia di Milano) hanno riscosso un grande successo, registrando spesso il tutto esaurito mentre i seminari organizzati alla mattina all'Università Iulm hanno raccolto oltre 200 persone ciascuno, confermando un interesse crescente nei confronti degli incontri di approfondimento.
Oltre alla cooperazione con Iulm, va segnalata anche la collaborazione con il Corso di laurea in Cinema, Musica e Teatro dell’Università di Pisa i cui studenti, frequentando gli appuntamenti della manifestazione, hanno avuto diritto a crediti formativi.
Tra gli appuntamenti di spicco: la presenza del francese Michel Chion, eclettico critico cinematografico e musicista, allievo di Pierre Schaeffer, collaboratore di Robert Cahen e autore di saggi critici su Charlie Chaplin, Jacques Tati, David Lynch; un incontro con Gene Youngblood, lo statunitense teorico dell’expanded cinema; un appuntamento con Francisco Ruiz De Infante (Paesi Baschi), uno dei più promettenti e importanti giovani artisti video sulla scena internazionale; una personale del tedesco Bjorn Melhus, autore di opere incentrate sull’esplorazione del corpo e sulle sue mutazioni; un lavoro su tre schermi di Isaac Julien, portavoce della “negritudine” di lingua inglese, già apprezzato nell’ambito dei più importanti festival internazionali e ospitato con le sue opere alla Tate Gallery di Londra e al Museum of Contemporary Art di Chicago; la presentazione dei video realizzati da giovani autori in collaborazione con il LEMS (Laboratorio Elettronico per la Musica Sperimentale del Conservatorio “Gioacchino Rossini” di Pesaro) che associano suoni elettronici, selezionati nell’ampio archivio di composizioni elettroacustiche del Laboratorio con immagini animate.
E inoltre: ‘Pagine di viaggio.1’, video di Giuseppe Baresi con la voce narrante di Giuseppe Cederna; l'anteprima mondiale di due nuovi episodi di ‘Cartographies’, mix di coreografia e video a confronto con lo spazio urbano, realizzato dalla compagnia di danza contemporanea di Philippe Saire; l’anteprima italiana di ‘Codice aperto’, videodanza di Enzo Procopio e Luca Scarzella realizzata con 5 danzatori nel parco d’arte ambientale La Marrana; un omaggio agli ottant’anni di Gianni Toti, pioniere dell’arte elettronica in Italia; l’ormai consueto appuntamento con la compilation di Poetronica, collage di video indipendenti italiani; un omaggio al Living Theatre con un prezioso documentario di Dirk Szusies sui quasi cinquant’anni di attività dello storico gruppo teatrale; la presentazione in prima italiana di ‘Amelia’, spettacolo di videodanza ideato e coreografato da Edouard Lock su musiche di David Lang e testi di Lou Reed, interpretato dalla compagnia di danza canadese La La Human Steps.
Assai interessante anche la sezione dedicata al video musicale con le opere di Floria Sigismondi, videoartista, fotografa e autrice di videoclip per Marilyn Manson, Tricky, Sigur Ros e David Bowie; e, inoltre, uno speciale “best of”, un’antologia di videoclip dall’archivio di Invideo, che spazia dalle opere degli autori più affermati, tra cui Corbijn e Cunningham, ai lavori di giovani videomakers.
Per informazioni sul catalogo della manifestazione - edito da Revolver e curato da Simonetta Cargioli e Sandra Lischi, contenente testi inediti fra gli altri di Chion, Youngblood, Valentini, Di Marino accanto ai contributi critici sugli eventi, gli incontri e alle schede dei video selezionati -, rivolgersi a info@mostrainvideo.com


Perché finì come finì


La casa Editrice ManifestoLibri ha pubblicato “Nascita di una democrazia: guerra, fascismo, resistenza e oltre” (512 pagine, 28,00 euro).
Ne è autore Luigi Cortesi che ha diretto la biblioteca Feltrinelli di Milano e la “Rivista storica del socialismo”; attualmente insegna storia contemporanea all’Università Orientale di Napoli. Dirige la rivista “Giano. Pace ambiente e problemi globali”. Tra le sue pubblicazioni più recenti ce n’è una edita proprio dalla Manifesto Libri: “Storia e catastrofe”.
Il volume studia il perché e il come i progetti di democrazia nuova di cui i CNL sarebbero stati un organo portante, si sgretolarono nel corso stesso della Resistenza. Con cura scientifica e con grande vivacità di stile, i saggi lì raccolti ricostruiscono lo sfondo internazionale e interno di quella crisi e analizzano i momenti cruciali della ribellione – dagli scioperi del ’43 alle Quattro giornate di Napoli, all’insurrezione del Nord - e del compromesso, propiziato sia dalla “svolta di Salerno” e dalla strategia di “unità nazionale” di Togliatti sia dalle ragioni geopolitiche delle potenze vincitrici.
Un momento storico, insomma, di cui ancora oggi se ne risentono le conseguenze nel nostro infausto scenario politico di oggi


Duelli di forchette (4)


Siamo nel periodo in cui s’affacciano in libreria le nuove edizioni delle guide enogastronomiche.
Di quale fidarsi di più?
Prosegue la piccola inchiesta di Cosmotaxi fra i palati fini.
Pongo loro due domande in una: "Qual è, se c'è, una Guida della quale ti fidi? Qual è il peggior difetto nella gestione della ristorazione in italia?"
Oggi è la volta di Pietro Giordano, valoroso magistrato che tra gli studi di codici e pandette pratica con altrettanto valore l’arte del gourmet.
Ecco la sua risposta.
Caro Armando, fidarsi è una parola grossa. Io mi affido alla Guida dell'Espresso, un tempo magistralmente guidata dal Raspelli. E' chiara, è vasta, accenna all'inserimento geografico e culturale del sito vagliato e - soprattutto - non mi ha mai deluso radicalmente. Voglio dire che, se erra per piccole sopravvalutazioni (come per certi posticini di Anzio, del tutto ordinari), non parla a vanvera. Ho comprato nel tempo altre guide, quella della Michelin (mi urta), quella del Gambero (mi frastuona con i simboli e le lancette, senza venire al dunque) e talora quelle degli Charme e del Romantik (troppo generiche e settoriali). Il peggior difetto nella gestione dei ristoranti in Italia? Il passo più lungo della gamba! Sei in montagna, fa cucina montanara; sei al lago, evita il pescato del mare.... E soprattutto, caro Maitre de salle, non mi dare consigli.... Sono venuto qua (intendo nel tuo locale) con tutto il mio cervello e le mie papille. Non certo perché avevo il frigo vuoto!


Teatri in giubbe rosse


Il celebre caffé fiorentino Giubbe Rosse, continuando una tradizione che lo ha visto testimone di tanti scenari culturali italiani, fin dagli scontri – non solo verbali – tra futuristi e vociani, ai giorni nostri, è anche editore di libri in piccole tirature ma di grande livello.
E’ il caso di “Teatro e no” di Paolo Guzzi, stampato quest’anno nella collana ‘Il caffè letterario’ diretta dal patron Fiorenzo Smalzi.
Il volume di circa 100 pagine (euro 15.50), provvisto di ampio corredo fotografico, analizza nella prima parte la nuova scena italiana con i tanti gruppi che hanno proposto e propongono, attraverso una molteplicità di stili, un modo teatrale che punta sulla contaminazione dei linguaggi, sull’intercodice.
Nella seconda parte, ampio spazio è dato a quegli artisti che, lavorando nell’area della performance verbovisiva, hanno dato contributi notevoli, spesso indiretti e poco riconosciuti dalla critica teatrale, al rinnovamento del segno scenico.
Guzzi ha il merito di fare ciò. Ha scelto quattro nomi per esemplificare questo percorso espressivo: Eugenio Miccini (autore anche dell’introduzione al volume), Lamberto Pignotti, Arrigo Lora-Totino, Giovanni Fontana.
Oggi viviamo in un mondo piuttosto noioso – conclude Paolo Guzzi – un mondo che non seduce più: ad esso gli artisti vogliono dare nuove seduzioni poiché è veramente morto, come dice Baudrillard, “soltanto colui che non voglia più sedurre, né essere sedotto".
E’ una buona conclusione, la sottoscrivo mentre bevo uno squisito Calvados du Pays d’Auge: Adrien Camut, mise en bouteille à la propriété le 4 Mars 2002.
Cin-Cin!


Darwin si evolve


E’ in edicola un nuovo numero del bimestrale di scienze darwin – la d minuscola non l’ho messa io, è un vezzo editoriale – diretto da Gianfranco Bangone e Gilberto Corbellini.
Le 103 pagine della rivista (6 euro il costo) si aprono con un intervento di Umberto Veronesi che esprime una dura critica circa la legge sulla fecondazione, legge che si fa negatrice della scienza e calpesta il progresso civile. Il ricco ‘speciale’ è tutto dedicato poi alla fecondazione assistita e parla dei danni e dei controsensi di una legge che condanna l’Italia a muoversi in direzione opposta alla ricerca internazionale.
Molte altre pagine sono ricche d’interesse, ne segnalo alcune, ad esempio quelle dedicate alla: matematica e geometria della coscienza nelle quali Giulio Tononi illustra come per la prima volta una teoria scientifica prova a spiegare il modo in cui il caleidoscopio delle esperienze nasce da un pugno di materia grigia; interessante anche l’articolo di Chris P. Mckay che scrive a proposito delle prossime missioni spaziali, sull’opportunità che potrebbero offrirci di analizzare sostanze aliene e al tempo stesso delle difficoltà di progettare gli strumenti necessari.
Inoltre, pareri, recensioni, polemiche, un puntuale repertorio fotografico.
Insomma, darwin dopo la necessaria fase d’assestamento dei primi numeri, cammina ora con passo spedito su quella via che pur interessando gli specialisti non esclude un profilo divulgativo per tutti i lettori, e sono tanti, appassionati di attualità scientifiche.


La guerra è mobile


Per la gioia di molti è in edicola l’edizione italiana di “Rolling Stone”.
Il Direttore editoriale è Carlo Antonelli, il Direttore responsabile Michele Lupi.
La rivista è assai ben fatta, ricca di foto e di articoli interessanti, fra questi mi ha particolarmente colpito uno che già da solo vale il prezzo della pubblicazione. Di che cosa si tratta? Presto detto. Lo sapevate che nelle nostre case si svolge una guerra fra la sedia e la poltrona? E’ ciò che ho appreso in quell’articolo, di Sergio Messina, nel quale confluiscono più discipline dal cyberpensiero alla sociologia, dall’architettura all’arredamento multimediale. Il pezzo parla della distanza ‘psicotecnologica’ - come direbbe Derrick De Kerckhove - fra il PC e la TV.
Ecco che cosa dice Sergio Messina:
Tra i molti cambiamenti indotti dalle tecnologie ce n'è uno
che sta incidendo piuttosto profondamente su alcune nostre abitudini
radicate. Non si tratta di una singola innovazione ma di un complesso di effetti legato a questa fase di passaggio, e che riguarda una sfera davvero insospettabile: la casa e la sua disposizione in rapporto alle nostre varie attività. Una volta la logistica era chiarissima: alla scrivania si scriveva o si studiava mentre in poltrona si poteva leggere,
ascoltare musica o guardare la Tv. I due momenti erano separati, si
trovavano in ambienti diversi e non c'era nessuna connessione nemmeno mentale tra questi stati, uno attivo e l'altro passivo, uno produttivo e l'altro ozioso. La prima spallata a questa pax architettonica l'hanno data i videogiochi, da usarsi con la tv ma non
spaparanzati sul divano: l'hardware giusto, come sa bene chi gioca
sul serio, è la sedia - non la poltrona. All'inizio il computer stava in ufficio; poi si è trasferito sulla scrivania di casa, inducendo piccoli ma rilevanti cambiamenti comportamentali.
Un buon esempio è il CD player dei PC, che per molti è l'unico lettore di Compact: per
queste persone l'ascolto della musica diventa un'attività legata a
sedia e scrivania, non più a divano e relax. Negli anni '90 sono
arrivati i lettori DVD, in grado di leggere anche i CD musicali. Il
DVD però non sta vicino allo stereo ne' al PC, ma sotto la televisione; e se all'inizio pareva assurdo ascoltare i Pink Floyd seduti davanti alla TV, con la diffusione delle casse stereo
surround e del dolby 5.1 quell'angolo della casa è diventato il centro dell'intrattenimento domestico. Video, musica, radio, videogames, il satellite e un comodo divano: sembrava proprio che avesse vinto il salotto. Ma la risposta della scrivania è Internet, e la distribuzione digitale di contenuti: musica, film, porno e Tv diventano agevolmente scaricabili e fruibili sul PC - spesso gratis, sempre però vincolati a quella sedia. La cosa è eclatante nel caso del cinema, passato dalla magia della sala al consumo televisivo per approdare ad una scomoda ed inadatta visione da tavolo: nessuno si rilassa davanti al PC, che va bene per Photoshop ma non per guardare American Beauty. Da almeno tre anni produttori grandi e piccoli stanno lavorando per colmare questo gap tecnologico e fisico, proponendo soluzioni diverse: molti lettori DVD sono in grado di leggere CD
masterizzati coi vari formati Internet (Mp3, Divx, ecc.) proprio per
favorire il passaggio scrivania/salotto
.
Malvagiamente mi fermo qui, se siete interessati, recatevi all’edicola più vicina a apprenderete il resto. E leggerete, ovviamente, tante altre buone cose.


Tutte le vie portano all’India (8)


Con “Braccianti”, che ho presentato ieri e va in scena stasera, si conclude la rassegna “Le vie del Festival” diretta da Natalia Di Iorio.
Collaudato appuntamento teatrale giunto alla sua undicesima edizione; ideazione e organizzazione dell’Associazione Cadmo con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.
Per chi leggesse solo la presente nota, e volesse informazioni sulla produzione e le finalità espressive del Festival, rimando alla dichiarazione che, in apertura di queste cronache, Natalia Di Iorio mi rilasciò il 25 ottobre.
“Le vie del Festival” è stata un’importante occasione per il pubblico romano di conoscere alcune delle proposte più significative del nuovo teatro italiano con un’intelligente puntata su quello straniero, perché il “Big Art Group” al quale qui mi sto riferendo, rappresenta un cospicuo esempio di ciò che sta avvenendo fuori dei nostri confini.
L’organizzazione è stata esemplare per puntualità, efficienza, accoglienza.
La risposta della platea eccellente.
Si noti che Roma soffre di una mancanza di programmazione ragionata sulle performances della nuova scena che sono proposte (in modo anche un po’ avaro in verità) qui e lì riservando, fatalmente, spazio ai gruppi più affermati e relegando (quando addirittura non trovano spazio alcuno) quelli meno noti in sale d’occasione. Sale che alla generosa ospitalità non possono, purtroppo, affiancare un’altrettanta efficienza tecnica.
“Le vie del Festival” agendo la centratissima formula che ha adottato (scegliere di distribuire spettacoli provenienti da altre rassegne), ha il merito d’offrire al pubblico una panoramica sulle tendenze mentre ogni Festival, giustamente, ospita soltanto quelle vicine alla linea editoriale che si è data. Occasione, quindi, unica questa guidata da Natalia Di Iorio che attraversa una molteplicità di proposte e stili della nuova espressività scenica.
Tutte le cose fin qui dette, fanno sperare in una prossima edizione ancora più articolata e più ricca di spettacoli. Perché le premesse per un ispessimento del cartellone ci sono: dalla capacità della struttura nell’offerta alla domanda del pubblico.
E’ con questa speranza che concludo le mie note di questo Special che Cosmotaxi ha dedicato a “Le vie del Festival”.


Tutte le vie portano all’India (7)

Ma anche ad Ostia, come già vi dicevo qualche giorno fa. Perché Ostia è un’altra sede della rassegna di nuovo teatro “Le vie dei Festival” diretta da Natalia Di Iorio con l’ideazione e l’organizzazione dovuta all’Associazione Cadmo ed il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, rassegna giunta quest’anno alla sua undicesima edizione.
Salirà alla ribalta il 10 novembre lo spettacolo “Braccianti” prodotto da Armamaxa in collaborazione con Provincia di Bologna, Provincia di Foggia e Tracce di Teatro d'Autore.
”Braccianti: la memoria che resta” è liberamente ispirato a “La memoria che resta. Vissuto quotidiano, mito e storia dei braccianti del basso Tavoliere”
a cura di Giovanni Rinaldi e Paola Sombrero. Con Enrico Messina, Micaela Sapienza. Disegno luci: Francesco Collinelli. Progetto e coordinamento:
Enrico Messina, Federico Toni.
"Braccianti" - dicono gli autori- "viaggia nel passato, nella fatica di quando si lavorava “da sole a sole” fino a squarci odierni, a quei nuovi braccianti “a colori”, venuti dalla miseria di altre parti del mondo. Nello spazio vuoto del palcoscenico poche sedie e, sul fondo, un grande velo bianco dove sono proiettate immagini che prendono vita dai gesti degli
interpreti: volti, mani, stalle, strade, campi, vigne, povere stanze dove il ritratto di Giuseppe Di Vittorio, l’uomo che fece della lotta contadina il proprio credo, affianca una grande icona di Cristo. E la terra, quella terra che inghiotte e prosciuga le forze, torna nelle voci, nei racconti, nelle parole dei testimoni di allora. Un paesaggio umano dal quale emergono gli attori, che da narratori si trasformano in elementi che evocano l’emozione di un mondo, aprono la porta della riflessione su quello che siamo, sul passato che ci portiamo dentro, conscio o negato che sia.
Il teatro, così effimero, si fa carico, di costruire memoria: lo sfruttamento passato che, in altre forme, si ripropone oggi; echi della storia tra paure e ribellioni, durezze, sogni e solidarietà.
Qual é il senso di raccontare la memoria oggi? Perché la voce dei braccianti di cinquant’anni fa ci parla oggi come fosse cronaca? Se é vero che “noi siamo ciò che ricordiamo e ciò che dimentichiamo” allora il lavoro della terra, le memorie, la quotidianità dei braccianti sono una presenza costante, tracce e segni di un passato ansioso di futuro. Un passato che é presente, qui ed ora. Salvaguardare l’esperienza dell’uomo e della terra contro l’amnesia della globalizzazione, l’assenza, l’oblio: per restituire voce a tutti quegli uomini che, oggi come allora, voce non hanno".

Roma Ostia Teatro del Lido - via delle Sirene, 22 10 novembre ore 21.00 Per informazioni e prenotazioni: 06 – 32 02 102 oppure 06 – 32 34 686.
Biglietti: posto unico 10 euro; ridotti 8 euro (Go Card) - L’ufficio stampa è di Simona Carlucci:
06 – 700 94 59 e 335 – 59 527 89; essecci@libero.it


Tutte le vie portano all’India (6)


Sì, pare proprio accertato che tutte le vie portano al Teatro India, ma talvolta, sembra che conducano anche ad Ostia al Teatro del Lido in Via delle Sirene.
Perché anche questa è una sede della rassegna di nuovo teatro diretta da Natalia Di Iorio che – ormai lo sapete benissimo – si chiama “Le vie dei Festival”.
E’ il caso, ad esempio, dello spettacolo presentato da ATIR (Associazione Teatrale Indipendente per la Ricerca): “LA MOLLI: divertimento alle spalle di Joyce” di Gabriele Vacis e Arianna Scommegna.
Arianna Scommegna (Vincitrice Premio Volonghi '96), n’è anche interprete per la regìa di Gabriele Vacis che molti di voi ricorderanno come il fondatore de il Teatro Settimo di Torino.
La Molli è una rivisitazione del capitolo finale dell’ “Ulisse” di James Joyce, in cui, tra sonno e veglia, Molly ripercorre l’epoca passata della giovinezza attraverso il filtro dei suoi sentimenti.
La Molly Bloom di Joyce non è per Arianna Scommegna testo né pretesto ma soltanto una suggestione, un modello interpretativo. La Molly, infatti è qui una sagace e simpatica trentenne dalla marcata inflessione milanese; in una notte passata insonne ad aspettare il marito che non torna, il suo flusso di coscienza esterna di amore, relazioni, occasioni colte e mancate.
Scrive il critico Osvaldo Guerrieri: “…Questo personaggio bellissimo e corposissimo adesso è finito fra le mani di Gabriele Vacis e dell’attrice Arianna Scommegna, ma reinventato in chiave attuale e lombarda, in un luogo e in un tempo in cui anche la Molli tortura la propria insonnia, ma senza alcuna venatura patologica, anzi con un’affabilità e una levità che ne fanno un play di conversazione, una narrazione a mezza voce, un bisbiglio in cui si inseriscono particolari nostri, canzoni nostre, tormenti che, abbandonata definitivamente l’Irlanda, si adagiano nel tono un po’ sfrontato dello scherzo…”.

9 novembre ore 21.00
Roma, Ostia Teatro del Lido - Via delle Sirene 22
In collaborazione con il Teatro di Roma
Per informazioni e prenotazioni: 06 – 32 02 102 oppure 06 – 32 34 686.
Biglietti: posto unico 10 euro; ridotti 8 euro (Go Card) -
L’ufficio stampa è di Simona Carlucci: 06 – 700 94 59 e 335 – 59 527 89; essecci@libero.it


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