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Questa sezione ospita soltanto notizie d'avvenimenti e produzioni che piacciono a me.
Troppo lunga, impegnativa, certamente lacunosa e discutibile sarebbe la dichiarazione dei principii che presiedono alle scelte redazionali, sono uno scansafatiche e vi rinuncio.
Di sicuro non troveranno posto qui i poeti lineari, i pittori figurativi, il teatro di parola. Preferisco, però, che siano le notizie e le riflessioni pubblicate a disegnare da sole il profilo di quanto si propone questo spazio. Che soprattutto tiene a dire: anche gli alieni prendono il taxi.

Tavole italiane: Paolo e Barbara a Sanremo


Oltre a segnalazioni, recensioni e interviste con artisti e operatori della comunicazione, mi piace anche occuparmi d’enogastronomia perché è materia che incrocia tre importanti aspetti della produzione culturale: arte, mercato e pubblico.
La Liguria, pur essendo una terra ricca di tradizioni eccellenti, purtroppo, oggi non vanta troppi templi del gusto; per non dire di Genova, dove la situazione è, al momento, pressoché catastrofica.
Tutt’altro discorso merita la visita che ho fatto a Sanremo da Paolo e Barbara, ristorante che spicca non solo sul territorio (non sarebbe un complimento), ma in tutto il panorama enogastronomico italiano.
Non è una mia scoperta, da anni quel luogo è giustamente elogiato e premiato.
Paolo e Barbara Masieri lo conducono dal 1989 e, dopo sedici anni d’esperienze e sperimentazioni, hanno raggiunto livelli d’eccellenza.
Quando mi occupo di ristoranti, non parlo dei piatti gustati, perché le emozioni sensoriali non sono traducibili in parole, si rischia qualche goffaggine. Parlo dei piatti soltanto quando sono discutibili o malfatti, come ho scritto, ad esempio, recentemente sul Cibrèo di Firenze; chi fosse incuriosito su che cosa là m’è capitato può cliccare QUI.
La sala è piccola – non si può fare alta gastronomia con numero di coperti adatti a feste di matrimonio – e caldamente arredata. Barbara v’accoglie in modo squisito con l’assistenza di una validissima collaboratrice di cui non faccio il nome solo perché non lo conosco, ma è donna di sala di qualche avvenire. E proprio Barbara vi guida sapientemente attraverso le scelte di una carta giustamente con poche pietanze perché, come ho detto già altre volte, una cucina di qualità, qual è quella di cui vi sto parlando, non può, non deve, avere troppe offerte sennò non è credibile. Ciò che, poi, vi arriverà a tavola è un incanto, giovandosi anche del fatto che molti prodotti provengono sia da terreno di proprietà dei Masieri, curato con passione e competenza, e sia da fornitori selezionatissimi.
Voglio anche rilevare il buon gusto, l’eleganza con cui è proposto quanto lavorato in cucina, presentato da Barbara (a proposito, è lei ad occuparsi della squisita pasticceria) in modo sommesso ma non umile. Purtroppo non posso dire la stessa cosa di quanto si legge sul loro sito, un po’ troppo esclamativo, in tutta amicizia, suggerirei una revisione di quei testi. Sito che, va detto, presenta anche i prezzi praticati, cosa non troppo frequente.
Vini. Anche qui elogi. Perché una carta con grandi produttori sappiamo farla tutti, ma trovare piccole aziende che producono grande qualità è cosa più difficile. Lì accade. E i prezzi hanno articolazioni su multipli livelli che non ti costringono a vincere il Superenalotto per ordinare. Se, però, volete grandi bottiglie, ci sono.
Insomma, se vi trovate da quelle parti non perdete l’occasione di andarci. Mi ringrazierete.

Paolo & Barbara, V. Roma 47, Sanremo
Tel. 0184 - 53 16 53, Chiusura: mercoledì e giovedì
Sito web: www.paolobarbara.it


Stella Rossa in onda va


Settimane fa, alla Fiera del Libro di Torino, incontrai per caso Vito, autore di un recente libro di cui vi dirò fra breve. L’ultima volta che l’avevo visto mi trovavo per girare uno spot a Persiceto e avevo assistito ad alcune prove di un ‘Bertoldo’ di cui era splendido interprete per la regìa di Marco Baliani.
ll libro cui accennavo prima, è intitolato Stella Rossa Channel e racconta le vicende di un’emittente del Popolo che trasmette sul canale criptato 4766, noto ai teleutenti col nome in codice di RTI, acronimo che sta per Rivolta Telecomandi Inferociti. Per riuscire a prendere il segnale di Stella Rossa Channel bisogna orientare la parabola verso est, con un angolo d’inclinazione di 12° nei giorni feriali, 38° in quelli festivi: questo perché nei giorni feriali la vedova Mingozzi stende il bucato davanti al ripetitore centrale e il segnale fatica ad attraversare le sue calze contenitive.
L’editore è Kowalski.
Stefano Bicocchi, in arte Vito, è nato nel 1957 a San Giovanni in Persiceto: è stato prima metallurgico, poi attore. Comincia frequentando la scuola ‘Teatro Bologna’ di Alessandra Galante Garrone. I suoi compagni d’allora sono Patrizio Roversi e Siusy Blady; con loro e con i gemelli Ruggeri approda in televisione, dove apre la strada ai varietà comici degli anni ottanta con “Gran Pavese Varietà”, “Lupo solitario”, “Matrioska”, “Araba fenice” di Antonio Ricci.
Negli anni novanta porta a teatro “Se perdo te", spettacolo legato alla poetica della Bassa, con personaggi stralunati come quelli descritti da Guareschi, Zavattini e Fellini.
I suoi successivi spettacoli, con Francesco Freyrie e Daniele Sala come autori, sono: “Don Chisciotte o la vera storia di Guerino e suo cugino”, con Enzo Iacchetti, e “Salone Meraviglia”, con Antonio Albanese e Tita Ruggeri.
Attraversa il cinema partendo da “La voce della luna” di Fellini, e poi, con Alessandro Benvenuti, gira diversi film, tra cui quell' “Ivo il Tardivo” che gli vale la candidatura come miglior attore non protagonista al “Ciak d’oro”.
Di recente è tornato alla tv con il personaggio di 'Stella Rossa' nel programma “Bulldozer” su RAI 2, con Enrico Bertolino e Federica Panicucci, e in “Invito a cena” su Raisat Gambero Rosso Channel, senza trascurare nel frattempo il teatro che lo vede nei panni di Totò in “Miracolo a Milano” di Zavattini.
A Vito ho chiesto di dirmi qualcosa su quella stana emittente e il suo conduttore.
Stella Rossa Channel è una Televisione del Popolo e visto che adesso i canali di Silvio sono 6 ce n'è un gran bisogno. A differenza di Sky il teleutente, al posto della smart card, deve inserire nel decoder una vecchia tessera del PCI. Il decoder accetta solo tessere originali emesse dal Partito prima dell’avvento di Occhetto. Si è scoperto recentemente un giro di tessere taroccate e dal 21 dicembre del 2003 il decoder riconosce solo quelle macchiate con il ragù della festa dell’Unità.
Questo perché in origine i compagni quando mangiavano le tagliatelle facevano la scarpetta con la tessera del PCI, poi Occhetto introdusse i crackers e l’usanza si è persa.
Il proprietario-conduttore-capo di Stella Rossa Channel, detto 'stella rossa' per via di una voglia a forma di stella sul petto, era stato un tempo in competizione con Silvio perchè la moglie si era invaghita proprio di Silvio che suonava in crociera; allora ci fu un compromesso: il figlio, infatti, è stato chiamato PierPalmiro. Ti dicevo prima della voglia a stella sul petto del capo di quella tv, uomo più a sinistra di Bertinotti; la mamma chiese che cosa volesse dire quella voglia e l’ostetrica rispose: “Voglia di incazzarsi!”
.

Vito, “Stella Rossa Channel”, pagine 112, euro 9:50, editore Kowalski


Il fumo e il fumetto d'un famoso rogo


In un momento in cui i tanti fondamentalismi sono all’offensiva verso il pensiero laico, mi piace particolarmente segnalare che è in lavorazione il primo romanzo grafico sul pensiero e la vita del filosofo Giordano Bruno, scritto da Maurizio Di Bona e disegnato da theHand che poi sono la stessa persona.
Il filosofo e scrittore Giordano Bruno, lo ricordo ai più distratti, nacque a Nola nel 1548 e dopo sette anni di detenzione, morì, fatto arrostire vivo dai bacherozzi, a Roma nel 1600.
Ora rivive in queste pagine fra parole e immagini che hanno per testo di riferimento il libro di Anacleto Verrecchia “La falena dello spirito”, 2002, editore Donzelli pp. XVII-331, € 22:72.
Maurizio Di Bona (theHand) è nato a Napoli nel 1971.
Ha disegnato il merchandise ufficiale dei ‘Cranberries’ e collaborato con altre rockstar per supporti grafici. Ha fondato Alkemik magazine on line su figure del rock e satira politica. Disegna le copertine del mensile L’Ateo, diretto da MariaTurchetto.
Collabora, inoltre, al magazine irlandese ‘Fun Stuff’ ed al mensile islandese ‘The Grapevine’.
L'immagine di Bruno che ho deciso di adottare per questo viaggio grafico – spiega Di Bona – ricalca quella di Gian Maria Volontè, già straordinario interprete del Bruno di Giuliano Montaldo nel 1973. Questo aspetto della lavorazione del progetto è venuta anche dalla constatata impossibilità di recuperare l'immagine certa del filosofo, perchè i pochi ritratti pervenutici non sono attendibili. Il volto straordinario e intenso di Volontè si è così imposto fin dalle prime matite come quello che avrebbe (di)segnato il mio Bruno meglio di qualunque parto di fantasia.
Per seguire il work in progress dell'opera, cliccate su Nolan.


Tavole italiane: il Cibrèo a Firenze


Come sanno coloro che frequentano questo webmagazine, mi piace segnalare luoghi di enogastronomia piacenti o meno piacenti.
A Firenze, durante il Festival Nuovo e Utile, sono stato al rinomato Cibrèo: V. Andrea del Verrocchio 8-R, tel. 055 – 244 966, aperto anche a pranzo, chiuso domenica e lunedì.
E’ stata un’esperienza – pur con l’avvìo di un’eccellente accoglienza seguito da un cordiale servizio al tavolo – particolarmente sfortunata.
Lì praticano, ostentandola come una virtù, una delle cose che meno sopporto: il menu recitato a voce; allorché chi recita giunge alla sua terza battuta, hai già dimenticato la prima, e alla quarta dizione speri solo che la smetta presto, tanto ti si è già tutto confuso in mente. Di solito a questa disdicevole usanza, s’accoppia il fatto che non conosci il prezzo delle portate, ma al Cibrèo, ad onor del vero, è servita una carta in cui si apprende che ogni primo piatto, aldilà della scelta, costerà 18 e ogni secondo 34 euro.
Cantina non d’amplissima fantasia, ma di qualità e con una buona articolazione dei prezzi che non costringono il cliente a impegnarsi solo su alte quote.
Si gode di un ventaglio d’antipasti (scelti con deliziosa tirannia dalla cucina) di buonissima qualità, poi… il naufragio!
Tutte le pietanze, sopraffatte da un caricatissimo peperoncino che ne copriva ogni altro sapore, roba che in quel piatto poteva esserci stoccafisso, chianina, o verdure, sarebbe stato uguale.
Servizio, come dicevo in apertura, cordiale e volenteroso, ma si disunisce (l’ho notato anche presso altri tavoli, non solo al mio) dopo la seconda portata e i tempi per dolce e caffé sfiorano la misura di ere geologiche.
Ancora una cosa, lo chef e patron Fabio Picchi usa fare discese ai tavoli alla frances… no, forse non proprio alla francese, difatti si ferma solo presso alcuni trascurandone altri; Obelix non faceva così, si fermava non solo presso i clienti aureolati di cariche politiche o commerciali, ma andava da tutti.
Conto: 91 euro. Chissà qual era il mio oroscopo in quella sera fiorentina.


Tavole italiane: il Vinolio a Firenze


Dopo l’infelice esperienza al Cibrèo di cui vi ho detto prima, la fortuna mi ha sorriso grazie agli amici Katia Martinez e Simone Frasca che mi hanno guidato, dopo avermelo già una volta segnalato, in un localino delizioso: Vinolio.
Il ristorante nasce da una salumeria – tuttora in funzione e meritatamente frequentata, dove è possibile bere al banco –, si propone con molta umiltà e sfoggia pochi piatti, ma di encomiabile fattura dovuti a un giovane e promettente chef che proviene da buonissima scuola e ha un nome d’ingombrante celestitudine: Angelo Madonna.
Il patron Michele, baffuto arcangelo, ha organizzato le cose per bene allestendo un angolo enogastronomico d’ambiente accogliente, con menu attrezzato anche con escursioni extra-toscane pur senza perdere d’occhio piatti d’estrazione locale e contadina. Salumi e formaggi ottimi, in linea con la tradizione della citata salumeria; dolci di raffinata fattura.
La carta dei vini è assai ben condotta e – combinandosi con una scelta delle pietanze non esclusivamente di territorio – non si consegna in esclusiva ai toscani, ma spazia, e spazia bene, anche in altre terre; ricarichi d’apprezzabile sobrietà.
Servizio impeccabile per tempi e cordialità, assiduo ma non invasivo.
Scrivono sul loro sito web (in verità, parecchio da migliorare in grafica) www.vinolio.com: Non pensiamo di essere i primi a proporre queste cose, ma ci impegneremo con grande determinazione nel perseguirle... finalmente!, un po’ d’eleganza, non come tanti che si autoelogiano senza provare rossore!
Vinolio, Via San Zanobi 126-R, dalle 19:00 alle 01:00, escluso la domenica.
Per prenotare: al sito web e al numero 055 – 48 99 57


Andersen vi aspetta a Sestri Levante (1)


Duecento anni fa nasceva a Odense lo scrittore danese Hans Christian Andersen che morirà settantenne nel 1875 a Copenaghen.
Di umili origini, conobbe il dolore di vedere la madre finita in un ospizio per alcolizzati, fu autodidatta, precoce lettore di E.T. A. Hoffmann, studiò danza e canto, riuscì a frequentare l’università grazie alla generosa protezione del musicista italiano Giuseppe Siboni.
Mi piace qui riportare un ulteriore tratto su questo famoso scrittore tracciato da Vivian Lamarque (mia deliziosa ospite in un viaggio spaziale) che così dice: Andersen amava molto disegnare, i suoi diari e le sue lettere erano pieni di schizzi... fu, fin da bambino, una specie di Edward Mani di Forbice! Suo padre, ciabattino, gli costruiva pupazzi di legno e lui in un attimo di uno straccio faceva un vestito, di un pezzo di carta un personaggio fantastico.
Nell’anno del bicentenario della sua nascita il Premio Andersen Festival - promosso fin dal 1998 dal Comune di Sestri Levante, con il riconoscimento della Presidenza della Repubblica, progettato e realizzato in collaborazione con Artificio 23 - si arricchisce di appuntamenti, rivolti a rendere omaggio alla figura del grande favolista danese, pur rimanendo fedele alle sue due linee portanti: il teatro di narrazione e il teatro di strada/urbano internazionale.
La programmazione del Festival, nei suoi quattro giorni di durata, prevede spettacoli, incontri, narrazioni a partire dalle 17.00 fino a notte inoltrata, con un’offerta complessiva (tra repliche e prime rappresentazioni) di circa 80 spettacoli che trasformano Sestri Levante in un grande e vivace teatro all’aperto godibile dal pubblico di ogni età.
Nella sezione Narrazione, ai Racconti Sotto il Fico, dedicati ai bambini, in una terrazza aperta sul mare del Convento dell’Annunziata, all’ombra di un fico secolare, si affiancano i Racconti della Baia del Silenzio, due appuntamenti al giorno, alle 19.00 e alle 21.30, dove scrittori, narratori e teatranti propongono testi inediti e nuove creazioni.

Giovedì 26 maggio, ore 19:00: il giornalista e scrittore Daniele Biacchessi con La storia e la memoria riannoda il lungo filo nero dalle stragi nazifasciste del 1944-’45 alle oscure vicende italiane degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta; lo accompagna il sassofono del jazzista Michele Fusiello.
Alle 21.30, H.C. NDRSN: uno stralunato Nicola Rignanese improvvisa, a partire dai titoli delle fiabe di Andersen, giocando contro il regista cattivo che non è un cattivo regista.

Venerdì 27 maggio, alle 19.00, l’appuntamento divenuto tradizionale con Maurizio Maggiani che ogni anno torna a raccontare episodi e storie come spunto di riflessione sul nostro mondo, mentre alle 21.30 Luca Scarlini narra la strana vicenda dell’ Amazzone e il pirata: Giulia Gonzaga Colonna e il pirata Barbarossa, una curiosa scheggia delle relazioni tra oriente e occidente, sullo sfondo del Mar Ligure che tante gesta di pirati conobbe.

Sabato 28, ore 19.00, Lella Costa legge Il brutto anatroccolo, I cigni selvatici, Il guardiano dei porci; seguirà (21.30) Andrea Cosentino con Angelica. Sequenze provvisorie per il montaggio di uno spettacolo: una troupe gira uno sceneggiato tv in una casa di un quartiere popolare romano; un’attricetta - l’Angelica del titolo - continua a ripetere la scena della propria morte, fino allo sfinimento, rovesciando il dramma in farsa.

Domenica 29, ore 19.00, l’inventiva e la capacità affabulatoria di Mara Baronti si mettono all’opera per mescolare biografia e favole di Andersen in un’originale racconto, che verrà poi proposto nella sua forma definitiva a Roma nella prossima Notte Bianca.
A seguire (21.30) è di scena un altro da me reso cosmonauta a forza: Alfonso Santagata che dedica al brigantaggio meridionale tra Basilicata, Campania e Puglia nella seconda metà dell’800, uno spettacolo dal titolo Il sole del Brigante. Scrive Santagata: Dalle centinaia di storie di briganti che ho conosciuto, mi piacerebbe inventarne uno che abbia la forza di tutti, arrivare a un’icona unica che sia la sintesi del Brigante: un’invenzione che nasce dalla trasfigurazione della memoria. Il compito del teatro è conoscere la complessità di un mondo per portarlo alla propria poetica drammatica. Come un atto d’amore infedele, rimescolando, trasfigurando, inventando situazioni che sono ancora oggi vicine alla nostra memoria e alla nostra vita.
Alle 23.00 concludono la serata, e sono proprio da non perdere, i burattini sull’acqua di Mr. Phan Thanh Liem che viene da Hanoi.
E non finisce qui!
Leggete la prossima nota e saprete di acrobati, clowns, musicisti, burattini, macchinari galleggianti e altre fiabesche apparizioni.


Andersen vi aspetta a Sestri Levante (2)

Grazie alla sezione del Teatro di Strada/urbano internazionale Sestri Levante diviene luogo di incontro di una gran quantità di artisti provenienti da tutto il mondo. Il Festival ha da sempre avuto tra i propri obiettivi primi quello di introdurre in Italia le compagnie più interessanti del panorama internazionale, con un’attenzione particolare all’elemento della novità, riuscendo ad avere compagnie e spettacoli quasi sempre da noi inediti.
Accanto al nutrito gruppo dei Buskers, che agiscono per le strade di Sestri e che provengono da Australia, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra e anche dall'Italia, vi sono alcune importanti compagnie di teatro urbano con le loro realizzazioni:

- Collectif Ex-Nihilo, Francia, Calle Obrapia #4
giovedì 26 / venerdì 27 maggio - ore 18.30 e 22.30, Via H.C.Andersen.
Viene da Marsiglia questo gruppo di danzatori e musicisti che indagano con i loro spettacoli il rapporto tra l’uomo e lo spazio, l’architettura nella quale vive, sfidando il senso comune con un uso a dir poco inconsueto dei luoghi del quotidiano: una strada, i suoi marciapiedi, i suoi muri.

- Lice de luxe, Danimarca, Piazza del Comune - giovedì 26 / venerdì 27 – ore 22.30
Una compagnia di circo-teatro danese, che mescola umorismo ad abilità tecnica in uno spettacolo ambientato nel mondo delle fiere di inizio ‘900. I tre artisti, formati alla Scuola di Circo di Mosca, si scambiano abilmente i ruoli di musicisti, acrobati, giocolieri e clown.

- Afro Jambo Acrobats, Kenia, Piazza Matteotti - sabato 28 – ore 20.00 e 23.45 / domenica 29 - ore 20.00 - 22.30
Il gruppo Afro Jambo Acrobats, composto da sei instancabili acrobati, nasce a Nairobi. Già noti a livello internazionale, sono stati invitati, tra l’altro, a Djbouti, alle Seycelles, dove hanno intrattenuto la famiglia reale Saudita, a Yakutsk, Siberia con una performace speciale per il Presidente della Repubblica della Yakuzia. Il loro repertorio, attuato con straordinaria abilità ed energia, comprende piramidi umane, limbo dance, salto della corda, danze

- Antoine le Menestrel, Compagnia Lézard Bleus, Piazza Matteotti - venerdì 27 - ore 23.00
Danza, acrobazia, teatro di strada, scalata, costituiscono la singolare miscela del lavoro di questo artista che ha realizzato performance di alto livello e che parallelamente allena le équipe di scalata di Francia, Austria e Nuova Zelanda. A Sestri realizzerà un intervento ispirato ad alcuni racconti di Andersen: L’angelo, Il guardiano della torre, Le vecchie campane della chiesa. Saranno utilizzate la facciata della chiesa, i campanili di Piazza Matteotti, i palazzi circostanti con un’acrobatica conclusione “a volo” sulla piazza e sul pubblico.


Progetto speciale Andersen
- Compagnie Ilotopie- Andersen Evocation - Baia del Silenzio - sabato 28 - ore 23:00.
Attiva dal 1980, la Compagnia Ilotopie è composta da attori, scultori, danzatori, musicisti, scenografi, ricercatori, inventori che hanno scelto di lavorare sugli incroci delle arti, interrogandosi e interrogando il mondo intorno.
Ilotopie, che da tempo sta approfondendo gli interventi sui bacini d’acqua, realizza una creazione sullo specchio di mare della Baia del Silenzio, ispirata all’immaginario di H.C. Andersen, con una sfilata di magiche apparizioni di oggetti e macchinari galleggianti, cui fanno da contrappunto la luce dei fuochi di artificio sullo sfondo della baia.

L’Ufficio Stampa: è ottimamente guidato da Simona Carlucci.
Telefoni: 06 – 700 94 59 e 335 - 59 52 789; mail: essecci@libero.it


Firenze: Nuovo e Utile


Cosmotaxi Special sul Festival

Fortezza da Basso, 18 – 22 Maggio


Nuovo e Utile: cenni sul programma


E’ questa la prima edizione di Nuovo e Utile, festival della creatività e dell’innovazione: un viaggio lungo cinque giorni, per capire partecipare, sperimentare.
La direzione scientifica è di Annamaria Testa.
Nuovo e Utile parla di come utilizzare efficacemente i talenti, e di come trasformare intuizioni nuove in pratiche di successo nell’arte, nell’impresa, nel cinema, nella tecnologia, nel volontariato, nel design, nella scienza, nella letteratura, nella musica, nel web.
L’obiettivo è promuovere una via nazionale e proficua alla creatività, intesa come necessaria premessa all’innovazione e come motore dello sviluppo delle persone e della società.
Il Festival è promosso dalla Regione Toscana in collaborazione con la Fondazione Monte dei Paschi di Siena e con il supporto di Ferrovie dello Stato e di Fondazione Sistema Toscana.
Sono oltre 200 (sì, duecento) gli eventi rivolti al grande pubblico e agli addetti ai lavori, compresa una sezione speciale NeU 6 -13 dedicata ai ragazzi e alle scuole.
Il Festival è diviso in sezioni (incontri, workshop, laboratori) ciascuna delle quali offre una diversa prospettiva del tema “creatività”.
Il logo e l'art direction sono di Paolo Rossetti.
L’Ufficio Stampa è guidato dallo Studio Mara Vitali Comunicazione con l’impegno dell’efficientissima Rossella Pompa.
Per il programma completo del Festival, cliccate su: Nuovo e Utile.
L’ingresso costa 8 euro; 4 euro, invece, per i minori di 13 e i maggiori di 65 anni.

Doverosa locandina:

In questo Special, sfidando i rischi connessi alla mia accoglienza, sono intervenuti:

Emanuela Audisio, Chiara Boni, Gianni Canova, Sylvie Coyaud, Tina Guiducci, Loredana Lipperini, Alberto Oliveiro, Armando Punzo, Maurizia Settembri, Marino Sinibaldi, Simone Sorbi, Annamaria Testa, Benedetto Vertecchi, Ugo Volli.

Faccia loro piacere oppure no, sono stati citati:

Luigia Carlucci Amelio, Pupi Avati, Maurizio Capone, Caterina Caselli, Juri Chechi, Leonardo Colombari, Lella Costa, Massimo Donà, Massimo Inguscio, Claudio Magris, Elisa Molinari, Andrés Morte Terés, Negramaro, Moni Ovadia, Mauro Pagani, Piersandro Pallavicini, Alessandro Piperno, Rossella Pompa, Gianmarco Pozzecco, Paolo Rossetti, Paolo Sorrentino, Value Partners, Mara Vitali.

Contro la loro volontà, ho usato le voci di:

Marco Aurelio, Gian Piero Bona, Gilbert Keith Chesterton, Albert Einstein, Jean Genêt, Alfred Jarry, Karl Kraus, Lautréamont, William Shakespeare, Herbert Spencer, Spock Vulcanian Doctor, Publio Cornelio Tacito, Donald W. Winnicott, Ludwig Wittgenstein.

Per ultimi, ma non per importanza, ricordo citati i nomi di:

Fondazione Sistema Toscana, Monte dei Paschi di Siena, Trenitalia.
E anche: Muvis, Permasteelisa Selenia Communications, Piaggio, Pirelli Pneumatici.

Avvertenza per chi fra i lettori è meno pratico delle soffici leggi del web (non certo quelli che partecipano a Nuovo e Utile, s’intende): se cercate il nome preferito e non salta fuori, cliccate in alto a destra su MAGGIO e vedrete i vostri divi preferiti

Che fatica! Mo’ me lo sono meritato un bicchiere o no?


Nuovo e Utile: parole in tema


Tutta la differenza fra costruzione e creazione è esattamente questa: una cosa costruita si può amare solo dopo che è stata costruita; ma una cosa creata si ama prima che esista.

Gilbert Keith Chesterton


Nuovo e Utile: i motivi di questo Special


Parecchi mesi fa, a Milano, davanti ad un bicchiere di bianco perniciosamente caldo servito da uno scellerato barman, Annamaria Testa mi parlò di un lavoro che la teneva assai impegnata – si trattava di questo Festival – e mi accennò alle linee guida dell’impresa.
Mi sembrarono, e infatti sono, eccellenti e birichine, sapienti e vispe, così come sono le idee d’Annamaria, bambinaccia che sa essere pensosa e allegra al tempo stesso, lontanissima da ogni forma di cultura come noia, da ogni teoria che non si misuri con la pratica, da ogni astratta sperimentazione.
Aggiunse una cosa allora Annamaria. Mi disse che due parole, “politica” e “creatività”, un tempo due belle espressioni usate per connotare l’agire degli umani, le trovava usate in giro come due parolacce. Specie in Italia. Oggi, infatti, rimandano a giochi truffaldini e coglionerie farneticanti (si pensi, questo lo dico io, ad esempio, alla finanza ‘creativa’ di Tremonti & Soci).
Due parole da riabilitare, facendole di nuovo correre insieme verso traguardi degni di quei due vocaboli.
La cosa m’entusiasmò e le proposi di fare questo Special che qui ora vedete.
Lei fu contenta di questa mia pensata e ci scambiammo qualche idea su come procedere.
Avrei voluto festeggiare la decisione con un altro bicchiere di bianco, ma, dolorosamente, me n’astenni temendo le male arti di quello sciagurato barman.


Nuovo e Utile: parole in tema


Le idee si trapiantano per scissione, i pensieri per gemmazione.

Karl Kraus


Nuovo e Utile: Chiara Boni


Chiara Boni è Presidente del Festival “Nuovo e Utile” ed è stata Assessore alla Comunicazione della Regione Toscana.
Ora no, dopo dirò qualcosa al proposito.
Famosa stilista, ha innovato lo scenario della moda italiana con un disegno sensuale e ironico riassunto già nella sigla delle sue produzioni: "You Tarzan, me Jane", le sue sfilate sono quasi delle pièce teatrali, non a caso produce costumi per Andrèe Ruth Shammath.
Le collezioni di pret-à-porter maschile e femminile, il suo sportwear, gli occhiali per uomo e donna, la pelletteria e i piccoli accessori, i profumi e le linee di prodotti per il bagno, apprezzati in Europa e in America, sono arrivati fino in Cina.
Ha pubblicato con Luigi Settembrini un birichino decalogo nel libro "Vestiti usciamo" (Mondadori), ha partecipato a molti programmi televisivi, ideando e conducendo nel ’97 e ’98 su Rai Tre la trasmissione "Il dilemma – Storia di famiglie allargate".
Nel 1999 apre a Milano la sua prima boutique monomarca.
Nel maggio del 2000 è chiamata in Regione da Claudio Martini. Come Assessore alla Comunicazione della Regione Toscana, si è occupata di piattaforme multimediali, di campagne di comunicazione concernenti i farmaci, gli incendi boschivi, ha progettato e coordinato la produzione di libri, guide, riviste, ha organizzato eventi che hanno portato l’attenzione di giornalisti e studiosi di molteplici discipline sulla Toscana, le sue risorse, e i suoi valori culturali. Come, ad esempio, il meeting internazionale di San Rossore e questo Festival sulla creatività ricco di 200 (sì, duecento) avvenimenti in 5 giorni.
Risultato: non è più Assessore. Sì, andava troppo bene. Era, quindi, da sostituire.
Mai sia detto che un’intelligenza innovativa trovi spazio tra i nostri ranghi politici.
A Chiara Boni ho chiesto com’è nata l’idea del Festival.
Vado ripetendo che quest’idea m’è frullata in testa pensando al bar. Già. Perché in tanti luoghi di lavoro e di studio – aziende, enti, università – quasi tutti lavorano standosene chiusi nelle proprie stanze. Senza comunicare fra loro. Dove s’incontrano queste donne e questi uomini? Al bar. E’ lì scambiano, oltre agli immancabili pettegolezzi, anche notizie spicciole, curiosità, informazioni, racconti sulle esperienze lavorative che vanno conducendo. In altre parole, ho avvertito la necessità d’immaginare un luogo dove fosse possibile confrontare una varietà d’applicazioni del pensiero su campi talvolta confinanti ma anche lontani fra loro.
Come nascono le idee? Esistono tecniche d’approccio alla conoscenza apparentabili pur se distanti nelle attività espresse?
La creatività può essere incrementata dalle intersezioni di linguaggio, dall’intercodice, dalla frammentazione e ricomposizione dei saperi.
Spero che la Fortezza da Basso, dove si svolge questo Festival, diventi un gran bar, un fruttuoso incontro di pensieri e chiacchiere, qualcosa di nuovo e utile
.


Nuovo e Utile: parole in tema


Il talento è una fonte da cui sgorga acqua sempre nuova. Ma questa fonte perde ogni valore se non se ne fa il giusto uso.

Ludwig Wittgenstein


Nuovo e Utile: Annamaria Testa


Annamaria Testa è alla guida della direzione scientifica del Festival.
A lei mi lega anche il ricordo di un vertiginoso viaggio spaziale fatto insieme su di una famosa astronave.
Nata a Milano nel 1953, è tra i più brillanti pubblicitari italiani. Da molti anni realizza campagne che hanno innovato il linguaggio pubblicitario, arricchendolo di motivi ludici capaci di comunicare con estrema efficacia informazioni, desideri ed emozioni. Ricordate la Golia bianca che "sfrizzola il velopendulo"? E la serie “passaparola” di Perlana? E le 3 Gioconde della Ferrarelle? Tanto per ricordare solo alcune sue invenzioni.
Ha collaborato a programmi radiotelevisivi della Rai, si è occupata di comunicazione politica, insegna Tecniche della Comunicazione allo IULM di Milano.
Tra le sue pubblicazioni, un luminoso manuale di scrittura pubblicitaria dal titolo “La parola immaginata” per Pratiche nell’88; un bel libro di racconti “Leggere e amare” stampato da Feltrinelli; “Farsi capire”, edito dalla Rizzol; il saggio "La pubblicità" per il Mulino; per Carocci Editore "Le vie del senso", cioè come dire cose opposte con le stesse parole, volume splendido che sarebbe piaciuto a quelli dell’Oulipo.
In una precedente nota di questo Special di Cosmotaxi, vi ho detto di quando a Milano Annamaria m’accennò a questo Festival che allora preparava (un anno e mezzo di lavoro), ma nonostante fossi a conoscenza delle linee di quest’evento fiorentino, allorché settimane fa ho letto il programma ho pensato che forse avevo esagerato con il mio amato Barbera: duecento avvenimenti in cinque giorni! E quali avvenimenti, e quali ospiti! Un’impresa ciclopica mai finora realizzata in Italia sul tema della creatività.
Cinema, teatro, musica, video, psicologia, pubblicità, industria, scuola, università, moda, ricerca scientifica, infanzia… e di sicuro avrò scordato qualcosa.
Se c’è qualcosa che non va in questo Nuovo e Utile, è che, vista la quantità e l’importanza delle proposte, dopo mezza giornata qualcuno corra il rischio di sentirsi vecchio e inutile. Ma naturalmente è un complimento. Solo un po’ brusco.
Ad Annamaria ho chiesto una breve presentazione del Festival e lei mi ha risposto dicendo che avrebbe preferito accennare ad occasioni lì presenti più che a significati delle stesse perché questi, a suo avviso, devono nascere proprio dagli incontri, dai laboratori, dalle comunicazioni previste dal programma.
Ecco, quindi, un rapido giro d’orizzonte su Nuovo e Utile guidati da una hostess extra lusso: Annamaria Testa.
Nuovo e Utile è un festival che dura cinque giorni e ospita, come tu hai ricordato, oltre 200 appuntamenti. Ogni giorno, chi entra alle nove di mattina trova cose da fare, da vedere e a cui partecipare fino alle otto di sera, senza soluzione di continuità.
Il festival è diviso in sezioni, ciascuna delle quali offre una prospettiva particolare sul tema della creatività: per orientarsi conviene prima farsi un'idea generale guardando con attenzione - all'inizio del programma - che cosa offrono (e qual è il taglio con cui sono costruite) le diverse sezioni, e poi progettare un'agenda su misura (magari con l'aiuto dello schema orario degli eventi che si trova sul sito alla dizione leggi e prenota. Dicevamo: costruirsi un'agenda. C'è un invito implicito a rintracciare i fili sottili che uniscono la creatività del regista Sorrentino a quella del ginnasta Chechi, a quella dello scrittore Magris, a quella dello stilista Dall'Acqua o del fisico Massimo Inguscio... facile dire "competenza, tenacia, curiosità, passione, flessibilità".
Sentir raccontare le storie è differente. E poi: che cosa unisce la creatività di una grande impresa come Pirelli a quella di Caterina Caselli che produce musica e scopre i Negramaro? In che cosa si somigliano il processo di progettazione di un'automobile e quello di un film? E ancora: come ci si può costruire un cappello? E una scultura da viaggio? E che cosa può insegnare Value Partners, la maggior società italiana di consulenza strategica, ai ragazzi che stanno cercando lavoro? E quali suggestioni possono 10 ore 10 di rassegna dei migliori spot pubblicitari prodotti nel mondo nel corso dell'ultimo decennio?
I workshop permettono di sperimentare l'emozione di costruire un brano musicale con la guida (e insieme a) i percussionisti napoletani di Maurizio Capone, il filosofo teoretico (e musicista) Massimo Donà, il grande Mauro Pagani.
C'è anche una non-stop lunga cinque giorni dedicata a
web e blog. E un festival nel festival (NeU 6-13) dedicato ai ragazzi.
Vi aspettiamo a Firenze
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Nuovo e Utile: parole in tema


Creare non è un gioco un po' frivolo. Il creatore si è impegnato in un'avventura terribile, che è di assumere su di sé, fino in fondo, i pericoli che corrono le sue creature.

Jean Genêt


Nuovo e Utile: Gianni Canova


Gianni Canova insegna storia e critica del cinema allo IULM di Milano.
Ha scritto di cinema per la Repubblica, il Manifesto, Sette del Corriere della Sera e La Voce di Indro Montanelli.
Per la Triennale di Milano ha curato le mostre Le città invisibili e Dreams.
Conduce una rubrica di Cinema per Sky.
In questo Festival, Canova dialoga con i registi Pupi Avati e Paolo Sorrentino.
A lui ho chiesto di dire quale sarebbe la cosa più nuova e utile per il cinema italiano oggi.
La cosa più nuova e utile per il cinema italiano oggi?
Ricominciare a mettere in circolo conflitti, fantasmi, attriti, abrasioni, ferite, perversioni.
Liberarsi dalla dittatura della commedia e dall'incubo della fiction televisiva.
Dimagrire.
Lasciare la pesantezza dell’apparato tra le stanze polverose della burocrazia, delle commissioni governative, dei finanziamenti pubblici e ritrovare l'ebbrezza del rischio, della leggerezza, della spudoratezza, dell'improvvisazione.
Reimparare a sporcarsi le mani con il mondo e con la vita, dichiarando guerra alla pulizia beota della televisione
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Nuovo e Utile: parole in tema


Gli uomini comuni guardano le cose nuove con occhio vecchio.
L'uomo creativo osserva le cose vecchie con occhio nuovo.

Gian Piero Bona


Nuovo e Utile: Loredana Lipperini


Loredana Lipperini interviene sul web letterario all’interno di una sezione a cura di Giuseppe Granieri; per saperne di più su di lui cliccate QUI e anche qui QUI. Troverete cose originali e divertenti.
Ottima scelta invitare proprio la Lipperini a condurre percorsi esplorativi su quella forma di nuova comunicazione di cui è una star così come ricorderò adesso ai più distratti.
Giornalista e scrittrice, collabora da anni con le pagine culturali de ‘La Repubblica’ e con 'Il Venerdì’. E’ stata una delle voci storiche di Radiotre quando quell’antenna era prestigiosa.
Sul web si trova un suo ottimo blog letterario e non solo letterario.
La più recente pubblicazione: “La notte dei bloggers” (Einaudi, Stile Libero), raccoglie diciassette racconti scritti da altrettanti bloggers, su invito della stessa Loredana, il cui unico filo conduttore è la notte.
Qual è il nuovo e utile nel rapporto fra web e letteratura secondo Lipperini?
Così mi ha risposto.
Più nuovo e utile di così: credo che sia stato sotto gli occhi di tutti, negli ultimi mesi, il contributo del web, e dei blog in particolare, alla discussione sulla letteratura.
Nel bene e nel male, l’elenco include la lunga querelle sulla letteratura popolare e sulla monocultura del best-seller che dalla rete è passata ai quotidiani e alla radio per sfociare nel convegno torinese organizzato da Nazione Indiana. Ma anche: il lancio via web di un libro difficile e bellissimo come
Perceber di Leonardo Colombati pubblicato da un editore (Sironi) che ha saputo creare attesa attorno ad un’opera non semplice.
E ancora (nel male, stavolta): l’assalto ad Alessandro Piperno, contestato spesso a priori dai lettori via Internet.
Oppure (nel bene): il passaparola attorno ad
Atomico Dandy di Piersandro Pallavicini. E non è che l’inizio…



Nuovo e Utile: parole in tema


E’ insensato voler esprimere sentimenti nuovi in una forma "conservata".

Alfred Jarry


Nuovo e Utile: Alberto Oliverio


Alberto Oliverio è un protagonista del mondo scientifico italiano e non solo italiano. Insegna Psicobiologia a La Sapienza di Roma, studia i rapporti tra cervello e comportamento, dirige la Sezione di Pisicobiologia dell’Istituto di Neuroscienze del CNR.
E’ autore di oltre 350 pubblicazioni e, inoltre, di saggi professionali e di divulgazione.
Tra i più recenti: “L’arte di ricordare”, “La mente”, “Le età della mente” (con Anna Oliverio Ferraris) per Rizzoli; “Prima lezione di neuroscienze” e “Dove ci porta la scienza” per Laterza.
Per saperne di più sul suo pensiero, cliccate QUI.
A lui ho chiesto: qual è la cosa più nuova e utile intervenuta negli studi di Psicobiologia in questi ultimi anni?". Ecco la sua risposta.
Sintetizzando: l'aver dato spazio al sottile intreccio tra esperienza, emozione, motivazione: la psicobiologia è oggi più vicina alla realtà della psiche umana e, per fortuna, più lontana da una mente disincarnata e teorica, fatta ad immagine e somiglianza delle intelligenze artificiali.


Nuovo e Utile: parole in tema


L'amante, il pazzo, lo scienziato ed il poeta hanno la stessa fantasia.

William Shakespeare


Nuovo e Utile: Marino Sinibaldi


Marino Sinibaldi, critico letterario, esperto di comunicazione radiotelevisiva, è stato tra i fondatori della rivista "Linea d'Ombra", ha scritto saggi sui movimenti giovanili, è una delle pochissime voci (ma proprio pochissime, eh?) che oggi possono spingere gli ascoltatori a sintonizzarsi su Radio Tre dove conduce “Fahrenheit”
dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 18. Di lui qui ricordo un suo libro – "Pulp", stampato da Donzelli – che indaga sulla nuova scrittura e i nuovi autori nell’era della simultaneità. E’ un saggio che mi piacque molto, e resta, a mio avviso, ancora oggi ad alcuni anni dalla sua uscita, uno dei più completi e intelligenti studi su quella materia.
In questo Festival interviene sui collegamenti fra Radio e Rete nella sezione coordinata da Giuseppe Granieri
Da dove nascono oggi il nuovo e l’utile? Questo ho chiesto a Sinibaldi e così mi ha risposto.
Io penso che il nuovo e l'utile (ma anche il bello) oggi nascono da incontri, connessioni, ibridazioni. Vale per la musica, la cucina, le culture in genere. E vale anche per i mezzi di comunicazione. Sono nuovi e utili - e hanno dunque un futuro - quelli che sono capaci di intrecciarsi, di indicare panorami nuovi. La contaminazione moltiplica la potenzialità conoscitiva del media ma anche il loro fascino. Ha cioè anche un valore estetico.
Il campo che mi interessa e' quello della radio. Proprio perché per la sua leggerezza e' il medium che meglio si presta a incontrane altri. E' il suo destino, il suo futuro: ma in fondo è già nella sua natura e nelle sue esperienze migliori. Alla fine degli Sessanta, per reagire all'affermazione della televisione, la radio inventò l'ibridazione con il telefono ("Chiamate Roma 3131). Ancora oggi la trasmissione più ascoltata di Radio3 ("Prima pagina") intreccia alla radio, la lettura dei giornali e le telefonate del pubblico (tre media insieme; ora col forum web sono quattro). E gli esempi potrebbero proseguire. Ma l'interessante sarà verificare come la mobilità della radio si presterà a trasportare contenuti e tecnologie che altri media finora immobili (la statuarietà solo in parte superabile dello schermo del computer) stanno elaborando
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Nuovo e Utile: parole in tema


Tutte le cose che ora si credono antichissime furono nuove

Publio Cornelio Tacito


Nuovo e utile: Benedetto Vertecchi


Benedetto Vertecchi insegna Pedagogia sperimentale presso l’Università Roma Tre. E’ stato presidente del CEDE (Centro Europeo dell’Educazione) e dell’Istituto nazionale per la valutazione dei sistemi di istruzione.
Ha collaborato a molte ricerche comparative promosse dall’OCSE e dall’International Association for the Evaluetion of Educational Achievement.
Ha dato vita a numerose iniziative nel campo dell'istruzione a distanza, elaborando strategie originali e sviluppandone la relativa strumentazione. Si tratta al momento delle iniziative più consistenti maturate in Italia in questo settore.
Dirige “Cadmo”, giornale italiano di Pedagogia sperimentale.
Il suo intervento al Festival lo ha intitolato: Nulla dies sine linea.
Perché quel titolo? Ecco la sua risposta.
Nulla dies sine linea richiama la necessità che un’attenzione costante sia prestata alla capacità di lettura.
Potrebbe sembrare scontato perché si ritiene che l’analfabetismo sia stato definitivamente sconfitto e, invece, il nuovo e utile ancora una volta consiste proprio nell’imparare il linguaggio alfabetico.
Basta guardarsi intorno per vedere continuamente segni del logoramento delle capacità linguistiche, a sua volta segnale della compressione di un pensiero libero
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Nuovo e Utile: parole in tema


Quello che non è utile allo sciame non è utile nemmeno all'ape

Marco Aurelio


Nuovo e Utile: Tina Guiducci


Tina Guiducci è responsabile Ufficio Comunicazione Value Partners.
Value Partners è la più grande società italiana di consulenza strategica.
Con oltre mille professionisti di venti nazionalità diverse, offre consulenza manageriale.
E, con Value Team, consulenza e servizi IT.
Tina conosce benissimo temi e problemi delle aziende e quanto fanno (o non fanno) per aggiornare i loro contenuti, le loro proposte, le proiezioni comunicative.
Le ho chiesto le premesse e il profilo degli interventi di Value Partners in questo Festival.
Oggi l'aspettativa per ciò che le aziende possono fare di nuovo e utile è altissima. Pari a quella che riserviamo ai grandi designer, agli artisti, ai professionisti della comunicazione e perché no ai politici più illuminati. L’innovazione ha molte forme – di prodotto, di processo, applicata al modello di business, alle strategie di marketing e comunicazione o ai canali di vendita – e non dipende dalla taglia delle imprese, ma da un approccio che vale per grandi e piccole: creare le condizioni perché nascano buone idee, saperle cogliere e sostenere le professionalità e i talenti che le esprimono.
Da questa visione dell’innovazione, Value Partners si è mossa per individuare cinque imprese - diverse per settore di mercato, dimensioni e modalità di applicazione dello spirito di innovazione - che possono raccontare un percorso di crescita e una storia di successo ancorata alla capacità di fare della creatività il proprio valore differenziante.
Selenia Communications, Permasteelisa, Pirelli Pneumatici, Muvis, Piaggio sono cinque aziende che hanno saputo fare dell'innovazione lo strumento principe della loro capacità innovativa
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Nuovo e Utile: parole in tema


Il plagio è necessario, il progresso lo implica.

Lautréamont


Nuovo e Utile: Sylvie Coyaud


Sylvie Coyaud è fra le più grandi divulgatrici di scienza che abbiamo in Italia.
E proprio per questo alcune teste di silicio alla guida della nostra radio pubblica la cacciarono dai palinsesti che s’avvalevano di una sua trasmissione di grande successo che molti di voi di sicuro ancora ricordano: “Le oche di Lorenz”.
Le oche, dopo un breve volo, si sono posate su di un’altra antenna, quella di Radio24, ed è possibile sentirne la voce dal lunedì al venerdì dalle 13:00 alle 13:30.
Sylvie scrive di scienza per il supplemento culturale del Sole 24ore, per quello femminile di Repubblica e per altre testate su carta e on-line.
In questo Festival intervista Elisa Molinari, esperta di nanotecnologie, docente di Fisica presso l’Università di Modena e Reggio Emilia; il fisico Massimo Inguscio che lavora al Laboratorio Europeo per la Spettroscopia Non Lineare dell’Università di Firenze dove compie esperimenti con atomi a temperature prossime allo zero assoluto; Luigia Carlucci Amelio che insegna Scienza informatica e Intelligenza artificiale presso La Sapienza di Roma, e in tempi recenti si è applicata allo studio di robotica cognitiva.
Sylvie – le ho detto – tu che frequenti l’avanguardia delle scienze hai un tuo robot preferito? E lei spiritosamente ha così replicato:
Caro Armando, ogni tanto controllo le votazioni per il miglior robot su: www.livescience.com sperando di trovare quello che fa al caso mio.
Non c'è.
Cerco il modello di Asimov che in "Io, Robot" seduce una casalinga trascurata dal marito. Non perché sia un seduttore, ma perché fa i mestieri di casa, la spesa, la cucina, insieme badante, autista, segretario, consulente... O forse cerca una moglie?


Nuovo e Utile: parole in tema


Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti.

Albert Einstein


Nuovo e Utile: Emanuela Audisio


Emanuela Audisio, giornalista, è inviato speciale del quotidiano La Repubblica per il quale scrive di sport, cronaca, esteri. Prima ed unica donna ad aver vinto il Premio ‘Gianni Brera’, è autrice di documentari: “Le streghe della notte”, “La casa sul lungofiume”, “Il giudice dei giusti”.
Ha pubblicato “Bambini infiniti” (2003), cinquanta ritratti d’uomini e donne di sport e quarantanove piccole e grandi di storie di vita dedicate alla competizione; “Tutti i cerchi del mondo” (2004), un viaggio-reportage attraverso i cinque continenti per capire cosa c'era di vecchio e di nuovo nelle nazioni che si accingevano con i loro atleti alle prime Olimpiadi d’Atene del XXI secolo.
Riesce a fare d’ogni suo articolo un microsaggio sull’evento osservato ritraendone pulsioni e repulsioni, sfondi sociali e atmosfere storiche.
Di penne così: poche poche, credete a me, roba rara.
Alla Fortezza da Basso intervista il ginnasta Juri Chechi e il cestista Gianmarco Pozzecco.
"Che cosa sarebbe bene che ci fosse di nuovo e utile nel giornalismo sportivo italiano e che, invece, non trovi perché manca?". Questo le ho chiesto. E lei ha replicato:
Manca l'Europa e un po' di mondo nel giornalismo sportivo italiano: il confronto con quello che capita all'estero in tema di sport, sia come suo consumo che come organizzazione.
Manca la capacità, la vitalità di aprire lo sport a letture più moderne, manca la voglia di non rassegnarsi a giocare al ribasso, a vecchie retoriche e ideologie.
Manca documentazione, ricerca della verità, forza, consapevolezza del proprio ruolo.
Manca la maturità per abbandonare la ricchezza del patrimonio sportivo passato e saperlo rivitalizzare in maniera più onesta e contemporanea.
Si subisce, ci si difende con dinamiche medioevali, invece di darsi nuove armi per capire dove sta andando lo sport.
Lo sport deve continuare a essere un compagno di gioco quotidiano, non una favola da ascoltare prima di andare a letto
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Nuovo e Utile: parole in tema


Il genio è l’uno per cento di ispirazione e il novantanove per cento di sudore.

Herbert Spencer


Nuovo e Utile: Simone Sorbi


Simone Sorbi è dirigente responsabile politiche regionali dell’Innovazione e della Ricerca all’Assessorato Sviluppo Economico della Regione Toscana.
Poiché sono interessato allo sviluppo delle biotecnologie, una volta colsi un suo intervento a proposito della creazione di un Osservatorio italiano sul tema. Ora, si sa, quando si parla di un Osservatorio, tutti cadono in estasi. Sorbi ebbe il coraggio di fare riflessioni articolate senza visibilio e chiaro chiaro disse: ''Un Osservatorio nazionale è utile se pensato come uno strumento flessibile, in grado di aggiornare in modo agevole su una situazione che si evolve rapidamente. Non basta fare una fotografia dell'Italia del biotehc, l'importante e' fornire ai ricercatori, agli imprenditori, agli amministratori, gli strumenti per capire i cambiamenti in corso e individuare così la strada più giusta da seguire''.
Breve e chiaro. Insomma, inebriarsi davanti al solito Osservatorio poco serve se poi mancano gli strumenti per farlo diventare qualcosa di pratico. Altrimenti – ma questo lo dico io – serve solo ad allungare stipendi e cachet per consulenze ad avide clientele.
Tranne quelli astronomici, vi confesso che mai in vita mia ho notato, infatti, un osservatorio di qualche utilità.
Che cosa manca in Italia – gli ho chiesto - nell’innovazione e nella ricerca per raggiungere il nuovo e l’utile?
Quello che tu mi chiedi, pur essendo un problema che investe l’Europa tutta, in Italia è ancora più marcato.
Qui da noi, infatti, per prima cosa, manca un rapporto più stretto fra il sistema della Ricerca e il mondo delle Imprese; manca una metodologia, non esiste, purtroppo, una cultura che saldi impresa e ricerca.
Siamo andati avanti alla carlona, senza un piano ragionato, senza occasioni precisate.
Altra cosa che contribuisce - con altissima valenza negativa – a tale situazione, è la scarsissima attività in questo campo delle Università che continuano a vivere fuori dei processi produttivi. Tengo a precisare che non considero prioritario tale loro ruolo, ma mi pare che sia mancante del tutto e questo è grave. Potrebbero operare, ad esempio, con profitto sul territorio delle loro rispettive sedi. Lavorare sulle opportunità territoriali che sono diversificate: dal tessile al chimico all’agricolo. E questo non li porterebbe fuori dalle più vaste visioni della totalità del procedere culturale perché, ad esempio, attraverso le nanotecnologie si risale ad una serie di acquisizioni, di conoscenze che se condotte correttamente portano a prendere visione e coscienza dell’intersezione dei saperi.
Se tutto ciò avvenisse sarebbe nuovo. E utile
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Nuovo e Utile: parole in tema


La capacità di provare ancora stupore è essenziale nel processo della creatività.

Donald W. Winnicott


Nuovo e Utile: Ugo Volli


Ugo Volli, insegna semiotica del testo all’Università di Torino, dove dirige anche il Centro Interdipartimentale di Ricerca sulla Comunicazione.
Svolge un’intensa attività di pubblicistica culturale su quotidiani e settimanali, in particolare su “Repubblica” di cui è - dalla fondazione del giornale - uno dei critici teatrali.
La sua firma è ospitata anche da Il Mattino e L’Avvenire.
Ha una vasta esperienza radiofonica e televisiva, sia con reti dell’emittenza pubblica sia con quella privata.
Fra i suoi libri più recenti: “Tv di culto” (2002), “Figure del desiderio” (2002), “Semiotica della pubblicità” (2003).
Ha pubblicato molto altro, ne potete trovare notizia in una scheda redatta allorché lo presentai agli avventori della mia taverna spaziale e ricordo che lì compare anche un appassionato e ragionato giudizio su di lui di Umberto Eco.
In questo Festival dialoga con Lella Costa e Moni Ovadia.
Gli ho rivolto una domanda in negativo: "Che cosa è meno nuovo e meno utile nel teatro oggi?".
La sua risposta.
Il teatro oggi ha una naturale tendenza al museo.
Non è nuovo tutto ciò che si adegua senza resistere a questa tendenza: rivisitazioni del repertorio, regìe autorefernziali, esibizioni di grandi attori veri o presunti. Ma i musei possono certamente essere utili, a patto che contengano opere di valore, capace di parlare ancora e di mostrarci le nostre radici: i classici.
Inutile è il teatro museificato che non custodisce neppure i valori antichi, ma semplicemente accumula vecchiume: film americani americani di venti o trent'anni fa rivisitati, commedie musicali, storie di coppie borghese e di corna. Diciamo, quasi tutto il teatro privato che passa nelle sale del centro delle grandi città
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Nuovo e Utile: parole in tema


Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti.

Albert Einstein


Nuovo e Utile: Maurizia Settembri


Maurizia Settembri, da anni proietta energie nell’innovare il rapporto fra i media sulla scena, puntando col suo gruppo di lavoro sulla realizzazione di forme d’interlinguaggio, d’intermedia, di multicodice.
Da queste premesse, è nato, nel 1994, da un'idea sua e di Andrés Morte Terés, Fabbrica Europa, il più importante festival di teatro e danza in Toscana presto diventato un laboratorio, un luogo di incontro delle identità e delle tradizioni culturali.
Nel corso di Nuovo e Utile, Fabbrica Europa presenta performances che a queste linee espressive s’ispirano e un workshop fra teatro, cinema e video che, non a caso, ha un eloquente titolo: Lo sguardo sequenziale.
A Maurizia Settembri la parola.
Anche se esiste un dialogo tra nuove tecnologie (cinema e audiovisivo) e performance/spettacolo dal vivo, ancora non sono state trovate delle reali modalità di intreccio tra le due discipline.
Scena e cinema devono convivere, rubandosi, alimentandosi dalle reciproche esperienze, per centrare l’espressione di un gesto, di una parola, di una sensazione, e occupare uno spazio che permetta nuove dimensioni. E’ certo che il valore del teatro e della danza, sta nell’immediatezza e nel rigore, in ciò che svanisce nel momento in cui si mostra; tutto il contrario avviene nel cinema, che prende, ruba, copia, imprime immagini, le trattiene e poi le libera dove e quando vuole, in qualsiasi formato, sia esso il cinema stesso, la televisione, Internet.
Questa nostra fase di ricerca prevede un’ attività di workshop e work in progress a cura di registi e attori del teatro e del cinema che propongano la loro elaborazione delle coincidenze dei movimenti. Attraverso l’indagine sui diversi meccanismi che esistono nel campo del cinema e dello spettacolo, si vuole rappresentare e analizzare al tempo stesso il percorso del gesto in direzione di una ricerca antropologica e culturale
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Nuovo e Utile: parole in tema


Adoro gli esperimenti folli. Li faccio in continuazione.

Charles Darwin


Nuovo e Utile: Armando Punzo


Armando Punzo, è un’importante figura del teatro italiano; svolge da anni un lavoro laterale dal punto di vista della distribuzione ma centrale (e quanto centrale!) sul piano dell’intelligenza della proposta scenica: proposta forte, rischiosa, unica.
Inizia nel 1978 a Napoli, sua e mia città natale, con spettacoli di strada.
Dal 1983 è a Volterra e lavora con i detenuti.
Nasce la Compagnia della Fortezza che ha prodotto spettacoli indimenticabili. Su quell’esperienza sono stati scritti tanti libri e oltre 40 tesi di laurea. Nonostante celebrato dalla critica, e non solo italiana, non è conosciuto quanto meriterebbe. Ma siamo in un paese in cui i Beni Culturali sono affidati a Buttiglione, la scuola alla sciura Moratti, l’addetto alla cultura del partito di maggioranza si chiama Dell’Utri, e la prima rete tv della Rai ha per consulente culturale Gigi Marzullo.
Intendiamoci, Punzo lavora dal ’78 e, quindi, qualche colpa di gente d’altro segno pure c’è.
Qui presenterà le sue esperienze in un intervento parlato che s’avvarrà anche di diapositive e filmati. Gli ho chiesto un rapido profilo del suo lavoro e perché gli interessa questo Festival. Tutto in poche parole.
Il nuovo e l’utile passano anche attraverso la sinteticità.
La mia esperienza con la Compagnia della Fortezza, tocca vari punti, ma primo fra tutti: l’efficacia dell’azione artistica. E quest’azione, svolta nel carcere, ha trasformato il carcere stesso dove lavoro che così non è più quello di diciotto o vent’anni fa.
Ha innovato l’idea del carcere e, allo stesso tempo, ha prodotto opere teatrali che hanno messo in scena persone lontane dalla professione teatrale. Come dirti… è un po’ come se io avessi lavorato dall’inizio sulla prefazione dei sei personaggi in cerca d’autore, dove quei personaggi si presentano a Pirandello per dirgli qualcosa che preme loro di comunicare, lo pregano di farli vivere sulla scena per parlare di loro stessi.
Poiché ho sempre lavorato sull’idea dei teatri dell’Impossibile – misurandomi con quello che a molti appare impossibile -, l’idea di un Festival che si chiama Nuovo e Utile, ha stimolato in me la voglia di parteciparvi e sono stato lietissimo d’accettare l’invito.
Ho sperimentato il nuovo e utile attraverso la via teatrale e rientra nei miei interessi non soltanto comunicare, come farò, le mie esperienze, ma anche sapere quanto di nuovo e utile viene prodotto in campi anche lontani dal teatro
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Nuovo e Utile: parole in tema


Senza libertà di scelta non c’è creatività, e senza creatività non c’è vita.

Il dottor Spock (Vulcaniano, Star Trek)



Nuovo e Utile: Conclusioni


Nihil sub sole novi, quante volte si sente così dire da compiaciuti saccenti!
Quella sciagurata frase proviene da un evergreen editoriale: l’Ecclesiaste (I, 4-10).
E’ attribuita falsamente a Salomone, il quale mai avrebbe detto una simile bestialità, infatti, quel libro è stato scritto parecchio dopo di lui, alla fine del III a.C.
Oggi più che mai sappiamo che ogni giorno ci sono tante novità sotto il sole; anche il sentimento della vita è cambiato attraverso il tempo, e continua a cambiare, nel bene e nel meglio come nel male e nel peggio.
Chi sostiene il contrario, chi rimpiange il tempo antico, è solitamente persona dalla mente pigra aggrappata a false certezze; respinge il nuovo perché lo teme, gente nata vecchia che muore anziana. ‘Sti tipi appartengono di solito a culture del pensiero unico che assume varie forme ma unico resta nella sua tetra (e atterrita) cocciutaggine.
Vecchia storia. "Nel seicento la Chiesa teme Copernico che rimuove la Terra dal centro del sistema solare minando l'autorità dei teologi…poi perseguiterà Darwin che ha osato ficcare il naso nella narrazione giudaico-cristiana dell'origine della vita detronizzando l'uomo dalla sua speciale posizione in cima alla scala biologica, sottraendolo all'autorità morale della religione…adesso combatte i nuovi filoni della ricerca", dice Daniel Kevles, storico della Yale University.

Ne volete un’altra? Eccola, detta di solito con largo sorriso come a dire ‘non c’è dubbio’: Mater semper certa est. Oggi, grazie alla scienza, ne possiamo già contare due, e gli addetti ai lavori ne preannunciano lietamente una terza.
Tempo fa si rideva alla battuta di Eduardo il quale allorché chiamato al telefono da una funzionaria Rai che gli disse “E’ la televisione”, rispose “Le passo il frigorifero”; oggi la casa telematica permette il dialogo fra elettrodomestici, già ad uno di vent’anni quella battuta non fa ridere, presto sarà usata dalla pubblicità come esempio d’efficienza di qualche ditta che lavora nella domotica.

E non dietro l’angolo, ma davanti a noi avanzano le nuove ricerche genetiche, le nanotecnologie, la robotica cognitiva, il lavoro di gente come Kelly Dobson al Mit e di Kevin Worwick a Londra sull’interazione Uomo-Macchina, le teorie transumaniste di Nick Bostrom e Max More, e tant’altra roba che cambierà non solo il nostro modo di vivere, ma il nostro stesso concetto d’esistenza.
In un tempo meno lontano di quanto s'immagini impareremo codici capaci di svelare nuovi segreti della natura, passeremo la barriera dell'infinitamente piccolo, si dilaterà la concezione di Spazio, la nostra coscienza-mente-identità sarà più vasta e ne saremo consapevoli.
Nihil sub sole novi? Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò.
A quell’infelice espressione dell’Ecclesiaste preferisco Annamaria Testa e il suo Festival.
Cerea.


Pycta nel Vascello Multimediale


Torno a dire in queste note un gran bene del Teatro Vascello di Roma che con la direzione artistica di Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann, è uno dei pochi luoghi teatrali in città dove è possibile seguire un cartellone orientato sui gruppi che esplorano le vie della nuova scena. Ha il merito di offrire a queste compagnie anche uno spazio attrezzato sul piano tecnico e promozionale, a differenza di quanto accade in altri teatri (encomiabilissimi, voglio precisare) che, purtroppo, non dispongono delle stesse risorse. Sicché gli spettacoli che passano al Vascello, oltre ad essere stati giudiziosamente selezionati, possono avvalersi di un ambiente che ne favorisce la godibilità.
E proprio grazie a questo teatro, è prossima, segnatevela nella vostra agenda, un’occasione particolarmente ghiotta per quanti amano lo spettacolo che affida la sua espressività ai mixed media, all’interlinguaggio, al multicodice.
Altroéquipe, infatti, presenta Pycta, una proposta di spettacolo multimediale, tra la danza, l’architettura, e le tecnologie della motion capture e della motion graphics. La produzione di queste forme spettacolari richiede un complesso lavoro di gruppo, necessitato da un approfondimento interattivo tra i diversi performer, artisti e ricercatori informatici, che operano sulla scena live.
Per questo motivo l'edizione completa di “Pycta” sarà realizzata in un tempo esteso tra le due stagioni teatrali 2005 e 2006.
Lo spettacolo è proposto nella sua prima stesura, dal 20 maggio (prova generale aperta) al 26 maggio 2005.
“Pycta” si origina dalla coreografia di Lucia Latour, per riversarsi in un sistema creativo articolato in cui interagiscono l’architettura di Orazio Carpenzano, il suono di David Barittoni, gli interventi delle tecnologie della motion capture di Marco Donati e Mounir Zok ricercatori del Dipartimento di Scienze del Movimento Umano e dello Sport–Iusm, diretto da Aurelio Cappozzo, la motion graphics, con la regia di Flaviano Pizzardi, art director di Pool Factory.
Le videoproiezioni che caratterizzano lo spazio immersivo di “Pycta” sono a cura di Andrea Carfagna, Music House.
Nell’ambito della ricerca internazionale che opera tra le arti performative e l’immaginario digitale, la visione di questo spettacolo è un’opportunità rara e preziosa. Perché in “Pycta” sono catturati contemporaneamente più corpi danzanti, in un ambiente reattivo unico, interagito dalla coreografia, dall’architettura, dal suono, dall’immaginario digitale prodotto dalla motion capture e dalla motion graphics. Le nove telecamere a raggi infrarossi della stereometria optoelettronica (motion capture) si collocano nello spazio scenico e definiscono un volume di cattura ampio che coincide con l’intera scena performativa.
Il nuovo spettacolo è in sintonia con le più innovative proposte scientifiche d’oggi, e attraverso l’immaginario digitale offre inedite modellazioni tra la materia vivente e quella non vivente, nella direzione specifica della “teoria dell’emergenza”, applicata ai processi della nuova robotica e della vita artificiale.
La danza è la materia vivente che convive con il suo passaggio in digitale, e il sistema di “cattura” (motion capture) e di “trasfigurazione” (motion graphics) sono parte integrante del programma coreografico e del sistema spaziale, dove le parti vive interagiscono con quelle simulate.
Un importante obiettivo di questa ricerca è quello di mettere in un feedback continuo l’ “interno” (la scena), controllato e cablato dai sistemi tecnologici e l’ “esterno” (il pubblico) come luogo dal quale quell’interno può essere percepito, vissuto a distanza, ascoltato, virtualmente attraversato.
Parallelo allo spettacolo, è previsto un workshop di danza, architettura, motion capture e motion garphics, che partirà dagli elementi di lavoro presenti in “Pycta”.
Si terrà presso il Teatro Vascello, i giorni 24 e 25 maggio, dalle ore 13.00 alle ore 17.00.
Il workshop è diretto da Lucia Latour e Orazio Carpenzano con la partecipazione di Marco Donati, Mounir Zok (Iusm), Flaviano Pizzardi (Pool Factory).
Il workshop è rivolto agli studenti delle Università ed è aperto a professionisti che operano negli ambiti delle arti performative, dell’architettura, della motion capture e della motion graphics.
Per lo spettacolo: date, orari e la locandina completa nella nota seguente.


Pycta: locandina e date

Pycta
produzione 2005
ALTROTEATRO – Orazio CARPENZANO - DiSMUS/IUSM - POOL FACTORY
MUSIC HOUSE - TSI/FABBRICA DELL’ATTORE

coreografia: Lucia Latour
architettura: Orazio Carpenzano
musica elettronica live: David Barittoni
responsabile luci: Angelo Ugazzi
art director motion graphics: Flaviano Pizzardi / POOL FACTORY
consulenza cromatica e spaziale: Orazio Carpenzano
performance motion capture: Marco Donati, Mounir Zok / IUSM
consulenza motion capture: Dario Bettinelli, Daniela Vorazzo / AURION s.r.l.
responsabile video: Andrea Carfagna / MUSIC HOUSE
operatori motion graphics: Fabiano Romagnoli, Daniele Zacchi / POOL FACTORY
danzatori: Pamela Caschetto, Cristina Falasca, Vera Maglioni, Cristina Morelli, Melissa Pasut, Simona Zaccagno
realizzazione materiali di scena: Altroteatro
realizzazione prototipo architettura: Alessandra Di Giacomo
sarta: Anna Cesari
amministrazione e direzione di scena: Luana Piermarini
organizzazione e ufficio stampa: Anna Maria De Gregorio
foto: Massimiliano Botticelli
website e multimedia CD: Alessandro Uliana
hanno collaborato: Pietro Callari, Waruni Nanayakkara, Diletta Simotti
sistema motion capture VICON Real Time

Spettacoli:
21, 23, 24, 25, 26 maggio ore 21:00; domenica 22 maggio ore 17:00
Workshop Stereoplastico: 24, 25 maggio 13.00 - 17.00

Teatro Vascello, Via Giacinto Carini 78 Roma
Per informazioni
Circolo d’Arte e Cultura Altro
L.go Arenula 34, 00186 - Roma
Tel./Fax: 06 – 68 75 967
www.altroteatro.it
altroteatro@katamail.com


Andersen sfogliato e illustrato


Duecento anni fa nasceva a Odense lo scrittore Hans Christian Andersen che morirà settantenne nel 1875 a Copenaghen.
Moltissime le iniziative in tutto il mondo per ricordare l’avvenimento.
In Italia, nelle scuole della sciura Moratti, non risultano robe articolate, chissà forse gli attuali governanti considerano Andersen uno che rema contro, un disfattista, uno che travia l’infanzia, basti pensare a quel soldatino di stagno che sfotte il trombonismo militare!
Però, un’importante mostra nel nostro paese c’è: Sirenette di Carta e Soldatini di Inchiostro. Gli illustratori italiani per i 200 anni di Hans Christian Andersen.
E’ promossa dalla Provincia di Roma - Assessorato alle Politiche della Cultura, della Comunicazione e dei Sistemi Informativi - con il patrocinio dell'Ambasciata di Danimarca e della Fondazione Hans Christian Andersen 2005 sotto gli auspici (…sì, solo auspici) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Dipartimento per i Beni Archivistici e Librari. La rassegna, nasce in collaborazione con l’ottima Rivista Andersen che ne ha curato l'ideazione e la realizzazione
E così nel Complesso del Vittoriano, sono visionabili le tavole di 66 illustratori italiani, scelti da Walter Fochesato, tavole ispirate alle famose fiabe dello scrittore danese, selezionate da Vivian Lamarque.
66 dicevo, sono uno scansafatiche e non trascrivo i nomi di quel dissuasivo elenco, però, tra quelli, ne noto uno che conosco per averci fatto, volando volando, 4 chiacchiere 4 tempo fa: Simone Frasca.
Cito lui e valga per tutti. Ecco un modo per farsi 65 nemici in un colpo solo. Alè.
Ora, da un reportage di Deborah Marchioro, riporto un’interessante spunto di riflessione offerto da Vivian Lamarque (mia deliziosa ospite in un nostro viaggio spaziale) che così dice: Andersen amava molto disegnare, i suoi diari e le sue lettere erano pieni di schizzi... fu, fin da bambino, una specie di Edward Mani di Forbice! Suo padre ciabattino gli costruiva pupazzi di legno e lui in un attimo di uno straccio faceva un vestito, di un pezzo di carta un personaggio fantastico.
Molto giusta, quindi, l’idea di Gualtiero Schiaffino: celebrare con una mostra di illustratori il bicentenario della nascita del danese.
Gualtiero Schiaffino, animatore della rivista Andersen, e motore di molte iniziative che da quelle pagine partono, è di Camogli. Interruppe gli studi di giurisprudenza per lavorare in pubblicità. Nel 1970 creò la serie umoristica satirica ‘I santincielo’ che conobbe grande successo. Abbandonò il mondo pubblicitario per dedicarsi al cartooning e cominciò a pubblicare su molte testate che richiedevano suoi lavori: ‘Undercomics’, ‘Eureka’, ‘La gazzetta di Parma’, ‘Urania’, ‘I gialli’ di Rizzoli. Al fortunato filone "paradisiaco" dei santincielo, fulminato forse da un’ispirazione sulfurea, affiancò poi la serie dei Diavoli su ‘Segretissimo’ e sul ‘Corriere dei ragazzi’. Nel 1975 realizza l'inserto settimanale di narrativa d'evasione ‘La bancarella’ per il quotidiano genovese ‘Il lavoro’.
Ha pubblicato con la Casa editrice Dardo "La presa per il culto" libro che ho caro sui miei scaffali, e "Lei non sa chi sono Dio" che, invece, non posseggo.
Dagli anni Novanta porta la rivista Andersen, ai livelli di successi quali la mostra di cui vi ho detto, e anche alla sempre più forte affermazione del Premio Andersen che giunge quest’anno alla XXIV edizione ed avrà (sabato 21 maggio a Sestri Levante) come ospite d’onore il famoso Altan
Domanda a Schiaffino: in che cosa consiste l’attualità dello scrittore danese?
L’attualità di Hans Christian Andersen è dimostrata dalla costante riproposizione delle sue fiabe e dei suoi racconti, pur essendo passati circa 150 anni da quando sono stati scritti. I personaggi delle storie che ha scritto sono ormai immortali, come è accaduto per alcuni altri grandi eroi della narrativa popolare e per l’infanzia. Chi potrebbe negare che forse Sherlock Holmes è esistito davvero, come pure Tarzan e Gulliver? Così viene da pensare, da voler pensare, che anche la Sirenetta, o il Brutto Anatroccolo, o la Piccola Fiammiferaia o il Soldatino di Stagno siano esistiti veramente.
L’adesione degli illustratori all’iniziativa promossa dalla nostra rivista - che non a caso si chiama “Andersen”, volendo significare il mondo dei libri per bambini e ragazzi - è stata ampia e qualitativamente elevata e la mostra offre la possibilità a tutti coloro che la visiteranno di osservare come il genere espressivo dell’illustrazione per ragazzi, non sia un arte minore, un orpello della parola, ma possa essere valutato al pari di altre forme d’arte. Tante tendenze, tante tecniche, tanti generi, dal classico, al comico-grottesco, all’espressionista. Ogni illustratore - e quelli presenti rappresentano una selezione dei maggiori artisti italiani del genere – ha offerto il suo tributo all’immortalità del grande danese che è presente nell’immaginario collettivo di tutti i bambini, sia quelli di ieri che quelli di oggi

“Sirenette di carta e soldatini di inchiostro”
Roma, Complesso del Vittoriano
Via di San Pietro in Carcere, 9.30 - 19.30
Ingresso gratuito
Fino al 29 maggio 2005


Ibridamens


Col prevalere del concetto sull'opera si perdono le distinzioni nette tra le arti e si arriva a considerare l'opera stessa soprattutto in relazione alle situazioni in cui nasce. Tra localismo e globalizzazione, tra tecnologie digitali e artigianato, tra progetti individuali e collettivi, oggi le arti contemporanee sono il frutto di continue ibridazioni.
Da queste premesse Piermario Ciani ha ideato e curato la rassegna Ibridamens: intersezioni d'arte contemporanee.
Si svolgerà a Tarcento (Udine) da oggi al 22 maggio.
Chi vuole saperne sui workshop, può rivolgersi a emanuela_biancuzzi@aaa-edizioni.it
Per altre informazioni, cliccare sul sito del Centro di Arti e Comunicazioni Contemporanee Luciano Ceschia


Fiera del Libro a Torino

Cosmotaxi Special sulla Fiera del Libro: 5 - 9 Maggio


Fiera del Libro: ciò che mi piace

- Talvolta, in articoli, trasmissioni radiotv, conversazioni, spuntano critiche alla Fiera del Libro (ma è detto anche per altre Fiere librarie) puntate sull’aspetto commerciale dell’appuntamento torinese.
Non pochi storcono il muso, sembra loro che sia un insulto alla Kultura,
A me pare proprio che quest’offesa non ci sia. Anzi, quello che tanti considerano un oltraggio, ai miei occhi è un merito. Il libro riconosciuto come merce, uscito dalla nociva sacralità cui lo consegnano interessati editori e librai, critici a pagamento, scrittrici e scrittori dilettanti (o professionisti dementi, ce ne sono).
Vi ricordate quando i libri comparvero nelle edicole? Quanti presero a singhiozzare su quella cosa! Mo' in molti si scandalizzano nel vedere i libri nelle Fiere o al Supermercato. Dicono che il libro non è una merce come tutte le altre.
D'accordo. Ma quale merce lo è? Ognuna ha la sua specificità. Insomma, il dirlo è un'ovvietà. ‘Sto libro è in vendita?…ha un prezzo di copertina?…e allora, merce è.
Preoccupiamoci piuttosto, soprattutto in Italia, sulla concentrazione della produzione e distribuzione di questa merce che va pericolosamente verso una sorta di monopolio.
La Fiera è un’occasione (in verità, solo parzialmente realizzata) per denunciare questo.

- La possibilità per minuscole (dico proprio minuscole, non piccole) case editrici di farsi conoscere in un grande evento e non soltanto in brevi (quanto meritevoli) occasioni di nicchia. Incontrano il grande pubblico per la prima volta e non è raro che tanti visitatori sostino a lungo intorno a quei banchi, scoprano gioiellini editoriali, diventino sostenitori di quelle botteghe d’inchiostro; minuscoli editori che incontrano – oh! che emozione – i giornalisti!
Negli stands, i proprietari li riconosci subito dai visi intimoriti, dagli sguardi trepidi.
Volti commossi da prima comunione, timidi come quelli di giovanotti contadini alla visita di leva, lieti come bambini in gelateria.

- L’organizzazione, l’accoglienza, l’ufficio stampa guidato da Daniela Lo Piccolo sono assolutamente perfetti. Ci si sente a proprio agio, ti fanno lavorare benissimo.


Fiera del Libro: ciò che non mi piace


- La segnaletica che indica USCITA. E' incomprensibile. Pare ideata da un mandarino cinese ubriaco di Dolcetto oppure da un sadico buontempone che si diverta a vederti andare su e giù come un topo impazzito. Quelli degli stands e dei negozi che hanno la sfortuna d'essere vicino a "presunte" uscite, sono disperati e nel rispondere a tante nostre imploranti domande sul come si esca da quel luogo di delizie librarie, rispondono con cortesia, ma non mancano d'aggiungere che sono stremati dal dare informazioni per colpa di quella difettosa segnaletica.
Suggerisco al Direttore Ferrero di autorizzare la lapidazione di colui che ha messo quei disgraziati cartelli.
Al condannato scegliere: vuole che la sua meritata fine avvenga davanti la Fiera o in una piazza centrale di Torino.
Come vedete, il mio buon cuore non mi permette d'essere troppo crudele

- La presenza di stands di tante istituzioni. Stands costosi, allestiti male, con libri tanto lussuosi quanto mesti, inutili, o meglio, utili soltanto a ministri e assessori che li usano per farsi pubblicità a fini elettorali.

- La sussiegosità, la supponenza del personale degli stands di quasi tutte le grandi case editrici. Sembra che stiano lì giusto per farti un piacere, ma fanno capire che non lo meriti.
E se lavori nell’informazione si degnano di qualche forzata attenzione, ma se sei un “semplice visitatore” e chiedi un’informazione, poco manca ti abbaino contro.
Nei loro comunicati, si legge spesso la dizione “semplice visitatore”, si finge d’elogiarlo, in realtà l’offesa è trasparente. Verrebbe voglia di replicare: semplice sarai tu e soreta.

- La costante lagna di parecchi piccoli editori circa il fatto che sono trascurati dai media.
E’ vero. Pero, le loro colpe ci sono. Hanno uffici stampa che sfiorano la comicità involontaria, calamitosi siti web, talvolta grafica scadente. E’ evidente che quegli editori non ritengono strategici questi settori, pure se a parole s’affannano nel dire il contrario.
S’affidano a volenterosi, ma improvvisati, personaggi che nulla sanno di quei mestieri.
Ed eccoli poi lacrimare sulla loro mancata visibilità sui media. Sfido io! I media raramente sono mossi da persone curiose e disponibili, d’accordo, ma se non li raggiungi nemmeno, con appropriati messaggi, che vuoi mai sperare?
Dovrebbe essere necessaria una patente per diventare editori.
O, quanto meno, l’antidoping.

- I cessi. Pochi, visto il gran numero di visitatori. Si formano angosciate file di bisognosi.
Tutti con sguardi tristi. Più di uno ciondola dolente. Si pensa al bagno di casa come allucinazione d’oasi nei deserti.


Fiera del Libro: io dò sempre i numeri


Credo più alle bilance che ai bilanci.
D’accordo che n’esistono di truccate, ma sono illegali e perseguibili, i falsi in bilancio, invece, pur sempre esistiti, da un po’ di tempo, in Italia, sono stati depenalizzati da qualcuno; sono, quindi, ancora meno affidabili delle bilance truccate.
Prima di fare un giro fra gli stands, è forse bene ricordare il peso d’alcune cifre.
Le estraggo dal più recente (2004) rapporto sullo stato dell’editoria stilato dall’Ufficio Studi dell’Associazione Editori Italiani.
Lì i numeri sono tanti, mi limito a citare i più indicativi che fotografano il nostro panorama.

- Si pubblicano 53.000 titoli l’anno;
- La tiratura media per ogni titolo è di 4.800 copie;
- Dei libri pubblicati da noi, 1 su 4 è tradotto da lingue straniere;
- Il prezzo medio dei volumi è di 18.52 euro;
- I lettori che leggono “almeno un libro non scolastico” l’anno sono meno di 23 milioni.
Tale cifra rappresenta il 41% della popolazione: 47% donne, 36% uomini;
- I bambini non leggono? Falso. Il 65% dei ragazzi fra i 5 e i 13 anni legge “almeno un libro
non scolastico” l’anno. Leggono più dei loro genitori. Come nella popolazione adulta, il
pubblico femminile è più numeroso di quello maschile.

Entro nei saloni… no, non ancora, a furia di riferire cifre m’è venuta la gola secca e vado a farmi prima un birretta al bar.


Fiera del Libro: Guanda


Debbo molto a Guanda. Quando, infatti, nei lontani anni della prima gioventù cominciai a comprare libri con i miei soldi guadagnati facendo l’elettricista in teatro (poi si dirà “datore luci”, e oggi, nella trasformazione dei ruoli – ma anche talvolta nella affannosa corsa ad elevarli in dizione – “light designer”), furono tanti i libri Guanda che acquistai, scoprendo, soprattutto, tanti poeti europei e americani.
Fondata da Ugo Guanda e attiva a Parma dal 1932, la casa editrice fin d’allora si segnalò per una linea editoriale innovativa, con un catalogo che offriva al lettore autori importanti del Novecento.
Dal 1986 la Ugo Guanda Editore, sotto la nuova direzione editoriale di Luigi Brioschi ha coniugato la fedeltà alla tradizione con il gusto per il nuovo.
E così offre oggi un catalogo internazionale di qualità ricco di nomi di primissimo piano: da Luis Sepúlveda a Francisco Coloane, da Roddy Doyle a William Trevor, da Nick Hornby ad Anne Tyler, da Alain de Botton a Marie Darrieussecq, da Irvine Welsh a Joseph O’Connor, da Arundhati Roy a Catherine Dunne.
In Fiera presenta parecchie novità di narrativa, ma scelgo, per parlare della sua presenza qui a Torino, un volume di saggistica: Eva futura di Lucía Etxebarría .
Lucía Etxebarría, nata nel 1966, vive a Madrid. Scrittrice e giornalista, nel 1996 ha pubblicato “Aguanta esto”, una biografia di Courtney Love. Guanda ne segue i lavori con molto interesse e, infatti, di quest’autrice ha già pubblicato: “Beatriz e i corpi celesti”, “Amore, prozac e altre curiosità”, “Di tutte le cose visibili e invisibili”, “Noi che non siamo come le altre” e “Una storia d’amore come tante”.
Eva Futura – riprendendo il titolo di Villiers de l'Isle-Adam che nel 1886 raccontò in un suo romanzo fantascientifico la storia di un automa femminile – contiene una domanda che è il motore di tutte le pagine: in che mondo toccherà vivere alle donne del XXI secolo?
La prima risposta che fornisce la Etxebarría è: dietro a una grande donna c’è sempre una grande donna: lei stessa e aggiunge che prima di parlare di amore etero, bisex, omo, sarebbe bene per prima cosa riferirsi solo alla sessualità, senza aggettivi. Spaziando da una divertente (e molto personale) teoria sull’evoluzione della specie a riflessioni sulla condizione della donna nel mondo del lavoro, dal cyberamore al turismo sessuale, così conclude: Non siamo ancora cattive come dovremmo (non molestiamo i fattorini in ufficio, non picchiamo i nostri ragazzi, non li costringiamo a chiudere il becco e sparecchiare…) ma, insomma, qualcosa sta cambiando.
Forse è vero che le buone ragazze vanno in Paradiso, ma è sicuro che Lucía Etxebarría va dappertutto.

Lucía Etxebarría, “Eva Futura”, 192 pagine, 12:00 euro


Fiera del Libro: La scrittura connettiva


Tra le tante manifestazioni presentate alla Fiera, la più in rima nell’area della scrittura con le richieste di approfondimenti e operatività del nostro tempo è stata, a mio avviso senza dubbio alcuno, quella proposta da Carlo Infante: il concorso on line, promosso nell’ambito di Trovarsi in Rete, giunto alla sua III edizione, a cura della Biblioteca Civica e Multimediale di Settimo Torinese in collaborazione con la Regione Piemonte.
Nessuna meraviglia, peraltro, trovare a protagonista di quest’impresa l’artiglio telematico di Carlo Infante; da anni, e fra i primi in Europa, viaggia in territori inesplorati della nuova espressività avendo il merito di essere non solo un teorico dei new media, ma un timoniere di realizzazioni.
La principale novità di quest’anno è stata la creazione di una sezione speciale dedicata ai blog e ai wiki (l’ipertesto collaborativo on line) in cui si premiano l’originalità dell’utilizzo narrativo di queste nuove piattaforme di comunicazione.
E, proprio a Carlo Infante, ho chiesto di parlare di scrittura e web durante una breve corsa in Cosmotaxi nella galassia della Fiera.
“I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”.
Da questa affermazione lapidaria di Wittgenstein è passato quasi un secolo eppure risuona ancora illuminante mentre assistiamo agli spostamenti progressivi di quei limiti, espandendo il nostro mondo semantico.
E’ a partire da questa considerazione che mi sono impegnato nel progetto “scrittura mutante” che con il suo relativo concorso on line, ha lanciato, già nel 2003, una sonda nel magma di quelle sperimentazioni che tentano di dare forma alla nuova espressività in ambiente digitale attraverso la scrittura.
Il fatto stesso di trattare di scrittura nell’ambito della rete può apparire semplicistico ma forse è proprio il contrario: fenomeni come la Net Art e dopo ancora la Web Art rischiano d’apparire come definizioni di tendenze che con il tempo perdono incidenza, creando alibi culturali a degli esercizi di stile che creano ridondanza estetica.
Rilanciando un buon slogan della Biennale Architettura del 2000 (quella diretta da Massimiliano Fuksas “Less Aesthetics, More Ethics”) sostengo: più etica, meno estetica.
E’ di questo che ha bisogno la Rete, nuovo ambiente di creatività connettiva.
E’ in questo senso che trovo opportuno sondare le modalità della comunicazione digitale perché l’interattività possa coniugarsi in nuova interazione sociale
.
Fine della corsa.
Non mi resta ora che consigliarvi di cliccare sul suo sito Teatron.
Mi ringrazierete.


Fiera del Libro: Luca Sossella


L’editore Luca Sossella, va segnalandosi da tempo – accanto alla pubblicazione su carta stampata – per una singolare, specie in Italia, iniziativa: la pubblicazione di audiolibri.
Cominciò con la collana Audiobox, a cura di Pinotto Fava e Gabriele Frasca, e ha poi esteso l’esperienza con Plurale Immaginario.
Tre segnalazioni tra le più recenti uscite:
Lectura Dantis, di Carmelo Bene.
"Ho dedicato questa mia serata, da ferito a morte, non ai morti, ma ai feriti dell'orrenda strage", così terminò Carmelo Bene la notte che cantò la sua ‘Lectura Dantis’ dalla Torre degli Asinelli a Bologna davanti a un oceano di persone, il 31 luglio 1981.
Incipit, di Aldo Busi.
L’autore legge un inedito e le prime pagine di alcune sue opere. Un documento sonoro
che riproduce il flusso psichico della voce narrante con cui sono stati scritti.
Learco, di Paolo Nori.
Paolo Nori legge e suona. Già, perché legge su musiche di Fabio Bonvicini, ma in un caso c’è scambio dei ruoli: Bonvicini legge su musica composta ed eseguita da Nori.
A Luca Sossella, ho chiesto se anche in futuro condurrà l’Editrice su questa linea di lavoro.
Sì, se riusciremo a trovare un “nuovo” e antichissimo percorso praticabile attorno alla voce. Dopo Leopardi, Gassman, Carmelo Bene, Gabriele Frasca, Ludovica Ripa di Meana, Balestrini, Paolo Nori, Aldo Busi e Carmelo Bene abbiamo in programma nuovi progetti. Ad esempio, con Massimo Popolizio “Patologie italiane”. Abbiamo registrato in collaborazione con l’Auditorium di Roma: Il caso Salgari, Il caso Lombroso, Il caso Artusi, poi “ParoleNote” cinque cd audio con racconti di Poe, Woolf, Simenon, Gadda e Ortese, commentati da importanti musicisti come Fresu, Einaudi, Bollani, Rea…
E poi altre “Patologie” dopo quelle dei minori ottocenteschi, un’altra terna di "maggiori" che attraversa il Settecento: Casanova, Foscolo, Leopardi.
Ad ottobre, poi, esce "Che cos'è la poesia?" un cd audio di Valerio Magrelli.
E ho anche un sogno, un progetto che non posso nominare: immagina un nuovo Enea che “sopporta” il peso di Anchise sulle spalle, ma si lascia guidare dalla mano intelligente e pura di Ascanio
.
In attesa di sapere quali saranno le mete di Ascanio che, si sa, non è turista per caso, non ci resta che attendere.


Fiera del Libro: Vallecchi


Mio nonno per parte di madre, Alfredo Di Natale, faceva il rilegatore.
Il primo libro che ho letto da bambino, lo pescai nel suo negozio tra i volumi non più ritirati dai clienti, e lo conservo ancora: “Le novelle del varietà”, Ed. Richter & C., finito di stampare il 25-8-1938: brevi, scattanti biografie d’artisti quali Pasquariello, Gabrè, Lucy D’Albert, Armando Gill, Ada Bruges, Anna Fougez, Vera Wort… vite scintillanti di luci del varietà, di episodi divertenti, aneddoti trionfali. Autore: Francesco Cangiullo; solo molti anni dopo apprenderò che si trattava del famoso futurista napoletano.
Un giorno, entrò in quella bottega, di cui ricordo ancora il forte odore di cartone e colla, un distinto signore che disse sussiegoso: “Devo affidarvi un importante lavoro: la mia collezione Vallecchi”. Subito dopo apparve un garzone reggendo con gran fatica un’enorme cesta colma di libri, tutti di Vallecchi.
Frugai estasiato in quella cesta, non ricordo chi fossero gli autori, ma il nome… Vallecchi Vallecchi, ripetuto ad ogni volume… mi sembrò come di uno che avesse stampato tutti i libri del mondo. Come dite?... sì, ero tonto già da bambino.
Certo, Vallecchi non aveva stampato tutti i libri del mondo, ma per quanto riguardava il mondo italiano della prima metà del ‘900 non c’ero andato troppo lontano.
Attilio Vallecchi, inizia la sua attività come tipografo, divenuto editore pubblicherà opere di Soffici, Papini, Palazzeschi, Tozzi, Slataper, Marinetti, Prezzolini, Ungaretti, Viviani, Campana, Malaparte, Bo, Croce, Montale.
Ed ebbe collaboratori artistici quali Picasso, De Chirico, Boccioni, Carrà, Rosai.
Con dolore, quindi, registro una cattiva iniziativa che la pur nobile editrice Vallecchi
ha presentato qui in Fiera: un nuovo concorso letterario, come non bastassero gli oltre 1000 (mille) già esistenti!
Concorso letterario dedicato alle giovani promesse della narrativa (ancora!), come se avessimo bisogno di nuovi romanzieri, non bastano i tanti che già ci affliggono?
Giorgio Manganelli affermava: “Basta che un libro sia un ‘romanzo’ per assumere un connotato losco”.
Della perniciosa iniziativa è madrina (o forse matrigna): Lidia Ravera.
Si tratta di scrivere un piccolo libro: 60/80 cartelle, con un argomento assegnato, da sviluppare, sviscerare, raccontare - è detto in un compiaciuto comunicato -
Raccontare come vi divertite, se vi va o non vi va, se vi sentite obbligate/i, come va a finire (noia, gioia, frustrazione, emozione…).
E fra i 6 temi assegnati, indovinate qual è uno di questi pensato dalla Ravera?
”Porci con le ali 30 anni dopo (I976-2006) Sesso e amore, trasgressione e sperimentazione, affettività e performance quando la rivoluzione libertaria è già da tempo antiquariato…)”.
Ma tu guarda!... Proprio vero: il mondo non finisce mai di stupirci!
Ben altra originalità, e utilità, in un altro concorso letterario che non istiga a scrivere romanzi ma educa alla riflessione su che cos’è la scrittura: se l’è inventato Laura Lisci della Zanichelli. Ve ne parlo nella nota successiva.


Fiera del Libro: Zanichelli


Sarebbe forse piaciuto a quelli de l’Oulipo l’iniziativa della .Zanichelli che ha promosso il Premio Dentro le parole.
Un concorso imperniato, come vi dirò tra breve, su quella che gli oulipiani chiamano contrainte, cioè ‘regola’, data all’autore o da lui autoimposta, seguendo la quale – come sostenevano Queneau, Perec, ed altri – s’ottengono epifanie linguistiche e concettuali di più difficile, e migliore, approdo di tante scapigliate, e scombinate, fantasie dovute a discutibili ispirazioni.
A ideare il premio è stata Laura Lisci, che guida già da anni l’Ufficio Stampa dell’Editrice.
Ecco un Premio che mi piace, non di quelli che provocano nuovi romanzi, come se non ce ne fossero già troppi!.
Le cose di quel concorso sono andate così come ora riferisco.
Mesi fa, presso scuole secondarie di 1° e 2° grado di tutto il territorio nazionale, fu distribuito un modulo in cui erano individuate 30 parole dello Zingarelli 2005 e si chiedeva di sceglierne 20 per comporre uno scritto di lunghezza massima 50 righe. Il genere di scritto era lasciato alla fantasia di ognuno. Quello che contava, insomma, era l'uso pertinente (e plausibile) dei termini nel contesto da creare.
I componimenti in cui venivano meglio usate le parole prescelte, sarebbero stati selezionati da una giuria ad hoc, e pubblicati sul sito Zanichelli.
Per i primi cinque selezionati, a maggio 2005, durante la Fiera del libro di Torino, la proclamazione dei vincitori.
A Laura Lisci, ho chiesto di dirmi da quali parti d’Italia vengono i concorrenti, quale la loro età, quali le parole selezionate dal vocabolario, quali i temi preferiti dai ragazzi… sì, lo so, sono parecchie domande… lo ammetto, sono vorace.
Vengono da ogni parte d'Italia, età tra gli 11 e i 18 anni e tanta voglia di scrivere.
Questo è l'identikit degli oltre 6000 ragazzi che hanno partecipato al nostro concorso di scrittura. Una valanga di elaborati che ha reso assai difficile la selezione.
Queste le parole fra le quali scegliere:
Accudire, aforisma, antologia, aracnofobia, blog, boria, concept store, cotta, cover, doppio, ecomostro, evadere, fatalismo, fisima, icona, inerente, kasher, letto, lirico, location, mente, mordace, pimpante, protervo, scandire, scettico, supino, uggioso, unto, venti.
Come puoi notare, alcune familiari, di uso comune, altre desuete. L'abilità stava nel "giocare" con queste parole, in modo pertinente e dando un filo logico al racconto.
Il concorso è stato un incentivo a conoscere parole nuove o nuovi significati di parole già conosciute, e ad avvicinarsi all'uso del vocabolario.
Le ragazze e i ragazzi hanno stupito per la fantasia espressa, sono arrivati racconti, diari, canzoni, poesie, cronache sportive e cinematografiche. Ma anche oroscopi, ricette di cucina, puzzle, cruvicerba, previsioni del tempo, filastrocche.
Hanno toccato argomenti importanti, come l'immigrazione, la droga, la difesa della natura, ma anche raccontato favole, inventato giochi di parole, storie di vita, il disagio adolescenziale, la famiglia, le cotte, gli amici a quattro zampe, la passione per lo sport; testi umoristici o pensierosi, divertenti o filosofici, a volte anche tragici, ma redatti con competenza, con passione e coinvolgimento
.
Il successo è stato enorme. Sono pervenuti, infatti, alla Zanichelli oltre 6000 (sì, seimila) scritti. Fra questi ci sono molti esempi splendidi, ne trovate un assaggio QUI.
Questo sì che è un modo per indirizzare la riflessione sul linguaggio! Altro che romanzetti!
Siano rese a Laura Lisci e alla Zanichelli le più ampie lodi.
Così come meritano lodi anche per un’altra iniziativa: Benvenuti nella scuola italiana sono queste le parole di un manifesto e un sito con cui la casa editrice Zanichelli si propone di accogliere e aiutare ragazze e ragazzi di etnie diverse presenti in numero sempre crescente nella scuola italiana.
Di questo, però, ve ne dirò meglio in una prossima occasione, appena torno da Torino.
Ancora una cosa: tra i meriti di questa casa editrice, mi piace ricordare che accanto alle pubblicazioni di grandi opere quali dizionari, atlanti, la splendida, recente, Enciclopedia dell’Arte (sulla quale potete trovare una mia intervista con uno dei redattori, Marco Gatti), la Zanichelli coltiva un suo orto necessario e birichino dedicato a dizionari particolari e imperdibili.
Qualche titolo: “Oplepiana”, “Forse Queneau”, “Mirabiblia”, “Dizionario delle lingue immaginarie””, “Enciclopedia delle scienze anomale”, “Dizionario di ludolinguistica” .
Tra questi ce n’è uno recente che è stato un po’ maltrattato anche – con mia sorpresa – dall’ottimo Bartezzaghi: “Lo Zanichelli inverso”. Le parole dell’italiano in ordine alfabetico da destra a sinistra. Contiene in 450 pagine oltre 120.000 lemmi. Costa 28:80 euro.
Si tratta di una pubblicazione deliziosa che guida verso illuminazioni linguistiche.
Lo consiglio a tutti gli studiosi degli arcani del linguaggio, agli amanti delle parole della Sibilla, a tutti quelli che non leggono Faletti o la Tamaro.


Fiera del Libro: Editoriale Scienza


Questa Casa Editrice, con sede a Trieste, guidata da Sabina Stavro agisce un progetto puntato su di un solo, ben definito obiettivo: la divulgazione scientifica per ragazzi da 2 a 15 anni. Questa linea è sostenuta con una particolare angolazione. Scrive, infatti, la Stavro: Per noi divulgazione scientifica non è solo un invito a leggere la scienza: è soprattutto un invito a farne un elemento base per un corretto approccio al pensiero scientifico. Ecco perché nelle nostre collane hanno una parte importante gli esperimenti e le attività pratiche. Ecco perché accanto ai libri di scienza ci sono i libri-gioco, per coniugare scienza e divertimento e riscoprire la manualità.
L’attività delle edizioni non è solamente stampata: con il “Club della Scienza” – se ne occupa Fabia Biellese – è stata creata una rete d’attività parallele per introdurre i ragazzi alla sperimentazione e alla ricerca. Nel 2004, si sono avuti più di 300 incontri, incontrando circa 6000 ragazzi ed insegnanti in tutta Italia.
Tra i libri qui in Fiera, noto due gioiellini: Cosa c’è sotto il letto di Brita Grandström e Mick Manning: un viaggio al centro della Terra, da sotto il pavimento giù tra le radici degli alberi, più giù nei tunnel della metropolitana e tra reperti archeologici, fino a calarsi ancora più giù nel cuore dei vulcani per poi raggiungere il nocciolo caldo del pianeta.
E, degli stessi autori, Splish Splash Splosh!: un altro viaggio, stavolta alla scoperta dell’acqua; le onde, le nuvole, la pioggia, i fiumi, i tubi dell’acqua, le acque di scolo e il mare. Con mappe di questo percorso fatto da un bambino e il suo cane.
Concludo elogiando Cristina Stavro che ha il grande merito di pilotare un progetto che in giorni come i nostri, in cui le scienze subiscono pesanti attacchi da zombi in doppiopetto o tonaca – e la scuola è disastrata dalla sciura Moratti – svolge un’operazione culturale necessaria, diretta a coloro, come sono i ragazzi, che s’affacciano sulla scena del mondo.


Fiera del Libro: Città Nuova


Mentre a Civitavecchia le cose vanno abbastanza bene, alla Città Nuova vanno malissimo.
Quell'editrice, infatti, sfidando interventi d'autorità della Neurodeliri (in codice TSO = Trattamento Sanitario Obbligatorio), ha dato alle stampe: "La lunga storia dell'Inquisizione" sottotitolando luci e ombre della "leggenda nera". Luci? Sì, avete letto bene: luci. Perché la prima volta che ho letto quel sottotitolo ho pensato a un errore del proto, ma presto mi sono reso conto che così non era.
Difatti in quello stand era annunciata una presentazione del libro così titolata: "L'Inquisizione: ne parliamo male?". Sì, punto interrogativo.
Autori del volume sono due buontemponi: Franco Cardini e Marina Montesano.
Questa la più recente pubblicazione di Città Nuova, chissà che cosa ci riserva il suo futuro catalogo.
Provo a immaginare alcuni titoli: "Mathausen 1940-1945: un lustro di buonumore"; "I Gulag di Stalin: esempi antesignani di parchi di divertimento a tema"; "La strage degli innocenti: un esperimento di pedagogia alternativa".


Fiera del Libro: Dedalo


Non c’è che dire, ottimo catalogo quello delle Edizioni Dedalo guidate da Claudia Coga .
Qui in Fiera mentre continua il successo di Mario Guarino con il suo L’orgia del potere ” – testimonianze, scandali e rivelazioni su Silvio Berlusconi –, e di Maurizio Magnani con Spiegare i miracoli – un’interpretazione critica di prodigi e guarigioni – presentato da Piergiorgio_Odifreddi, nuovi volumi s’affacciano alla ribalta.
Ne scelgo uno: “I limiti della razionalità”, sottotitolo: intuizione, logica e trance-logica.
L'autore è Laszlo Merö, matematico e psicologo ungherese. Docente di psicologia sperimentale all’Università di Budapest, si è occupato a lungo di intelligenza artificiale e scienze cognitive. Da anni collabora con Ernö Rúbik, inventore del celebre cubo, insieme al quale ha progettato un videogioco.
Quali sono le potenzialità e i limiti della ragione? Esistono altre forme d’intelligenza, oltre a quella puramente razionale basata sulla logica? Queste le domande che si pone Mérö.
Da qui l’esame della molteplicità del pensiero e la natura della razionalità, già tema centrale del precedente “Calcoli morali: teoria dei giochi, logica e fragilità umana" (Dedalo, 2000), ma questa volta il tema è affrontato dalla prospettiva della psicologia e della scienza cognitiva.
In uno stile accessibile e piacevole, Mérö si avventura fra le forme di pensiero al di là della pura ragione, coinvolgendo il lettore in una girandola di esempi, esperimenti e dimostrazioni, nei quali fanno la loro comparsa Kant e gli scacchi, Darwin e il buddhismo, l’ipnosi e il teorema di Gödel, l’intelligenza artificiale e il Piccolo Principe.

Mario Guarino, “L’orgia del potere”, 448 pagine, 17:50 euro
Maurizio Magnani, Spiegare i miracoli, 296 pagine, 13:50 euro
Laszlo Mérö, “I limiti della razionalità”, 400 pagine, 18:00 euro
www.edizionidedalo.it


Fiera del Libro: Marsilio


La Marsilioha avuto in questi ultimi anni (ma tu guarda che coincidenza!) una decisa sterzata a destra. Noto la cosa con disagio non solo per il carattere di quella scelta, ma anche perché accanto a libri da dimenticare – e saranno dimenticati – va detto che ci sono anche autori degni e… eccomi qui a parlarne.
Altra cosa che non va alla Marsilio: pubblica tanto, tantissimo, troppo; fatale che la qualità media delle pubblicazioni (perfino aldilà di quanto detto prima) ne risenta negativamente.
Fra le poche novità degne di menzione, segnalo i romanzi: “Storia di Alì” del raffinatissimo Giovanni Mariotti e il “Il passo dell'eroe”, della premiatissima scrittrice indiana Anita Rau Badami, tradotto da F. Zucchella.
Fra le cose più recenti presentate qui in Fiera, c’è, anche un altro libro degno, e assai particolare, di cui vi consiglio l’acquisto: Il primo di Gaetano Cappelli.
Gaetano Cappelli è nato a Potenza nel 1954. Ha pubblicato: “Floppy disk” (Marsilio 1988), “Febbre” (Mondadori 1989), la raccolta di racconti “Mestieri sentimentali” (Frassinelli 1991), “I due fratelli” (De Agostini 1994), “Volare basso” (Frassinelli 1994), “Errori” (Mondadori 1996), e “Parenti lontani” (Mondadori 2000), giudicato da Bookcrossing uno dei migliori cinque romanzi usciti dal 2000.
È tra i curatori dell’antologia “Sporco al sole, racconti del sud estremo” (Besa, 1998), e tra gli autori della raccolta “Disertori. Sud: racconti dalla frontiera” (Einaudi Stile Libero, 2000).
Cappelli è anche un raffinato musicologo che ha scritto nel 1982, Edizioni Sconcerto, un libro ormai introvabile (ma sono orgoglioso di possederlo), in collaborazione col fratello Tomangelo: “Minimal, Trance music e Elettronica incolta”. Prima di scrivere questa nota, sono tornato a rileggerne alcune pagine, e ho trovato quell’impianto critico ancora attualissimo, lucidamente trascorrendo da La Monte Young a Riley, da Reich a Popol Vuh, dai Kraftwerk a Roedelius, a tante altre figure note e meno note.
Nel lavoro narrativo di Cappelli, c’è una cosa che molto mi piace, è quell’alternare, talvolta nella stessa pagina, stupore e disincanto di fronte al destino fatale e alle rese dei suoi personaggi; accadeva al protagonista del suo romanzo d’esordio, “Floppy Disk”, e accade a quest’altro protagonista, si chiama Guido Cieli, de “Il primo”.
Ho chiesto a Cappelli di parlarmi del suo lavoro più recente e così mi ha risposto:
Con “Il primo” ho voluto scrivere un romanzo sull’invidia, sulla rivalità sul lavoro e nei sentimenti, sulla ricerca e la perdita del successo – “L’importante non è avere successo ma che il nostro rivale fallisca”, si dice a un certo punto del libro, citando Gore Vidal.
E tutto avendo per scenario il mondo dell’editoria, in un paese come l’Italia dove pochi leggono ma proprio tutti vogliono diventare scrittori.
“Il primo” fornisce dunque una descrizione divertita della cosiddetta vanity press, l’editoria a pagamento, cui si rivolgono tutti quegli autori rifiutati dai veri editori, e parla anche dei meccanismi di pubblicazione di questi ultimi con un’analisi non poi così fantasiosa di quei meccanismi di pubblicazione, vendita e promozione.
Insomma, il romanzo che ogni aspirante scrittore dovrebbe voler leggere
.

Gaetano Cappelli, “Il primo”, 184 pagine, 14:00 euro
Giovanni Mariotti , “Storia di Alì”, 140 pagine, 18:00 euro
Anita Rau Badami, “Il passo dell'eroe”, 408 pagine, 19:00 euro


Fiera del Libro: Meltemi


Che bello fermarsi allo stand d’una editrice che non pubblica romanzi e poesie!
E’ il caso della Meltemi guidata da Luisa Capelli.
Dopo la scomparsa di Marco Della Lena, fondatore con la Capelli, di Meltemi, la responsabilità della guida dell’editrice è tutta di questa donna che è stata dolorosamente costretta ad assumerne da sola il timone.
Meltemi, pubblica da anni libri di grande qualità ed è diventata una protagonista della scena editoriale italiana con l’attenta proposta di saggi specialistici su campi che vanno dalla sociologia all’antropologia, alla semiologia, alla comunicazione, alle arti elettroniche.
Sui banchi della Fiera, ho notato alcuni libri di cui mi sono occupato di recente (cliccate sui nomi degli autori per leggere loro interventi su questo sito sulle opere che ora citerò), come, ad esempio, “La lettera che muore” di Gabriele Frasca; “il senso della posizione” d'Emiliano Ilardi; ma ci sono anche "Le strategie del testo di Francesco Muzzioli e “Multimedia" di Lorenzo Taiuti, di questi ultimi due, il computer dal quale sto trasmettendo non vuole saperne di darmi i links, cercateli voi in Cosmotaxi, là stanno.
Accanto a questi, altri volumi stampati da poco; vi dico di uno che mi pare di grand’attualità e che si presenta con un piccante titolo: Fetish, di Valerie Steele.
La Steele è una storica della cultura specializzata in storia della moda; ha dedicato gran parte della sua carriera allo studio delle relazioni tra abbigliamento e sessualità.
Attualmente dirige il Museo del Fashion Institute of Technology di New York.
Ha scritto: “Fashion and Eroticism” (1985), “Paris Fashion” (1988), “Women of Fashion” (1991), “Fifty Years of Fashion” (1997), “Fashion, Italian Style” (2003).
“Fetish” parla di stivali eccentrici, corsetti, biancheria intima usata come abito, vestiti di gomma o di pelle che fasciano il corpo, piercing. Non c’è oggetto dell’immaginario feticista che oggi non sia riciclato dalla moda, sostiene l’autrice. E proprio sulla connessione tra moda e feticismo indaga la Steele affermando che negli ultimi trent’anni, l’iconografia del feticismo sessuale è penetrata sempre più nella società e nella cultura popolare. Lo testimoniano stili “di strada” come il punk o i diffusi look “tutta pelle”, la Catwoman di Michelle Pfeiffer o quella più recente di Halle Barry. E anche l’area della performance ha più di un esempio. Cito qui “Real core” di Sergio Messina una stupefacente conferenza-spettacolo multimediale sul porno in Internet presentata in mezza Europa.
Valerie Steele, raccogliendo un'ampia gamma d’esempi dalla pornografia, dalla psicologia e dalla storia, e avvalendosi d’interviste a persone coinvolte nel feticismo sessuale e nel sadomasochismo, illumina il complesso rapporto tra identità e apparenza e spiega come un cambiamento delle attitudini sessuali abbia dato vita alla moda fetish.

Valerie Steele, “Fetish”, 312 pagine, 23:50 euro
Edizioni Meltemi


Fiera del Libro: Vita Universale


Ragazzi, buone notizie!
A fornircele, la Casa Editrice cristiana Vita Universale.
Nel volume "La tua vita nell'aldiqua è la tua vita nell'adilà", dopo l'improvvido spiazzamento procurato dal titolo nel lettore di quella scritta (che pare un manuale di sopravvivenza per vampiri), è detto nel 'bugiardino': L'inferno e il paradiso non sono quindi luoghi fisici ma stati di coscienza.
Ahhh!, come respiro!
Fino a ieri i preti ci dicevano che erano veri e propri luoghi di tortura. Ora sono diventati "stati di coscienza", per evitare quelli torturanti è facile: basta scansare le pubblicazioni di Vita Universale. Ecco forse perché, alla Fiera, tutti erano così felici! Si sentivano... come dire... in Paradiso! Nessuno di loro, infatti, aveva acquistato un solo titolo stampato da Vita Unversale.


Fiera del Libro: Spartaco


Sfuggito alla presa di un’angosciante poetessa che mi proponeva suoi libri, ho trovato riparo presso lo stand di una casa editrice di Capua: le Edizioni Spartaco.
A dirigere la rivolta in cellulosa di Spartaco, troviamo il direttore editoriale Giovanni La Manna, la capo redattrice Tiziana Di Monaco, il direttore commerciale Pasquale De Polis.
Fra i titoli che espone, segnalo tre libri.
Scusate lo stile scucito. Lettere, scritti e diari (1835-1844) di un’autrice ingiustamente trascurata: Flora Tristan; introduzione, cura e traduzione di Lina Zecchi.
Flora Tristan, è una “brillante cometa che ha tracciato nel firmamento dello spirito un solco profondo e luminoso come nessuna donna prima di lei". Secondo André Breton, questa è Flora Tristan, pioniera del femminismo e del socialismo utopico, il cui pensiero viene per la prima volta proposto in Italia in un’antologia che sintetizza tutta la sua produzione.
Gli altri due libri che scelgo sono entrambi presentati dall’ingegno sulfureo di Maria Turchetto.
Paul Lafargue: “Il Diritto alla Pigrizia”. Appassionata cura e diligente traduzione di Sonia Bibbolino e Massimo Maggini.
Il libro attacca uno dei capisaldi, cosiddetti morali, del discorso sull’Uomo: il lavoro. Lo fa esaltando l’ozio, vero nemico d’ogni padrone, d’ogni economista, d’ogni governante.
Mark Twain: “Paradisi”, cinque racconti, tre dei quali finora inediti in italiano.
Di “Paradisi” la Turchetto (che qui è anche traduttrice del volume), così scrive nell’introduzione: A Mark Twain piaceva immaginare paradisi. Gli servivano, naturalmente, per dare sfogo al suo spirito beffardo, che non risparmiava niente e nessuno: né angeli, né santi, né fanti, né generali, patriarchi, profeti, predicatori, arcivescovi, amici, nemici e nemmeno lo stesso Mark Twain. Sì, perché Twain va in paradiso nel racconto ‘Un singolare episodio: l’accoglienza del reverendo Sam Jones in paradiso’. Con l’imbroglio, ma ci va. Ci vanno più o meno tutti, del resto, perché i paradisi di Mark Twain sono paradisi tolleranti. Sono paradisi burocratici e sconclusionati, i cori celesti steccano, gli angeli non sanno volare, San Pietro fa quello che può….

Paul Lafargue, “Il Diritto alla Pigrizia, 100 pagine, 10:00 euro
Flora Tristan, “Scusate lo stile scucito”, 208 pagine, 12 euro.
Mark Twain, “Paradisi”, 106 pagine, 8:0 euro
Edizioni Spartaco


Fiera del Libro: Sky Cult e Millepiani


Sono stato costretto a fare l’abbonamento a Sky. Per avere un’alternativa all’ufficio notarile di Bruno Vespa, alle furbate elettoralistiche di Masotti e Vergara, all’italoforzuta Zanicchi, tutti alleati nazionali nel promuovere volgarità e distorcere informazioni. Sono pagati per questo.
Nei primi tempi, Sky proponeva poca pubblicità. Mo’ no, ne ha parecchia.
Murdoch è contento, io un po’ meno.
Ma le interruzioni sono giudiziose, meno scriteriate, di Mediarai e Raiset.
La programmazione cinematografica è di valore solo a tratti. Per le novità si paga a parte per vedere i film sui canali ‘Prima Fila’, ma farlo è da pirla perché settimane dopo li potete vedere in abbonamento senza sborsare supplementi.
Ciò detto, bisogna però riconoscerne anche i meriti: la musica – sia leggera sia classica – in video (e anche in solo audio) è godibilissima, lo sport è reso molto bene, la documentaristica va fortissima.
E poi, c’è Cult. Diretto da Massimiliano Fasoli. Canale 142 del bouquet.
Vale da solo tutto quanto si paga a Sky per tutto il resto.
Cinema d’autore, Arte, Teatro, Performings Arts, Danza, Letteratura, Design, Architettura,
Comunicazione, insomma proprio una cosa eccellente.
Cult si propone come un soggetto attivo della produzione culturale contemporanea, investendo nella realizzazione di programmi originali dedicati alle specificità della cultura, con un’attenzione particolare per i territori della ricerca, i nuovi linguaggi e le contaminazioni di genere in Italia e all’estero.
Cult Network, insomma, dà forma e linguaggio alla sfida lanciata alle Tv tematiche per realizzare un’impresa televisiva culturale, produttiva, economicamente competitiva, mettendo in circolo nel flusso TV contenuti e temi che le logiche commerciali del sistema televisivo mainstream rifiutano o relegano nelle fasce notturne di terza serata.
Tra le offerte di Cult, splende un’ottima trasmissione sui libri, molti di voi già la conoscono, si chiama Millepiani, ideata e diretta da Nanni Balestrini e Maria Teresa Carbone.
Ricordo ai più distratti che va in onda il martedì alle 21, e in replica il mercoledì alle 9 del mattino.
Si tratta, senza dubbio, della migliore trasmissione tv fatta fino ad oggi sui libri in Italia.
Conduzione in voce fuori campo, servizi scattanti su autori noti e meno noti, riflessioni su tendenze e stili nascenti, il tutto calato in una composizione visiva eccellente, con montaggio serrato, tempi veloci; niente a che vedere con la cultura come noia allorché compaiono (altrove, e compaiono sempre meno) i libri che, in tv, ispirano subito a chi li propone un’aria solenne, funerea, e pure vagamente iettatoria.
Inoltre, altra novità, Millepiani s’avvale di un rilancio sul web.


Fiera del Libro: Manni


L'editrice Manni nasce nel gennaio 1984 con la rivista di letteratura “L'immaginazione” che ancora oggi si occupa di critica letteraria.
Intorno alla rivista si creò una rete di relazioni e d’interessi culturali che produssero la programmazione di una produzione libraria, esclusivamente nel settore della letteratura, con testi e saggistica; la prima collana, “La scrittura e la storia” fu promossa da Romano Luperini, che anche adesso la dirige.
Poi, anno dopo anno, l’Editrice, accanto alla letteratura, ha ideato nuove collane ed ora offre un vasto panorama di scelte: sociologia, filosofia, antropologia, teatro, cinema; un’attenzione particolare è riservata al dibattito intorno ai grandi temi di politica nazionale ed internazionale.
La produzione attuale è di circa 130 volumi l’anno, compresi i fascicoli delle riviste.
Direzione editoriale di Anna Grazia D’Oria, alla direzione commerciale Piero Manni.
Presenta un catalogo ricco di ghiotte occasioni, sfogliatelo cliccando il sito dell’Editrice Manni.
Un solo appunto: spesso le copertine non sono troppo attraenti.
Ma non è il caso dei due libri che scelgo di segnalare fra le novità di Manni in Fiera.
Pablo Echaurren: La casa del desiderio: '77: indiani metropolitani e altri strani.
Pablo Echaurren è artista che molto stimo, accanto alla sua, prolifica e poliedrica, produzione nelle arti visive, scorre da tempo un’intensa attività di scrittura.
Scrittura elettrica, veloce, divertita, capace di offrire profonde riflessioni critiche attraverso gags d’inchiostro e velenosi calembours. L’ospitai tempo fa sulla mia Enterprise e ne venne fuori una frizzante conversazione, se volete conoscerla, cliccate QUI.
“La casa del desiderio”, riflette sul 1977, e la nascita degli indiani metropolitani: rifiuto delle
gerarchie, ironia, antidogmatismo, sono i tratti caratteristici del loro effimero, e coloratissimo, passaggio. Nel tentativo di affermare la priorità del desiderio, occupano uno stabile nel centro di Roma. Dalle difficoltà della convivenza, con l’esterno ma anche all’interno, nascono contraddizioni e disillusioni: l’impossibilità di mettere assieme i cocci delle ideologie, conciliare l’immaginazione con il potere, creare un nuovo modo d’amare.
Ve lo consiglio.
Così come consiglio di Alda Merini il suo Sono nata il ventuno a primavera.
“Monologhi, più che conversazioni. Perché Alda Merini non lascia parlare. In una stanza della sua casa di Milano, affastellata di oggetti come la sua poesia, che vive di accumulo, immagine su immagine”. Così l'editore Piero Manni descrive i suoi incontri con la poetessa, incontri che hanno portato alla stesura di questa nuova biografia intellettuale della scrittrice.

Pablo Echaurren:
La casa del desiderio, 120 pagine, 10:00 euro
Alda Merini:
“Sono nata il ventuno a primavera”, 104 pagine, 9:00 euro
Editore Manni


Osservando osservando


Fino al 25 giugno, presso la Galleria d’arte Mascherino di Roma, nuova mostra di Renato Mambor: Progetto per un’Antologica III: Spettatore - Osservatore.
La mostra rappresenta la terza tappa di una rilettura guidata da Barbara Martusciello del lavoro dell’artista che la Galleria Mascherino ha iniziato nel 2002 e che si è sviluppata nell’arco di tre anni di volta in volta approfondendo un aspetto peculiare del procedere di Mambor.
In questo nuovo appuntamento, che sarà seguito da una quarta mostra, si focalizza l’attenzione sul tema del rapporto tra Spettatore e Osservatore, motivo ricorrente nel lavoro di Mambor.
Il ciclo dell’Osservatore traduce in termini pittorici l’omonimo spettacolo teatrale del 1983 rappresentato per la prima volta al Metateatro di Roma e poi, con il Gruppo Trousse, nel 1993 al Palazzo delle Esposizioni di Roma. L’Osservatore raffigura un’immagine bidimensionale di un uomo di spalle o leggermente di traverso, decentrato rispetto allo spazio pittorico dello sfondo, con uno scorcio prospettico che sembra portarlo fuori dal campo pittorico. La figura è quasi una sagoma, essenzializzata, acromatica, spersonalizzata: un ricalco. Se assume prevalentemente le fattezze dello stesso artista non ha il significato del ritratto perché a Mambor, infatti, non interessa la persona ma ciò che la persona fa, l'atto del guardare, di cui L’Osservatore è, appunto, una rappresentazione.
Dice Mambor: "E’ quando lo spettatore diventa testimone che entra in scena l'arte".
La mostra è corredata da un catalogo, curato da Barbara Martusciello, che riassume la ricerca di Renato Mambor così come è stata affrontata e approfondita nelle diverse tappe di Progetto per un’Antologica.

Galleria Il Mascherino, Via del Mascherino 24, Roma, mascherino@iol.it
Orario di apertura: dalle 16,30 alle 19,30 (escluso lunedì e festivi)
Fino al 25 giugno.


Casa di Tolleranza


Giorni fa vi dissi della Casa dell'Arte, successivamente vi ho parlato di Case d'Artisti, concludo questa trilogia condominiale come meglio non si potrebbe: con la Casa di Tolleranza. Luogo che nulla c’entra (pur essendo il riferimento malizioso) con gli appartamenti chiusi il 19 settembre 1958 dalla legge della senatrice socialista Merlin, no, questa casa di cui parlo oggi ospita, e tollera, arti visive o intermediali, di tutti i tipi.
N’è ideatore, patron, gestore e tenutario, Giorgio Del Basso.
Riporta un amanuense web che Del Basso nasce a Milano nel 1961, frequenta la Scuola Civica Paolo Borsa di Monza. Inizialmente la sua ricerca lo porta all'intervento su oggetti recuperati. Dal 1995 offre lo spazio in cui vive e lavora all'espressione d’altri artisti. Nasce così la Casa di Tolleranza con l'intento di fare dell'arte un momento d’incontro e di dibattito tra tutti quelli che, artisti e non, la frequentano.
Proposito eccellente.
Casa di Tolleranza, dunque, perché qui è tollerato ogni linguaggio artistico; gli artisti invitati non appartengono ad una corrente o un movimento specifico bensì sono persone che lavorano usando linguaggi diversi fra loro.
Finalità lodevolmente buonista, ma vorrei tanto sapere una cosa: se, ad esempio, si presenta Sgarbi con una sua MALEfica proposta, Del Basso lo sfancula o no?
A maggio, è prevista una mostra di Paolo Assenza a cura di Marco Baj. Il nome di Assenza m’è già simpatico al solo suono, essendo io un accanito sostenitore, e praticante, dell’Arte come Sparizione. E poi Assenza ha già avuto un illustre predecessore e, involontario, esegeta. Ricordate Totò pittore? “La mia” – diceva in ‘Totò cerca moglie’– “è un’arte assenteista”.
La Casa di Tolleranza si trova a Milano in Via Ingegnoli 17.
Le mostre si possono visitare il giorno dell'inaugurazione e, per tutto il periodo di permanenza, su appuntamento formando il numero 02 – 26 10 360.
Per proporre progetti, si può telefonare o mandare un fax al numero segnalato prima, oppure scrivere a giorgiodelbasso@hotmail.com.


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