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Questa sezione ospita soltanto notizie d'avvenimenti e produzioni che piacciono a me.
Troppo lunga, impegnativa, certamente lacunosa e discutibile sarebbe la dichiarazione dei principii che presiedono alle scelte redazionali, sono uno scansafatiche e vi rinuncio.
Di sicuro non troveranno posto qui i poeti lineari, i pittori figurativi, il teatro di parola. Preferisco, però, che siano le notizie e le riflessioni pubblicate a disegnare da sole il profilo di quanto si propone questo spazio. Che soprattutto tiene a dire: anche gli alieni prendono il taxi.

Toghe rosso sangue


La Newton Compton festeggia quest’anno quarant’anni d’attività editoriale.
Fondata nel 1969 da Vittorio Avanzini – affidata oggi alla direzione generale del figlio Raffaello – vanta un catalogo che spazia dai classici d’ogni tempo e paese alla narrativa contemporanea italiana e straniera, dalla saggistica alle inchieste, producendo circa duecento novità l’anno.
Nel dare il buon compleanno alla Newton Compton, il mio augurio è che possano pubblicare ancora tanti, tanti libri degnissimi come quello che oggi segnalo: Toghe rosso sangue La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia.
Libro scritto con passione civile e maestria di penna dal giornalista Paride Leporace, già fondatore di ‘Calabria Ora’, direttore del ‘Quotidiano della Basilicata’.
L’autore ricostruisce la carriera professionale dei giudici uccisi in Italia fra il 1969 e il 1995: da Agostino Pianta fino a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, spiega la situazione in cui maturò il loro omicidio, raccoglie la testimonianza dei parenti, degli amici e addirittura dei carnefici salvando chi è stato costretto a dare la vita per l’esercizio della giustizia dalla più spietata delle condanne: quella dell’oblio.
E pensare che il 4 settembre del 2003 (altre dichiarazioni – e leggi per bloccare la Magistratura – s’aggiungeranno fino a ieri, mentre altre ancora sono in cantiere), così s’epresse Silvio Berlusconi sui giudici italiani: Sono doppiamente matti. Per prima cosa perché lo sono politicamente, e secondo perché sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana.

Buon compleanno Newton Compton e grazie per avere pubblicato questo libro che ricordando una grande vergogna del nostro Paese serve ad irrobustire ragioni e speranze di chi vuol migliorarlo.

Per una scheda sul libro: QUI.

Per i redattori della carta stampata, delle radiotv, del web, l’Ufficio Stampa è guidato ottimamente da Fiammetta Biancatelli:
06 – 65 00 25 53; uff.stampa@newtoncompton.com

Paride Leporace
“Toghe rosso sangue”
Pagine 288; Euro 12:90
Newton Compton


Safe Trip Home


Questo il titolo della mostra di Eloisa Gobbo a cura di Diletta Biondani e Daniele Capra che inaugura oggi.
Le opere sono esposte allo SpazioTindaci – situato, dal maggio 2006, nel centro storico di Padova – galleria che si pone come obbiettivo non solo la pratica espositiva, ma anche quella d’eventi culturali che coinvolgono i tanti aspetti dell’arte contemporanea con intersezioni che vanno dall’architettura alla moda, alle esperienze verbovisive.

Il lavoro di Eloisa Gobbo (in foto: “Amore a tempo indeterminato”, 2008 ) è caratterizzato da una selva di intrecci coloristici, di trame e reticoli realizzati con la sovrapposizione di elementi da plurali matrici iconografiche. Provengono, infatti, dal web, dal design, dalla grafica, dalla botanica, da motivi ornamentali della tradizione occidentale ed orientale. È così che fiori, draghi, serpenti, ma anche pesci, uccelli e conchiglie, spaziano in un’opera densa, provocante, con lampi erotici e lisergici.
Dei lavori della Gobbo, scrive Ivan Quadroni: Pattern e texture, talvolta sovrapposte e talaltra giustapposte, trame floreali e intrecci geometrici, ideogrammi e silhouette, sequenze numeriche e codici a barre, piante topografiche e disegni anatomici, immagini ecografiche e icone segnaletiche non possono essere considerati come semplici orpelli o necessari abbellimenti dell’opera concettuale. Piuttosto, la scelta di utilizzare questi codici corrisponde alla precisa volontà dell’artista di riaprire il dibattito sulla dignità dell’ornamento e della decorazione in seno all’arte contemporanea italiana.

Biografia dell’artista, testi critici, immagini: QUI.

Per i redattori della carta stampata, radiotv, web, l’Ufficio Stampa è curato da Luca Melchionna: 329 – 81 78 119; lucamelchionna@hotmail.com

Eloisa Gobbo
“Save The Trip”
SpazioTindaci
via Dante 17/19, Padova
Info: tel 049 – 65 85 86;spaziotindaci@tindaci.com
Fino al 31 marzo


Pop Life


Agli appassionati delle cronache dei premi letterari (ce ne sono, non sono fra quelli, almeno questa disgrazia me la sono risparmiata), credo non sarà sfuggito che il Premio Strega del 2006 è da dividersi in due parti tante quante furono due corse separate fra i primi due classificati e gli altri tre della cinquina. La coppia di testa (scusate il gergo ippico) formata da Veronesi, vincitore, e Rossanda piazzatasi seconda, per motivi più mondani che letterari, fece, infatti, corsa a parte. Possiamo dire che quell’anno, in qualche modo, i premi furono 2. Sicché chi si classificò terzo è da considerarsi il primo arrivato delle due gare di quella sera a Valle Giulia. Quel terzo classificato fu Massimiliano Palmese con L'amante proibita. Lo ebbi ospite in queste pagine web e trovate un’intervista flash con lui QUI.
Il libro ha poi vinto (nonostante la mia presentazione) il Premio Santa Marinella ed è stato pubblicato anche in Spagna e Germania.

Ora, a due anni di distanza dal suo debutto nella narrativa, Palmese è da pochi giorni in libreria con un nuovo romanzo intitolato Pop Life edito dalla stessa Neton Compton che ospitò la sua prima opera.
Massimiliano Palmese, nato a Napoli, così traccia il suo ritratto biografico: Subito dopo il liceo, scappo e mi avvistano a Parigi, Bruxelles, Francoforte, Montecarlo e, dopo qualche anno, a Roma. Anche gli esordi letterari testimoniano il mio spirito viaggiatore: il mio primo libretto di poesia viene pubblicato a Firenze, il secondo nelle Marche, il terzo a Milano e il quarto pure. Intanto in prosa mi esercito con racconti e recensioni, ma il romanzo che ho in testa dalla fine degli anni ’80 non ne vuole sapere di posarsi su carta. Nel 1996 due premi per la poesia: il Montale per la raccolta “Plaka” e il Sandro Penna per l’inedito “La parola tonica”. Nel 2001 sono incluso nel settimo Quaderno Italiano di Poesia Contemporanea Marcos y Marcos con la raccolta “Questa disperazione felice”.
Dal '98 vanno in scena un po’ di miei testi teatrali (Come treni in paesaggi nuovi, Fast love, Il figliastro) e la traduzione in versi del Sogno di una notte di mezza estate, che al suo debutto al Teatro della Cometa di Roma è interpretato tra gli altri da Claudio Santamaria e Giorgio Colangeli
.
Dal 2006 collabora con il quotidiano la Repubblica.

Di Pop Life, trovate note dell’autore e una rassegna stampa QUI.

In Rete, lo scrittore è presente anche con un suo sito web.

Per una scheda sul libro CLIC!

Massimiliano Palmese
“Pop Life”
Pagine 224, Euro 12:90
Newton Compton


Amori proibiti


Non è necessario che siate credenti, agnostici o atei, siate sposati in chiesa o al municipio oppure conviventi, il libro che presento oggi dovrebbero leggerlo tutti anche quelli che non hanno nozze in programma, divorziati, o che ci riprovano… gente, quest’ultima, temeraria, non c’è che dire.
Titolo: Amori proibiti, sottotitolo: I concubini tra Chiesa e Inquisizione.
Ecco un autentico saggio sulla pornografia, lo è perché tratta in maniera documentata, rigorosa, colta però non con pallosa lingua accademica bensì scorrevolissima, quanto succede allorché trionfa la pornografia del cuore (non accade solo nelle pagine della Tamaro e di Moccia), quando il cervello rinuncia alla ragione per fare appello alla fede.
Autore di questo prezioso volume, edito da Laterza, è Giovanni Romeo. Insegna Storia moderna presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Napoli Federico II. Alcuni titoli fra le sue pubblicazioni: “Aspettando il boia. Condannati a morte, confortatori e inquisitori nella Napoli della Controriforma” (1993); Inquisitori, esorcisti e streghe nell’Italia della Controriforma (2004); “A proposito di due casi modenesi del primo Seicento” (2008); nel catalogo Laterza: L'inquisizione nell'Italia moderna.
Come si capisce dai titoli, è uno specialista di storia della Chiesa e in questo suo recente lavoro racconta quanto accadde in Italia fra il ‘500 e il ‘600 (con particolare attenzione alla più grande città di antico regime, Napoli), allorché vivere senza essere sposati diventò un delitto represso con asprezza dalle Curie vescovili. Per molti altri reati, specie se commessi da potenti, pressoché inutile dirlo, c’era invece ampia tolleranza. Ma questo non accadeva solo secoli fa, n’abbiamo esempi anche nell’Italia dei nostri giorni.
Aldilà dell’enorme mole di documentazione (in Appendice, poi, documenti con rapporti di chierici sbirri – fatalità dei nomi, uno si chiama Ottavio Porcello e arresta uno che si chiama Perfido Fedele – testimonianze, confessioni), “Amori proibiti” racconta di un gran numero di casi narrandone i particolari rendendo così la lettura ancora più avvincente.

A Giovanni Romeo ho chiesto: quale la principale motivazione che ti ha spinto a scrivere Amori proibiti?

Direi senz’altro le tragicomiche vicende dei falliti tentativi di regolamentare le coppie di fatto da parte del governo Prodi (che ancora vivacchiava quando ho deciso di scrivere il libro). La sudditanza dello Stato italiano al fondamentalismo della Chiesa di Benedetto XVI si saldava a meraviglia con i risultati delle mie pluriennali ricerche inedite sulla caccia ai concubini nell’Italia dell’Inquisizione e delle scomuniche facili. Il calvario di Welby (con la dolorosa storia dei funerali cattolici negati per ordine del vicario di Roma) è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: pur essendo un uomo che aveva tanto sofferto, non solo non aveva avuto misericordia, ma era stato trattato peggio dei concubini scomunicati e non pentiti dei bei tempi andati, cui i parroci nel Cinque-Seicento non negavano la sepoltura cristiana. Ho cercato allora di stringere i tempi, di far uscire il libro prima che il governo cadesse, ma non ce l’ho fatta: una ricerca storica ‘vera’ ha i suoi obblighi e le sue regole. Spero che in ogni caso possa dare forza a quello spirito laico di cui oggi in Italia c’è tanto bisogno, soprattutto per i fedeli di Santa Madre Chiesa.

Pur avendo la Chiesa, oggi e ieri, influenza in tanti paesi del mondo, è possibile affermare che esista una variante (accrescitiva) italiana? Se sì, è soltanto perché il Vaticano si trova sul nostro territorio o esistono anche altre ragioni?

Sì, è assolutamente vero. L’Italia è stata assoggettata, in particolare dopo il concilio di Trento, a un sistema di controlli ravvicinati sconosciuto a tutte le altre grandi nazioni cattoliche (si pensi alla Francia o alla Polonia). E gli esiti sono stati rovinosi, sia per quanto riguarda la crescita verticale dell’intolleranza religiosa nelle istituzioni ecclesiastiche, a discapito delle dimensioni pastorali, sia per quanto riguarda i rapporti con lo Stato e le continue invasioni di campo di vescovi e inquisitori. Si pensi al governo dei crimini comuni dei preti, dei frati e dei cosiddetti chierici selvaggi (cioè delle migliaia di giovani che ottenevano da vescovi compiacenti l’accesso agli ordini minori, senza mai arrivare alla consacrazione, per non pagare le tasse e per poter delinquere a proprio piacimento). Stupratori e assassini, ad esempio, se la cavavano con poco nei tribunali della Chiesa, anche se nei casi più gravi scoppiavano violenti conflitti di giurisdizione con le autorità secolari. I privilegi dei parlamentari e degli uomini di governo dei nostri anni sono niente rispetto all’impunità garantita dalla Chiesa tridentina a migliaia di delinquenti travestiti da preti.

Per una scheda sul libro: CLIC!

Giovanni Romeo
“Amori proibiti”
Pagine 256, Euro 18:00
Laterza


La singolarità è vicina


Giorni fa s’è appresa la notizia riguardante due colossi della tecnologia (la Nasa e Google) che, nonostante la crisi in corso, hanno deciso di finanziare con alcuni miliardi di dollari l’apertura di una nuova università: la Singularity University.
Finalità dell’Istituto è di creare una generazione di scienziati in grado di gestire il passaggio dall’umano al post-umano; in grado, cioè, di affrontare il momento in cui i sistemi dei computer avranno la capacità di programmarsi da soli, dall’intelligenza artificiale saranno raggiunte accelerazioni che supereranno le facoltà e le capacità dell’uomo. In altre parole, s’assisterà alla nascita di una nuova civiltà technotransumana determinata principalmente dallo sviluppo della genetica, della robotica cognitiva, delle nanotecnologie.
Il video di presentazione: QUI

Già, ma perché quell’Università si chiama Singularity University?
La risposta sta in un libro scritto da Ray Kurzweil chiamato a dirigere quell’Istituto.
Quel volume intitolato, appunto, La singolarità è vicina, uscì nel 2005; si può leggere in italiano nelle edizioni Apogeo.
In quelle pagine, è illustrata la teoria della singolarità.

Eccone una sintesi estratta dal libro.
Scrive Kurzweil: La singolarità è un periodo storico futuro durante il quale il tasso di innovazione tecnologico sarà talmente veloce e il suo impatto talmente profondo, che la vita sarà irreversibilmente trasformata. Anche se né utopica né distopica, questa epoca trasformerà i concetti base che utilizziamo per dare significato alla nostra vita, dal modo in cui facciamo affari, al ciclo della vita umana, morte compresa. Capire la singolarità altererà la nostra prospettiva circa il significato del nostro passato e le ramificazioni del nostro futuro.

Agli scettici e nemici delle tecnologie, dedico ancora un passaggio dell’autore: Gary Kasparov, nel 1992, disprezzò le capacità dei programmi di scacchi di allora. Tuttavia, il raddoppio annuo delle capacità dei computer ha permesso ad uno di loro di sconfiggere Kasparov, solo cinque anni più tardi.
Ma, forse, proprio agli scettici dovrebbe bastare la notizia con cui ho aperto queste righe con la Nasa e Google tanto coscienti, e interessati, ai problemi prossimi da sborsare miliardi per studiarli e gestirli.

Per una scheda sul libro: QUI.

Sul sito dell’Editrice, è possibile leggere un intervento del traduttore Virginio B. Sala CLIC!

Ray Kurzweil
“La singolarità è vicina”
Traduzione di Virginio B. Sala
Pagine 590, Euro 25:00
Apogeo


Religiolus


Così è intitolato un film in questi giorni in circuito in (poche) sale italiane.
Ha gli stessi produttori di Michel Moore, lo stesso regista, Larry Charles, di “Borat”, e per conduttore (si tratta di un documentario) il comico americano Bill Maher.
Ecco un video, non si tratta di un trailer, che in pochi minuti informa su contenuti e reazioni.
Qui un'intervista con Bill Maher.

Prima ancora che uscisse il film, alcune associazioni cattoliche, con la tolleranza che le distingue, hanno oscurato le locandine.
A me il film è piaciuto non solo per il modo in cui tratta le religioni, non soltanto quella cattolica, ma anche perché riesce su di un tema tanto avvertito a fare un discorso serissimo in modo divertente.
Tanti i personaggi d’involontaria comicità (c’è perfino un rabbino antisemita!) che sfilano sullo schermo, tante le assurdità logiche evidenziate allegramente, e dottamente, da Maher.

Cliccando QUI potete vedere se nella vostra città il film è in distribuzione. Non si meravigli chi non riuscisse a trovarlo, è, infatti, uscito in Italia soltanto con 30 copie. Poche, d’accordo, ma meglio che niente, come in tanti volevano.


La musica di Pitagora


La casa editrice Longanesi, nella preziosa collana ‘La Lente di Galileo’ diretta da Piergiorgio Odifreddi… a proposito, non perdetevi il suo recentissimo In principio era Darwin… ha pubblicato un testo tanto singolare quanto intrigante.
Si tratta di La musica di Pitagora, libro di Kitty Ferguson che pur mantenendo le promesse del titolo non solo di musica tratta perché spazia dalla biografia del celebre matematico e filosofo fino alle ripercussioni che le sue idee hanno avuto per duemilacinquecento anni sicché, con Pitagora si ha, come recita il sottotitolo: la nascita del pensiero scientifico.
Nato a Samo (c. 575 a. C.), morì a Metaponto (c. 495 a. C.) dopo avere trascorso trent’anni a Crotone dove guidò la sua famosa scuola.
Vita, pensiero, storia della scuola di Pitagora sono noti solo in modo vago e lacunoso, anche se grandissima è stata la sua influenza sulla storia del pensiero filosofico.
Il saggio di Kitty Ferguson realizza un compito ambizioso: quello di ricostruire la biografia di Pitagora e la storia della sua immagine e del pitagorismo negli oltre due millenni trascorsi dal suo tempo ad oggi.
Pitagora e i suoi allievi non lasciarono nulla di scritto: per ricostruire la loro storia non si può quindi far altro che procedere ad un’attenta e accurata analisi delle fonti: da Platone, testimone eccellente anche se insidioso, passando attraverso Giamblico, Porfirio, Diogene Laerzio.

L’influenza del pensiero pitagorico lo si ritrova come scrive la Ferguson non solo là dove potremmo attendercelo, alla base delle opere di Copernico, Keplero, Newton e Stephen Hawking, ma anche in luoghi strani e improbabili come l’architettura del Palladio e l’interpretazione filosofica della Rivoluzione francese […] nonostante tutto lo scetticismo del XX secolo, autori imponenti come Bertrand Russell, Arthur Koestler e Jacob Bronowski considerano Pitagora una figura torreggiante.
Del resto, come potrebbe essere diverso? Pitagora sostenne che la natura ultima della realtà fosse matematica, concetto che governa il pensiero scientifico contemporaneo e non solo contemporaneo. Secondo Aristotele, i pitagorici sostenevano che "il mondo intero fosse armonia e numero". Idea ripresa anche da Galileo Galilei nella sua frase: "Il libro della natura è scritto in lingua matematica". Cosa questa che stava per costargli cara. Non può certo fare piacere ai sacerdoti (specie se di religioni monoteiste) sentire simili cose, s’arrabbiano di brutto, gli viene il mal di fegato; anche per loro, però, aperte anche in periodi invernali, ci sono le Terme di Chianciano.
L’autrice, in una pagina, ammette che su di una figura come quella da lei affrontata la tentazione di farne una biografia romanzata, o addirittura un romanzo, è forte. Per nostra fortuna, lei ha resistito a quella tentazione dandoci uno studio rigoroso e al tempo stesso di piacevolissima lettura.
Kitty Ferguson ha compiuto studi musicali alla prestigiosa Juilliard School di NY, esibendosi poi per anni con i maggiori compositori e direttori d’orchestra, tra cui Stravinskij, Kodàly e Bernstein. Dal 1986, interrotta l’attività musicale per seguire in Inghilterra il marito, visiting fellow a Cambridge, ha partecipato a corsi e seminari presso il dipartimento di Matematica applicata e Fisica teorica della stessa Università.
Longanesi, della stessa autrice ha pubblicato: Dalla terra alle galassie e L'uomo dal naso d'oro.

Kitty Ferguson
“La musica di Pitagora”
Traduzione di Libero Sosio
400 pagine, euro 19:60
Longanesi


Clonazioni


“Prima di Keplero i cieli proclamavano la gloria di Dio, poi prevalse la prudenza”, così George Santayana. Prudenza che a tanti manca ancora e li sentiamo delirare dai pulpiti delle religioni, specie quelle monoteiste, contro le scienze, mentre “le dottrine religiose – ancora Santayana – farebbero bene a ritirare le loro pretese d’intervento in questioni materiali”.
Scienza e tecnologia non devono, però, difendersi solo da ayatollah, cardinali e rabbini, ma anche da spensierate divulgazioni dei media che, alla ricerca della cosiddetta “notiziabilità” (già la parola è bruttissima, e gli effetti peggio ancora) illudono o spaventano presentando dati scientifici, o ricerche in corso, con informazioni erronee e toni inadeguati.
E’ accaduto (e accade) per il nucleare, gli Ogm, e tanti altri casi ancora dove pare che Pecorario Scanio ne sappia più di Veronesi, la Francescato più della Montalcini, e Diliberto più di Rubbia.
Dibattiti, naturalmente, tutti in ritardo sullo stato delle ricerche e, inoltre puntati solo su ciò che è (o appare) d’immediata visibilità, cosa questa che non garantisce comprensione.
Un esempio. Nessuno di cronisti, politici, sputasentenze da bar, conosce (per fortuna, ancora no) l’importanza della teoria rivoluzionaria, di Feynman (1941!) secondo il quale a livello macroscopico il tempo va dal passato al futuro, mentre a livello microscopico le particelle di materia possono invertire il cammino e tornare dal futuro al passato.
Roba, e ce n’è parecchia altra (se ne occuperanno alla nascente Singularity University), che può cambiare del tutto vita e comportamenti degli umani.
La disinformazione praticata da baciapile e gazzettieri è toccata anche al tema della clonazione.
Opportuna, quindi, l’uscita presso Dedalo di un libro di Maurice Wegnez, biologo scomparso lo scorso anno, che ha insegnato all’Università Paris-Sud XI ed è stato direttore dell’unità di ricerca Développement, Morphonogenèse et Èvolution del Cnsr.
Clonazioni, questo il titolo del volume tradotto da Barbara Sambo, infatti, nel presentare quell’argomento scientifico ha il merito, come precisa Jean-Paul Renard nella prefazione di ricollocare tale tecnica nel contesto scientifico, dimostrando che esistono non una, ma diverse forme di clonazione e che l’artificio del trasferimento del nucleo in un ovulo enucleato sfrutta proprietà naturali degli esseri viventi, inoltre nel quadro di norme etiche presentate nell’ultima parte del libro, smentisce gli annunci fraudolenti, strombazzati dai media, della nascita di bambini clonati.
Insomma un libro che fa il punto della situazione chiarendo àmbiti, ricerche, prospettive, forza e limiti ipotizzabili di una ricerca fra le più affascinanti della biologia d’oggi.
Ho notato nel colophon il nome di una giovane vecchia amica di Cosmotaxi che del volume ha curato l’editing scientifico: Elena Ioli; ricordo ch’è autrice con Daniele Gouthier di Le parole di Einstein nel catalogo Dedalo.

Per una scheda su ‘Clonazioni’ CLIC!

Maurice Wegnez
“Clonazioni”
Traduzione di Barbara Sambo
Pagine 184, Euro 15:00
Edizioni Dedalo


Fiamme di tempo fa


Questo mese ricorrono due date che riguardano due pilastri del pensiero laico: una riguarda Darwin – l’ho ricordata QUI – e l’altra Giordano Bruno di cui, domani, ricorre l’anniversario della sua morte.
Ai più distratti ricordo, infatti, che Bruno 409 anni fa, dopo 9 anni di carcere, a piedi scalzi e con la lingua stretta nella mordacchia, veniva condotto dal carcere del Sant’Uffizio a Piazza Campo dei Fiori per essere bruciato vivo.
Era l’alba del 17 febbraio del 1600.
Mentre si trovava nel 1591 a Venezia, lì invitato dal nobile (si fa per dire) Giovanni Mocenigo, era stato denunciato dal Mocenigo stesso all’Inquisizione... accidenti che ospitalità!... direbbe Buster Keaton. Processato a Venezia prima e a Roma poi, non avendo ritrattato le sue idee, fu condannato al rogo dagli uomini pii della Chiesa cattolica.

A Roma, come ogni anno, domani a partire dalle 16:30, si celebrerà il grande filosofo martire della libertà di coscienza.
Chi a Roma abita, o vi si trovasse di passaggio, può portare, un tributo di gratitudine al Nolano, unendosi alla manifestazione che s’avvarrà della presenza di scienziati, attori, musicisti.
Per il programma CLIC!
L’Associazione Nazionale Giordano Bruno è l’organizzatrice di quest’incontro laico.
A conclusione di questa nota mi piace segnalare che William Theaux ha dedicato a Bruno una creazione nell’ambiente 3D di Second Life.


Trax


Molto più di una semplice etichetta discografica, l’esperienza TRAX coordinata dal 1981 al 1987 da Vittore Baroni e Piermario Ciani ha rappresentato un originalissimo contributo a quella cultura di rete che, prendendo le mosse da Fluxus, Mail Art e altri circuiti d’avanguardia dei Sessanta e Settanta, ha anticipato la comparsa di Internet e le sue modalità interattive.
Ora, a vent’anni dalla conclusione di un progetto che ha coinvolto oltre 500 artisti e musicisti internazionali nella realizzazione di produzioni nei diversi media (cassette, dischi, audioriviste, fumetti), la Small Voices in collaborazione con Vittore Baroni avvia un programma di ristampe dei titoli più rappresentativi del catalogo TRAX, uno per ciascuna lettera del nome.

T: Traxman fumetto per ‘Frigidaire’ di Massimo Giacon e Vittore Baroni.
R come Rednight, omaggio collettivo all’opera di William S. Burroughs.
A come Anthems, inni nazionali alternativi per paesi reali e immaginari.
X come Xtra, brani musicali composti a distanza mediante un processo di collaborazioni incrociate.

Ciascuna ristampa, accompagnata da testi inediti e d’archivio, contiene la remasterizzazione digitale dei lavori originali, con aggiunta di remix, remake o nuovi brani realizzati in sintonia col peculiare e distintivo approccio modulare di TRAX.

AA.VV. - TRAX reprint 2
"Notterossa / Rednight"
durata: 58’ 52” + 41’ 15” + contenuti multimedia
formato: 2 CD in speciale copertina pieghevole e foglio di adesivi + cartoline
Etichetta: Small Voices
Casella Postale 99, 70031 Andria
Phone: 0883 – 381100; 320 – 94 28 091
Mail: info@smallvoices.it


Parole in vista


Me ne sono già occupato tempo fa, ma ritorno su quella notizia per ricordare che ci sono ancora due settimane di tempo per visitare la mostra sull’opera di Adriano Spatola a Modena.
E’ ospitata dalla Biblioteca Poletti che fa parte del complesso bibliotecario modenese ben diretto da Meris Bellei.
Ecco un modello elogiabile (purtroppo non frequente) di come intendere oggi una Biblioteca, specie se pubblica; troppo spesso, infatti, la si rende solo un magazzino di libri e, talvolta, perfino di complicato accesso.
La Poletti, oltre ad un agile funzionamento per letture e prestiti, agisce pure – la mostra di Spatola n’è una cospicua prova – programmi che coinvolgono il pubblico proponendo esposizioni, convegni, incontri anche su temi culturali dei nostri giorni.
Lo fa, ad esempio, con il programma Alle 5 della sera (in foto il logo) guidato con competenza e passione da Carla Barbieri.
Prossimamente, con Parole in vista si parlerà della centralità della scrittura nell'arte dalle avanguardie storiche fino al writing e alla street art.
Cliccare QUI per saperne di più.

Biblioteca Poletti
Palazzo dei Musei
Viale Vittorio Veneto 5, Modena
Info: 059 – 20 333 72


Una forma di magia


E’ quella di Pablo Picasso nel comporre una serie di note sull’arte, e non solo sulla sua.
E’ questo proprio il titolo – Una forma di magia, Edizioni Via del Vento, pagine 32, euro 4:00 – di un librino che offre in lettura riflessioni del Maestro che, particolarmente, si sofferma sul suo celebre 'Les demoiselles d’Avignon' che, come ho riferito tempo fa, è stato anche rivisitato in modo intrigante e birichino da Lamberto Pignotti: CLIC!
Curatore della pubblicazione è Antonio Castronuovo (trovate QUI una mia nota sulle sue imprese letterarie e ulteriori links su di lui) il quale, in postfazione, di quel quadro rivela angoli nascosti e traccia ghiotte ipotesi critiche.
Meglio, trascurare, però, alquanti degli aforismi di quel grandissimo pittore – Castronuovo, pietoso, infatti, lo risparmia e in quella pubblicazione le scansa. Meglio vedere i suoi quadri. Accanto a qualche lampo (“L’arte non è mai casta”), pronunciò (è un mio giudizio, non di Castronuovo), infatti, una sfilata d’ovvietà e anche di peggio.
Prendete questa: “I computer sono inutili. Ti sanno dare solo risposte”. A parlare male delle tecnologie si rimediano sempre figuracce. Càpita pure a Picasso. E’ di pochi giorni fa la notizia che la Nasa e Google hanno sborsato vari miliardi di dollari per la creazione della “Singularity University” proprio per creare una generazione di scienziati in grado di gestire il passaggio dall’umano al post-umano; in grado, cioè, di affrontare il momento in cui i sistemi dei computer avranno la capacità di riprogettarsi da soli e dall’intelligenza artificiale saranno raggiunte accelerazioni che supereranno le facoltà e le capacità dell’uomo. Per rispondere, cioè, alle tante domande che ormai i computer pongono a se stessi, trascurandoci perfino. Cose queste che alquanti (e non solo gli scrittori di sf), Wiener e Shannon per fare solo due nomi, già negli anni '50 avevano previsto.
Oppure quando disse “Il genio di Einstein ci ha condotto ad Hiroshima”; si sa – ma lo si sapeva anche quando il pittore affermò quell’infelice cosa – che Einstein e la sua teoria nulla c’entrano con la bomba atomica. Se poi Picasso volesse riferirsi al progresso scientifico, peggio ancora. Con l’energia atomica non si fanno solo le bombe così come con l’elettricità non solo la sedia elettrica.

Un’altra forma di magia di Castronuovo è contenuta nel suo Se mi guardo fuori diari e aforismi 1995-2007 – edizioni La Mandragora, pag. 424, euro 20:00, in foto la copertina – frammenti e riflessioni icastiche che investono costumi, letteratura, arti, prendendo anche spunto da angoli di cronaca. Evoluzioni di pensiero, tra ironie e crucci, tracciate con eleganza di scrittura.

QUI una scheda sul libro.


In principio era Darwin


La casa editrice Longanesi festeggia come meglio non si potrebbe il bicentenario della nascita di Darwin e il 150° anniversario della pubblicazione della sua famosa teoria.
Lo fa mandando nelle librerie In principio era Darwin. N’è autore Piergiorgio Odifreddi che oltre ad essere un pluripremiato docente universitario di Matematica e Logica, è autore di numerosi libri tradotti in mezzo mondo e pure nell’altro mezzo, ed è il migliore divulgatore di scienze esistente in Italia e probabilmente non solo in Italia.
Anche quei pochi che non lo conoscono potranno meglio capire i suoi tanti meriti visitando il suo sito web.
Voce profetica, quanto inascoltata, nella Sinistra ha previsto con largo anticipo le insanabili divisioni d’oggi sulla bioetica fra laici e cattolici.

In questo più recente volume, fa un’operazione a specchio. Difatti, nell’illustrare la biografia di Darwin, la nascita delle sue opere, i rapporti che ebbe con i contemporanei, connota questo tracciato di vita e di pensiero con puntualissime e scorrevoli spiegazioni sull’importanza che nella storia della Scienza (e non soltanto negli studi sulla biologia) ha avuto il grande Charles.
Cito dal libro: Su quelle basi gli scienziati stanno oggi ricostruendo il vero Albero della Conoscenza, riscrivendo il vero ‘Genesi’ e scoprendone il vero Autore, all’insegna del motto coniato da Spinoza e condiviso da Einstein: “Deus, sive Natura”(“Dio, cioè la Natura”).

Nel terminare il suo lavoro, Odifreddi dedica i due capitoli conclusivi ad indicare e controbattere le teorie in nome delle quali Darwin è stato attaccato dalla Chiesa e dagli ambienti devozionali. Le obiezioni all’evoluzionismo, ora incerte ora d’involontaria comicità, sono documentate e demolite una ad una. E l’autore non manca di fare notare quanto il creazionismo sostenuto dai fondamentalisti, non si limiti a negare o travisare, ma si traduca da noi (e n’abbiamo dolorose prove recentissime) perfino in progetti legislativi che provocano arretramenti oscurantisti in tutta la società.
Nessuno dei laici, infatti, nega alla Chiesa e ai suoi fedeli di pensarla come la pensa e di dare indicazioni di comportamento ai suoi credenti, ma quello che va assolutamente combattuto è la pretesa di rendere verità scientifiche gli atti di fede e imporre indirizzi religiosi in leggi dello Stato, alla maniera degli ayatollah.
In principio era Darwin, attraverso il racconto dell’avventura umana e intellettuale dello scienziato britannico, porta un grande contributo alle ragioni di chi distingue il vero dal falso, e il giusto dall’ingiusto.

Piergiorgio Odifreddi
“In principio era Darwin”
Pagine 123, Euro 12:00
Longanesi


Una data importante


Il 12 febbraio del 1809 nasceva Charles Robert Darwin, a Shrewsbury città inglese capoluogo della contea di Shropshire, non molto lontana dalla frontiera con il Galles.
12 febbraio del 1809: data fausta per l’avvenire scientifico dell’umanità quanto infausta per l’oscurantismo di tutte le chiese che da sempre combattono il pensiero del celebre biologo.
Nel 2009 cadono due importanti ricorrenze. Perché oltre a celebrarsi il bicentenario della nascita di quello scienziato, si ricorda anche il 150° anniversario della pubblicazione della sua famosa teoria in L'origine della specie.
La figura di Darwin è da qualche tempo al centro di nuove tenebrose attenzioni del Vaticano e dei suoi alleati. Il creazionismo, infatti, ha tentato rivincite dapprima negli Stati Uniti e poi anche da noi; ricordate la Moratti che tentò perfino di escludere l’indirizzo evoluzionista dall’insegnamento scolastico?
Perché tutto questo? Ne profilò bene la spiegazione Daniel Kevles, storico della Yale University, a Spoleto-Scienza: Nel seicento la Chiesa teme Copernico che rimuove la Terra dal centro del sistema solare minando l'autorità dei teologi…poi perseguiterà Darwin che ha osato ficcare il naso nella narrazione giudaico-cristiana dell'origine della vita detronizzando l'uomo dalla sua speciale posizione in cima alla scala biologica, sottraendolo all'autorità morale della religione… continuerà a combattere sempre i nuovi filoni della ricerca scientifica.

Si annunciano quest’anno festival, convegni e pubblicazioni sull’importanza del grande Charles; Cosmotaxi seguirà parecchie di quelle benvenute occasioni.
Ho già dato notizia sabato scorso di “DNA: Darwin nelle Arti” in corso alla Limonaia di Pisa mentre tra i libri appena usciti, segnalo (ne troverete domani qui la recensione) nelle edizioni Longanesi “In principio era Darwin” di Piergiorgio Odifreddi.
Importanti sono anche alcune pubblicazioni per giovanissimi (diceva il bigotto De Maistre “dateceli dai 5 ai 10 anni e saranno nostri per tutta la vita”) che, spesso, nelle aule scolastiche hanno la cattiva avventura di trovare insegnanti baciapile. Nel catalogo dell'Editoriale Scienza di Trieste accanto a “Mini Darwin” di Simona Cerrato (QUI una mia intervista con l’autrice), troviamo Darwin e la vera storia dei dinosauri di Luca Novelli; titoli adatti per ragazzi sugli otto anni.
Per chi volesse leggere le opere di Darwin, la Newton Compton ha in catalogo, oltre a L'origine della specie, anche L'origine dell'uomo e la selezione sessuale; L'espressione delle emozione nell'uomo e negli animali; e l’inedito finora in Italia Viaggio di un naturalista intorno al mondo; quattro delle maggiori opere, in edizione integrale, dello scienziato.


La cura dell'arte


In queste note quotidiane, talvolta, segnalo tesi di laurea che hanno a che fare con teorie sulle arti, sull’espressività e sulla comunicazione.
Oggi, presento una tesi molto originale che del cinema e delle arti visive tratta da un’angolazione particolare. Titolo: La cura dell’arte.
E’ uno studio originale perché (corredato da una sterminata bibliografia ed una cospicua sitografia) affronta il tema dell’arte terapia.
All’autrice Valentina Di Cecco è meritatamente valso il 110 e lode.
Relatore: Pietro Montani, correlatore: Nicola Siciliani de Cumis.
La brillante laurea è stata conseguita presso l’Università di Roma ‘La Sapienza’, Facoltà di Filosofia.
Per arte terapia – cito l’arteterapeuta Carlo Coppelli – s’intende una disciplina che cerca di unire in modo armonico la spontanea espressività personale, il gioco creativo e la comunicazione con gli altri. Quindi non una terapia in senso stretto, ma un contenitore in grado di potenziare le proprie capacità attraverso il linguaggio dell'arte.

Valentina Di CeccoA Valentina Di Cecco (in foto), ho chiesto: scrivi: “… si vuole avanzare l’ipotesi che si possa differenziare il concetto di cura da quello di terapia quando si parla di arte”.
In che cosa identifichi questo distinguo?

Quando si parla di terapia in relazione all’arte questa è, a mio avviso, inevitabilmente ridotta a mezzo, ovvero in qualche modo violata, affinché si faccia strumento atto a curare l’uomo, a dargli aiuto e sostegno in un percorso di guarigione, relativo a malattie psichiche o fisiche. Credo si possa avanzare l’ipotesi di una distinzione tra cura e terapia proprio lì dove l’arte si riveli e riconosca come quella dimensione in cui l’uomo può mantenersi uomo e così veder curata la sua umanità senza che l’arte stessa si lasci ridurre a mezzo o presenti come strumento. In quanto terapia, l’arte è a servizio di qualcos’altro o qualcun altro, il suo esser cura penso faccia invece parte della sua essenza, nella misura in cui con il termine cura mi riferisco all’intrinseca capacità dell’arte di mettere in gioco l’esser uomo dell’uomo, ossia ad un significato che forse l’estetica può indagare

Quali utilità teoriche e pratiche derivano da quella differenziazione? In altre parole, quali opportunità offrono, quali equivoci evitano?

Non penso che la differenziazione debba costruire dei limiti di azione o riflessione, né attribuire rigidi ruoli a singole discipline, piuttosto ritengo sia un modo per sottolineare come l’arte possa, sì, essere usata per nobili fini, ma in essa resti, irriducibilmente, una bontà che trascende l’utilità, che sta nel costituire una preziosa occasione di conoscenza e coscienza, un’opportunità per aprire e mantenere aperti dei quesiti intorno al mondo e all’uomo. Credo che la differenziazione aiuti a focalizzare le molteplici prospettive dalle quali poter osservare l’arte, riconoscendo come questa possa e debba essere pensata non trascurando nessun orizzonte di riflessione. Se l’arte come terapia chiama prevalentemente a sé delle conoscenze pratiche e scientifiche, l’arte come cura può coinvolgere anche queste, ma soprattutto reclamare e interessare quella tensione conoscitiva intorno all’essenza umana e all’esistenza che credo caratterizzi la filosofia.


Expanded-Box


Una delle più importanti Fiere internazionali d’Arte Contemporanea - Arco - si svolge a Madrid ed è giunta quest’anno alla sua 28ª edizione.
Per conoscere quanto sarà proposto da Arco dall’11 al 16 febbraio, cliccate QUI.

Tanti i punti d’interesse, mi soffermo sul programma Expanded-Box – curatori Domenico Quaranta e Carolina Grau – perché accoglie e rilancia lavori di gallerie e artisti internazionali particolarmente applicati sulle più nuove ricerche estetiche ch’esplorano pratiche e influenze delle tecnologie nelle arti; argomento che assai spesso ricorre in Cosmotaxi.
Quest’anno, inoltre, Expanded-Box s'avvarrà di un contenitore dedicato alla videoarte.
Estraggo dal catalogo parte della presentazione di Domenico Quaranta.

Il futuro, come dice William Gibson, è già qui, solo che è mal distribuito.
La funzione storica dell'Expanded Box, ultima incarnazione della prolungata attenzione dedicata da Arco ai nuovi media e linguaggi, è esattamente quella di coltivare e redistribuire il futuro, e supportare una definizione “espansa” di arte. Negli ultimi dieci anni, attraverso diversi programmi, Arco ha fatto proprio questo, ospitando e offrendo un'opportunità di mercato a un numero crescente di gallerie che scommettono, rischiando, su questa sfida. Si potrebbe pensare che l'Expanded Box sia una di quelle tipiche iniziative culturali che sempre più spesso, nelle fiere d'arte contemporanea, accompagnano il dialogo e lo scambio fra gallerie e collezionisti senza pretendere di competere con loro. Non è così. L'Expanded Box è, oggi, il luogo dove Leo Castelli andrebbe a vendere, e dove Alfred H. Barr andrebbe a comprare. Sono consapevole che tutto ciò potrebbe suonare retorico, e forse un po' naive; ma non so trovare un modo non retorico per dire che lì, più che altrove, covano i germi di una evoluzione. Riposano, ben protetti, nelle macchine di Lawrence Malstaf e nelle installazioni ambientali interattive di Pors & Rao; nelle installazioni sonore di Maňas e Moori e di Thomson & Craighead; nell'esplorazione del confine tra materia e smaterializzazione mediatica intrapresa dal koreano Kim Jongku; nelle animazioni 3D di John Gerrard; e si riproducono con la velocità di un virus nei lavori di Joan Leandre, che rivolta come guanti le interfacce iperreali che filtrano il nostro rapporto con la realtà; nel media hacking di Ubermorgen.com, che si serve di strumenti low-tech per mettere in scacco i colossi dell'e-commerce.
L'Expaded Box scommette, da dieci anni, su questa novità. Una novità che risiede, lo ripeto a scanso di equivoci, non tanto nei media che questi lavori utilizzano, quanto nella cultura che rispecchiano e nell'idea di arte a cui aprono la strada
.


Art a part


Nel maggio scorso, in queste pagine web diedi notizia della nascita di un nuovo webmagazine dedicato alle arti visive QUI.
Edito da Raffaella Losapio, direttrice responsabile Isabella Moroni, web e immagine a cura di Giampaola Marongiu, ha per caporedattrice il critico Barbara Martusciello della quale faccio gossip di una sua piccante avventura spaziale.
Questo team (foto), in pochi mesi ha portato Artapartofcult(ure) – questo il nome della testata, mettetelo tra i vostri ‘preferiti’ non ve ne pentirete: CLIC! – ad essere una delle pubblicazioni più seguita in Rete in virtù di un agile format attraverso il quale non solo informa su quanto accade e succederà, ma ne riferisce sullo scenario artistico dei nostri giorni con scattanti e accurati segni critici.
Lo fa rivolgendo attenzione soprattutto a quelle gallerie, a quegli artisti e critici che lavorano sull’intersezione dei codici, sull’interlinguaggio. Da qui un’esplorazione anche di quanto accade in territori quali il cinema, il video, la musica.

N’è prova anche il numero più recente dove, ad esempio, accanto ad un’intervista con il critico e curatore indipendente Raffaele Gavarro troviamo una storia di Cinecittà con taglienti giudizi sulle nuove nomine in quell’Ente, un reportage sulle attività di Neon-CampoBase, e altro ancora.


Agnes Browne una e trina


La casa editrice Neri Pozza è una delle più attive nel fare conoscere la narrativa straniera contemporanea in Italia, traducendo molto, e, soprattutto, ben scegliendo fra gli autori stranieri.
N’è un esempio lo scrittore e showman irlandese Brendan O' Carroll che da anni racconta le gesta di un personaggio femminile chiamato Agnes Browne e da poco nelle librerie con Agnes Browne nonna.
Tranche de vie con toni da commedia icastica, è stato tradotto in modo felicissimo da Gaja Cenciarelli specializzata in letteratura irlandese e dei paesi anglofoni, ma nota da noi soprattutto come scrittrice: Il Cerchio; Extra Omnes - L'infinita scomparsa di Emanuela Orlandi; tanti racconti apparsi in antologie e su riviste; conduce in Rete Sinestetica.net.

A Gaja Cenciarelli ho chiesto: chi è Brendan O' Carroll, e perché parlano tanto bene di lui?

Brendan O' Carroll è uno dei più celebri showman irlandesi. È attore, autore, commediografo, regista e sceneggiatore. In Irlanda è praticamente un’istituzione. La sua carriera di scrittore è iniziata in un secondo momento, e ha avuto un successo deflagrante. La trilogia di Agnes Browne (pubblicata da Neri Pozza e da me tradotta: "Agnes Browne, mamma", "I marmocchi di Agnes", "Agnes Browne, nonna") è uno spaccato fedele e divertentissimo della vita dublinese nel quartiere popolare del Jarro, dove Agnes vive con i sette figli e un marito violento, e ha un banco di frutta e verdura. O’ Carroll riesce a trasmettere colori e atmosfere con una limpidezza coinvolgente, e a descrivere una memorabile e “verace” figura femminile che, con la personalità e la tenacia che la contraddistinguono, avrà la meglio su tutti i dolori della sua vita .

Quale principale difficoltà presenta tradurre in italiano questo scrittore?

Le difficoltà principali sono state quelle legate allo ‘slang’ dublinese. Agnes è una “popolana”, così come la sua migliore amica Marion e quasi tutti i personaggi della Trilogia. Dunque il registro dei dialoghi non può essere “alto”. Ci sono frasi idiomatiche tipiche di una certa epoca, il gergo caratteristico della vita quotidiana e lavorativa di Agnes, e alcune battute che possono risultare grevi, pur non cadendo mai nella volgarità gratuita. È stato complicato “sciogliere” i nodi che rischiavano di rallentare il ritmo della narrazione, di per sé frizzante e scorrevole. È stato complicato immergersi nella personalità di Agnes e nel passato prossimo di un Paese che non è il mio, malgrado sia stata in Irlanda sei volte e sia laureata in letteratura angloirlandese. Ma, nel complesso, tradurre la trilogia di Agnes Browne è stata un’esperienza stimolante anche grazie alle difficoltà che ho dovuto affrontare e che credo di aver superato .

Il sito web di O’ Carroll: QUI.

Per una scheda sul libro, CLIC!

Brendan O’ Carroll
“Agnes Browne nonna”
Traduzione di Gaja Cenciarelli
Pagine 192, Euro 15:00
Neri Pozza


Miracoli gialli


In Cina, si sa, sono riusciti a realizzare il miracolo (perverso com’è ogni miracolo) di mettere insieme il peggio del comunismo con il peggio del capitalismo.
E pensare che tempo fa c’era chi sognava la Cina vicina. Era un pessimo vicino quella d’allora (leggete un bel libro di Stefano Ferrante – ne ho dato notizia QUI – che aiuta a ricordare quegli anni), è un pessimo vicino quella d’oggi.
A nuova prova di tutto questo, rilancio una notizia da Exibart. Eccola.

- Sono passati vent'anni, dalle proteste della Piazza Tiananmen represse tragicamente dal regime cinese. Eppure certi vizi, in particolare quello della censura, sembrano non voler tramontare. E a farne le spese è anche l'arte contemporanea. Come la mostra 20 Year Anniversary of China/Avant-Garde Exhibition, una rievocazione di un'importante esposizione tenutasi nel 1989 alla National Art Gallery di Pechino, che forse ha pagato la concomitanza della ricorrenza con le proteste studentesche. Ed infatti è stata improvvisamente soppressa dalle autorità, “perché non è stata correttamente registrata negli uffici competenti”, si è sentito contestare il curatore Gao Minglu, in una telefonata la notte precedente l'inaugurazione. Stessa sorte per un'altra galleria che aveva in programma la proiezione del documentario Seven Deadly Sins dedicato alla performance art nel 1989.


DNA


Il titolo di questa nota non si riferisce all’acido desossiribonucleico, ma è un acronimo che sta per Darwin nell’Arte, titolo di una manifestazione che ha per sottotitolo arte ed evoluzione nel bicentenario della nascita di Charles Darwin.
Si apre lunedì 9 alla Limonaia di Pisa e si svolgerà in due parti: la prima dal 9 al 27 di questo mese, la seconda in aprile.
Ideatrice e conduttrice di questo festival è Maria Turchetto che tempo fa fu ospite della mia taverna spaziale e che è presente in Rete con un suo sito web.

A lei ho chiesto una sintetica presentazione di DNA.

In questo 2009, a duecento anni della nascita di Darwin e centocinquanta dalla formulazione della sua teoria, quest'ultima si rivela ancora un programma di ricerca di straordinaria vitalità, mentre le sue ricadute in termini di visione del mondo, ancora lontane dall'essere pienamente acquisite nella nostra cultura, risultano tuttora emozionanti. Soprattutto a partire dal '900, esse sono penetrate nell'immaginario artistico influenzandolo profondamente.
E' appunto in questa direzione che si muovono le iniziative che abbiamo raggruppato sotto il titolo “DNA: Darwin nell'arte”, con un intento ambizioso: rimuovere una barriera, particolarmente presente nella nostra cultura, che separa arte e scienza.
Le iniziative in programma si propongono di avvicinare arte e scienza su due fronti. Il primo consiste nel ridimensionare l'aura di ineffabilità che circonda l'arte, quando viene presentata come un prodotto dello "spirito" non si sa come accessibile. Lo faremo interrogando le scienze contemporanee sulle basi fisiologiche del godimento estetico
.

Fin qui il primo fronte di cui dicevi. L’altro?

Ruota intorno alla tesi secondo cui, da un lato, l'arte non esprime solo "sentimenti" - come un approccio "romantico" tende a sostenere - ma anche visioni del mondo e, dall'altro, la scienza non è mera tecnica ma anche "filosofia", nel senso forte di riflessione sull'uomo, sul mondo, sulla posizione dell'uomo nel mondo. Il loro incontro, allora, è proprio sulle visioni del mondo che gli scienziati argomentano, offrendole all'intelligenza, e che gli artisti esprimono, offrendole alla sensibilità.

Da lunedì 9, conferenze scientifiche, arti visive, musica, cinema, in aprile seguirà una seconda parte di DNA dedicata a “Darwin e la letteratura”.

Cliccare QUI per il programma.


Le potenze del sonno


Quando vedo in arrivo in redazione il plico di una casa editrice, un allarme m’assale e mi chiedo sgomento: “Fosse un altro romanzo?”. Quanti romanzi! In Italia, oggi il numero dei romanzieri credo superi quello degli evasori fiscali.
Giorni fa, però, l’apertura di un plico mi ha rassicurato, era un libro di Jacqueline Risset e quel suo volume intitolato Le potenze del sonno (ovviamente non è un romanzo) – edito da nottetempo – è festa di pagina, luce d’intelligenza, raffinato esercizio letterario sul sonno e il suo infido gemello, il sogno.
Durante un’intervista, una volta chiesi a Jacqueline una riflessione sulla letteratura e così mi rispose: La letteratura ha, rispetto alle altre arti, un handicap che è anche un privilegio: non usa materiali di per sé seducenti ed estetici (colori, suoni, eccetera...), usa invece quella cosa che usiamo tutti i giorni per scopi pratici: il linguaggio. Ma lo usa in modo diverso, con una torsione per la quale diventa suono, musica, e allo stesso tempo distanza, pensiero.
In questo suo recente libro ho trovato una completa realizzazione di quel pensiero.
Qualche rapido cenno biografico sull’autrice. Jacqueline Risset è saggista e poeta. Ha insegnato Letteratura Francese all’Università di Roma Tre. Ha tradotto in francese La Divina Commedia (1985-1990). Tra i suoi saggi, ricordiamo: Dante. Una vita (1975), Dante scrittore (1984), La letteratura e il suo doppio (1992), Il silenzio delle sirene (2006), Traduction et mémoire poétique (2007). Tra i suoi testi poetici: Amor di lontano (1993) e Les Instants (2000).
Tempo fa, nella mia taverna spaziale, la costrinsi a fare il suo autoritratto, se v’incuriosisce come si descrisse: qui.

Indagato dalle neuroscienze, cantato da poeti, raffigurato in tele celebri, risonante in musica, vissuto come metafora celeste dai mistici, il sonno è ritratto dalla Risset come creatura rapinosa e oscura che ci obbliga al confronto con il nostro tessuto interiore e da quella segreta commisurazione la scrittrice fa sorgere derive magnetiche del pensiero, erratiche visitazioni di memorie.
Ricordate l’opera Turandot? Calaf, in solitudine, attende il giorno nel quale potrà finalmente conquistare l’amore della principessa di ghiaccio e conclude la famosa romanza “Nessun dorma” dicendo “all’alba vincerò”, l’alba della Risset è decisamente meno speranzosa verso i destini. Le potenze (plurale, non a caso) del sonno e dei sogni la fanno uscire spossata dalla presa dei loro tentacoli, sia che si tratti di notti d’infanzia sia di notti da adulta e le pagine del suo libro riferiscono, in uno stile dai tagli rapidissimi, di ombre incontrate e soglie attraversate come oracoli da strappare a Morfeo.
Psiconauta delle tenebre, l’autrice sembra capovolgere le atmosfere fiabesche da ‘belle au bois dormant’ proponendo un viaggio tra stelle fatali di orchi e orchesse che popolano la vita di noi umani, sfilata notturna di speranze lontane e vaticini avventurosi.
Giunto all’ultima pagina, questo libro breve e intenso mi ha indotto a ricordare una storia zen.
Fa-Chang fu preso dal sonno e capì che poteva essere l’ultima volta che s’addormentava. In quel momento uno scoiattolo squittì sul tetto. Lui allora si sollevò a fatica dal giaciglio, ma con voce forte esclamò: “E’ questo! Proprio questo, e null’altro!”

Jacqueline Risset
Le potenze del sonno
Pagine 117, Euro 13:00
Edizioni Nottetempo


Blog&Nuvole (1)


Il titolo di questa nota non tragga in inganno, non si tratta di meteoweb. Si riferisce ad un originale concorso, ideato dal tandem Cristina Vannini ParentiLucia Saetta, che proprio così è chiamato: Blog&Nuvole.
Vi concorrono rapidissimi percorsi verbovisivi frutto del lavoro congiunto di bloggers e fumettisti ai quali le due signore citate prima hanno tirannicamente imposto precise regole: 1) attenersi a 5 temi da loro prescelti; 2) testi che non superino le 2000 battute spazi esclusi.
Questo procedere suscita il mio entusiasmo di vecchio praticante dell’Oulipo perché proprio di quella scuola letteraria mi ricorda uno dei suoi principali cardini: la “contrainte”. Regola oulipiana che obbliga l’autore a seguire in letteratura percorsi linguistici carcerari (spesso da lui stesso ideati) che passando di cella in cella lo vede incontrare galeotte epifanie e briganteschi svelamenti del pensiero.
Scrive Brunella Eruli al proposito: “Il tragico greco che scrive i suoi versi obbedendo a regole ferree che conosce perfettamente è più libero del poeta che scrive quello che gli passa per la testa, schiavo com’è di regole che ignora”.
Le neuroscienze, oggi, sempre più danno ragione a quell’intuizione scovando automatismi del nostro sistema nervoso centrale, mettendo in crisi tanta roba un tempo attribuita alla cosiddetta ispirazione…pfui!
I meriti di “Blog&Nuvole” non si fermano qui perché le storie che vengono fuori dell’anfibio segno scrittura/immagine, pur imparentate alla graphic novel, non rientrano esattamente nello stesso genere perché agiscono tracciati velocissimi, metanarrativi, lampi dell’occhio.
Le chiamerei piuttosto graphoclip.
A Lucia Saetta ho chiesto un flash sulle motivazioni del concorso.

Blog&Nuvole nasce dal desiderio di vedere riconosciuta dall’esterno la scrittura che nasce nella Rete. Si è pensato a una dimensione che possa accogliere in particolare le narrazioni che suggeriscono immagini, lasciando spazio all’interpretazione: l’arte del fumetto. Fumettisti e illustratori hanno accolto con entusiasmo l’idea, trovando in questa scrittura uno stimolo nuovo: una sfida nel trasformare ciò che a prima vista può essere considerata una gabbia di brevi unità narrative in una nuova possibilità di espressione, svolta in una successione di sequenze fusive di immagini e parole. La conseguente esigenza di lavorare anche sganciandosi sia dalle regole del fumetto classico sia da quelle dell’illustrazione diventa un’opportunità: fioriscono in questi giorni le prime collaborazioni, esterne al progetto, tra autori e artisti che partecipano a Blog&Nuvole.

Blog&Nuvole – nato con il patrocinio di Confartigianato Imprese, in collaborazione con la Triennale di Milano e la Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte – si concluderà il 19 marzo proprio alla Triennale dove una giuria premierà cinque fra i lavori inviati che saranno pubblicati in un catalogo dalla casa editrice Comma 22.
Cosmotaxi, in quell’occasione, tornerà ad occuparsi di questo concorso.


Blog&Nuvole (2)


I lavori che ho visto finora sul sito di Blog&Nuvole (altri saranno presentati nei prossimi giorni) sono tutti di alta qualità, almeno per i miei gusti e, mi auguro, anche dei vostri.
Scelgo di soffermarmi su “Il gatto” perché conosco e stimo da tempo uno dei due autori, Luca Tassinari, e perché amo i felini, primo fra tutti il mio gatto Fifì.
Non conosco di persona, e apprezzo molto (fin dai tempi in cui me ne parlò un grande amico che non c’è più: Piermario Ciani) anche chi in quelle tavole ha agito magistralmente le matite: Squaz gestore, ma forse è meglio dire tenutario, dell’inquieto Hotel Tarantula; per saperne di più su di lui: Clic!
L’autore delle parole è Luca Tassinari, sul web c’è un suo imperdibile testo Dtfn; stampatelo per leggere, non ve ne pentirete, è un piccolo gioiello, altro che new italian epic! Letteratura vera, quella che amo e che risponde alla qualità prima che deve avere, per me, uno scrittore. Sintetizzata benissimo da Giorgio Manganelli: “Lo scrittore deve scegliere in primo luogo di essere inutile”.
E’ questo, insomma, il migliore dei complimenti che io possa fare a un autore (precisazione d’obbligo: la cosa non riguarda i romanzieri, quelli non sono inutili, sono dannosi).
A Luca – conduce in Rete Letturalenta – ho chiesto le origini del suo sagacissimo gatto.

Ho tentato di dare una rappresentazione scenica a questo pensiero: le leggi di natura tendono al preciso scopo di farmi fuori, e l'unica mia difesa è rifugiarmi in una dimensione ultracorporea in cui queste leggi non valgono.
La mimica dei gatti rende questo pensiero con una naturalezza straordinaria. Gli occhi spalancati e le orecchie appiattite di un gatto spaventato rendono immediatamente il concetto di terrore, così come un gatto in posizione di riposo, seduto o acciambellato, trasmette una sensazione di indifferenza cosmica alle leggi di natura:sembra davvero un universo a sé stante. Per rappresentare il pensiero di cui sopra, quindi, non ho fatto altro che descrivere i movimenti di un gatto e immaginare quel che poteva passargli per la mente durante una delle sue uscite notturne
.

Qui si muove quel gatto notturno e sapiente.


Film in Second Life


Passata la sbornia mediatica che tempo fa rese Second Life argomento ghiotto di molti gazzettieri i quali, tutto ignorandone, ne raccontavano improbabili mirabilie o ne riferivano con atterriti accenti del più ammuffito magazzino antimodernista, SL, oggi, lontano da clamori, va profilandosi per quel che è: un nuovo strumento di linguaggio e di comunicazione.
Uno strumento ben studiato nei suoi libri da Mario Gerosa che anche di recente nel convegno-mostra Rinascimento Virtuale ha prospettato gli approdi artistici, presenti e futuribili, che coinvolgono non solo le arti visive negli universi sintetici.
E’ testimonianza delle risorse estetiche sul metaverso un lungometraggio di animazione – ora in lavorazione – realizzato con l’innovativa tecnica del Machinima.
Titolo: “VolaVola”. S’avvale in Rete di un suo sito web.
Interpreti principali: Alessandro Haber (in foto il suo avatar), Bibbe Hansen, Aimee Weber.
N’è regista Berardo Carboni, autore di videoart, docu-fiction, documentari e di Shooting Silvio (… indovinato il Silvio del titolo chi è?) lungometraggio prodotto con sottoscrizione popolare, selezionato e premiato in Festival internazionali importanti quali Festa del Cinema di Roma, Annecy Cinema Italien, Molodist Film, premio per la migliore regia Gallio Film Festival.
Per l’home video, “Shooting Silvio” è in Dvd nel catalogo 20th Century Fox.

A Berardo Carboni ho chiesto: alla luce della tua esperienza, qual è la principale differenza di linguaggio che è necessario porsi nel girare un film in SL? In altre parole, in che cosa tu pensi si diversifichi dalla pellicola o dal video?

È una domanda che meriterebbe una monografia, comunque io sono convinto che i machinima movies rappresentino un nuovo genere, per un fruitore infatti sono più simili ai film di animazione che a quelli fatti con attori in carne ed ossa, ma le tecniche di ripresa, la metodologia del lavoro e gli assunti concettuali sono decisamente più simili a quelli di un film tradizionale che a quelli di un disegno animato.
Io non sarei stato in grado di realizzare un’animazione tradizionale ma non ho avuto grandi difficoltà a girare un machinima, ho semplicemente traslato il mio modo di lavorare nel contesto virtuale
.

“VolaVola”: quando e com’è nato? Quali difficoltà produttive hai dovuto superare?

L’idea di girare un film che riguardasse i mondi virtuali utilizzando il medium suo proprio è nata nell’estate del 2008 leggendo il libro di Mario Gerosa “Second Life”. Sono stato molto fortunato, pochi giorni dopo aver finito il libro ho chiamato l’autore, ci siamo subito piaciuti e abbiamo deciso di scrivere insieme la sceneggiatura. Mario è stato anche il pigmalione della mia esistenza virtuale, grazie a lui ho conosciuto molti avatar che nei mesi successivi si sono rilevati decisivi per lo sviluppo del progetto. Anche dal punto strettamente economico non ho incontrato grosse difficoltà il che è strano soprattutto considerando che la prima parte del progetto, il film girato in Second Life, ha una vocazione sperimentale ed è difficile da collocare sul mercato, in poche settimane una cordata di giovani imprenditori di Pescara, la mia città natale, e un produttore statunitense, conosciuto al festival di Roma in occasione della proiezione del mio primo film “Shooting Silvio”, hanno deciso di dar vita a questa nuova avventura.

Quale futuro, in senso di mercato, vedi per il cinema in SL? E chi potrebbe, o dovrebbe, essere interessato a sostenerlo e promuoverlo?

Il cinema in SL inteso come fruizione di film all’interno di un contesto virtuale ha secondo me un futuro marginale, perché chi frequenta questi mondi di solito sceglie di praticare attività più interattive. Io quando sono su second life, preferisco di gran lunga fare un giro in barca con un avatar carina che guardarmi un film in un cinema virtuale. Il cinema in Sl inteso invece come tecnica per realizzare animazioni spendibili anche nel mondo reale ha un futuro rigoglioso, un futuro che secondo me è destinato a rivoluzionare la storia dell’animazione per questo dovrebbe essere sostenuto e promosso da chiunque è interessato a fare film: registi, produttori, istituzioni, eccetera.


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