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Questa sezione ospita soltanto notizie d'avvenimenti e produzioni che piacciono a me.
Troppo lunga, impegnativa, certamente lacunosa e discutibile sarebbe la dichiarazione dei principii che presiedono alle scelte redazionali, sono uno scansafatiche e vi rinuncio.
Di sicuro non troveranno posto qui i poeti lineari, i pittori figurativi, il teatro di parola. Preferisco, però, che siano le notizie e le riflessioni pubblicate a disegnare da sole il profilo di quanto si propone questo spazio. Che soprattutto tiene a dire: anche gli alieni prendono il taxi.

Pari&Dispari (1)

Devo la conoscenza dell’Archivio Pari&Dispari a Valerio Miroglio che me ne parlò per primo alla fine degli anni ’70 preconizzando un grande avvenire per quel Centro perché aveva grande stima della fondatrice Rosanna Chiessi (Latina 11 maggio 1934 - Reggio Emilia 7 marzo 2016).
Quella previsione di Miroglio si è rivelata esatta perché oggi l’Archivio Pari&Dispari grazie proprio all’intuito, alla creatività, all’entusiasmo unitamente a una sapiente esplorazione del nuovo di Rosanna Chiessi è diventato una realtà culturale internazionale.
Tra i suoi principali meriti c’è l’impegno profuso nel fare conoscere in Italia il Gruppo Fluxus e le sue pratiche che influenzarono (e ancora influenzano oggi in versioni elettroniche) le creazioni di artisti italiani che, non a caso, troviamo in larga parte proprio nell’Archivio di Reggio Emilia.

In foto: Ann Tardos Sunset Rosanna, Ritratto eseguito a New York nel 1990
Serigrafia su tela, 60x75 cm


Nel corso di questo special avremo modo di conoscere la storia dell’Archivio, le sue tappe, i nomi che ne fanno un importante punto di riferimento delle arti visive per artisti, critici, studiosi italiani e stranieri.
Per farlo, estraggo dalla Rete quest'intervista.

Dopo la sua scomparsa, la sua opera è stata ricordata (spero di non omettere citazioni) dalla Biblioteca Palizzi che ha costituito il fondo “Rosanna Chiessi, Archivio fotografico storico-artistico Pari&Dispari", composto da 54 album fotografici.
E ancora: nel 2018 il Museo MAMbo di Bologna le ha reso omaggio con l'esposizione “Rosanna Chiessi. Pari&Dispari”. Per l'occasione dall'editore Danilo Montanari è stato pubblicato l’omonimo volume con biografia, testi antologici, eventi ed attività.

Segue ora un incontro con Laura Montanari, figlia di Rosanna, oggi curatrice dell’Archivio.


Pari&Dispari (2)


A Laura Montanari, curatrice dell’Archivio Pari&Dispari ho rivolto alcune domande.

Chi è stata tua madre Rosanna Chiessi?

È stata un'editrice e gallerista, promotrice di avanguardie artistiche, scopritrice di talenti del secondo Novecento. In un arco temporale di oltre cinquanta anni ha lavorato con artisti di tutto il mondo, in particolare dell'area concettuale italiana, poeti visivi, Azionismo Viennese, Fluxus, arte performativa e movimento Gutai. Ha organizzato eventi, festival, esposizioni, installazioni, concerti, partecipato a fiere internazionali, anche in collaborazione con musei. La ricerca di una identità tra arte e vita ha guidato le sue scelte e passioni, individuandone la realizzazione nelle arti performative.
Cronologicamente l’attività editoriale è stata la prima cui si è dedicata.
Nel 1969, dopo aver avuto una vera e propria folgorazione a Basilea per Joseph Beuys, è a Roma dove inizia a produrre edizioni d’arte e conosce Emilio Villa, che definisce suo maestro. Nel 1972, a Reggio Emilia, inizia l’attività di Pari&Dispari…

…con il logo divenuto celebre

Sì, con il logo della doppia chiave realizzato da Giulio Bizzarri.
Le Carte da gioco 40+1+3 sono la sua prima prova: con una trovata felice Rosanna trasforma il gioco delle carte in un’operazione artistica.
Coinvolge così alcuni tra i maggiori nomi del panorama italiano: fu un bel successo.
All’inizio degli anni ’70 conosce il movimento Fluxus attraverso Joe Jones, incontro che qualificherà l’attività di Rosanna per gli anni a venire.
Ne saranno coinvolti Takako Saito, Philip Corner, Ben Patterson, Geoffrey Hendricks, Jackson Mac Low, Bob Watts, Dick Higgins, Alison Knowles, Emmett Williams, Charlotte Moorman, Eric Andersen, Nam June Paik, Coco Gordon, AY-O e molti altri.

Fra i quali parecchi italiani. Puoi fare dei nomi?

Franco Vaccari, Adriano Spatola, Corrado Costa, Valerio Miroglio, Franco Guerzoni, conobbe e lavorò anche con Giuseppe Desiato ed Hermann Nitsch. Negli anni ’70 e ’80 le case di mia madre a Reggio Emilia e Cavriago, divengono centro di produzione di opere, di performance, festival, mostre, laboratori, in un clima di grande apertura e creatività. Nella prima parte degli anni’90 opera a Capri a casa Malaparte, trasformata in una “residenza d’artista”, luogo di tanti incontri.
Dal 1997 all'inizio del nuovo Millennio Rosanna svolge principalmente l'attività di gallerista a Reggio Emilia e a Berlino, dove aprì la prima galleria italiana.

Agli anni del nuovo secolo, se non ricordo male, l’Archivio apre all’Oriente

Ricordi bene. Fu allora che iniziò la collaborazione con i giapponesi del Gutai – parola che significa "concreto", in opposizione ad "astratto" – che porta Rosanna a diventare uno dei maggiori promotori, a livello internazionale, dell’opera di Shozo Shimamoto. Dal 2007 poi, è attiva di nuovo anche a Capri dove organizza eventi non solo di artisti Gutai, ma anche spettacolari installazioni artistiche in via Krupp.

Dopo la scomparsa di tua madre qual è stata l’attività dell’Archivio Pari&Dispari?

Mi sono promessa di seguire una strada che storicizzasse il lavoro di Rosanna sulle avanguardie dagli anni ’60 in poi. E qui, come tu hai ricordato poco fa, si è avuto il Fondo con i 54 album fotografici che ho fatto avere alla Biblioteca Palizzi e l’esposizione al Museo MAMbo di Bologna.
Nell’anno appena trascorso, nonostante le difficoltà a causa della pandemia, è stata inaugurata una mostra dell’artista Gutai, Shozo Shimamoto nella galleria internazionale Cardi, nella sede di Milano.

Qual è il pubblico che frequenta l’Archivio?

Il clima di libertà e creatività che ha caratterizzato l’Archivio fin dai suoi primi anni ha incoraggiato da sempre un pubblico variegato. Ovviamente le persone più interessate sono quelle motivate dai materiali dell’Archivio storico Pari/&Dispari (opere, documentazione, fotografie, siti web, e altro ancora), quindi, sono in primo luogo Musei, Biblioteche, Fondazioni, Gallerie, poi collezionisti, artisti, e tanti studiosi (in particolare giovani universitari), non solo italiani.

Quale effetto ha avuto sull’Archivio l’emergenza sanitaria e quale futuro aspetta l’Archivio?

Jn grande aumento della frequentazione del sito in Rete. Da un’indagine statistica ho verificato che durante il periodo di lockdown il nostro website che offre informazioni e notizie ha registrato un numero di accessi in salita ed anche in questi ultimi giorni rileviamo un aumento dei contatti.
Per il futuro mi propongo di arricchire ulteriormente il materiale presente corredandolo con quanto su di esso viene scritto dagli studiosi e dai giornalisti specializzati senza far mancare attenzione a quanto viene prodotto dalle tv e dalla videoarte che si riferisce alle correnti cui Rosanna ha dedicato la sua vita.


Pai&Dispari (3)


Sono molte le testimonianze di stima e affetto verso l’Archivio.
Impossibile riportarle tutte.
Eccone un breve elenco. Mi scuso per i tanti nomi assenti.


° Valerio Dehò (critico d’arte)

Non etichettabile. Rosanna Chiessi è una personalità inconfondibile nel panorama dell’arte contemporanea non solo italiana. Fuori dagli schemi, sempre alla ricerca della qualità nella sperimentazione più avanzata.

° Franco Vaccari (artista)

Rosanna era un vulcano di idee e realizzava progetti che, negli anni Settanta, non erano affatto comuni… Rosanna Chiessi è stata un crogiuolo di iniziative non usuale vedere in Italia e in Emilia Romagna in particolare, perché ha avuto delle punte di avanguardia e delle anticipazioni notevoli.

° Ivanna Rossi (scrittrice)
Rosanna ci ha lasciato soprattutto il ricordo indelebile di una grande apertura, creatività e simpatia umana, e l’insegnamento che si può fare arte per divertimento e per stare bene insieme.

° Pierre Restany (critico d’arte)
Un frammento di ordine umano nel caos universale, 1995
Tutta l’esistenza di Rosanna Chiessi è stata dedicata a questo vivere l’arte nelle sue espressioni vitali…. l’arte della performance e degli interventi multimediali, l’arte che si avvicina al ritmo affettivo ed esistenziale della vita. In questo amore per la devianza espressiva, per “l’altra faccia dell’arte”, darà alla sua esistenza l’ordine e il rigore di una profonda logica interna...

° Franco Guerzoni (artista)

L’azione di Rosanna sul mio lavoro, fin dall’origine, è stata utile e nutritiva al punto di costituire una ricchezza anche nell’oggi, novembre 2011
Rosanna è stata, ed è, carburante prezioso per chi guarda l’arte contemporanea, donna sempre rivolta al futuro, che corteggia le forme dell’arte nel loro immaginato divenire.

° Eugenio Miccini (artista, poeta)
Sempre altrove dai grandi luoghi e dai grandi capitali, Rosanna fonda centri, laboratori, archivi, attività editoriali. Un fervore più o meno clandestino di artisti, poeti, musicisti, performer, che disertavano la cultura ufficiale, circolava come il sangue nuovo sotto una ferita, sempre con la sensazione di partecipare a una festa. Il tratto comune di queste reciproche seduzioni era ed è ovviamente un disegno culturale comune, una vivace disposizione sperimentale, un’ansia di ricerca e di creatività eccezionali.

° Corrado Costa e Fiorenza Sarzi Amadé (poeta e studiosa d’arte)

Pari&Dispari ha sempre rappresentato una nuova maniera di fare arte, ha voluto indicare una strada nuova, diversa di produrre arte, una strada possibile, non assoluta, comunque fuori dagli schemi convenzionali e da regole fisse, ha proposto tendenze artistiche di un’avanguardia oltranzista ancora sconosciuta in Italia……

° Renato Barilli (docente e critico d’arte)
Pari&Dispari 25 anni di Seduzione, 1995

… lo Spirito vivente dell’Arte le deve essere apparso sottraendola imperiosamente al destino di una brava signora di provincia, intenta a cure molto prosaiche e comuni, per dirottarla invece sui sentieri esaltanti ma difficili della ricerca più avanzata…..

° Fabiola Naldi (docente e critico d’arte), L’insostenibile leggerezza dell’arte”
catalogo mostra MAMbo Rosanna Chiessi/Pari&dispari, 2018

Rosanna Chiessi ha avuto l’istinto del vero critico militante pur non essendolo; ha saputo, pur guardando al procedere estetico contemporaneo con tutti i pregiudizi del proprio gusto, cogliere le testimonianze più “estreme” nel loro precedere vitale.

° Giordano Gasparini (direttore della Biblioteca Panizzi RE), catalogo mostra MAMbo Rosanna Chiessi/Pari&dispari, 2018

Rosanna, anche per la sua formazione e il suo impegno civico e politico, pensava e voleva davvero che il suo lavoro, pur consapevole delle difficoltà, potesse arrivare ed essere compreso da tutti, per questo amava spiegare, discutere, fare incontrare gli artisti con i cittadini, vivere i suoi progetti tra la gente.

° Valeria Ceregini (curatrice e critico d’arte) Juliet n°192, aprile maggio 2019

Scopritrice di talenti e di avanguardie, ha permesso all’Italia degli anni ’70 di conoscere il movimento Fluxus, l’Azionismo Viennese, la performance internazionale e il movimento Gutai… La funzione divulgativa dell’arte, l’idea di museo domestico fanno di Rosanna una donna coraggiosa in grado di sostenere l’arte e i suoi artisti, cosa rara ormai oggigiorno dove si verifica sempre di più un impoverimento e un isolamento culturale e sociale.

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Pari&DispariArchivio
e-mail: paridispariagency@libero.it
Via Sante Vincenzi 1
Reggio Emilia


Le macchine nubili (1)


La casa editrice Castelvecchi ha pubblicato un importante saggio d’originale forma di scrittura che pur scorrendo su di un cursore narrativo si tiene lontano da romanzerie. Un vertiginoso dialogo fra macchine esistite nella storia della tecnologia, del cinema, della letteratura.
Da Palomilla, robot fototropico inventato negli anni ’40 del secolo scorso da Robert Wiener a Erika, robot cinese del 2018 la prima tv anchor-woman, passando attraverso altre figure quali, ad esempio Faustine, 1914, che agisce in Locus Solus di Raymond Roussel a Sophia costruita nel 2015 da Hanson Robotics, primo robot che pensa e può essere incerta e tante altre poupees mecaniques di secoli fa oppure contemporanee.
Titolo:Le macchine nubili.
Ne è autrice Brunella Antomarini
Docente di Estetica e Filosofia contemporanea presso la John Cabot University di Roma, ha una formazione multi-disciplinare che va dall’estetica all’epistemologia contempora­nea, all’antropologia filosofica e al post-umanesimo.
È autrice, tra l’altro, di L'errore del maestro (2006); Pensare con l'errore (2007); La preistoria acustica della poesia (2013), The Maiden Machine. Philosophy in the Age of the Unborn Woman (2013).

Dalla presentazione editoriale

«Palomilla è una macchina in grado di reagire agli impulsi luminosi, inventata dal padre della cibernetica Norbert Wiener negli anni Quaranta.
Rachael è l’ignara replicante nel film Blade Runner di Ridley Scott.
Sophia è il più avanzato robot dalle sembianze umane, sviluppato nel 2015 dalla Hanson Robotics di Hong Kong.
Sono solo alcune delle “macchine nubili” protagoniste di questo straordinario «libro ibrido sugli ibridi», che Brunella Antomarini ambienta in un indeterminato futuro in cui le macchine hanno pacificamente assunto il controllo del pianeta, e l’umanità sopravvive solo in giardini, allevata e studiata come in laboratori di ricerca.
In un dialogo filosofico, le macchine discutono la loro origine e genealogia, alla ricerca del fine ultimo – telos – della propria esistenza. Il loro interrogarsi è lo specchio del nostro: Antomarini traccia una storia dell’umanità postulando il suo superamento, riproponendo l’inesausta domanda su cosa sia l’”umano”».

Segue ora un incontro con Brunella Antomarini.


Le macchine nubili (2)

A Brunella Antomarini (in foto) ho rivolto alcune domande.

Qual è stata la principale sollecitazione a scrivere questo libro?

Sono state molte, sovrapposte nel tempo. Ci ho lavorato per anni. Forse il primo impulso è stato quello di sfuggire allo stile accademico della scrittura filosofica, sempre meno comunicativo, ai manierismi intellettualistici che non sono all’altezza del compito intellettuale. Un’altra motivazione è stata che i filosofi hanno precluso al pensiero la possibilità di capire come funzionano le macchine, escludendo gli inventori dalla storia del pensiero, con conseguenze gravi: le cose tecniche non hanno linguaggio. E poiché anche le donne nella storia non hanno avuto un loro linguaggio, mi è sembrato che questo modo di esistere senza auto-rappresentazione fosse comune agli inventori, alle donne e alle macchine. Il pensiero manuale, dell’invenzione tecnica, ha sempre accompagnato e contribuito all’evoluzione di ogni specie animale, ma è stato disprezzato o criticato, da Platone fino a molti filosofi del XX secolo. Tra l’altro, dopo aver scritto un piccolo libro uscito negli Stati Uniti, con un correlativo oggettivo in forma di macchina, mi sono accorta che i costruttori di automi e di robot davano nomi di donna alle loro invenzioni tecniche…

…nomi di donna… e allora?

… e allora ho cominciato a fare ricerche e i nomi femminili dati a macchine – che ovviamente non sono né maschili né femminili – si sono moltiplicati, sono state tante, sia quelle veramente costruite, sia quelle letterarie. Così mentre scrivevo cresceva una comunità di macchine create dagli umani maschi e protagoniste di una storia che è la loro propria storia da ricostruire. Avevo anche bisogno di proiettare il mio lavoro nel futuro, perché siamo nel mezzo di una grande rivoluzione che può diventare o una trasformazione o un’estinzione della nostra specie.

C’è una maniera di pronosticarlo?

No. Non c’è modo di prevederlo – così come né i filosofi né gli scienziati hanno saputo prevedere quello che sta succedendo. Si può solo immaginarlo. Cioè usare un’altra forma di ragionamento che il filosofo Charles Sanders Peirce chiamava abduttivo e che usiamo per pensare scenari futuri e li anticipiamo per prevenirli, se sono minacciosi. È un modo di pensare più adatto ora, perché lo fa in assenza di premesse sicure. Insomma, avevo bisogno di concretezza. Infatti, dopo aver scritto un libro sul ruolo dell’errore nella conoscenza, ho pensato che mancasse ancora qualche passaggio che dimostrasse la necessità concreta dell’errore e l’ho trovato nella cibernetica, che incontravo grazie alle conversazioni con Valentino Zeichen e Domenico Parisi.

A chi ancora non ha letto il tuo libro puoi indicare l’origine del titolo e l’intenzione che gli hai dato?

Il titolo è il corrispettivo femminile delle “machines célibataires” di Marcel Duchamp. L’avevo già usato nel libro americano (‘The Maiden Machine’) e ha il senso di riprendere il paradosso di dare un gender all’automa che non ne ha, ma con una valenza femminile, raddoppiando il paradosso: perché si dà una connotazione maschile a un’opera d’arte? E perché invece alle macchine si sono dati nomi femminili? Le mie macchine si emancipano dai loro creatori, andando alla ricerca della loro origine e comincia così la loro auto-rappresentazione.

Nell’Introduzione scrivi “questo libro è un archivio e una scommessa”.
Che cosa custodisce? Su che cosa punta
?

Dal momento che le cose vanno per conto loro mentre gli umani parlano e parlano come se potessero modificarle come vogliono, ogni pensiero – filosofico o politico – arriva troppo tardi, viene subito archiviato. Le cose sono più veloci a cambiare di quanto lo siano i pensieri ad adeguarsi a loro, se tra l’altro, nella moltiplicazione delle fonti di informazione ed elaborazione che avviene nella rete, la perdita di rilevanza delle parole diventa pervasiva. Meglio parlare dal futuro, quando ci sarà già stata una selezione naturale delle parole: quali pensieri tra quelli custoditi digitalmente resisteranno alla loro archiviazione? La scommessa è che saranno quelli che le mie macchine rintracciano negli archivi…

Nello scrivere “Le macchine nubili” qual è la cosa che hai deciso di fare assolutamente per prima e quale per prima quella assolutamente da evitare?

Da fare: dare una struttura narrativa alla teoria e una struttura teorica alla narrazione.
Da evitare: la noia del lettore, ma non so se ci sono riuscita.

Fidati, hai pienamente raggiunto l’obiettivo fissato.
Le pagine delle Macchine Nubili sono ambientate in un indeterminato futuro.
Nello scenario post-umano come cambieranno i termini del confronto-conflitto Natura-Cultura
?

Stanno già cambiando. L’enfasi sulla cultura – il relativismo culturale che ha attraversato il XX secolo – è servito a liberare dall’universalismo, che nascondeva ideologie eurocentriche e antropocentriche, ma non ha previsto le contaminazioni inter-culturali dovute alla rete globale. Non ha considerato la flessibilità di ogni cultura, che si sviluppa al contatto con le altre. Ora che possiamo avere uno sguardo sovra-culturale, che abbiamo sostituito l’universale col globale, l’enfasi è proprio sulle relazioni trans-culturali e sul carattere naturale della cultura e della tecnica. Se l’universale è andato perduto, lo è anche il localismo. Cultura-natura o natura-tecnica, così come maschile-femminile, organico-artificiale, sono dualismi superati, come aveva detto Donna Haraway nel Cyborg Manifesto, già negli anni Ottanta.

John Cage disse: “Molti hanno paura del nuovo. A me spaventa il vecchio”.
Il tuo pensiero
?

A me fanno paura tutti e due. Il vecchio perché è una resistenza cieca ai cambiamenti in nome di vecchie ideologie e il nuovo perché può andare fuori controllo.

Puoi fare un esempio?

Amazon. Amazon è una forma di commercio che non va osteggiata, dà lavoro e sostiene piccole imprese. Ma va limitata, per i danni ambientali che provoca e regolamentata, per il rispetto che non ha dei lavoratori. Diciamo che il nuovo dannoso e il nuovo buono sono inestricabili: l’innovazione tecnologica procura accessibilità economica e culturale, se se ne limita il profitto, le multinazionali provocano la nascita di sindacati digitali che coordinano, danno potere a masse amorfe, e possono scardinare il libero gioco dello sfruttamento capitalistico. Le battaglie sociali ed economiche ora si giocano sulle opportunità della cultura digitale e non contro di essa. Si giocano cioè sulla simbiosi tra organismi e sistemi artificiali, sui modelli di swarm intelligence, che è l’intelligenza delle mie macchine.
Quanto al panico, è una questione mediatica, che riguarda noi, i manipolati dai media e strumenti del profitto: in tutte, proprio tutte, le nostre tasche c’è il coltan, il mix di materiali che fa funzionare i nostri cellulari e che estraggono nelle miniere del Congo uomini, donne e forse bambini, per pochi dollari al mese. Il panico non riguarda loro, né gli emigranti, né gli sfruttati e gli emarginati della terra, quelli che si vedono invadere il proprio territorio dalle multinazionali; non hanno certo questo problema e se la cavano per sopravvivere, con coraggio, non col panico. Quando si è dentro un dramma, si agisce, quando si ha il panico è per mancanza di azione. Il panico è la paura di perdere i propri privilegi, di chi vive sulla terra seduto, come in giardini protetti, e interiorizza informazioni (comprese quelle che ho appena espresso), senza poterne controllare il grado di fattualità o di impatto. Sui media ogni giorno ci dev’essere una notizia urlata, che suoni come uno scoop d’eccezione, con tanto di soundtrack e di suspense, che interrompa una routine e attiri l’attenzione di un’audience impotente, che si aggira disorientata tra una miriade di fonti. I media sono fatti da persone che difendono il posto di lavoro a colpi di esagerazioni, di informazioni circostanziali che passano per accertate stabilmente, a volte di fake news (che esistono da sempre). Le mie macchine nei loro archivi non trovano traccia del 90% delle informazioni quotidiane che ci invadono ora. Ma non c’è motivo di panico: gli umani o ce la faranno ad adattarsi ai cambiamenti che si sono procurati da soli – magari vivendo in giardini custoditi dalle macchine – o si estingueranno e, in questo caso, non ci sarà nessuno che ha paura.

……………………….

Brunella Antomarini
Le macchine nubili
Pagine 256, Euro 25.00
Castelvecchi


Dante


Da alcuni giorni siamo entrati nell’anno dantesco perché ricorrono 700 anni dalla morte del poeta (Firenze, 1265 – Ravenna, 1321).
L’ho ricordato alla riapertura di questo sito dopo la solita pausa di fine anno con il Danterandom di Mauro Pedretti e l’Acrostico più lungo del mondo di Vincenzo Mazzitelli: entrambi QUI.

Molte le manifestazioni previste per i prossimi mesi, molti annunciano turismo a tema (emergenza sanitaria permettendo): mete privilegiate la casa di Dante e la sua tomba a Ravenna. Perché i suoi resti là stanno. Difatti, condannato all'esilio; se fosse tornato a Firenze senza aver pagato la multa di 5000 fiorini, sarebbe stato condannato al rogo. Solo nel giugno del 2008, il Comune di Firenze ha approvato una mozione che annulla quella sentenza. Lo sappiamo la burocrazia tutto rallenta, ma stavolta ci ha messo quasi sette secoli, via, ha esagerato!
A proposito di cose da vedere, non tutti sanno che il più antico ritratto di Dante si trova in un ristorante di pesce vicino al Bargello il “Fishing Lab” lì c’è su una parete affrescato il volto del poeta, pare sia della seconda metà del Trecento.

Non solo manifestazioni e viaggi, anche molti libri sono annunciati.
Fra questi, pubblicato dalla casa editrice Laterza: Dante una splendida biografia. Ne è autore Alessandro Barbero.
Insegna Storia medievale presso l’Università del Piemonte Orientale, sede di Vercelli.
Con Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo ha vinto il Premio Strega 1996. Si sa, nessuno è perfetto.
Per la sua presenza in Laterza:CLIC!

Righe fa ho definite “splendida” questa biografia. Non sono solo in questo giudizio e ho anche particolari ragioni per dirlo.
Mi piacerebbe esistesse un Codice che punisse i reati commessi in Letteratura.
Fra i più gravi, dovrebbe figurare quello di scrivere biografie… romanzate!
Me ne arrivano tante recapitate da un’incolpevole postina: dialoghi inventati, personaggi addirittura mai esistiti che fanno capolino in quelle storie, episodi tinteggiati in pomodorocolor, e altre fandonie nere come l’inchiostro.
Sono un lettore che ama le biografie, ma quelle vere. Uno dei testi più difficili da scrivere, perché lì ogni virgola fuori posto è castigata. In quei volumi, infatti, chi legge vuole (e ne ha diritto) apprendere sui fatti illustrati esattezze di date, citazioni di documenti, particolari riferiti da testimoni e conoscerne attraverso l’autore la l’attendibilità, eccetera.
Ecco perché scrivere quella roba è faticoso: mica starsene occhi al cielo e penna in mano, a inventare panzane.
La biografia romanzata è un ibrido da perdonare, forse, giusto a Senofonte per la sua ‘Ciropedia’, e pure in quel caso ho i miei dubbi.
Schwob?... Borges? Non scherziamo, casi molto diversi. Lì si parte da una vertiginosa invenzione per interpretare un personaggio esistito e non raccontarlo con falsi episodi che nel migliore dei casi è come il copione di un malriuscito sceneggiato tv.
Del libro di Barbero qualcuno ha scritto che “si legge come un romanzo”. Userei quell’espressione solo se ne volessi parlare male. Con tantissimi romanzi ronfo già a pagina 3 e al risveglio mi fiondo su Dylan Dog. No, dopo gli avvincenti primi capitoli il libro di Barbero continua a tenerci ben svegli lontano da romanzerie con un serrato ritmo di scrittura, con una rappresentazione mozzafiato degli avvenimenti, come avviene, ad esempio e non è il solo, con le pagine dedicate alla battaglia di Campaldino. L’aggettivazione è sempre al servizio di un momento dei fatti esposti e mai come cosmesi della narrazione.
Ricco di episodi e scoperte quando Barbero si trova dinanzi ad anni in cui non esistono documenti, con felicissima onestà non esita ad avvertire il lettore: «Sono anni di cui sappiamo poco... non c'è quasi nessun documento» oppure «è inutile chiederselo, perché non lo sappiamo».
Conosciamo con questo volume un Dante non più da apologia scolastica, ma con non poche contraddizioni, un uomo che reclama il bene comune e finisce condannato per corruzione, un marito che conosce le noie di un matrimonio…
Concludendo: Barbero è riuscito a scrivere con la passione dello scrittore mai disgiunta dal rigore dello studioso.
Fatevi un regalo per l’anno dantesco acquistando questo libro.

QUI una bella intervista rilasciata da Barbero a Marco Cicala.

Dalla presentazione editoriale.

«Un uomo del Medioevo, immerso nel suo tempo. Questo il Dante che ci racconta un grande storico in pagine di vivida bellezza. Dante è l’uomo su cui, per la fama che lo accompagnava già in vita, sappiamo forse più cose che su qualunque altro uomo di quell’epoca, e che ci ha lasciato la sua testimonianza personale su cosa significava, allora, essere un giovane uomo innamorato o cosa si provava quando si saliva a cavallo per andare in battaglia.
Alessandro Barbero segue Dante nella sua adolescenza di figlio d’un usuraio che sogna di appartenere al mondo dei nobili e dei letterati; nei corridoi oscuri della politica, dove gli ideali si infrangono davanti alla realtà meschina degli odi di partito e della corruzione dilagante; nei vagabondaggi dell’esiliato che scopre l’incredibile varietà dell’Italia del Trecento, fra metropoli commerciali e corti cavalleresche. Il libro affronta anche le lacune e i silenzi che rendono incerta la ricostruzione di interi periodi della vita di Dante, presentando gli argomenti pro e contro le diverse ipotesi e permettendo a chi legge di farsi una propria idea, come quando il lettore di un romanzo giallo è invitato a gareggiare con il detective e arrivare per proprio conto a una conclusione».

………………………………………….

Alessandro Barbero
Dante
Pagine 368, Euro 20.00
Laterza


Lennon not Lenin

Edito da Lupetti, Lennon not Lenin I muri di Berlino erano due è questo titolo e sottotitolo di un libro firmato da Stefano Scialotti.
Di questo bel volume Cosmotaxi se ne occupò mesi fa.
Torno a scriverne oggi perché sono stati girati tre trailer su quelle pagine.
La voce che ne guida la narrazione è di Giovanna Mori.

Per vedere i filmati, clic sui titoli.

Il Muro

L'altro Muro

Il cimitero del Muro.


The Beginning The End

Alla Galleria Studio G7 è in corso da dicembre una mostra intitolata, implacabilmente in inglese, The Beginning The End. Ormai non si sfugge a quel tic da periferia dell’Impero. Mai usare la nostra lingua, forse è ritenuto poco elegante, boh, vattelappesca. Se la questione v’interessa, consiglio di affacciarvi su questo sito.
Sia come sia è una gran bella mostra che segue altre belle mostre dell’artista Daniela Comani (in foto) che, pur nota e apprezzata, meriterebbe un ancor maggiore rilievo nello scenario internazionale delle arti visive dei nostri anni,
Per note biografiche: CLIC.
QUI il suo sito Internet.
Mi piacque, e ne scrissi su questo sito, già in occasione di Un matrimonio felice che espose anni fa alla Galleria Morone.
Segnalo anche una felicissima nota sul suo lavoro dovuta ad Antonella Sbrilli in occasione della mostra in vetrina Commercial.
Ora se siete a Bologna o di lì passate non perdetevi questo Incipit Explicit di Daniela Comani, mostra accompagnata da due saggi di Veronica Santi e di Matteo Bergamini che potete leggere sul sito in Rete della Galleria Studio G7.

Dal comunicato stampa
«“Ero una vecchia che pescava da sola su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendevo un pesce.”
“Una mattina, destandomi da sogni inquieti, mi trovai mutata in un insetto mostruoso.”
Questi i nuovi incipit di “Il vecchio e il mare” di Hemingway e “La metamorfosi” di Kafka tratti dalla versione italiana inedita del lavoro “The Beginning The End” di Daniela Comani.

Realizzato nel 2020 con materiale catalogato dal 2014, The Beginning The End è un progetto che raccoglie una collezione di 424 citazioni tratte dalla narrativa classica, contemporanea e di genere.
Il lavoro si sviluppa attraverso la stesura di un libro diviso in due parti simmetriche, L’inizio e La fine, che si incontrano nell’esatta metà del volume stesso. Comani ha raccolto la prima e l’ultima frase di 212 romanzi: L’inizio segue la struttura di un collage e dà vita a una nuova storia data dagli incipit dei testi ordinati seguendo un senso logico di narrazione; La fine, invece, diventa una storia di coincidenze nata dalla sequenza di tutte le corrispettive ultime frasi. In alcuni casi, l’artista ha scelto di ricorrere a un artifizio, adattando cioè la citazione e portando la frase in prima persona, come atto di appropriazione.
“The Beginning The End” si inserisce nell’indagine sul genere attraverso i meccanismi di appropriazione e citazione che Daniela Comani porta avanti dagli inizi della sua ricerca, a cui appartengono opere quali, tra le altre, Novità Editoriali; My Film History; Coverversionen».

La mostra segna l’uscita del nuovo libro d'artista “The Beginning The End / L’inizio La fine”, edizione Monroe Books, Berlino, disponibile nella versione italiana.

Ricordo che Luciano Foà (aveva da poco fondato Adelphi) a me giovane disse un giorno che il valore di un libro si poteva anche capire leggendone il primo periodo e l’ultimo. Fatta eccezione, aggiungo oggi, per Ossa di sole che essendo composto di un'unica frase lunga 242 pagine finireste per leggere tutto il volume. La prima e l'ultima frase. Sperimentate questa tecnica, ne apprezzerete i risultati. Da decenni mi ha dato grandi epifanie.

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Ufficio Stampa: Sara Zolla –press@sarazolla.it ; 346 – 84 57 982

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Daniela Comani
The Beginning The End
Galleria Studio G7
info@galleriastudiog7.it
051 – 2960371 * 339 – 85 07 184
Via Val D'Aposa 4/A, Bologna
Dal Martedì al Sabato, ore 15:30 – 19:30.
Fino al 20 febbraio 2021


Voci dal mondo verde

Le piante e gli alberi non sono soltanto oggetti di studio in botanica.
Sono stati, sono e saranno anche inesauribili soggetti per un’infinità di trattamenti in tante arti: dal cinema al teatro, dalle arti visive alla musica. Letteratura? Quanta be volete. Di fiabe, ovviamente, ce ne sono tantissime. E poi anche quando là non sono protagonisti hanno sempre un ruolo perché popolano boschi, ospitano volatili parlanti, danno rifugio a bambini in pericolo e così via,
Il cinema? Dalle coloratissime animazioni ai neri film del terrore, dai tanti alberi dei famosi western agli altri dei fantasy medievali è tutto un attraversamento di boschi, tronchi e foreste.
Arti visive? Neanche a parlarne, senza affaticarci troppo con esempi, basta un CLIC.
La musica? Fra musica classica e canzoni gli esempi sono di numero elevatissimo, ma soffermiamoci invece su che cosa è riuscito a combinare un artista tedesco il quale riesce a far suonare gli alberi ponendo parti di loro su di uno speciale giradischi da lui costruito. Per ascoltare cliccate sul suo nome: Bartholomaus Traubeck

E torniamo da dove siamo partiti: gli alberi nel loro primo regno: la botanica.
La casa editrice Editoriale Scienza ha pubblicato un libro particolarmente adatto per ragazzi fra gli 8 e i 10 anni.
Titolo: Voci dal mondo verde Le piante si raccontano.
Autore del testo è Stefano Bordiglioni.
Si è laureato in pedagogia a Bologna e ha insegnato in una scuola elementare di Forlì.
Da più di venti anni scrive favole, racconti e storie, soprattutto per Einaudi Ragazzi, Einaudi Scuola, Edizioni EL, Emme Edizioni. Con le sue pubblicazioni ha vinto diversi premi letterari, fra cui quello intitolato a Gianni Rodari. Ha scritto libri per la scuola con Mondadori Education, programmi televisivi per la Rai destinati ai giovanissimi, canzoni e sigle musicali assieme a Marco Versari.
Al suo attivo più di cento libri per ragazzi e alcuni Cd musicali.

Efficacissime le illustrazioni del volume firmate da Irene Penazzi.

Dalla presentazione editoriale
«Possono essere alte come palazzi, avere tronchi così larghi da ospitare una stanza, fiori alti tre metri e foglie in grado di sostenere il peso di un bambino. Alcune possono vantare di aver incontrato i dinosauri, altre sfidano ambienti estremi. Se le piante potessero parlare, avrebbero storie meravigliose da raccontare!
Ci sono la sequoia gigante, che può raggiungere i 95 metri di altezza, e il baobab africano, che nel suo tronco rigonfio conserva grandi quantità di acqua per la stagione secca, l’eucalipto arcobaleno, con il tronco dai colori sgargianti, e la rosa di Gerico, che muore se disidratata e rinasce nella stagione delle piogge. Viene dal Giappone la cicade, una delle piante più antiche della Terra: si ritiene fosse già presente nell’era Mesozoica, tanto da essere definita un “fossile vivente”. Vive invece sugli altopiani dell’America Latina, tra i 4000 e i 4800 metri di altezza, la yareta, che cresce sulle rocce, mentre la cosiddetta “strega della foresta” (Rallesia arnoldii) si può ammirare in Indonesia: con il suo odore tremendo, attira gli insetti spazzini, li intrappola e poi, quando sono ben carichi di polline, li lascia andare. Tra fiori immensi, radici aeree e spostamenti inattesi, in ogni pianta per un intero mondo da esplorare e conoscere».

Stefano Bordiglioni
Voci dal mondo verde
ill. di Irene Penazzi
Pagine 96, Euro16.90
Editoriale Scienza


Ripartire dai territori

Tra le novità apportate da Franco Iseppi fin da quando assunse la presidenza del Touring Club Italiano c’è stata la pubblicazione all’inizio d’ogni anno di un librino, con temi legati al paesaggio, al viaggio e all’ambiente presenti nell’imponente archivio di scritti e foto di cui è fornito il Club.
Ad esempio, si sono avuti testi che vanno da Italo Calvino (“Castelli di delizie e castelli del terrore”) a Valentino Bompiani, (“Le cose assenti”); da Dino Buzzati (“Grandezza e miseria dei viaggi”) a Giulio Carlo Argan, (“Roma - le ragioni di una visita”); da Paolo Volponi (“ Attraverso l’Italia”) a Paola Sereno (“A proposito di paesaggio”) ad altri ancora.

Scrive Iseppi nella presentazione del testo di quest’anno tanto difficile che il Touring vuole ripartire dalla sua prima vocazione: i territori perché
… il Touring nasce territoriale e ripartire da lì comporta una diversa articolazione dell’Associazione che sorga dai 100 Club che esistono in Italia, la creazione di nuove relazioni con le altre associazioni e le Istituzioni, la formazione di una nuova classe dirigente.
Ai territori, infatti, fanno riferimento i diversi contributi del libretto Touring di quest’anno.
Così prosegue Iseppi: Sono due gli sguardi narrativi dedicati allo stesso territorio – il Molise – a cinquant’anni esatti di distanza: il primo (1970) del grande latinista Ettore Paratore. Il secondo (2020) di Antonio Pascale scrittore, giornalista e blogger (…) A chiusura l’intervento (2020) di Salvatore Veca Consigliere Touring e Presidente del Comitato Scientifico, che ci consegna una riflessione suggestiva, intelligente e augurale sulla rigenerazione dell’Associazione e più ancora del Paese

Ancora una cosa: QUI una Guida Touring per gli avvenimenti previsti in quest’anno dantesco.

Touring Club Italiano
Passione Italia
Pagine 32
s. i. p.


In Sardegna con Grazia Deledda (1)

Questo il titolo che la casa editrice Giulio Perrone, nella collana Passaggi di Dogana ha mandato nelle librerie
Un gran bel libro. Attraverso un viaggio in Sardegna le pagine scandiscono le emozioni suscitate da vari luoghi sulla scrittrice sarda determinandone conoscenza di terre, genti, tradizioni, suoni, che presero poi forma nella sua opera in una originale composizione verbale e stilistica.
L’autrice è Rossana Dedola.
Ricercatrice e docente della Scuola Normale di Pisa, analista didatta e supervisore dell’Istituto C. G. Jung e dell’International School of Analythical Psychology di Zurigo, ha pubblicato saggi su molti scrittori tra i quali Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Primo Levi, Giuseppe Pontiggia.
Ha curato con Mario Casari Pinocchio in volo tra immagini e letteratura (Bruno Mondadori 2008) e Incollare mondi, cucire parole (ETS, Pisa).

Questo sito ebbe il piacere di ospitarla tempo fa in occasione di un suo lavoro intitolato Pinocchio e Collodi.

Dalla presentazione editoriale.

«Partendo in pieno inverno dal monte da cui Grazia Deledda per la prima volta aveva visto il mare e da cui aveva sognato di raggiungere nuovi orizzonti, Rossana Dedola si inoltra nei paesaggi descritti nei suoi romanzi per seguire le ultime tracce che la Sardegna arcaica ha consegnato alla modernità. Durante questi percorsi si sale sul Monte Gonare, meta nei secoli di tanti pellegrinaggi, si visitano i santuari dove ancora oggi si svolgono antiche feste religiose, si entra in qualche pinnetta, piccole e perfette costruzioni in pietra che i pastori usavano come ricovero, si nuota in un mare dalle straordinarie sfumature di azzurro e turchese. E si raggiungono i paesi in cui Grazia ha ambientato romanzi più noti e romanzi minori».

Segue ora un incontro con Rossana Dedola.


In Sardegna con Grazia Deledda

A Rossana Dedola (in foto) ho rivolto alcune domande.

Da dove nasce il tuo interesse per questa scrittrice?

È nato negli anni in cui ero docente e analista dell’Istituto C. G. Jung e successivamente dell’International School of Analytical Psychology di Zurigo e facevo delle lezioni sull’antica religione del Mediterraneo. Mi colpì la reazione degli studenti che provenivano da diverse paesi del mondo e si mostravano molto interessati nei confronti di una isola poco conosciuta, ma che nascondeva misteri, innumerevoli torri preistoriche, tombe megalitiche dalle steli altissime e usanze che si perdevano nel tempo. Naturalmente cominciai a occuparmi anche di Grazia Deledda e mi accorsi dello stupore con cui gli studenti seguivano il racconto della sua vita, non solo il suo straordinario destino di donna, la seconda cui fu assegnato il premio Nobel, dopo la svedese Selma Lagerlöf, pur avendo frequentato solo la quarta elementare, ma anche il fatto che nei suoi racconti quella terra antichissima, i riti che vi si praticavano, legati al fuoco, all’acqua, alla rinascita della primavera, i riti funebri e lo strano rituale dell’Argia che metteva allo scoperto come i tarantolati sardi fossero soprattutto uomini e non donne, si riempivano di suoni, di odori, di sapori, di emozioni, di destini complessi pur in una dimensione di vita apparentemente semplice.

Chi era Grazia Deledda nei suoi rapporti con la scena letteraria del tempo?

Quando arrivò a 29 anni a Roma, cominciò a frequentare Giovanni Cena e Sibilla Aleramo che, con un gruppo di intellettuali e artisti, attraverso delle scuole mobili, si prodigavano nell’alfabetizzazione dei contadini poverissimi dell’Agro romano, il medico Angelo Celli e sua moglie, l’infermiera tedesca Anna Fraentzel che portavano avanti una campagna contro la malaria. Grazie a loro si scoprì che era causata dalla zanzara anofele. Erano gli anni in cui vennero fondate da Maria Montessori, che Grazia Deledda conosceva, le Scuole dei bambini, il cui nome fu trovato da Olga Ossani che aveva ispirato a D’Annunzio il personaggio di Elena nel Piacere. Grazia Deledda, che amava molto il mare, con i figli più volte fu sua ospite nella casa di Santa Marinella. Il romanzo Nel deserto conserva tracce di questi ambienti e di questi luoghi. Con la Aleramo si rivelò molto generosa in un periodo in cui Sibilla viveva in grande miseria: le fece recapitare, senza farle sapere che proveniva da lei, il compenso di una novella.

Altre frequentazioni…?

Sì, a Roma frequentò anche l’indologo, professore di sanscrito, ma antesignano dell’emancipazione femminile Angelo De Gubernatis, seguace di Bakunin, con cui da ragazzina aveva instaurato un fitto rapporto epistolare, non privo di risvolti sentimentali, che probabilmente la mise in contatto con intellettuali e scrittori stranieri, tra cui il direttore della più famosa rivista tedesca del tempo, la “Deutsche Rundschau”, Julius Rodenberg, e sua moglie Giustina. Da quel momento alcuni dei suoi romanzi comparvero prima in traduzione tedesca che in italiano. Nel Goethe e Schiller Archiv di Weimar ho trovato ben 80 tra lettere e cartoline postali indirizzate a Giustine. Ma era legata anche all’ambiente artistico di Roma, Duilio Gambellotti, lo scultore Prini, conosceva Balla, Boccioni. Nel periodo in cui scrisse Canne al vento, ci fu uno scambio intenso con Emilio Cecchi, che aveva paragonato un suo racconto a una miniatura persiana, e che ad un certo punto perse addirittura la testa per lei. E poi l’amicizia con Marino Moretti, Filippo De Pisis, la scoperta di altri luoghi e paesaggi, la bassa padana, il litorale romagnolo di Cervia, dove andò tutte le estati in vacanza proprio a partire dall’anno in cui vi nasceva Federico Fellini.

“Grazia Deledda continua il verismo, quando questi era ormai una esperienza archiviata e lontana dall’attualità letteraria, innestando nei superati moduli veristici problematiche e sensibilità nuove”. Oppure dalla Treccani: “La sua narrativa muove dal verismo a fondo regionale e folcloristico”.
Questi concetti li troviamo anche in vari testi scolastici. Dizioni che ti trovano d’accordo
?

No, non sono affatto d’accordo. Queste definizioni manualistiche ci depistano completamente. Intanto sembrano collocarla in un’epoca precedente alla sua, quando invece è coetanea di Svevo e di Pirandello, anzi ha dieci anni meno di Svevo e quattro meno di Pirandello. Parlare di regionalismo è del tutto riduttivo e fuorviante, la sua narrativa ha avuto il merito di portare alla ribalta del mondo la seconda isola del Mediterraneo che sembrava essere stata avvolta da una fitta nebbia, al contrario di Creta, Cipro, Malta, per non parlare della Sicilia. Facendoci attraversare quella cortina di nebbia, ci ha fatto intravedere un lembo del Mediterraneo che sino a tempi recenti aveva tramandato usanze e rituali molto antichi con evidenti tratti pagani e animistici, e aveva conservato una forte diversità rispetto a tutti gli altri. Nel mio libro, “In Sardegna con Grazia Deledda”, ho attraversato quei luoghi ed è stato emozionante vedere gli stessi paesaggi, percepirne la bellezza essenziale, attraversare una vasta solitudine. Mi sono soffermata anche su alcune figure di donne, vere e proprie pioniere come Grazia Deledda, la madre di Italo Calvino, Maria Lai e tante altre.

Alcuni – si pensi, ad esempio, a un nome famoso qual è Pirandello – hanno riserve sull’assegnazione del Nobel a Deledda considerandolo un riconoscimento fuori misura, in altre parole troppo ampio rispetto al valore letterario della scrittrice. Ritieni condivisibile quell’opinione oppure no?

No, non la ritengo condivisibile e, a dire il vero, non mi pare che sia andata proprio così. Era lei a suscitare invidia e gelosie. Intanto perché era la scrittrice che vendeva in assoluto più libri e aveva ottimi rapporti internazionali. E fu proprio lei ad opporsi al premio Nobel a Pirandello. C’era un motivo strettamente personale, Pirandello aveva scritto Suo marito proprio pensando a Palmiro Madesani, il marito di Grazia Deledda Lo riteneva un “capolavoro”, il marito di Grazia Deledda, che nella realtà aveva un rapporto paritario con la moglie e aveva costituito con lei una sorta di agenzia letteraria. Una collaborazione simile legava Virginia Woolf a suo marito, senza tuttavia suscitare alcuno scandalo. Con una buona dose di misoginismo che condivideva con Ugo Ojetti, cui dedicò il libro, Pirandello lo chiamava con disprezzo Grazio Deleddo Nemmeno Ojetti la stimava, tanto che le tolse la collaborazione col “Corriere della sera” che dirigeva, per sua sfortuna, proprio nei giorni in cui vinse il premio Nobel. Dovette fare una rapidissima marcia indietro. Lei reagì con grande diplomazia. E poi, se stiamo ai fatti, era proprio Pirandello ad avere gravissimi problemi con sua moglie.

C’è una grande fioritura di narratrici e narratori sardi in questi ultimi anni.
Rintracci in loro dei segni lasciati dalla Deledda
?

Qualche anno fa Michela Murgia ha scoperto che la Sardegna ha un’altissima densità di scrittori per metro quadrato, uno ogni 7.000 abitanti. Penso che nel frattempo siano aumentati ulteriormente. La prima scrittrice donna della Sardegna ha fatto da battistrada per molti. Contro tutti, a partire dai suoi concittadini nuoresi, Grazia Deledda ha creduto nel proprio talento di scrittrice e ha voluto a tutti i costi vivere del proprio lavoro letterario; col suo esempio ha convinto tanti altri scrittori sardi a tentare la stessa strada e a superare l’orizzonte dell’isola. Sulla sua scia, Salvatore Niffoi, Marcello Fois, Michela Murgia, Alberto Capitta, Giorgio Todde, Milena Agus, Giulio Angioni, Sergio Atzeni si sono lasciati ispirare dalla tradizione, hanno inventato audaci metafore, hanno dato vita a un poeta detective, hanno animato alberi e pietre e altre “creaturine”. Francesco Abate, Flavio Soriga e tanti altri si sono immersi nella Sardegna della modernità e hanno fatto affiorare intorno all’isola tante piccole isole. E c’è chi ne ha fatto oggetto di venerazione, come Antonella Anedda, scoprendo nel sardo, la lingua madre, la poesia “figlia”.

.....................................................

Rossana Dedola
In Sardegna con Grazia Deledda.
Pagine 144, Euro 15.00
Giulio Perrone Editore


Dante 1 e 2

La riapertura di Cosmotaxi – oggi, dopo le vacanze di fine anno – in questo 2021 di celebrazioni dantesche non poteva che essere dedicata al Divin Poeta.
Avviene in un modo che rispecchia lo stile di queste pagine che paludate non sono.
Il tutto in due parti. Le ho già presentate, ma separatamente, tempo fa.
La prima si chiama Danterandom. Ne è autore: Mauro Pedretti.
Sapeste che sagoma!... ha scritto su particolari labirinti di Creta e studiato pianoforte al Conservatorio… ha creato siti web per case editrici… tradotto la Germania di Tacito… è autore di un libro pubblicato da Stampa Alternativa che, nella famosa collana Millelire, ebbe, esattamente trent’anni fa (se ne annunciano festeggiamenti) uno strepitoso successo, titolo Parole in Ritirata sottotitolo: “Scritte raccolte nei cessi”… mi ha detto che non vorrebbe scriverne altri di libri ma non sa se ce la farà. Ecco tutt… ah, no!... dimenticavo… è laureato in Fisica… sì, cose così, come dire, che gli accadono.
Questo suo gioco è l’ideale per chi non vuole muoversi da casa qualunque sia il colore assegnato alla regione in cui vive preferendo giocare proprio al Danterandom….
Come giocare? Basta un CLIC!

La seconda parte di questa nota dedicata a Dante ha per titolo L’acrostico più lungo del mondo.
Ne è autore Vincenzo Mazzitelli che, purtroppo, non c’è più, se n’è andato, a 56 anni, alla fine di giugno del 2015.
Quell’acrostico usa Dante in una particolare maniera per tracciare un'autobiografia.
Per leggere: CLIC!


Addio 2020

Nybramedia fin dal 2000, suo anno di nascita, si concede vacanze invernali.
Dopo la nota che segue, le pubblicazioni riprenderanno giovedì 7 gennaio 2021


Buon anno a tutte le visitatrici e a tutti i visitatori di questo sito


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